CNR Concorsi

Concorso da Dirigente di Ricerca: ancora sulla valutazione dei prodotti e conclusioni

Parte quarta – Valutazione dei prodotti: criteri e punteggi

Dopo l’introduzione generale, l’analisi dei criteri di valutazione dei curricula e dell’uso dei parametri bibliometrici, in questo quarto articolo si completa l’esame di come le commissioni hanno valutato i prodotti della nostra ricerca.

L’articolo presenta anche alcune doverose riflessioni sulla verifica dei CV dei candidati e termina con conclusioni generali tratte dall’analisi complessiva, nell’ottica di aprire una costruttiva discussione e mettere a punto strategie condivise da sottoporre ai vertici dell’Ente per il diritto a una valutazione giusta e trasparente dei CV nei futuri concorsi nel nostro CNR.

Criteri e punteggi

Come già detto nel precedente articolo, per i prodotti il bando assegna alle commissioni 55 punti distribuiti in 2 Fattispecie: B – Elenco prodotti (punti 25) e C – 10 prodotti scelti (punti 30) e prevede 6 categorie, che, per facilitare la lettura, vengono di nuovo brevemente riportate:

  1. Categoria B1/C1: Articoli su riviste ISI con l’indice di classificazione SCImago, etc.;
  2. Categoria B2/C2 Articoli su riviste non ISI/on-line, con l’indice di classificazione SCImago, etc.;
  3. Categoria B3/C3: Libri, capitoli di libri e atti di congresso, etc.;
  4. Categoria B4/C4: Brevetti;
  5. Categoria B5/C5: Composizioni, prodotti di comunicazione/diffusione, etc.;
  6. Categoria B6/C6: Relazioni tecniche, etc.
Fattispecie B (Elenco prodotti – punti 25)

Le modalità di distribuzione del punteggio fra le 6 categorie della fattispecie B variano grandemente secondo la commissione:

  • Le commissioni Scienze Umane e Patrimonio Culturale (SU) e Scienze Fisiche e Tecnologia della Materia (SFTM) non stabiliscono massimali per nessuna categoria. Per queste commissioni tutta la produzione scientifica viene valutata fino al limite imposto dal bando (25 punti);
  • La commissione Science Bio-Agroalimentari (SBA) stabilisce, invece, massimali per tutte le categorie, distribuendo i 25 punti fra le 6 categorie di prodotti;
  • Le altre commissioni stabiliscono dei massimali solo per alcune categorie: la commissione Science Chimiche e Tecnologia dei Materiali (SCTM) stabilisce massimali per la Categoria B3 (libri, etc), B5 (Composizioni, etc) e B6 (relazioni tecniche, etc.); le commissioni Scienze Biomediche (SBM) e Ingegneria, ICT e Tecnologie per l’Energia e i Trasporti (IITET) stabiliscono massimali solo per la categoria B4 (Brevetti) e B6 (Relazioni tecniche, etc.) rispettivamente; infine la commissione Scienze della Terra ed Ambiente (STA) lascia senza massimale solo la Categoria B1 (art. ISI).

Ad una analisi superficiale queste differenze sembrerebbero solo bizzarre e capricciose, ma analizzando più attentamente i massimali riservati alla categoria, e confrontandoli con il punteggio riservato ai prodotti della categoria stessa, le motivazioni diventano evidenti. Specialmente quando le commissioni, in maniera contraddittoria, stabiliscono un basso massimale per la categoria e, allo stesso tempo, un alto punteggio al singolo prodotto della categoria. Le commissioni ritengono, quindi, di particolare valore i prodotti della categoria, attribuendo a ciascuno di essi un alto punteggo, ma, con il basso massimale, stabiliscono che solo pochissimi di questi prodotti possono contribuire al punteggio finale!

È questo il caso delle commissioni STA, SBM e SCTM. Le commissioni STA e SBM per la Categoria B2 (articoli non ISI) stabiliscono bassi massimali (1 e 2 punti rispettivamente) ed alto punteggio per ciascun prodotto (0,1 punto per ambedue le commissioni): quindi per i candidati STA bastano 10 articoli NON ISI per saturare la categoria, tutta la restante produzione scientifica in quella categoria è carta straccia.

