Armi di distrazione di massa

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  • Questo topic ha 2 risposte, 3 partecipanti ed è stato aggiornato l'ultima volta 2 mesi, 1 settimana fa da Diego Breviario.
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    • #8769
      p.deberardinis@ibp.cnr.it
      Partecipante

      Finalmente si è chiuso il bando per art 15 e forse con la mente un po’ più sgombra è il momento di parlarne prima di esser di nuovo fagocitati dal prossimo bando. Per iniziare, spero, una nuova discussione su questo argomento vorrei proporvi qualche riflessione che ho maturato durante la tediosa e frustrante opera di preparazione delle carte. In questi mesi agostani ho ripensato soprattutto a come fosse cambiato il CNR negli anni a partire dalla mia assunzione risalente al lontano 1989, anche se apparentemente molti problemi sembrano gli stessi di una volta. Mi ha soprattutto spaventato il pensiero di come in questi anni si sia consolidato un gruppo dirigente di giovani turchi (giovani si fa per dire) e di come tutti ci siamo assuefatti ad una gestione sempre più verticistica, come nella metafora di Chomsky. Ho pensato essenzialmente al fatto che questo controllo gestionale viene esercitato principalmente attraverso armi di distrazione di massa di cui la più potente è proprio rappresentata dai concorsi per progressione di carriera. E’ proprio l’art 15 l’arma più pericolosa e utilizzata per appiattire la partecipazione e il cambiamento, e per tenerci completamente impegnati in attività inutili che non si esauriscono nei mesi della compilazione delle domande (sia chiaro) ma che assorbono gran parte delle nostre energie prima durante e dopo l’espletamento dei bandi. Ma avete riflettuto sul fatto che veniamo pagati per occupare mesi del nostro lavoro a scrivere le domande dei concorsi per art 15 ? Come è possibile che chi gestisce l’ente non si ponga questo problema?
      Al di là di ogni dietrologia, per noi è comunque importante uscire da questo pantano e un modo può essere quello di elaborare una proposta condivisa, che se fosse sottoscritta e avesse la capacità di raccogliere molti consensi potrebbe essere portata all’attenzione di chi decide le politiche dell’ente, siano essi nostri dirigenti o politici e ministeriali (non vedo molta differenza, ma forse è un mio limite).
      Cominciamo da qui, da una proposta e tanto per iniziare vi sottopongo la mia. E’ possibile che altri abbiano già formulato simili idee. Non rivendico paternità ma vorrei solo iniziare una discussione che potrà essere arricchita con le critiche, le idee e il contributo di tutti.
      Premetto anche che dovremmo darci delle norme giustamente severe, che siano accettabili dalla comunità scientifica a cui ci riferiamo al di fuori dell’ente e che non siano considerate corporative dal resto della pubblica opinione.
      Da parte mia mi sono fatto persuaso (per dirla alla Montalbano) che il modo migliore per assicurare negli anni e con scadenze certe le progressioni di carriera sia quello di stabilire dei criteri di idoneità in analogia con il sistema anvur/università. Idoneità da cui attingere per passaggi temporalmente scadenzati e numericamente programmati. Prima che si sollevino giuste critiche sui parametri anvur , voglio dire che dovremmo essere noi a definire questi parametri. Sono il primo a criticare l’uso ragionieristico degli indici bibliometrici e in particolare dell’ indice di Hirsch (H index) . Conosciamo i lavori critici della letteratura e la confutazione di H index utilizzando l’indice di “disruptiveness”. So che i ricercatori più anziani in passato non avevano mai pensato di pilotare le loro produzioni scientifiche con lo scopo di migliorare gli indici bibliometrici. E’ questo che si vuole? Spero di no, ma la cosa più importante a mio avviso è stabilire dei criteri e scriverli sulla pietra per renderli validi negli anni a seguire. Criteri, a cui tutti i ricercatori potranno adeguarsi (soprattutto i più giovani) per programmare la loro carriera.
      Propongo pertanto che la definizione dei parametri venga affidata ad una specifica commissione nominata dall’ente e che veda la partecipazione di nostri rappresentanti come relatori delle proposte provenienti dalla rete. Propongo anche che le progressioni avvengano attingendo da queste idoneità partendo dall’anzianità del loro ottenimento (che è diversa dall’anzianità di servizio). Penso che un sistema del genere con parametri seri possa evitare tutte le problematiche legate alla definizione delle aree concorsuali, delle idoneità post concorsi, degli scorrimenti che facilitano alcuni e non altri, delle commissioni di concorso e chi più ne ha più ne metta. (Le commissioni formulate a partire da albi di esperti possiamo utilizzarle per altri scopi come ad esempio i bandi di finanziamento). So già che si dirà che il sistema dei concorsi funziona bene in altri enti come ad esempio l’INFN. Io tuttavia penso che non saremo mai l’INFN anche per l’ampiezza di interessi scientifici che contraddistingue il nostro Ente e che rende quasi impossibile ad esempio dirimere il problema delle aree concorsuali. Possiamo tirarle da una parte o dall’altra ma se bisogna limitarle nel numero è chiaro che qualcosa resterà fuori o che si faranno dei pastrocchi. Poi nel caso in cui si dovessero ripensare le aree strategiche alla luce ad esempio dell’ultime proposte per il PNR , credo che per un maggior numero di colleghi sarà difficile trovare un’area concorsuale adeguata.
      Altri tecnicismi ovviamente riguarderanno come decidere i passaggi una volta saturate le percentuali di appartenenza ai diversi livelli o l’esigenza contrattuale del passaggio concorsuale. Si tratta secondo me di problematiche facilmente risolvibili stabilendo dei punteggi di idoneità o associando la domanda di idoneità ad una domanda di risposta a bandi annuali. Ma qui mi fermo dicendo in ultima analisi che sono anche disponibile ad accettare altre proposte che saranno sostenute dalla maggior parte dei colleghi. L’importante ripeto è fissare dei criteri seri ma stabili negli anni per poter preparare i propri percorsi di carriera.
      So che tra un pò saremo distratti dalla definizione dei prodotti scelti e ci dimenticheremo di tutto il resto e anche di tutti gli altri problemi di gestione del CNR che riguardano, questi si, il nostro lavoro di ricercatori e tecnologi e dovrebbero riguardare il nostro ruolo nella società.
      Vi invito pertanto di nuovo a ragionare e a discutere su questo argomento e a pensare al modo di disinnescare questa pericolosa arma di distrazione della Ricerca.

