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L’inutile lettera ?

Perché i direttori degli istituti del CNR, hanno inviato una lettera il 23 gennaio 2021 per informare il ministro Manfredi che  “l’’Ente necessita ora della nomina degli organi di governo”  quando l’intervento del legislatore, nel convertire in legge l’ennesimo decreto di proroga, ha già imposto il 31/1/2021 come limite massimo entro cui procedere “in ogni caso”? [1]

Dopo quasi un anno di agonia, 3 proroghe del mandato del presidente la cui ultima è scaduta il 31/12/2020 [2] (e non il 31 /1/2021, come erroneamente indicato nella lettera) e con una data perentoria per il rinnovo al 31/1/2021 la lettera appare dunque inutile, oltre che evidentemente tardiva.

Ben altro tempismo avevano invece mostrato gli oltre 500  ricercatori che ad aprile dell’anno scorso avevano indirizzato al ministro un appello per il rinnovo immediato di presidente e CdA, denunciando lo stallo in cui versava l’ente e ritenendo urgente la nomina di un vertice con un mandato pieno.

Dove erano in quel momento i direttori di istituto?

Non certo per timore di inimicarsi il presidente prorogato, allora nella pienezza delle sue funzioni, hanno perso 9 mesi fa una buona occasione per unirsi ad un’iniziativa volta a tirare il CNR fuori dalla palude in cui ha galleggiato per quasi un anno.

Apprezzabile e condivisibile la richiesta di “di instaurare un meccanismo trasparente di condivisione, consultazione e decisione che parta dalla rete scientifica a supporto dell’Ente”, ma da un punto di vista operativo sarebbe stato il caso di consultare realmente quest’ultima prima di un simile appello, visto che la scadenza perentoria del 31/1 è nota da tempo.

Se dunque a 8 giorni dalla scadenza imposta dalla legge, questo appello è del tutto inutile da un punto di vista pratico, perché tanti direttori hanno sentito il bisogno di farlo ?

Ai posteri l’ardua sentenza

 

 

[1] cf. art 1 comma 4 bis DL 125/2020 come  modificato in fase di conversione con la LEGGE 27 novembre 2020, n. 159     https://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/2020/12/03/20G00182/s

[2] art .1 comma 3 DL 125/2020 – https://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/2020/10/07/20G00144/sg

7 thoughts on “L’inutile lettera ?

  1. …e quanto al “meccanismo trasparente di condivisione, consultazione e decisione che parta dalla rete scientifica a supporto dell’Ente”… è stata firmata anche dai CdI, che però, almeno nel caso del mio istituto, si sono guardati bene dall’informarci e confrontarsi con noi sull’iniziativa… dunque ben al di là delle loro prerogative istituzionali (mica è una delega in bianco!)… comunque se stiamo messi così evidentemente c’e’ un motivo…

    1. si ma i CdI sono stati informati ex post e hanno potuto solo sottoscrivere la lettera e non contribuire perché occorreva inviare la lettera nello spazio di un wee-end. Poco male, il contenuto della lettera è banale in sé il punto è la tempistica. Perché si è sentita una simile necessità a pochi giorni dalla scadenza imposta per legge da un emendamento all’ultima proroga e non si è pensato di sollecitare il Ministro prima, visto che le date erano note da tempo ? Altro valore ha avuto l’appello di aprile sottoscritto da oltre 500 colleghi…

      1. come ho avuto modo di scrivere direttamente ai membri del CdI del mio istituto, accettare questo ruolo subalterno ai direttori (anche nel testo della lettera) e queste tempistiche secondo me svilisce il ruolo del CdI, che comunque non può essere chiamato a rappresentare la rete scientifica al di fuori delle sue prerogative istituzionali senza almeno comunicarcelo preventivamente e ascoltare eventuali commenti. Eppure sulle liste whatsapp di istituto i tempi di reazione a qualunque messaggio “leggero” sono molto rapidi. Comunque concordo che non sia un danno grave, anche perchè, appunto, la lettera è inutile. Ma non è un modo molto coerente di manifestare la necessità di condivisione e trasparenza…

        1. “inutile” andrebbe messo fra virgolette, perché se è chiaro che non ha alcuna utilità direttta, le “utilità indirette” possono essere le più varie.

  2. Leggo la lettera del nostro RdP e rimango sconcertato. Mi sorgono spontanee domande e rilievi.
    Cosa abbiamo fatto noi per impedire questa deriva? Perché non abbiamo posto il problema della vacanza della Presidenza ad Aprile quando si raccolsero 500 firme di adesione? Puzzavano? Erano di ricercatori non massa e quindi non sostenibili dall’ apparto delle rappresentanze che si è andato costruendo? Perché non sostenere quell’iniziativa ponendo già allora, ben 9 mesi fa, al centro dell’attenzione l’importanza strategica del CNR?
    Solleviamo solo ora il problema della nostra marginalità dopo che negli ultimi due anni abbiamo ignorato qualunque discussione, proposta e confronto scientifico, abbiamo umiliato i ricercatori intrappolandoli nelle maglie amministrative, trasformandoli in ricercatori massa, blandendoli strumentalmente con assunzioni generalizzate e passaggi di carriera gestiti con meccanismi meccanografici/amministrativi e lesivi della loro esperienza e dignità. Abbiamo colpito duro l’unico corpo che ci poteva salvare, annichilendolo nell’arido contesto di una concertazione gestionale controllata e remissiva, per altro deficitaria e con buchi di bilancio, lontano mille miglia dal terreno della scienza, delle idee e della intraprendenza. Abbiamo schierato i nostri CdI, spesso male informati e tardivamente, a sostegno dei Direttori trasformati inopinatamente in nostra avanguardia rappresentativa, loro designati dalla Dirigenza. Oggi il sentimento dominante negli Istituti di ricerca è quello di sbando, di irrilevanza, di abbandono. E se ne son viste, e vedono, le conseguenze con l’arrivo della pandemia dove, al di là dei soliti diversivi, il CNR ha perso la sua occasione di incidere, di diventare protagonista, di farsi notare, di imporre in qualche misura il suo valore, la sua multidisciplinarietà, le sue capacità e competenze scientifiche. Domandiamoci se il battere sempre e insistentemente solo sul tema occupazionale non abbia contribuito a dare di noi un immagine sbagliata, sottraendoci, come è evidente, ai piani di futuro sviluppo della scienza, quelli competitivi, quelli del next generation EU, esponendoci, data la nostra impalpabilità, ad azioni proditorie di smantellamento delle nostre strutture. Facciamoci un po’ di domande, una volta tanto. Non basta agitare qualche vecchio slogan, ripescare documenti imprecisati e richiamarsi ad una benevolenza ecumenica tra iniziati per salvare la missione del convento.
    Diego Breviario
    PS : Sarebbe buffo e sorprendente se per caso il citato Manifesto del CNR non fosse altro che quello definito all’apertura del sito Comancio cui diedi non poco sostegno, almeno un paio di anni fa.

  3. Lettera del RdP ancora più inutile, sicuramente tardiva, piena di luoghi comuni, vedi per esempio “la necessità di un patto di un manifesto” senza un minimo di proposte ed iniziative operative da mettere in campo subito.

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