indagine su cartellino e autocertificazione negli EPR

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  • Questo topic ha 3 risposte, 3 partecipanti ed è stato aggiornato l'ultima volta 2 settimane, 2 giorni fa da lucio@lambrate.inaf.it.
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    • #7948
      lucio@lambrate.inaf.it
      Partecipante

      Buongiorno, sono un ricercatore di una “struttura” dell’INAF (Istituto Nazionale di Astrofisica) che fino al 2005 era un “istituto” CNR (IFCTR poi IASF … siamo tuttora collocati presso l’Area CNR di Milano ARM1) e vorrei fare una rapida indagine di come ci si comporta in istituti di altri enti in materia di “cartellino”.

      Da noi praticamente da sempre (io sono stato assunto nel 1982) si usava dapprima firmare la presenza giornaliera, e quando (nel 2002, eravamo ancora CNR) presso l’Area fu introdotta una “macchinetta” un certo numero di noi (secondo una prassi allora in vigore in altri istituti CNR) decise di inviare mensilmente un foglio di autocertificazione “di aver ottemperato nel mese di xxxx agli obblighi derivanti dal Contratto di lavoro vigente” indicando i giorni di presenza (ma non le ore).

      Con l’eccezione di un caso, tutti i direttori e direttrici avuti da allora seguivano anche personalmente la stessa prassi, che e’ continuata quando siamo diventati INAF, e anche quando, non colloquiando piu’ la “macchinetta” CNR con INAF, i timbratori segnavano orari di ingresso e uscita su un foglio cartaceo.
      Anche quando a Aprile 2019 INAF e’ passato a EPAS ed e’ stata installata una “macchinetta” locale, per coloro che prima autocertificavano, la direttrice aveva abilitato EPAS a inserire per tali persone la modalita’ di autocertificazione prevista mel manuale EPAS Amministratore -> Gestione parametri -> autocertificazione
      Per quanto riguarda l’abilitazione all’autocertificazione delle timbrature per tecnologi e ricercatori e’ richiesto anche l’inserimento di un documento che attesti che la direzione della sede ha autorizzato questa pratica” che comportava che a ognuno venisse attribuito in automatico il tempo de 7.12 ore salvo fosse in ferie, missione o altrove fuori sede. Equivalente a “aver lavorato ALMENO quanto da CCNL” come prima.

      In tale occasione avevo cercato di fare un po’ di propaganda con i “giovani” e aggiornato la mia pagina (a cui rinvio per motivazioni e dettagli)
      http://sax.iasf-milano.inaf.it/~lucio/WWW/Personal/badge.html

      Ora a inizio ottobre tale modalita’ e’ stata rimossa dopo una riunione (a cui non ero presente) in cui i membri RSU che erano andati a un “corso” hanno mostrato alcune slide sulle novita’ dell’ultimo contratto. Quasi tutti hanno subito.

      Personalmente ho comunicato alla direttrice di limitarmi a inserire l’orario di ingresso e uscita direttamente in EPAS e di non intendere usufruire di recuperi o permessi o altro e comportarmi come prima.

      Ora gradirei sapere se in alcuni istituti CNR tutti o alcuni ricercatori e tecnologi utilizzano tuttora la modalita’ di “autocertificazione” in EPAS (documentata anche se un po’ nascosta) oppure utilizzano altre modalita’ di autocertificazione.

      Grazie

      Lucio Chiappetti
      (primo ricercatore IASF Milano – INAF)

    • #7950
      Paolo Villa
      Partecipante

      Ciao Lucio,
      al CNR-IREA di Milano la possibilità di EPAS che menzioni – e che era utilizzata da circa la metà dei ricercatori (gli altri timbravano) – è stata disabilitata per richiesta del Direttore di Istituto a seguito della famosa Circolare 9/2019 del CNR.
      Da allora, chi ha aderito allo “Sciopero Bianco” (vedi thread: http://ilnostrocnr.it/forums/topic/rilevazione-presenze-e-circolare-9-19/) e quindi scelto di continuare a non timbrare (siamo rimasti in 6), autocertifica a fine mese le ore lavorate in sede e fuorisede e le assenze, senza utilizzare EPAS.
      Paolo

      • #8953
        Vito Mocella
        Moderatore

        Caro Lucio, come hai capito la situazione al CNR è estremamente varia e la varietà si è ulteriormente accentuata con il periodo di confinamento. Sarebbe estremamente importante capire qual è la situazione anche negli altri EPR. In quale modo l’INAF ha gestito i periodi di confinamento e come ha armonizzato, se l’ha fatto, smart-working e lavoro fuori sede ?