La commissione SCTM impone un massimale di 3 punti alla Categoria B3 (Libri/capitoli di libri etc) e stabilisce per alcuni prodotti della categoria un punteggio altissimo, 1,5 punto per libro e 0,5 punto per capitolo di libro/monografia (punteggio superiore del 30% a quello assegnato agli articoli ISI). Quindi per i candidati SCTM bastano solo 2 libri o 6 capitoli di libri per saturare la categoria. Tutta la rimanente produzione nella categoria, inclusa altri libri e capitoli di libri, viene anche qui cestinata.

Un esempio reale può dare la dimensione delle conseguenze di questi criteri: al concorso SCTM un candidato inserisce alla Categoria B3 ventuno (21) capitoli di libri/monografie + decine di atti di congresso con ISBN. La commissione sembra apprezzare queste pubblicazioni attribuendo 12,4 punti. A questo punto interviene il basso massimale imposto (3 punti) e per magia 15 capitoli di libri e tutti gli atti di convegno è come se non fossero mai stati pubblicati! Altri candidati presentano pochissimi prodotti in questa categoria e tutta la loro produzione è utile per il punteggio finale. A questo punto si capisce il perchè di un punteggio così alto per singolo prodotto, e nello stesso tempo, un basso massimale raggiungibile con pochi prodotti. Non è solo una contraddizione, ma una presa per i fondelli! Molti candidati vincitori per STA, SBM, e SCTM hanno tratto vantaggio da questo meccanismo perverso, che ha contemporaneamente premiato alcuni e punito altri.

Ma alcune commissioni si sono distinte anche per altre assurdità nella valutazione dei nostri prodotti. Vediamo in dettaglio le più eclatanti:

Valutazioni articoli ISI e articoli non ISI: La commissione IITET assegna ai prodotti ISI e non ISI, lo stesso valore: quindi per questa commissione un articolo pubblicato su Nature vale lo stesso di un articolo pubblicato su una rivista italiana on line! Nessun’altra commissione arriva a tanto! Infatti per gli articoli non ISI, tutte le altre commissioni, assegnano a ciascun prodotto un punteggio più basso, anche di 40 volte, di quello assegnato agli articoli ISI;

Valutazione relazioni tecniche (Categoria B6): Mentre le commissioni SFTM e SBA non hanno ritenuto di valutare le relazioni tecniche, ritenendole di scarsa rilevanza per una posizione di Dirigente di Ricerca, è sorprendente la valutazione delle relazioni tecniche da parte della commissione SCTM. Questa commissione ha attribuito 0,1 punto a ogni relazione presentata, anche per esempio a relazioni per il rinnovo della borsa di studio del candidato, quando non era neanche dipendente. Per la stessa commissione un articolo non ISI censito da Scimago vale 0,02 punti, 50 volte in meno della relazione per il rinnovo della borsa di studio. Alchimie della Chimica!

Fattispecie C (Prodotti scelti – punti 30)

Per l’attribuzione del punteggio ai prodotti scelti (Fattispecie C), oltre all’uso assurdo e sbagliato dei parametri bibliometrici per gli articoli ISI e non ISI, già visto nel precedente articolo, ogni commissione considera valutabili o meno categorie diverse:

  • Le commissioni SBM e SBA prendono in considerazioni solo i prodotti alle categorie C1(Art. ISI), C2 (Art. Non ISI) , C4 (Brevetti), tutte le altre pubblicazioni sono considerate non rilevanti;
  • La commissione STA prende praticamente in considerazione solo gli articoli delle categorie C1 e C2;
  • Le commissioni SFTM , STCM e IITET prendono in considerazione tutti le categorie: SFTM indica che analizzerà anche nel merito tutti i prodotti. Come abbia fatto a fare ciò resta un mistero, considerato il tempo a disposizione durante le riunioni collegiali, per ciascun prodotto (circa un minuto, forse solo il tempo di leggere il titolo e di segnare il punteggio sulla scheda). Neanche Mennea (o Bolt per i più giovani) ci sarebbe riuscito!
  • La commissione IITET, anche per la fattispecie C, valuta gli articoli ISI e non ISI alla stessa maniera, usando una formula matematica basata solo sul quartile e numero di citazioni. Questa formula è applicata a tutti i prodotti dei candidati vincitori e della quasi totalità dei candidati. Ma non di tutti i candidati. Infatti a comando la formula viene ritenuta inadeguata per la valutazione. La commissione IITET dovrebbe far pace con se stessa: non può stabilire una formula per la valutazione, e nello stesso tempo ritenerla inadeguata per la valutazione! Non si capisce perchè la commissione non abbia elaborato una formula valida sempre e per tutti i candidati. Guarda caso alcuni candidati per i quali la formula non è applicata sarebbero risultati vincitori e ai primi posti della graduatoria, se solo la formula fosse stata applicata anche ai prodotti scelti da loro.

