CdA CNR Sintesi

Sintesi- CdA del 10 ottobre 2018

Cari colleghi, il giorno 10 ottobre si è svolto l’ultimo CdA dell’Ente il cui OdG è disponibile qui.

Il Consiglio si è concentrato su due punti all’OdG strettamente collegati l’uno all’altro.

Il primo (punto 3 riguardante le linee guida sul bilancio di previsione) deriva dalle criticità presenti nel predisporre il prossimo bilancio preventivo. Due voci contribuiscono in modo decisivo alla criticità in oggetto ed entrambe derivano dal fatto che il FOE è invariato rispetto allo scorso anno e sostanzialmente decurtato rispetto alla situazione di alcuni anni fa, in particolare prima della creazione dei progetti bandiera e premiali.

Il recente aumento contrattuale comporta un onere aggiuntivo di circa 18 milioni di euro di spese di personale, che correttamente il Governo avrebbe dovuto allocare in bilancio a copertura dello stesso e quindi rappresenta un onere supplementare che l’Ente si trova a coprire.

D’altro canto, come ben noto e per prassi ormai consolidata da anni, i fondi premiali erano utilizzati per assicurare le coperture nel bilancio preventivo. La destinazione vincolata alle stabilizzazioni, contenuta nella decreto di riparto del FOE, se da un lato consente di effettuare un maggior numero di stabilizzazioni dall’altro comporta una minore copertura per le spese correnti.

Di fatto, fra aumento salariale e immissione del personale precario, a fronte di uno stanziamento complessivo del FOE di circa 543 milioni di euro, si prevede una spesa di personale pari a circa 536 milioni, ovvero il 98,7% del FOE.

Questa rappresenta un condizione di forte criticità, per cui è stato richiesto al Consiglio di Amministrazione di approvare delle linee guida per trovare le necessarie coperture per il funzionamento ordinario.

Le proposte presentate sono un ribaltamento agli Istituti delle spese per le utenze e per il facility management (circa 42 milioni), un overhead sui progetti di ricerca, il prelievo integrale della quota di personale TI finanziato su progetti di ricerca e un contributo alle stabilizzazioni del personale in misura proporzionale agli Istituti di afferenza del personale stabilizzato.

Delle misure proposte (il cui elenco, per qualche motivo, mi è pervenuto solo nel pomeriggio del giorno 8) ho considerato che la meno ingiusta fosse quest’ultima, tenuto conto che gli istituti pagavano già il personale a tempo determinato, quantomeno quelli posti a carico dei fondi esterni. Ho chiesto che la quota di contribuzione degli istituti venga limitata alla quota di cofinanziamento richiesto all’Ente, mentre resta ancora da capire in che misura chiedere un contributo alle strutture dell’Amministrazione Centrale presso cui è prevista la stabilizzazione di un numero significativo di personale precario.

Per il resto delle misure si è deciso di rinviare la decisione al prossimo CdA, tenendo conto che -– anche limitando al massimo le uscite previste –- occorre trovare una copertura per esse.

È pertanto necessario che la rete scientifica, cui viene richiesto un significativo contributo al funzionamento ordinario dell’Ente, formuli anch’essa le proprie proposte in merito.

Fra le misure di contenimento della spesa sono state poi adottate delle linee guida per il contenimento delle spese di trasferta e di limitazione, fino al 31/12/18, per la stipula di nuovi contratti a Tempo Determinato.

Il punto 4, sul diritto si opzione è stato rinviato. Nel corso della breve di discussione ho fatto presente che ogni eventuale decisione può riguardare solo il futuro e che le ristrutturazioni in corso o già completate avvalendosi dei criteri generali della delibera 29/2018 prevedono un diritto di opzione esteso a tutto il personale e non prevede restrizioni di sorta sia in ingresso che in uscita.

Al punto 11, sul processo di stabilizzazione, ho ribadito la richiesta, già più volte effettuata, di dare avvio alla manifestazione di interesse per il personale interessato alla stabilizzazione di cui al comma 1 dell’art 20 del Dlgs.75/2018. In tal modo anche per tale tipologia sarà formalmente avviato il processo di stabilizzazione già formalizzato con la circolare dell’agosto 2018 e la pubblicazione degli elenchi degli aventi diritto (da integrare con le informazioni che perverranno a valle della manifestazione di interesse).

Il CdA ha fatto propria tale proposta ed è stato pertanto deliberato di autorizzare gli uffici a dare avvio alla stessa.

A valle di tale manifestazione di interessi il Consiglio sarà chiamato ad approvare, entro la metà del mese di novembre, il Piano Triennale delle Assunzioni e successivamente ad esso sarà dato avvio alle assunzioni già a partire dal mese di novembre.

Questo rappresenta una tappa particolarmente significativa nella tortuosa procedura di stabilizzazione, che porterà ad una significativa riduzione della piaga del precariato all’interno del CNR che dovrà, per il futuro, impegnarsi a non riprodurre tale stortura anche mediante l’emissione di concorsi che sono a lungo mancati nell’Ente.

I restanti punti all’OdG sono stati rinviati.

Vi comunico, inoltre, che il giorno 16 ottobre sarò presso l’area di Bari per un incontro con il personale per un confronto sui vari temi di attualità sia di carattere generale (bilancio e prelievi, stabilizzazioni, diritto di opzione), sia di carattere locale (nuova sede presso ex Manifattura Tabacchi).

Come sempre sarà possibile seguire l’incontro via streaming ed intervenire nella chat relativa per porre domnde, effettuare commenti, ecc…

Il link allo streaming è il seguente (sarà attivo solo a partire dal 16/10):

Come al solito vi invito ad effettuare commenti in merito sia utilizzando l’apposita funzionalità presente qi sotto, sia contattandomi direttamente.