        • #8954
          lucio@lambrate.inaf.it
          Partecipante

          Non posso rispondere per tutto l’INAF, che ha situazioni molto variate (p.es. le strutture ex CNR tuttora coabitano nelle Aree CNR mentre gli (ex) Osservatori hanno sedi proprie), ed inoltre vi possono essere anche differenze di norme regionali (questo ovviamente per l’apertura e l’accesso, non la gestione delle presenze).
          Sono state emesse circolari dal DG INAF dopo consultazione del Collegio dei Direttori (di struttura) e, credo di una apposita task force sanitaria-sindacale, ma queste si limitano a recepire le norme dei vari DPCM ecc. Per cui da marzo a ottobre “lavoro agile obbligatorio al 100%” per tutti salvo casi di necessita’; da ottobre “lavoro agile al 50%” (cfr. sotto) e poi da novembre sostanzialmente “liberi tutti” (ossia anche oltre il 50% secondo esigenze personali).
          Il 50% viene inteso come un coefficiente di affollamento (non di presenza individuale del dipendente) includendo quindi anche associati e assegnisti (NON gli studenti che possono accedere solo per brevi appuntamenti col relatore). Dato che buona parte degli arrangiamenti pratici sono demandati alle sedi locali, p.es. per noi (IASF Milano) si e’ raccomandato a tutti di “timbrare”, e si sono muniti gli assegnisti di badge. Queste non vanno in EPAS come quelle dei dipendenti, ma sono usate SOLO per attestare presso l’Area che ci ospita il numero di persone presenti ogni giorno per motivi sanitari. Personalmente io non timbravo prima ma registravo le presenze in EPAS da computer e continuo a fare cosi’.

          Come dicevo gli arrangiamenti pratici sono demandati alle singole strutture, e noi a IASF-MI siamo sempre stati estremamente liberali. Per cui a settembre si e’ fatta una indagine dei desiderata tra tutti e, verificato di poter avere 1 persona per stanza ev. spostando qualcuno, si e’ fatto un piano (e una relativa determina direttoriale). C’era chi veniva 2 giorni una settimana e 3 l’altra, chi faceva settimane alterne (io p.es.) o anche mesi alterni, chi (fragili o associati anziani) solo 1 giorno ogni tanto, e alcuni praticamente tutti i giorni (p.es. officina). Da novembre chi ha voluto ha ridotto le percentuali in presenza, e altri no (io e alcuni di quelli al 100%).

          Il sistema EPAS ha un flag COVID19 per il lavoro agile. Se uno non risulta presente o in ferie o malattia, la segretaria inserisce il flag, che considera l’orario nominale di 7:12 senza buono pasto.

          Aggiungo che per garanzia si e’ prevista una Relazione (mensile fino a settembre, cumulativa per l’ultimo trimestre) sull’attivita’ svolta (una paginetta, che suppongo il direttore archivi se mai qualcuno dovesse chiederla).

          Al momento le relazioni con l’Area CNR sono buone, la misurazione della temperatura si fa in portineria, e le norme di accesso sono concordate (questo era fino a settembre, occorreva preavvertire dell’accesso il venerdi precedente; adesso non serve). L’Area ha supportato la proroga della mensa con turni da prenotare … siccome veniva sempre meno gente (e molti preferivano non usufruirne) si e’ passati da 4 a 3, 2 e 1 turno e alla fine alla consegna di pasti precotti (tutti i dipendenti mensa salvo uno in cassa integrazione).

          In definitiva mi pare tutto sostanzialmente ragionevole,

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