Bisogna anche sottolineare in questa Fattispecie l’attribuzione (solo a candidati risultati poi vincitori) di punti extra a prodotti di scarso impatto scientifico (basso IF e numero di citazioni) con ruolo marginale del candidato (coautore) e che le Commissioni non hanno mai motivato, in completa difformità dal bando! (cfr. Bando: La Commissione, per un solo prodotto fra quelli scelti dal candidato, può derogare dal limite massimo di 3 punti sino al massimo di 6 punti, laddove trattasi di prodotto eccezionale per originalità, impatto scientifico ed importanza del ruolo svolto dal candidato, fornendo motivazioni….).

Senza questo “regalo” alcuni candidati non avrebbero mai vinto o vinto facile!

Verifica dei CV dei candidati

Ma oltre ai criteri e alla loro applicazione, c’è un altro punto in questo concorso che mi è stato chiesto di portare alla ribalta: la verifica dei CV dei candidati (vincitori). A chi spetta questa verifica? Alla Commissione? All’Amministrazione?

Questo è un punto particolarmente delicato, perché chiama in causa non solo le Commissioni e l’Amministrazione, ma direttamente quei candidati (e purtroppo non sono pochi), che non hanno compilato la domanda con oculatezza e onestà e sono stati scorretti nei confronti dell’Ente e dei loro stessi colleghi. In più macroaree, infatti, ci sono casi dove le dichiarazioni dei candidati su ruoli svolti e titoli posseduti non riflettono i ruoli effettivamente svolti e i titoli effettivamente posseduti. E grazie a titoli presenti solo nel CV, ma mai posseduti, e alla superficialità della valutazione fatta dalle commissioni, questi candidati (distratti/disonesti?), hanno scavalcato ingiustamente in graduatoria chi invece ha compilato la domanda con correttezza.

Le Commissioni, così come confermato in alcune relazioni sottomesse al TAR, hanno sempre attribuito i punteggi sulla base delle dichiarazioni riportate nel CV, dichiarando che non era loro compito verificare le dichiarazioni dei candidati. Certamente in alcuni casi, nell’attribuire il punteggio, le Commissioni sono state ingannate dalle dichiarazioni non corrispondenti alla realtà, ma in altri casi l’errata valutazione è da attribuire anche alla superficialità nella valutazione. Infatti, spesso le Commissioni hanno giudicato il titolo/prodotto basandosi sul primo rigo della descrizione, dove veniva indicato il ruolo, e non da tutta la descrizione del titolo, da dove a volte era possibile risalire al ruolo effettivamente svolto, completamente diverso da quello dichiarato al primo rigo (ad esempio: responsabile di progetto nel primo rigo, semplice partecipante progetto nella descrizione dell’attività; oppure Programme Chair di un convegno invece di semplice moderatore di sessione, etc.).

Se anche si ammette la buona fede, non solo resta il fatto singolare e preoccupante che un candidato a Dirigente di Ricerca possa avere difficoltà nel compilare correttamente una banale domanda di partecipazione ad una selezione pubblica e addirittura arrivare a confondere il ruolo di responsabile con quello di partecipante al progetto o il ruolo di Programme Chair con quello di moderatore di una sessione, ma resta il fatto che il punteggio assegnato è illegittimo e deve essere detratto.

Ma anche ammettere la buona fede spesso è molto difficile: come per alcune macroaree, dove candidati all’epoca ancora borsisti/dottorandi hanno dichiarato di essere coordinatori/principal investigator di progetti europei, mentre i veri coordinatori erano altri, come facilmente verificabile dal sito Cordis e dagli stessi CV dei candidati disponibili in rete.