Cordiali saluti
Vito Mocella

22 thoughts on “Sintesi- CdA del 10 ottobre 2018”

  1. Cari tutti,
    Le soluzioni proposte per redigere il bilancio preventivo sono tutte inaccettabili, e non potrebbe essere altrimenti con gli stipendi che arrivano al 99% del FOE.
    Questo è frutto dell’aver voluto includere i soldi dei progetti nel bilancio dell’ente per calcolare 80% come limite di spesa. Un trucco che è servito ad evitare il blocco delle assunzioni (che sarebbe stato deleterio) ma che come era prevedibile ci si sta ritorcendo contro.
    L’unica soluzione vera (e non un palleativo come quelli proposti) è ottenere un aumento del FOE tale che riporti la quota stipendi all’ 80% del FOE. E nella quota stipendi deve essere inclusi anche anche le risorse (10milioni circa) per gli avanzamenti di carriera.
    Siamo disposti a fare una grande manifestazione al MIUR per chiedere al governo un sostanziale aumento del FOE (fino appunto a 700milioni)?
    Cosa deve succedere affinchè ci alziamo dalle nostre comode poltrone e facciamo sentire la nostra voce?
    Aspettiamo che ci propongano o impongano la riduzione dello stipendio del 20 per cento per riequilibrare il bilancio?
    A presto,
    Roberto

  2. Temo che il governo non darà altri fondi se prima l’ente non dimostra di essere in grado di usare i soldi che gli sono stati stanziati. Anche il fatto che sia così poco chiaro quale sia il bilancio, dove siano i buchi e come occorre investire non aiuta di certo. Il bilancio del CNR in questo momento è un capolavoro di ermetismo. Aggiungo infine che se il cda iniziasse ad essere composto da manager della ricerca anzichè professori ed onorevoli forse le cose cambierebbero.

    1. Sicuramente l’ente può fare uno sforzo per rendere il bilancio più trasparente (un bilancio di oltre 250 pagine scoraggia chiunque, ci vorrebbe un documento di una decina di pagina che spieghi il bilancio per linee generali) ma è chiaro a chiunque che con il 99% di FOE (il Fondo Ordinario dell’Ente, cioè i soldi che sono stanziati dal MIUR) destinato a pagare gli stipendi c’è poco da fare.
      Anche nella situazione attuale in cui gli stipendi (se non ricordo male) pesano per circa al 92% , quello che resta non basta a pagare le spese correnti di cui l’ente dovrebbe farsi carico (affitti, vigilanza, pulizia, tasse smaltimento rifiuti, manutenzione, costi per energia, telefono, acqua e servizi in genere, etc ) e infatti siamo spesso chiamati a contribuire con parte dei nostri fondi di ricerca per far fronte ad alcune spese delle aree di ricerca.
      Permettimi di dissentire sui manager della ricerca nel CdA (argomento sul quale comunque poco possiamo influire): piuttosto obbligherei i membri dei CdA ed i vertici dell’ente (i vari direttori anche di dipartimento e di istituto) a seguire dei corsi di formazione sulla gestione delle risorse e sulla comunicazione efficace: ne trarrebbero sicuro giovamento.
      parafrasando un certo JF Kennedy: “non pensate a quello che il CNR può fare per Voi, ma pensate a quello che voi potete fare per il CNR”.
      Ecco, in questo momento credo che Noi per il CNR dobbiamo chiedere al MIUR che il CNR abbia un finanziamento ordinario adeguato e, nella (remota?) eventualità venga dato, promettere in cambio l’impegno a vigilare affinchè l’ente spenda i soldi assegnati nel migliore dei modi, sostenendo la ricerca dei suoi ricercatori.

    2. Ti prego Carlo Brondi, forse non ricordi la grande managerialità di Pistella al quale si deve la distruzione del CNR come ente di ricerca. E’ stata, al contrario, proprio l’illusione del managerialismo, della struttura aziendalistica, delle commesse, delle premialità, e di tutti gli altri artifici lessicali per coprire il semplicissimo fatto che in verità nessun governo ci ha mai investito i soldi CHE SONO NECESSARI ALLA RICERCA. Cosa vuoi manageare senza soldi.

  3. desidero formulare una richiesta forse ultronea rispetto al martellante problema delle stabilizzazioni causato da un incontrollato aumento del precariato senza alcuna visione strategica per il futuro.Nel mese di dicembre 2017 tramite accesso civico ho chiesto al Direttore Generale di conoscere l’esito della gara per la ristorazione con bando scaduto il cinque febbraio 2016! Finora l’esito è ignoto dopo TRENTADUE mesi dalla scadenza nonostante alcuni solleciti; devo altresì ricordare che soltanto dopo la mia richiesta sono stati pubblicati i sunti di due gare,sempre Orrico, per circa un milione di euro per lavori edili ed elettrici presso Piazzale Moro e Monterotondo MA neppure il D. G. ha voluto imporre la pubblicazione della essenziale documentazione al fine di stabilire la congruità delle somme spese:i capitolati; la domanda è semplice e forse anche provocatoria: il C. di A. è in grado di controllare la dirigenza dell’Ente oppure in pseudo ossequio alla separazione delle funzioni NON vuole prendere atto di situazioni decisamente anomale ?anche di tali inadempienze occorre la valutazione prima di chiedere soldi,soldi,soldi,soldi ed ancora soldi;Giuliana Agricola,già dirigente C.N.R.

    1. In situazioni normali il CdA non dovrebbe controllare la dirigenza ma in effetti c’è poco di normale nella gestione del CNR… potrebbe inviarmi quanto le risulta circa il lavori edili di P.le Aldo Moro e Monterotondo ?

      1. non conosco niente perchè il D. G. NON vuole imporsi su Orrico quindi niente bandi di gara,niente capitolati,niente di niente;ho lasciato il C.N.R. nel novembre 1999 imperando Lucio Bianco che mi ha tolto la Direzione dell’Ufficio Concorsi e tale circostanza anche se ha comportato una sofferenza morale ed un danno economico è stato il miglior riconoscimento della mia rettitudine; purtroppo con diversi attori la situazione di acuto malessere non solo non è stata modificata ma si è aggravata; grazie per il Suo impegno e ricordo sempre il simpatico video della Sua candidatura