    • #8770
      Vito Mocella
      Moderatore

      Caro Piergiuseppe, hai perfettamente ragione sul fatto che questa modalità concorsuale oltre ad essere mortificante, per come è costruita obbliga una fetta consistente dell’Ente a bloccarsi per un lungo periodo pur di rispondere ad un formato imposto che è largamente inutile per lo scopo prefisso. Chi fa ricerca Sa perfettamente come si giudica la produzione dei propri consimili e Sa altrettanto bene che non occorre produrre centinaia di schede “prodotto” in larga parte inutili come l’amministrazione ci ha contratto a fare. Dico l’amministrazione perché è chiaro che, specie in questa fase storica, il CNR è privo di una governance scientifica e quindi prevale la visione burocratica di cui sopra. Navigando in rete si leggono le cose più assurde, nella bocca di burocrati che non hanno la benché minima idea di cosa sia la ricerca, che pensano che i concorsi di progressione valutando dovrebbero riguardare solo gli ultimi due anni, pur di rispettare la cadenza biennale prevista dall’Art. 15 o che parlano di meritocrazia mettendola fra virgolette, come se fosse una parola da stigmatizzare. Il problema reale è l’assenza di chiarezza e di certezze. Questa è la terza applicazione dell’art. 15 e in nessuna delle tornate la suddivisione delle aree concorsuali è stata la stessa ma anzi è variata in modo molto significativo. Le aree scientifico-disciplinari di un documento del 2004 nel primo concorso, poi settori concorsuali coincidenti con i dipartimenti e ora con aree strategiche che si adattano meglio ad un Piano strategico ma che non hanno la stabilità di aree disciplinari su cui valutare una carriera che si svolge su più decenni. Lo abbiamo detto e ripetuto più volte: stabilità delle aree disciplinari e stabilità dei criteri di valutazione, sul modello delle abilitazioni ovvero da migliorare ma con un requisito fondamentale che è quello di garantire una certa stabilità nel tempo in modo da sapere come si sarà giudicati e programmare la propria attività in conseguenza. Questo dovrebbe andare di pari passo con il garantire un eguale accesso alle risorse, ma ci vorrebbe un altro topic nel forum per questo …