In alcuni casi l’amministrazione è stata informata di queste errate valutazioni con richieste di verifica. L’amministrazione, in alcuni casi, pur ammettendo la segnalata discrasia tra quanto dichiarato e quanto effettivamente è, non ha adottato le doverose correzioni in autotutela, con esclusione degli interessati dalla selezione, o almeno decurtazione degli indebiti punteggi assegnati. In altri casi l’amministrazione ha scaricato sulla commissione o sul TAR l’onere della verifica. L’amministrazione quindi fa salva la posizione di candidati, che con titoli farlocchi si sono trovati vincitori e incredibilmente non salvaguardia le posizioni di quanti hanno compilato la domanda con assoluta onestà.

Conclusioni

A fine 2017 stiamo ancora parlando di concorsi annualità 2009 banditi nel 2013. Solo al CNR e in Italia!

Dall’analisi si possono trarre le seguenti conclusioni:
1. Essendo il bando unico, i criteri stabiliti ed i punteggi attribuiti dalle 7 commissioni per le stessi ruoli svolti e gli stessi titoli posseduti sono troppo diversi: queste diversità non sono giustificabili con le specificità delle macroaree;
2. I criteri adottati dalle 7 commissioni sono quasi sempre inspiegabilmente contorti, spesso in contraddizione gli uni con gli altri per la stessa macroarea o per macroaree diverse. A volte risultano in aperta difformità con il bando e addirittura errati. E spesso sono proprio opposti ai criteri adottati per la valutazione dei prodotti della ricerca in tutto il mondo, incluso quello accademico italiano, dal quale, non si sa per quale ragione, proviene la quasi totalità dei commissari.
3. Vi è stata una completa mancanza di controllo, di coordinamento e di verifica dell’amministrazione e dell’ufficio proposto (Ufficio Concorsi e Borse di Studio). L’amministrazione non ha fornito linee guida con identificazione di una serie di titoli da valutare nello stesso modo, con informazioni sulle attività CNR, diverse da quelli del mondo universitario e con direttive sulle modalità di valutazione valide per tutte le macroaree. L’amministrazione ha, quindi, permesso a ciascuna commissione di agire in modo indipendente ed arbitrario, di arrivare a non rispettare il bando, di stabilire criteri sbagliati e di assegnare punteggi superiori agli stessi limiti imposti a titoli di candidati che poi sono risultati vincitori;
4. Non è ammissibile che candidati che hanno dichiarato ruoli non svolti e titoli non posseduti (in buona o cattiva fede) siano adesso Dirigenti di Ricerca CNR, perché non è prevista di norma al CNR la verifica dei curricula presentati.

Ma, poiché noi che lavoriamo nel campo della ricerca scientifica abbiamo imparato che No experiment is ever a complete failure, as it can always serve as a negative example (a patto di non perseverare negli errori), utilizziamo l’insegnamento che ci viene da questa Complete Failure per aprire una discussione e mettere a punto strategie condivise da sottoporre ai vertici dell’Ente per il diritto ad una valutazione giusta e trasparente dei nostri CV.
Queste strategie potrebbero contribuire ad evitare il ripetersi di valutazione assurde, come quelle sperimentate in questi ultimi concorsi da parte di alcune commissioni, che hanno dimostrato, nella più benevola delle ipotesi, di non essere sempre all’altezza del compito assegnato. Come già le prime pronunce del TAR stanno mettendo in luce, con sentenze che accogliendo totalmente o parzialmente i ricorsi presentati giudicano negativamente il lavoro di alcune commissioni.

Bandi chiari, criteri giusti ed equi, valutazioni trasparenti e senza discriminazioni, commissioni competenti, verifica dei CV prima della nomina dei vincitori, sono un diritto di ogni ricercatore (onesto) e farebbero anche diminuire a livelli fisiologici il numero particolarmente alto di ricorsi, gravosi sotto tutti i punti di vista, sia per i ricercatori che per l’amministrazione.

Sulla base delle analisi fatte, in un prossimo articolo vorrei iniziare a lanciare qualche proposta per la valutazione dei nostri CV per i futuri concorsi da discutere con tutti voi. A partire dai bandi, dai criteri per la selezione dei commissari e dalle modalità di valutazione, come per esempio le riunioni in videoconferenza difficili da gestire specialmente se lunghe, anche per motivi di privacy e segretezza. Alcune commissioni hanno utilizzato le videoconferenza per le riunioni collegiali (anche fino ad 8 ore) non come un’eccezione, ma come prassi. E così, sembra, che durante alcune di queste riunioni, mentre il computer risultava forse connesso, non sempre lo era anche il commissario distratto/impegnato in altre faccende.