  4. Che il FOE sia inadeguato è fuori discussione e che la richiesta/protesta debba venire innanzitutto dagli alti gradi (dal Presidente ai Direttori di Istituto) mi sembra il minimo. Il quadro che mi sono fatto è apocalittico, ma non sono sicuro che sia distante dalla realtà: gli Istituti dovranno pagarsi tutte le spese di utenze che prima erano a carico della Sede Centrale (42MEuro); per far questo dovranno aumentare la quota di overhead che in diversi casi già oggi rasenta lo strozzinaggio. In più l’Amministrazione Centrale pensa di prendere il suo overhead sui progetti. Infine conta di prelevare la totalità ddlla quota dei nostri stipendi con cui rendicontiamo i progetti esterni. Risultato: gli Istituti non saranno più in condizione di garantire le minime condizioni lavorative (non oso neanche pensare alla manutenzione delle attrezzature scientifiche); non ci sarà più convenienza a fare progetti di ricerca per mettere da parte quegli spiccioli che servivano a tenere accesa la fiammella della ricerca di base; peggio, molti progetti esterni non potranno essere proprio svolti. Quindi crollo dei progetti esterni, fine del CNR, fine della ricerca.
    Credo sia uno scenario sufficiente a promuovere una vera, seria mobilitazione a partire di Direttori. Prendiamo esempio dai francesi che le proteste le sanno fare, i Direttori si dimettano, tutti, seriamente. Noi attiviamo in massa azioni di informazione sulla stampa e facciamo pressione sui politici.
    Tuttavia dobbiamo una risposta agli spunti di Vito e proporre soluzioni ad una situazione che parla chiarissimo con il 98.7% del FOE destinato alle spese del personale. Innanzitutto: di quanto stiamo parlando? Qual è il target dell’Amministrazione Centrale di prelievo? L’idea di partire dal contributo sulle stabilizzazioni mi sembra giusta, anche perché in molti casi gli Istituti hanno già impegnato i fondi per gli stabilizzandi e versare al CNR la quota che si rende libera al momento della stabilizzazione non cambia la situazione finanziaria. Si riesce a quantificare di che cifra stiamo parlando?

    1. Concordo pienamente con quanto detto tranne che i ricercatori non avranno più convenienza a fare progetti di ricerca. Anzi! Anche io mi sono fatta un quadro molto pessimistico del 2019. A meno che non arrivino soldi dal MIUR (!) mi pare che l’unica cosa per tamponare il buco sia sperare (mai l’avrei detto) che il Def vada avanti e che a marzo per 1000 che se ne assumono ne vengano messi in quiescenza con quota 100 almeno 500….. amara prospettiva da vari punti di vista…..

  5. Condivido completamente le parole di Umberto quanto ad analisi. Da ore mi chiedo quale potrebbe essere una risposta efficace. Dimissioni in massa dei direttori avrebbero un effetto mediatico, certo. Rappresenterebbero una risposta importante emotivamente e psicologicamente, la prima che si è tentati di dare, non una ma dieci volte, sbattere la porta e dire a queste condizioni basta, lasciamo, non si può più ragionare.
    Ma è risolvente? Fino a ieri lo ritenevo indispensabile, riflettendoci temo che si avrebbe l’effetto eroi per un giorno, poi la stampa passa ad altro e tutto si appiattisce. Il pdgp dell’ente va chiuso; se i direttori non chiudono i pdgp di istituto, ha facoltà di chiudere tatarelli; e se non chiudesse nessuno e si bloccasse tutto ma proprio tutto, sarebbero bloccati per primi i precari. Politicamente, noi dobbiamo assolutamente evitare la contrapposizione tra ricerca e reclutamento dei precari – questa è l’unica cosa molto chiara. Non possiamo dare il segno che per difendere piccole torri d’avorio (ormai sgretolato) siamo incuranti e pronti a bloccare l’ingresso dei giovani. Non è e non può essere questo il terreno dello scontro: questi ragazzi ormai li vogliamo, siamo così vicini alla conclusione e qualsiasi forma di contrapposizione è fuori discussione. Bisogna dare una risposta politica, che abbia un impatto sul paese, che riesca ad ottenere un aumento del FOE senza distruggere il percorso delle stabilizzazioni. Il problema è che non riesco a immaginare qualcosa di meno adatto di questo governo da sensibilizzare alla ricerca.

  6. Cari Tutti,
    condivido in pieno le riflessioni riportate. Aggiungo che la via di finanziare dai progetti di ricerca sarebbe percorribile se il CNR fosse un’agenzia con una mission di servizio e un apparato gestionale in grado di supportare i ricercatori nel loro lavoro. E’ esattamente il contrario. Sono i ricercatori che devono farsi carico dei costi di scelte che poco hanno a che vedere con la ricerca. Mi devono spiegare , visto che i residui impropri per la corte dei conti sono un bubbone da estirpare e quindi soggetti a continuo prelievo forzoso, come si possono sostenere i costi di funzionamento visto che sono spese non eligibili sui progetti di ricerca. Sugli overheads? Che magari non vedi a fine progetto perchè, come talvolta accade, non ti vengono erogate le ultime tranche se non prima di un lungo iter di valutazione finale contabile e finanziaria? Facciamo programmazione della ricerca su entrate incerte? Capisco che viviamo una situazione particolarmente complicata ma mi devono spiegare come sia possibile azzerare (sic!) i fondi disponibili di piccole sedi, prelevando da progetti attivi che devono ancora essere rendicontati. Oppure azzerare fondi da progetti europei con prelievi forzosi per pagare le spese di area. Questi sono fatti reali successi e documentabili e pertanto è da rispedire al mittente la proposta di caricare i costi degli stabilizzandi su fondi che si liberano dai TD.
    Per quanto riguarda il diritto di opzione terrei a precisare che i tecnici e gli amministrativi NON sono un corpo estraneo alla ricerca e pertanto devono godere degli stessi diritti dei ricercatori. Non permettere l’esercizio del diritto è un modo strumentale per pilotare i processi di ristrutturazione della rete scientifica su basi che non hanno nulla a che fare con la ricerca

  7. Cari colleghi,
    relativamente alle 4 proposte dell’Amministrazione Centrale, permettetemi un’analisi puntuale degli effetti per ciascuna.

