Sciopero atipico su lavoro agile e disposizioni DG 31.7.20/prot. 50442

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  • Questo topic ha 9 risposte, 4 partecipanti ed è stato aggiornato l'ultima volta 1 giorno, 13 ore fa da fede.
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    • #8790
      fabcillo
      Partecipante

      Carissimi,

      siamo un gruppo di ricercatori che ha aderito convintamente allo sciopero atipico proclamato dall’assemblea dei lavoratori del CNR riuniti in assemblea telematica il giorno 11 maggio 2020. A partire da quel mese, astenendoci dalla compilazione della procedura telematica di rilevamento dello SW. Abbiamo autocertificato il nostro lavoro da casa come “fuori sede” e, a fine mese, abbiamo unito a tale autocertificazione una lettera di richiesta di buoni pasto per tutte le giornate in cui abbiamo superato le 6 ore più pausa.

      Questa procedura risulta però inapplicabile con la pubblicazione del protocollo quadro “Rientro in sicurezza” sottoscritto tra Ministro P.A. e Organizzazioni Sindacali il 24 luglio 2020 e le seguenti “Ulteriori disposizioni” del DG del CNR in data 31 luglio 2020 (prot. 50442).

      Come enunciato da tali documenti e adottato dal piano di rientro del nostro istituto, si è previsto il “graduale aumento di attività svolte in presenza, entro il 15 settembre 2020, fino a garantire una quota pari al 50% di attività svolte in lavoro agile (rispetto alla totalità di attività identificate compatibili con tale modalità di lavoro).” Le disposizioni del DG (con una buona dose di malizia?) inseriscono le attività fuori sede nel computo totale delle attività svolte in presenza, quindi – indipendentemente dall’adesione allo sciopero – siamo anche noi costretti ad inserirci in una tabella di turnazione delle presenze che prevede alcuni giorni di lavoro agile (codice COVID). Il non farlo significherebbe creare difficoltà ai colleghi non scioperanti che inseriscono giornate di lavoro agile nel loro piano di presenze per raggiungere il 50% del totale.

      A questo punto l’unica modalità di partecipazione allo sciopero che ci sembra possibile è la mancata compilazione della piattaforma di monitoraggio telematica e l’invio della rendicontazione di fine mese con relativa richiesta di buoni pasto per tutte le presenze, sostituendo nella rendicontazione la dicitura “lavoro fuori sede” con quella di “ lavoro agile”.

      Consapevoli che non si tratti proprio di una soluzione ideale, ci piacerebbe confrontarci con i colleghi in sciopero per sapere come stiano affrontando il problema coloro che, come noi, devono necessariamente svolgere parte del lavoro in modalità “lavoro agile”, e se fossero gia’ state individuate altre soluzioni praticabili per mantenere alta la visibilità dello sciopero e delle sue ragioni.

      Grazie, cordiali saluti

      Livia Stavolone
      Pierfederico Lanotte
      Fabrizio Cillo

    • #8791
      giolu
      Partecipante

      Ciao Livia, Pierfederico e Fabrizio, vi scrivo la mia opinione sul vostro post. Per prima cosa e qui vorrei che qualcuno mi correggesse se sbaglio, non ci sono circolari o protocolli che possano prevalere sui contratti seconda cosa, nel mio istituto, ad esempio, per motivi che non sto a scrivere ma che posso documentari in privato, il ff direttore ha deciso che i ricercatori “considerati” sperimentali sono rientrati al 100% e gli altri al 100% di smart working. Questo per fare la premessa che mi sembra che ognuno stia interpretando (e non so se con facoltà di farlo o no) a modo suo il famoso 50% ovvero che ad esempio noi siamo quasi all’80%. Perche’ scrivo questo. Perchè secondo me se il lavoro fuori sede e’ considerato lavoro in presenza la vostra posizione non danneggia affatto i colleghi anzi. Voi siete al 100% in presenza e di conseguenza i vostri colleghi (sempre se la media viene fatta su istituto e non persona, ma anche se viene fatta sulla persona) possono organizzare la loro turnazione come preferiscono per raggiungere il 50%. Se l’istituto supera la quota non e’ un problema o almeno se questo non e’ un problema per alcuni istituti non vedo perche’ deve esserlo per gli altri. Quindi voi “siete fuori dal computo” e i colleghi si organizzano come meglio credono.