10 thoughts on “Concorso da Dirigente di Ricerca: ancora sulla valutazione dei prodotti e conclusioni”

  1. Credo che si debba chiedere al CNR di formare una commissione per verificare i titoli presentati nella domanda di tutti i candidati vincitori. Coloro che hanno presentato o millantato titoli falsi devono essere estromessi dal concorso e devono ridare le decine e decine di migliaia di euro che hanno ricevuto e ritornare a primo ricercatore, anche se alcuni meriterebbero di essere licenziati!
    Ho personalmente verificato (quasi) tutti i titoli dei vincitori della Macro Area Dipartimentale Scienze Chimiche e Tecnologia dei Materiali e ho, per alcuni candidati vincitori, trovato cose vergognose!
    Qualche esempio: Responsabile di progetto europeo quando all’epoca il candidato era semplice assegnista di ricerca (naturalmente nel suo CV disponibile in rete riporta correttamente che era semplice partecipante al progetto); diversi “Principal investigator” passati come “responsabilità di ricerca” quando, sempre all’epoca, il candidato era semplice partecipante al progetto e il suo istituto CNR non era nemmeno partner del progetto. E mi domando: ma se si è responsabile di un progetto perché scrivere “principal investigator” e non “responsabile di progetto”? Se poi si va a guardare nei documenti disponibili in CORDIS si capisce il motivo! Millantato titolo di “Co-Editor” di libri quando il nome del candidato non è assolutamente presente sia nella versione online e nemmeno in quella cartacea! Altri candidati hanno dichiarato di essere responsabili di ricerca o di unità operative quando, invece, da un facile riscontro, risulta che lo sono altri, addirittura i veri responsabili sono colleghi dello stesso istituto del candidato mendace. Una candidata ha dichiarato responsabilità di unità operative per due progetti mentre un’altra candidata, sua stessa collega d’istituto dichiara di aver partecipato proprio a quei due progetti, ma indica altri nomi come responsabili di quei progetti e sono quelli veri. Diverse “Chair di sessione” di mezza giornata presentate come Chair dell’intero convegno! E questi esempi sono solo la punta dell’iceberg di un andazzo disonorevole che si deve assolutamente stoppare ora! Questi colleghi sono ora Dirigenti di Ricerca del CNR! E l’Ufficio Concorsi, pur informato dei fatti, non fa nulla. E’uno schifo!

  2. Condivido lo sconforto di Sossio.cimmino, non vorrei però che tali considerazioni arenassero un fruttifero scambio di opinioni al riguardo della valutazione dei Cv come propone Clara di voler cominciare a fare. Considerare comportamenti truffaldini potrebbe sviare e svilire questa discussione; questi si sono seri punti che riguardano TAR e la giustizia in generale. Quelli della discussione invece: bandi, criteri di scelta commissari, valutazione Cv sono tutti argomenti di sacrosanta/doverosa discussione fra tutti noi.
    Per tutte e tre questi macropunti trovo difficile fare considerazioni esperte ed attendo con curiosità quelle da colleghi proprio per formarmi un’opinione. Indicare linee generali, rivendicando giustizia ed equità è stato già ampiamente fatto che lo ritengo ormai quasi del tutto inutile.