    RIBALTAMENTO AGLI ISTITUTI DELLE SPESE PER LE UTENZE E PER IL FACILITY MANAGEMENT (CIRCA 42 MILIONI).
    Molte delle spese di funzionamento presso le Aree di Ricerca sono in carico agli Istituti, cioè di fondi di ricerca. In alcune Aree di Ricerca, sono anche impropriamente a carico dei fondi di ricerca alcune delle spese a “uomo fermo” quali la “manutenzione ordinaria e riparazione di immobili di proprietà” che attengono strettamente al patrimonio edilizio dell’Ente e che quindi dovrebbero essere esclusivamente a carico del FOE.
    Le utenze per il riscaldamento/raffrescamento sono anche esse “a uomo fermo”. Solo una parte dei costi delle utenze elettriche sono causati dalla ricerca vera e propria.
    Sorge spontanea la domanda sul da farsi laddove le risorse non siano reperite. Una possibile conseguenza proposta, è che gli individui che non “facciano la propria parte” nel reperire i fondi di ricerca necessari al funzionamento a uomo fermo di istituti ed aree, risultino “non necessari”. E quindi dovranno “subire conseguenze” ben più gravi che un mancato passaggio di livello o avanzamento di fascia, nei limiti delle norme sul pubblico impiego (trasferimento forzoso? Messa in mobilità verso altra amministrazione come per un dipendente delle provincie, alla “Checco Zalone”?).

    Quindi, laddove si chieda ai ricercatori di contribuire alle utenze e facility management, non si potranno dispensare i 4 Ricercatori (I-III), gli 84 Tecnologi (I-III) a tempo indeterminato attualmente in servizio presso l’Amministrazione Centrale, né l’1 Ricercatore (I-III) e i 23 Tecnologi (I-III) presso i dipartimenti. Questi infatti godono degli stessi diritti e stessa retribuzione dei ricercatori e tecnologi in servizio presso gli Istituti. Quindi anche i colleghi I-III presso l’Amministrazione Centrale ed i Dipartimenti, competono gli stessi “doveri” di reperire le risorse per scaldarsi/raffrescarsi o per l’illuminazione, per pagare le pulizie e la vigilanza. Sarebbero quindi, necessariamente, investiti dalle stesse conseguenze.
    Ogni giustificazione di “servizi” offerti agli Istituti e alle Aree sarebbe poco sostenibile se gli Istituti e le Aree fossero inoperativi o detti servizi non fossero richiesti dai fruitori.

    UN OVERHEAD SUI PROGETTI DI RICERCA,
    Sarebbe opportuno informare gli estensori della proposta che i modelli di finanziamento di progetti di ricerca sono decisi unilateralmente dal soggetto finanziatore, e la quota di costi non analiticamente rendicontata varia ampiamente, dal 0% a rari casi limite del 37,5% del finanziamento complessivo (pari a 60% sui costi analiticamente rendicontati).
    Ad esempio, nei progetti di mobilità H2020-PEOPLE, i costi indiretti sono appena sufficienti a pagare l’IRAP e l’IVA per gli acquisti sotto i 250€, dovute per legge, ma non ammissibili. Quindi nulla può essere prelevato, a meno di non incorrere in possibili illegittimità nella gestione dei fondi Europei.
    Sarebbe opportuno informare gli estensori che nella stragrande maggioranza dei modelli di finanziamento, i costi per beni inventariabili sono rendicontabili solo per (i) la quota parte ammortata dalla data di acquisto alla data di conclusione del progetto finanziato e (ii) per la sola quota d’uso dedicata al progetto. Anche nei casi ottimistici di quota d’uso al 100%, salvo che le “postazioni di lavoro” (PC e Laptop), mai è possibile rendicontare per il 100% della durata, in quanto la strumentazione scientifica ed i server si ammortano in 5 anni.
    Al contrario, progetti di durata superiore a 5 anni su bandi competitivi non ne esistono, che io sappia.
    Nelle ipotesi di un “buon finanziamento” di durata triennale, va considerato che per espletare una gara per l’acquisto di strumentazione sono ineliminabili tempi tecnici di 6 mesi dall’accertamento, che spesso coincide con la data di avvio. A volte la disponibilità per l’avvio della gara è soggetta ai ritardi derivanti dall’approvazione in CdA della variazione di bilancio intercorsa dopo la chiusura del PdG, 1 o più mesi. A questi tempi si sommano i tempi di consegna (1-6 mesi). Nell’ipotesi di 2 mesi per la consegna, si possono rendicontare solo 28/60 del costo). I 32/60 mancanti derivano dagli overhead e/o dai costi del personale di ruolo di cui alla successiva proposta 3).
    In assenza di queste disponibilità finanziarie non rendicontabili sarebbe IMPOSSIBILE ACQUISIRE STRUMENTAZIONE. Solo in alcuni casi si potrebbe ovviare con il leasing, ma con grave danno per il patrimonio dell’Ente che si vedrebbe privo di strumentazione di proprietà, parametro molto importante, spesso determinante, per vincere i bandi. Le attività per cui non sia possibile il leasing sarebbero del tutto interdette, con conseguente riduzione dei fondi reperiti.
    Sarebbe opportuno informare gli estensori che, nella stragrande maggioranza dei modelli di finanziamento, i costi della manutenzione della strumentazione e degli impianti, spesso elevati causa la vetustà degli stessi, non sono costi ammissibili. Ad essi si sopperisce con overhead e/o coi costi del personale di ruolo di cui alla successiva proposta 3).
    Sarebbe opportuno rammentare agli estensori, che i costi “generali” degli istituti, privi di stanziamenti “ordinari” a carico del FOE per il funzionamento, sono già a carico degli overhead di progetto. Analogamente è a carico degli overhead la quota trasferita dagli Istituti alle Aree. L’incidenza complessiva delle due voci è variabile fra istituti (e a volte fra le UOS), ma da quel che “pago” e sento si paghi, è generalmente compresa fra il 15% ed il 30% dell’accertato, molto prossima al caso limite del 37,5% già discusso.
    Quindi, il fondo del barile è già stato grattato. Se lo si grattasse ulteriormente, il barile si bucherebbe. Fuor di metafora, ulteriori prelievi imporrebbero artifici contabili o altri atti potenzialmente non pienamente conformi alle normative, ai contratti con i committenti o atti di impegno con i finanziatori.
    IL PRELIEVO INTEGRALE DELLA QUOTA DI PERSONALE TI FINANZIATO SU PROGETTI DI RICERCA
    Valgono le considerazioni esposte al precedente punto 2). I costi esposti per il personale TI costituiscono risorse finanziare indispensabili per coprire i costi non ammissibili, indispensabili per lo svolgimento dei progetti ed adempiere agli obblighi associati.
    Sarebbe opportuno informare gli estensori che quando, al termine di un progetto “avanzano” risorse finanziarie, queste non vengono spese per attività ludiche o spese di rappresentanza. Vengono invece parsimoniosamente utilizzate dai ricercatori che li hanno reperiti per svolgere attività di ricerca “libera”. Solitamente questa ricerca “libera” è finalizzata ad esplorare nuovi filoni scientifici e tecnologici, ed è propedeutica al reperimento di ulteriori fondi. Spesso questa ricerca “libera” produce “prodotti” valutati dall’ANVUR e quindi contribuisce al FOE, e quindi anche alla retribuzione degli estensori.
    Contribuiscono significativamente a questa ricerca libera anche unità TD e parasubordinate che hanno maturato preziose competenze nei progetti finanziati e conclusi. Laddove tali competenze non siano retribuite negli intervalli temporali fra la fine di un finanziamento e l’inizio del successivo, verrebbero disperse a beneficio del Re di Prussia o della Silicon Valley.
    UN CONTRIBUTO ALLE STABILIZZAZIONI DEL PERSONALE IN MISURA PROPORZIONALE AGLI ISTITUTI DI AFFERENZA DEL PERSONALE STABILIZZATO.
    La proposta appare basato sull’assunto che (i) tutto il personale stabilizzato sia integralmente a carico dei progetti finanziati, (ii) che il personale stabilizzato non godrà dei diritti contrattuali previsti per i pari profilo oggi in servizio e quindi potrà essere integralmente “costretto” a lavorare sui progetti finanziati dall’esterno; (iii) che i progetti in essere siano eterni, o quantomeno si estendano per un intervallo temporale sufficientemente lungo a reperire le risorse necessarie tramite turnover e/o aumento del FOE.
    I tre assunti sono inesatti.
    (i) Diverse centinaia di unità di lavoratori TD sono a carico del FOE o dei fondi conto terzi a gestione centralizzata. Altri TD presso gli istituti sono a carico del fondo di solidarietà, rifinanziato anche prelevando i residui dei progetti di ricerca, perché i fondi dei progetti si sono esauriti e le competenze scientifiche e tecniche non possono essere disperse, pena l’impossibilità di svolgere ulteriori progetti.
    (ii) Ai sensi del CCNL, il personale I-III stabilizzato godrà della stessa libertà di ricerca del personale attualmente in servizio TI, in quanto l’obbligo di adempiere al progetto indicato nel bando di concorso verrà meno. Alcuni continueranno le attività sotto la responsabilità altrui, molti altri legittimamente cercheranno di valorizzare la loro creatività ed esploreranno autonomamente ulteriori filoni scientifici cercando di reperire fondi autonomamente per realizzarli.
    (iii) I progetti di ricerca durano tipicamente I-III anni. I rari ERC durano 5 anni. Non ho i dati, ma non credo di sbagliare di molto stimando una durata media di circa 2 anni. Quindi, la media della durata residua è 1 anno, il 2019, un periodo irrisorio rispetto al turnover e, temo, rispetto ad aumenti significativi del FOE.
    Assunti inesatti, comportano stime inesatte, con potenziale dissesto del bilancio dell’Ente.