    • #8792
      giolu
      Partecipante

      Seconda cosa. Se voi voleste rientrare un giorno per accedere alla struttura e ci sono gia’ un numero di colleghi che per motivi di sicurezza vi impedisce di farlo, potete attenervi ai regolamenti della vostra area. Esempio, da noi ieri, alcuni colleghi avrebbero dovuto essere in presenza ma alcuni colleghi ricercatori hanno chiesto se per poter finire alcune analisi, potevano (gli altri) lavorare a casa come fuori sede. Ergo il lavoro in presenza e’ stato fatto anche per i colleghi che erano fuori, si e’ rispettato il numero nell’area, e chi voleva accedere alle strutture ha potuto farlo

    • #8835
      fede
      Partecipante

      Buonasera. Sto cercando di capire che tipo di mascherine chirurgiche stanno distribuendo i vari istituti del cnr. A me sono state date mascherine senza marchio CE, non classificabili né come dispositivo medico né come dispositivo di protezione individuale. Potrei sapere cosa riportano invece in etichetta le vostre confezioni di mascherine?

      • #8836
        Sabino Maggi
        Amministratore del forum

        Le nostre sono marca Annapapi e hanno il marchio CE e una certificazione UN200417, di cui però non ho trovato traccia in rete.

        • #8840
          fede
          Partecipante

          Grazie Sabino, sei gentilissimo. Comunque da stamattina sono state messe in distribuzione presso l’istituto in cui lavoro mascherine chirurgiche di tipo I conformi alla normativa uni en 14683:2019. Sembrerebbe che non siano state distribuite prima per non contaminare la penna….
          Sulle tue mascherine, dove credo che 200417 stia per la data del d.l. 18/2020, nel simbolo “C E” le lettere sono distanziate oppure unite? Se c’è il simbolo C E le mascherine sono a norma, altrimenti è l’azienda che le produce che si è assunta la responsabilità di certificarle. In questo caso, non capirei però perché non comprare mascherine chirurgiche col marchio C E al prezzo imposto di 50 centesimi.

      • #8847
        fabcillo
        Partecipante

        All’IPSP Bari mascherine Made in Italy, marchio CE e certificazione ISO2001

        • #8855
          fede
          Partecipante

          Grazie.

    • #8850
      Sabino Maggi
      Amministratore del forum

      Sono ben distanziate, quindi dovrebbero essere a norma. Ho guardato meglio e “UN200417” dovrebbe essere il lotto di produzione, quindi aprile 2020 (stiamo ancora usando le mascherine arrivate in primavera).

      Mi chiedo se quelle che stanno inviando ora sono quelle acquistate con la gratifica extra per il RUP…

      • #8854
        fede
        Partecipante

        Sabino, io non mi meraviglierei se la tua intuizione fosse giusta. Speriamo che almeno imparino ad aggiudicare le gare non al ribasso ma sulla base del rapporto qualità/prezzo. Prendiamo ad esempio i buoni pasto Repas: già in tempi normali gli esercenti li accettavano con ritenuta del 10% o per il pagamento di solo metà della spesa, adesso anche quei pochissimi che prima li accettavano al 100% trovano mille scuse ogni giorno per rifiutarli. Dubito di riuscire a consumare i buoni che si sono ultimamente accumulati (a causa del ritardo con cui il cnr li ha fatti distribuire) prima della loro naturale scadenza. La storia poi della millantata vittoria dei sindacati è patetica: ma chi ci crede? Repas aveva un contratto ed è ragionevole supporre che il cnr fosse obbligato ad acquistare un tot di buoni all’anno, che poi alla fine si sono pure rivelati se non proprio carta straccia quasi….

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