    Bandi: l’unico punto, credo, che si può trattare è: bando unico/bandi selettivi per macroarea/settore disciplinare. Difficile dare il mio parere positivo per un bando unico. Sono troppo diverse le specificità settoriali che riguardano l’intero CNR da potersi permettere di emettere bandi/commisione unici. Su una maggiore centralizzazione sui criteri temo si possa ricadere nella stessa trappola della difficoltà, imputando agli uffici operativi dell’amministrazione centrale un dovere risolutivo di tale delicata questione politica. Il passato, con l’esperienza della gestione decentralizzata dei concorsi, con maggiore governo del direttore dell’Istituto, apparirebbe al momento nella mia mente la sola che potrebbe evitare pessime performance del CNR come quella in discussione qui. Non so quanto però tale proposta possa apparire, prima che obsoleta e già connotata negativamente, anche fattibile in un CNR che è sempre più dipartimentale e meno organo(della periferia)-centrico. Senza le opportune modifiche burocratiche istituzionali pare che sia una mera illusione.
    Criteri di scelta commissari: sono per un sorteggio. Se si deve utilizzare un albo tale strumento deve essere composto appositamente per il concorso con pubblicizzazione della adesione di volta in volta. Non sono per l’esclusione dei componenti universitari ed occorrerebbe sperabilmente anche un viceversa.
    Valutazione Cv: questo è un argomento molto spinoso che ha raggiunto uno stadio oramai di difficile risoluzione. Credo che l’avvento di parametri bibliometrici sia stato un’illusione cominciata una ventina di anni fa adottando indici inventati all’estero per tutt’altro scopo e natura. L’illusione che in Italia sarebbero serviti a poter gestire valutazioni complesse è difficile a morire e il ritorno ad analisi più concrete, basate sulla lettura dei lavori e del curriculum in maniera analitica è quanto di più difficile ci possa essere. Si è andati troppo oltre nel cambiamento delle regole e dei sistemi in vigore in precedenza che avevano le loro pecche (vedi un CNR che è diventato dipartimentale, etc.) perchè si possa con azioni semplici, che devono essere per forza connaturate nella burocrazia dei sistemi, ritornare a poter fare a meno di tali indici. Personalmente sono anche contrario all’utilizzo del semplice H-index (citazioni dell’articolo) non solo a partire da una pura considerazione di natura teorica (non è semplice la correlazione citazione-qualità) ma anche per le difficoltà dovuta alle disomogeneità da settore a settore e all’influenza dell’età anagrafica (i ricercatori anziani sono avvantaggiati sui giovani); per non parlare dell’utilizzo confusionario fatto per questi bandi sia fra le commissioni che all’interno della stessa commissione.

    Non so quanto tali considerazioni possano incrementare una discussione augurata da Clara; spero che la partecipazione possa essere elevata così che si possa migliorare l’impressione della categoria. Una valutazione più realistica riguardo l’onestà (da cittadini) dei partecipanti a questi concorsi, che si allontani dal quadro sconfortante dei casi purtroppo reali dall’intervento di sossio.cimmino, ne dovrebbe scaturire. Altrimenti da cittadino ci sarebbe da augurare di non aprire più bandi per semplice demerito di massa!

  3. Sono d’accordo sia con Sossio che con Antonio.
    Sono due tipi di interventi ambedue indispensabili, ma che devono essere risolti in maniera indipendente fra di loro.
    Il problema della verifica dei CV deve essere risolta una volta per sempre nella stessa maniera per tutti i concorsi:
    Una soluzione potrebbe essere quella di indicare nel bando che 1) prima della nomina a vincitore, il candidato è tenuto a presentare all’amministrazione per la verifica tutta la documentazione comprovante i titoli dichiarati nel CV; 2) i CV dei vincitori, esclusi i dati sensibili, vengono messi in rete.
    Una volta eliminato la possibilità di titoli farlocchi nei CV possiamo dedicarci a discutere sui bandi., criteri di valutazione e , criteri di scelta commissari.
    Lancio già una proposta per la scelta dei commissari: I commisari che hanno già fatto parte di commissioni di concorsi, che hanno visto ricorsi al TAR accolti , vengono esclusi da ogni nuova commissione per un numero di anni non trascurabile (5/10 o meglio per sempre).

  4. Per semplificare il lavoro dei commissari, e in generale la trasparenza dei giudizi secondo me sarebbe necessario che si valutassero i curricula solo per quella parte che si è svolta nel livello immediatamente precedente a quello messo a bando. Cioè se uno è primo ricercatore e applica per dirigente di ricerca, si valuta solo quello che si è fatto come primo ricercatore. E’ inutile essere valutati ogni volta da capo su ciò che si è fatto da dottorandi più di 20 anni prima. Il concorso valuta se uno è idoneo a passare di livello, cioè se ha capacità di dirigente di ricerca. Ciò favorirebbe anche chi ha una anzianità nel ruolo maggiore. Ovviamente ciò vale solo per i concorsi di passaggio di livello interno (come sono stati fino ad adesso) e non per quelli aperti all’esterno ( a patto che esistano)
    Un aspetto imprescindibile è che i vincitori presentino al CNR i documenti originali da loro citati e che i contenuti siano verificati prima dell’assunzione. Mi sembra un principio di massima giustizia e trasparenza ed eviterebbe parte (non grande) dei costi dei ricorsi.