    In ogni caso, il massimo contributo prelevabile ammonterebbe alla quota di cofinanziamento del 50% a carico del FOE, pari al 1/3 del costo complessivo del personale stabilizzato. Altrimenti apparirebbe palese che la stabilizzazione del personale presso gli Istituti a carico dei progetti sia tale solo nella forma e non nelle coperture. Apparirebbe quindi un mero pretesto per stabilizzare con i fondi stanziati dalla legge di Bilancio solo personale presso l’Amministrazione Centrale, che secondo la logica ANVUR non è “addetto” alla ricerca.
    Per quanto esposto al sottopunto (iii) e trascurando quanto al (ii), il prelievo dai progetti di ricerca sarà possibile “mediamente” per il solo 2019. Esauriti i progetti su cui gli stabilizzati sono attualmente in carico, appare illogico, se non illegittimo, imputare a progetti proposti da altri di contribuire al costo del lavoro degli stabilizzati. Nelle strutture con più elevata incidenza di stabilizzati si potrebbe assistere a massive richieste di trasferimenti verso istituti con pochi stabilizzati, determinando di fatto istituti di “giovani” con debiti e istituti di “vecchi” senza debiti.
    Né appare giuridicamente possibile che i soli stabilizzati debbano contribuire, in attesa del turn-over o di un ipotetico aumento del FOE, al proprio costo del lavoro a carico dei molto auspicabili finanziamenti sotto la loro responsabilità, mentre tutti i I-III livello già in ruolo, a prescindere dalla sede di servizio e funzione, siano esentati.
    Si limiterebbe in modo indebito la produttività degli stabilizzati, con effetti sulla loro prospettive di carriera.
    Forse si incorrerebbe nel rischio di una causa mobbing verso i neoassunti, con gravi conseguenze di immagine e finanziarie in caso di verosimile soccombenza in giudizio dell’Ente.

