CNR

Perchè la scienza italiana non celebra il 25 Aprile?

Riceviamo e pubblichiamo molto volentieri questo contributo, come sempre preciso, puntuale e stimolante, di Diego Breviario. Buona lettura.

Oggi è il 25 Aprile, l’anniversario della liberazione dell’Italia dal dominio nazi-fascista. È storia. Una storia che si lega alla rinascita della Scienza, dopo il periodo buio del suo asservimento ad un regime
totalitario.

Perchè come libera comunità scientifica non celebriamo questa ricorrenza? Perché il sito del CNR, il nostro Ente , è privo di qualunque riferimento a questa fatidica data? Quel CNR fondato da Vito Volterra, uno dei dodici soli docenti Italiani, su oltre mille e duecento, che rifiutarono il giuramento al fascismo già nel 1931.

Garantitosi in quel modo l’obbedienza assoluta dell’accademia, per il regime, sette anni dopo, fu poi una formalità ottenerne il servile assenso alla promulgazione di leggi razziali aberranti. Non siamo forse distanti anni luce da un tale esercizio della Scienza? Non è forse chiaro a Tutti che la nostra libertà di ricerca attuale la dobbiamo a coloro che liberarono allora l’Italia? Non basta pentirsene 80 anni dopo, giusto per dar vita all’ennesima celebrazione retorica (Pisa, ottobre 2018). Nel celebrare in modo manifesto e convinto il 25 Aprile, il CNR ha forse paura di fare un scelta di campo inopportuna?

Stiamo forse scherzando? La scelta non è partitica ma è tra libertà e dittatura, tra Scienza libera e antiscienza. Abbiamo mai provato ad immaginare cosa accadrebbe delle nostre ricerche se dovessimo ancora
operare sotto il regime fascista, essere funzionali alla sua propaganda?

Analizzeremmo i genomi alla ricerca della superiorità della razza Italiana, e in particolare del suo Duce. Che so: qualche singolo polimorfismo nucleotidico (SNP) da associare al tratto mascella quadrata, o al fascio muscolare littorio, o alla foggia di un cranio italico idoneo al fez. Saremmo tesi alla ricerca dell’esclusività del genoma del Duce ricostruito in ogni suo singolo particolare di sequenza e composizione come modello inarrivabile di perfezione genetica. E le colleghe femmine? Destinate probabilmente a rimpinguare il Paese con nuovi Balilla, a difesa della razza Italica superiore DOC.

Ma ci rendiamo conto di quanto dobbiamo a chi ci ha liberato? O siamo nuovamente e pericolosamente inclini ad ascoltare nuove sirene autarchiche, basate su suggestioni pretestuose e false? Siamo pronti a consigliare iniezioni di viakal o fenolo, giusto per ricordare Clauberg e Mengele, così da pulire bene i vasi e liberarci da tutti i virus, primo fra tutti quello orribile della democrazia liberale?

Io no, grazie.

Diego Breviario

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