    1. Vi evito commenti di dettaglio sulla commissione che mi ha valutato (ho partecipato ad una delle macroaree del concorso per PR), il cui operato del resto è stato avallato dal responsabile del procedimento, che in risposta alla mia istanza di revisione contenente un’analisi delle “anomalie” che avevo riscontrato nella valutazione mia e di altri candidati (inclusi punteggi assegnati senza motivazione ed errori nell’applicazione dei massimali) mi ha risposto “In riscontro all’istanza di revisione della graduatoria in oggetto, inviata dalla S.V., si comunica che le deduzioni ivi svolte dalla S.V., concernono questioni afferenti l’esercizio del potere tecnico-discrezionale della Commissione esaminatrice, non suscettibile di essere prese in esame dallo Scrivente in sede di autotutela amministrativa”.
      Per rimanere sul costruttivo, a beneficio di quelli che verranno:
      1) Verifica dei titoli: Sono d’accordo, dovrebbe essere fatta sistematicamente dall’amministrazione su tutti i vincitori di concorso, o almeno su quelli per cui sono stati sollevati dubbi da altri candidati. Se non mi sbaglio, questo lo prevede la legge, art. 71 del DPR 445/2000: Le amministrazioni procedenti sono tenute ad effettuare idonei controlli, anche a campione, e in tutti i casi in cui sorgono fondati dubbi, sulla veridicità delle dichiarazioni sostitutive …. E tutti hanno sottoscritto la dichiarazione sostitutiva dichiarando la veridicità di quanto riferito nel curriculum personale!
      2) Sarebbe un bell’atto di trasparenza se i verbali delle commissioni, almeno quello dove sono stabiliti i criteri di valutazione fossero resi pubblici. Sarebbe fantastico averli immediatamente dopo la riunione che lo ha generato. Ma forse questo è chiedere troppo. Che sia almeno reso pubblico con il provvedimento di graduatoria! Questo risparmierebbe molto lavoro all’amministrazione, che forse riuscirebbe a garantire un più celere accesso agli atti (vedi punto dopo).
      3) Accesso agli atti: non è ragionevole che ci vogliano 23 giorni per avere l’accesso. Questa è stata la mia esperienza. Un altro Ente mi ha fornito l’accesso ai documenti di un concorso dopo 3 giorni dalla richiesta. Ora i 23 giorni sono comunque entro il limite dei 30 previsto dalla legge, quindi il CNR era in “regola”, peccato però che questo ritardo mi ha privato della possibilità di avere riconosciuti e corretti alcuni dei vizi di forma che segnalavo nella mia istanza, come previsto dall’art. 10 comma 3 del bando di concorso.

  5. La risposta dell’amministrazione a tutti coloro che hanno richiesto una verifica e correzione in autotutela è stata quella che ha riportato Stefania. Le stesse parole, come un disco rotto.
    La verifica dei titoli, da parte dell’amministrazione, deve avvenire prima della nomina. In questo modo l’amministrazione può più facilmente decurtare i punteggi non dovuti, anche richiamando la commissione ed aprendo la graduatoria. Si perde forse un pò di tempo in questo modo, ma cosa rappresenta questa piccola perdita tempo rispetto ai tempi biblici che ci vuole per espletare un concorso?

  6. Assolutamente d’accordo con la verifica dei titoli prima dell’assunzione che dovrebbe essere una misura scontata, rimane ed è altrettanto seria la questione su come evitare criteri non omogenei e penalizzanti e prevenire l’operato poco trasparente delle diverse commissioni. A valle dell’analisi di Chiara così “sconcertante” per usare un eufemismo, come procedere per sensibilizzare chi di dovere? Sono d’accordo nel formulare noi delle proposte per una valutazione più equa e seria dei nostri curriculum, ma forse tale analisi dovrebbe essere diffusa anche al di fuori di questo sito per avere un maggiore impatto.

  7. Sulla base dell’analisi fatta e dei tanti commenti ricevuti (anche direttamente tramite e mail) ho iniziato a stilare un elenco di desiderata (proposte condivisibilissime) per i prossimi concorsi, che conto di riportare qui sul sito dalla prossima settimana.
    Ma come giustamente dice Tomei, bisogna allargare la platea per avere una discussione più ampia possibile. Se ognuno di noi che legge il blog divulgasse l’informazione all’interno del proprio istituto, si raggiugerebbe una copertura molto vicino al 100%.

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