    Sarebbe opportuno informare gli estensori che laddove si volesse perseguire questa ipotesi, i diritti ed i doveri, a parità di profilo, sono uguali per tutti (salvo incorrere in citazioni Orwelliane).
    Quindi non potranno essere esonerati dal paventato prelievo in misura proporzionale ai costi delle stabilizzazioni né l’Amministrazione Centrale (433 dipendenti TI), né i Dipartimenti (68 dipendenti TI). Ivi risultano, rispettivamente 116 e 20 TD, di cui rispettivamente 56 e 10 nei profili I-III. Molti di questi sono “storici” e quindi stabilizzabili “comma 1”, in disproporzione significativa rispetto a quelli negli istituti che reperiscono risorse esterne in modo competitivo e corretto.
    Quindi, nella malaugurata ipotesi che il CdA fosse costretto ad implementare il paventato dolorosissimo prelievo sui fondi esterni per coprire i maggiori costi delle stabilizzazioni e di eventuali scorrimenti “comma 2”, il minore danno alla operatività e alla missione di un Ente Pubblico di Ricerca si avrebbe se:
    (i) non si implementasse alcuna misura che pregiudicasse l’esecuzione delle attività di ricerca finanziate né che, nei fatti, rendesse impossibile il reperimento di nuove risorse tramite progetti competitivi;
    (ii) si distribuisse l’onere del contributo su Istituti, Dipartimenti e Amministrazione Centrale, in misura proporzionale ai costi del personale stabilizzato presso la stessa struttura e nel limite massimo dell’incidenza di 1/3 di detti costi;
    (iii) prima della chiusura delle graduatorie dei concorsi riservati “comma 2”, si correlassero le Aree strategiche con gli Istituti e si definissero la ripartizione degli eventuali scorrimenti per Istituto, e le eventuali priorità temporali di dette stabilizzazioni; tale ripartizione dovrebbe avvenire non in proporzione al numero di candidati idonei per Aree strategiche (per evitare il confronto di “mele con pere”), ma in proporzione alle disponibilità delle risorse esterne presso gli istituti chiamati al cofinanziamento;
    (iv) si differissero le stabilizzazioni “comma 1” in tutte quelle strutture non in grado di sostenere con risorse esterne (o con risparmi di altre voci) detti costi; si impiegassero le risorse, non così allocate, per stabilizzare entro il 31/12/2018 un maggior numero di idonei “comma 2” presso le strutture ove questi siano già contrattualizzati e laddove le strutture siano in grado di far fronte, con risorse esterne relative a progetti attivi o approvati, anche non ancora accertati, al cofinanziamento per il 2019, al fine di non perdere lo stanziamento in legge di Bilancio.
    In conclusione, auspico che nessuna delle 4 ipotesi paventate dall’Amministrazione trovi applicazione, poiché obbligherebbe, nella sostanza, ad una profonda riorganizzazione operativa dell’Ente, delle necessità e responsabilità delle strutture e dei singoli lavoratori, generando tensioni fra colleghi ed effetti dirompenti per il CNR nel suo complesso.

    1. Caro Romeo,
      hai spiegato molto bene perchè nel mio primo intervento dicevo che “Le soluzioni proposte per redigere il bilancio preventivo sono tutte inaccettabili”.
      Non corcordo però sul fatto di cercare di trovare la soluzione che “minimizzi il danno”!
      Secondo me dobbiamo mobilitarci seriamente affinchè il danno non ci sia.
      Paventare possibili soluzioni ad un problema che è insolubile a meno dell’aumento del FOE è solo dannoso.
      Se proprio vogliamo minimizzare il danno per la ricerca del CNR proponiamo il taglio del 10% del salario di tutti i dipendenti CNR per assumerne di nuovi, il taglio di un altro 10% per avere le progressioni di carriera ed i passaggi di livello (cosi molti colleghi potranno finalmente avere il riconoscimento che si meritano) e visto che ci siamo tagliamo un altro 10% per avere un po’ di fondi per fare ricerca!
      Con un 25% di taglio salariale si risolvono tutti i problemi che hai perfettamente descritto nel tuo intervento e poco importa se qualcuno di noi ha sottoscritto un mutuo contando sul suo salario!
      La riduzione dello stipendio è la soluzione migliore perchè colpisce tutti allo stesso modo e non implica alcun cambiamento nell’organizzazione del CNR, nè attrito tra colleghi, nè istituti vecchi ed istituti giovani! Ovviamente la mia è una provocazione, ma temo che qualche collega o peggio al ministero potrebbero prenderla seriamente in considerazione se non alziamo la voce per dire che la misura è colma!
      Roberto

  8. Perdonate la banalità, ma se il tenore degli interventi del presidente è questo:

    A Rai3 – Agorà- il presidente del Cnr Massimo Inguscio, ospite della trasmissione, rassicura sulle stabilizzazioni: “Questo Governo sta riconoscendo l’importanza della ricerca del Cnr: c’è una sensibilità che ci conforta sull’idea di investire fondi per la ricerca. La prima tranche di precari (1.500 circa) verrà assunta entro il 31 dicembre”

    (homepage del cnr.it – oggi)
    Difficile far passare il messaggio che il FOE sia del tutto inadeguato per sostenere le attività del CNR, anche quelle minime di funzionamento della strumentazione. Concordo che non bisogna contrapporre le assunzioni alle spese di ricerca, ma neanche far passare il messaggio che ci basta risolvere la questione del precariato (tanto più se ci si sta chiedendo di continuare a sostenerla economicamente ).
    Nel merito della questione su cui Vito chiede alla rete scientifica di formulare proposte, secondo me mancano delle informazioni: quanti soldi mancano? (se non sbaglio anche Umberto sollevava la stessa richiesta); e poi: per quanto tempo si prevede di dover sostenere con i fondi esterni l’inadeguatezza del FOE?. Se la risposta è “finchè il FOE non aumenta” e intanto il messaggio è che siamo contenti dell’attenzione che ci sta dando il governo allora siamo a posto!

    1. Trovo che il commento di Gt metta esattamente a fuoco il problema.
      Ammettiamo che noi personale ci mobilitiamo e facciamo una bella manifestazione. Penso che abbiamo tanta passione, motivazione e fantasia, sono sicura che la manifestazione viene bene.
      Intanto il tuo presidente non solo non ti chiama, come personale, per lanciare un allarme ed informarti della verità nuda e cruda e delle sue esatte dimensioni, ma anzi si mostra soddisfatto. L’amministrazione da parte sua ti chiede di scrivere, nel termine dei prossimi 10 (dieci) giorni, dati che di fatto determineranno il fermo-macchine del tuo Istituto, Tutto questo accade senza che il personale riceva una informativa seria sulle 4 misure, aldilà della modalità volontaria di Vito, come se fosse una cosa normale.
      Pensate che il cittadino normale, ma anche la figura ministeriale e/o governativa, si impensieriscano per la bella manifestazione?