    • #8771
      Diego Breviario
      Partecipante

      CRONACA
      E’ stato davvero penoso vedere persone di valore doversi instupidire nella rincorsa del numero di protocollo, del quartile più alto, della dichiarazione del direttore o del responsabile del progetto, del link che non c’è più, e nel mentre erano costantemente infastidite da notizie che continuavano a ribaltare le modalità di compilazione di schede inutilmente minuziose : il numero progressivo, le fattispecie, le annualità. Un vilipendio di energie intellettuali, uno spreco di tempo e denaro, un alt irragionevole e su tutta la linea alle attività di ricerca, un’efficace distrazione da altri temi importanti legati al futuro della ricerca e del suo esercizio (es. PNR). Impegno per altro richiesto e pilotato con un bando uscito a ridosso della chiusura estiva imposta dall’Ente, tale da fagocitarsi una buona parte delle ferie.
      PROSIEGUO
      Stante poi : i 10 anni trascorsi in assenza dei bandi per le progressioni di carriera, l’alta produttività della maggioranza dei ricercatori multi tasks del CNR e la pletora dei dati richiesti, non ci sarà domanda inferiore alle 50-60 pagine per 500-600 dati riportati per decine se non centinaia di richiedenti per area strategica. Una quantità immane di informazioni che dovranno essere valutate non già da un calcolatore predisposto per la bisogna, e cosa costava rendere possibile almeno l’importazione dei dati da people?, ma da esseri umani che, volendoli accreditare della più specchiata delle onestà, finiranno sicuramente per sbagliare e lo sbaglio, a fronte di risorse economiche che impongono una selezione, si tradurrà in una odiosa discriminazione tra eguali determinando graduatorie fittizie dove la distanza tra il primo e il 20 imo sarà di percentuali di punto a meno che ….A meno che si procederà, stante anche le scadenze da rispettare, a valutazioni generiche e complessive con forti rischi di parzialità, vanificando di fatto il lavoro di raccolta dati richiesto.
      PROPOSTA
      Personalmente avevo già suggerito qualcosa di ancor più drastico da quanto esposto con lucidità e signorilità da Piergiuseppe : l’abolizione dei concorsi pubblici per le carriere e la loro sostituzione con risultati-obiettivo da raggiungere, stabiliti ex-ante da chi è parte e conosce il settore della ricerca scientifica. Un approccio che deve necessariamente ispirarsi ai criteri di valore riconosciuti e condivisi dalle comunità scientifiche di riferimento, incluso il carico innovativo, di rottura, delle ricerche prodotte, decifrabile da idonee commissioni di esperti . In ogni caso, e per quel che vale, appoggio l’iniziativa lanciata da Piergiuseppe per un dibattito collettivo e costruttivo che fornisca una soluzione ragionevole nei tempi e nei modi al problema delle progressioni di carriera. Lo abbiamo pure trattato nel documento sul PNR inviato al MUR.
      RIFLESSIONI
      L’esperienza concorsuale appena iniziata, evidenzia ancora una volta la latitanza di un qualunque indirizzo scientifico nella impostazione della domanda, sostituito da un indirizzo ammnistrativo, per un impiego nella pubblica amministrazione. Abbandonati dai nostri principali Dirigenti e Consiglieri scientifici, continuiamo a sperimentare una gestione eterodossa anche sui dati e criteri che riguardano la nostra stessa valutazione. A me sembra che ultimamente, e ne ho già scritto a proposito di due evidenti spaccature interne, una professionale ed una generazionale, che siamo sempre più Ente PUBBLICO di ricerca mentre dovremmo essere Ente di RICERCA pubblico. Non è un distinguo da poco. Vedo ad esempio trascurare, se non irridere, il valore del merito che trascina con sé quelli della bravura , della competenza, dell’originalità, dell’ammirazione per chi è palesemente più bravo di te. Non si esce dalle sfide che verranno, di cui il Covid è solo una anticipazione, se non avremo selezionato i più bravi.
      La Ricerca è per sua stessa definizione Esplorazione, si cerca quel che si cela, nello sforzo di avvicinarci alla verità che , preziosa, ci serve per proteggerci dalle minacce e migliorare le nostre vite. Deve quindi necessariamente avere un contenuto originale, creativo, innovativo, di frontiera, eretico. Non può essere omologata, massificata, se non nell’ aspetto marginale, effettivamente impiegatizio, di esecuzione di protocolli e analisi. Ce lo ricorda la Carta europea del ricercatore tanto richiamata quanto disattesa che nel condannare il plagio riconosce, dopo un breve periodo di Tutorship, che se prolungato diventa interessata tirannide, la piena autonomia professionale e libertà creativa ad un ricercatore che deve proporsi come un professionista al servizio di una società ormai esclusivamente basata sulla conoscenza. Insistere nel non riconoscerlo, inglobati in un mostruoso e anacronistico processo di omologazione garantita, ci colloca al di fuori della storia, inabili a dare un contributo sostanziale al nostro Paese, incapaci , o peggio ancora ostacolati, nell’esprimere le nostre tante potenzialità. Guardate a cosa è accaduto con Covi19. E qui mi taccio per non infierire.
      Diego Breviario

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