  9. In tutta questa vicenda io vedo un solo aspetto positivo per i ricercatori e i tecnologi: la loro responsabilizzazione rispetto ad alcune scelte che passano sulle loro teste ma che poi sono attuate in parte con i loro soldi.
    Non sono mai stato e mai sarò a favore delle stabilizzazioni perché rappresentano una spirale perversa per il mondo della ricerca. Ad un certo punto diventano necessarie, diventano un’emergenza e vengono stanziati soldi per farvi fronte. Fino alla prossima emergenza. Mi piacerebbe che pur mostrando solidarietà per i colleghi sia messo a chiare lettere che tale forma di reclutamento mortifica le competenze degli stessi e non può, non deve diventare la prassi (2009-2018 e poco o nulla in mezzo). Non mi sembra di aver visto nulla di rilievo in proposito nella lotta condotta sinora. Ma che fare allo stato attuale? Il MIUR deve aumentare la quota a due condizioni: maggior controllo interno sulla gestione dei fondi, piano quinquennale per assunzioni mediante concorso.

    1. Sono molto d’accordo, ma cosa facciamo per chiedere ed ottenere un aumento del FOE che al momento il governo non sembra intenzonato a dare? una petizione? una manifestazione? un sit-it? lo sciopero della fame?
      Il CNR (direttore generale, Presidente, CdA) ha mai avanzato al MInistro una richiesta di aumento del FOE in modo formale?
      Se non lo ha mai fatto, cosa aspetta a farlo? Una nostra lettera di diffida dal prelevare soldi dai nostri progetti per far capire che la misura è colma e che non siamo disposti a pagare per la loro mancanza di spina dorsale?

    2. Caro Maro, cari colleghi
      Viviamo in un paese in cui l’emergenza appare strutturale. In molti casi questa è causata della bassa la qualità di chi dovrebbe fare l’interesse pubblico.
      In altri, l’emergenza non è un dovuta all’incompetenza, bensì a grandi capacità di analisi del sistema del pubblico impiego visto come un sistema dinamico in presenza di disturbi deterministici e rumore, alle grandi capacità di prevedere l’evolvere degli eventi a seguito del manifestarsi dell’emergenza, e alle grandi capacità di ottenere il risultato perseguito anche in un sistema apparentemente caotico.
      Grazie all’analisi delle dinamiche che hanno portato all’emergenza “precari”, confesso che ho maturato grandissima stima nelle capacità in taluni colleghi di gestire il sistema CNR.
      Questi, nel Castello, lontani dalle distrazioni della ricerca, circondati di abili paladini dei lavoratori, pianificano con estrema lungimiranza le evoluzioni dinamiche assunzionali e gestiscono le azioni al fine di perseguire il preciso risultato che, nel rispetto formale delle regole, talune categorie o taluni singoli beneficino di una sanatoria. Non è la prima volta, e sembra funzionare con periodicità poco meno che decennale (tre mega-tornate concorsuale in epoca Bianco, Stabilizzazioni Bersani, Stabilizzazioni Madia).
      Nello specifico, i blocchi di fisiologici e periodici concorsi (idealmente annuali per i III livelli, biennali per i II e I) è, solo in parte, dovuto a blocchi assunzionali imposti per legge. Nel vuoto di periodici concorsi molti giovani scienziati, per fortuna non tutti, sono emigrati, personale personale tecnico amministrativo valido ha trovato altra occupazione.

      Alcuni hanno avuto il privilegio di attingere ampiamente a risorse “facili”.

      Forse non è noto ai più che, con delibera del CdA47_2007 cessata la distribuzione a tutti i dipendenti di parte del fondo conto-terzi centralizzato, questo veniva trasformato in un fondo dedicato a pagare contratti TD, e veniva dato potere monocratico al Presidente “su proposta dei Direttori di Dipartimento per le richieste di personale provenienti dalla rete scientifica e su proposta del Direttore Generale per quelle provenienti dalle strutture dell’Amministrazione centrale”.
      Inoltre, dagli eventi di cronaca da atti espliciti del MIUR e della Direzione Generale, si ipotizza che, in un paio di istituti (vedasi puntata di Report su IFC e IAMC) ci potrebbero essere stati comportamenti non pienamente consoni. A valere dei fondi così accertati si sono attivare numerose posizioni TD. Stupisce che tante persone abbiano lavorato senza chiedere di leggere il testo del progetto vinto, che non si siano mai posti il problema del rispetto degli obiettivi e della consegna di deliverables e milestone, che non siano mai posti il problema di “chi va al review meeting”.
      Nei casi sopracitati, si è anche ricorso a chiamate dirette TD per tecnologi amministrativo-gestionali, forse non pienamente in linea con le prescrizioni dell’art. 20, del D.Lgs. n. 127/2003, a mente del quale ““(…) ferme restando le disposizioni vigenti e contrattuali per le assunzioni a tempo determinato negli enti di ricerca, il C.N.R., sentito il Consiglio Scientifico, nell’ambito del 10 per cento dell’organico dei ricercatori e tecnologi, nei limiti delle disponibilità di bilancio, può inoltre assumere con chiamata diretta, con contratto a tempo determinato per specifici progetti di ricerca, per la durata del progetto e, comunque, non superiore a cinque anni, ricercatori o tecnologi italiani o stranieri, con documentata produzione scientifica di eccellenza, o documentata attività di ricerca in enti di ricerca o imprese private o in atenei stranieri o in istituzioni di ricerca internazionali;”
      Non risulta che il Consiglio Scientifica sia mai stato interpellato al Riguardo. Certo è che oltre a posizioni di ricercatori e tecnologi con “documentata produzione scientifica di eccellenza, o documentata attività di ricerca in enti di ricerca o imprese private o in atenei stranieri o in istituzioni di ricerca internazionali”, sono anche stati assunti con profilo tecnologo amministrativo gestionali colleghi di cui non è facile individuare né la produzione né trovare visibili tracce di attività di ricerca.

      Quindi, alcuni hanno disposto per molti anni di risorse sostanzialmente senza i vincoli di scadenza che opprimono chi reperisce fondi di ricerca, fondi derivanti da FOE, ContoTerziCentralizzata, Progetti con risorse inesigibili (che hanno comportato prelievo dei residui alla rete scientifica per circa 5milioni), progetti con contestazioni significative (che hanno impegnato 20Milioni nel fondo di ricerca).

      A valere di questi fondi “facili” si è fatto maturare “il diritto all’assunzione” montando, con indubbia capacità di pianificazione, l’emergenza.
      Ma forse l’emergenza questa volta è un po’ più di quanto gli scaltri pianificatori, ed i paladini a loro vicini, prevedevano.

      Spero nessuno ne soffra. Ma, se si dovesse scegliere, anche a futuro monito, che l’emergenza si ritorca contro chi l’ha generata e chi ne abbia sinora ampiamente beneficiato, invece che contro ulteriormente chi ne è stato vittima, spesso ignara.
      Cordialmente
      R
      PS: gli effetti dei fondi facili e conseguenti posizioni TD non hanno effetti solo sulle stabilizzazioni, ma anche effetti negativi sulle carriere di tutti quei colleghi che competono in modo trasparente per reperire fondi che servono anche a pagare “hands in the lab”.

      1. Ovviamente dovremo vigilare affinchè, risolta questa emergenza, non se ne crei un’altra che esplode tra 10 anni (il periodo del ciclo è grossomodo quello).
        Però la situazione economica non sarebbe molto diversa senza gli stabilizzandi di cui parli: le “numerosi posizioni TD” attivate con più facilità del dovuto non credo arrivino al 10% del totale (circa 1200 comma1 considerando i misti) e sono molto d’accordo con Patrizia Lavia quando dice:” noi dobbiamo assolutamente evitare la contrapposizione tra ricerca e reclutamento dei precari “.
        il tempo stringe e abbiamo bisogno di iniziative concrete per cercare di salvare i nostri fondi per la ricerca, perchè nel bilancio del CNR oltre al FOE ci sono i nostri progetti e se il FOE non basta, l’unica risorsa da cui attingere sono i nostri progetti.
        Vogliamo fare qualcosa per cercare di evitare il danno? O sappiamo solo scrivere indignati quando il CNR preleva i nostri residui degli anni passati?

        1. Caro RobertoCabrub,
          sfortunatamente i numeri sono MOLTO maggiori del 10%. Se vai a rivederti su Youtube le presentazioni di Maresci o i suoi comunicati, i TD a carico del FOE e della Conto Terzi Centalizzata non sono solo presso l’Amministrazione Centrale (116 ad oggi) o i Dipartimenti (20) ma anche distribuiti sulla rete scienifica, qualcuno presso le aree (formalmente pesso isituti). Nel complesso sono circa 300 persone, circa il 25% dei 1200.
          A questi vanno sommati quelli negli istiuti di cui alla puntata di Report. Al riguardo, mi pare di ricordare che l’ANPRI avesse evidenziato, con toni olrremodo pacati, l’anonala distibuzione.
          Il punto è proprio questo, se ci fossero stati solo i precari “più uguali degli altri”, e non ci fossero stati anche ampi numeri di quelli che producono risultati scientifici, non si sarebbe potuto invocare la sabilizzazione.
          In altre parole, se non ci fosse stata gente che giustamente “spinge” da dietro, difficilmete quelli che avevo il privilegio di sedere in prima fila riuscirebbero a “salire” sul palco.

  10. Cari tutti,
    mi sembra evidente che senza un aumento del FOE e senza bandi competitivi a cui attingere per i finanziare i progetti di ricerca, arriveremo alla paralisi. Stipendi assicurati, ma senza fondi per fare ricerca. Nel frattempo in Italia vengono finanziati istituti di ricerca a statuto speciale (IIT, HT, etc), che ricevono cospicui e sicuri fondi pubblici per assumere personale con chiamata diretta, acquistare strumentazione, finanziare le attività di ricerca, che nel giro di qualche anno, verranno inevitabilmente valutati come eccellenti rispetto agli altri ENTI pubblici, nel frattempo paralizzati e molto poco produttivi.
    Non sta a noi ricercatori trovare la soluzione, siamo pagati per fare ricerca non per trovare soluzioni ai problemi dell’ENTE, a noi sta chiedere quello di cui abbiamo bisogno per lavorare bene. Se il CNR non può darlo, continuare ad accettare qualsiasi condizione vuol dire avvalorare l’idea che l’ENTE sia solo un “postificio” e vada sostituito con altri ENTI più produttivi e snelli.
    La soluzione francese del blocco per ottenere un aumento di FOE immediato, e l’istituzione di ANR con budget decennale assicurato mi sembrano l’unica soluzione percorribile con effetti a lungo termine. Anche io sono contro le stabilizzazioni, ma fino a quando rimarremo un ENTE statale e non avremo uno strumento competitivo di finanziamento dei progetti e un sistema credibile di valutazione dei singoli ricercatori, diventa difficile appellarsi alla meritocrazia.

  11. Il problema di come manifestare il nostro dissenso nei confronti delle politiche sulla ricerca (FOE) o della gestione interna dell’Ente è che qualsiasi manifestazione passa inosservata e ogni sciopero non incide su nessun processo vitale della nazione e pertanto neppure viene riportato dai media o avvertito dal popolo. Secondo me l’unico modo possibile per battere un colpo sarebbe quello di sparire fisicamente da qualsiasi evento -convegno, manifestazione, incontro pubblico- non inviare lavori in pubblicazione per un anno intero non andare a commissioni, incontri riunioni con regioni con associazioni ecc. Sparizione completa dai radar del personale del CNR. Naturalmente questo non vorrebbe dire smettere di lavorare, perché continueremmo a svolgere i nostri compiti di ricerca, ma se non altro forse l’assenza totale di migliaia di persone da tutti gli eventi e il crollo delle pubblicazioni da qualcuno verrebbe notata. Ma questo è irrealizzabile perché la maggior parte dei ricercatori/tecnologi si guarda bene dallo stuzzicare troppo. Si protesta, forte, nei corridoi, ci si indigna poi si pianificano le ferie e si aspetta che passi la piena. “ma alla fine m’assetto papale mi sbottono e mi leggo ‘o giornale mi consiglio con don Raffae’ mi spiega che penso e bevimm’ò cafè”

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