CNR

30 Novembre 2019: Voce alla ricerca. Se non ora quando?

Venerdì 30 novembre, in occasione della riunione del CdA, si è svolta, presso la Sede Centrale del CNR, la mobilitazione del personale di Napoli che chiedeva di rinviare l’approvazione del bilancio di previsione 2019 solo a valle di un sicuro aumento del FOE del CNR di 100 milioni di euro.

Mentre un folto gruppo di colleghi (provenienti anche da altre città) distribuiva volantini davanti all’ingresso della Sede Centrale, un altro gruppo, armato di manifesti e fischietti, raggiungeva il primo piano della Sede per chiedere un incontro urgente con il presidente Inguscio. Questi, solo al termine della riunione del CdA, ha accettato di incontrare una delegazione di 2 rappresentanti dei manifestanti.

Nel corso dell’incontro, svoltosi in presenza anche del Consigliere Alberto Tesi e del rappresentante del personale Vito Mocella, il presidente Inguscio ha affermato di essere ben consapevole della situazione molto grave in cui versano le finanze del CNR, addossandone le responsabilità alla continua riduzione del FOE e alle passate gestioni del CNR. Nel tessere le lodi della manifestazione sui 95 anni del CNR, il Presidente ha affermato di essere sicuro di un consistente aumento del finanziamento ordinario del CNR, tale da non rendere necessarie le misure di prelievo dei fondi della ricerca previste nella delibera n. 210 del 16 novembre u.s.. Forte di tale certezza del Presidente, il CdA, con l’astensione del rappresentante Vito Mocella, aveva quindi approvato il bilancio di previsione 2019 contenente le misure di prelievo sui fondi della ricerca contenute nelle linee guida di cui alla delibera n. 210/2018.

La delegazione ha manifestato tutta la sua contrarietà nei confronti di tale decisione del CdA, riaffermando che l’approvazione del bilancio di previsione indebolisce la richiesta del CNR di un adeguato aumento del FOE e riduce fortemente la possibilità che con la Legge di bilancio 2019 siano assegnate al CNR ulteriori risorse economiche. La delegazione ha chiesto ed ottenuto che il presidente Inguscio rendesse pubbliche, entro una settimana, le informazioni in suo possesso relative agli aumenti del FOE di cui ha continuato a dirsi certo.

A conclusione dell’incontro con la delegazione, i consiglieri Alberto Tesi e Vito Mocella hanno incontrato, all’esterno della Sede del CNR, i manifestanti tutti, entrando nel merito delle rispettive posizioni relativamente all’approvazione del bilancio. Il Consigliere Mocella ha dichiarato di essere l’unico a non aver votato l’approvazione del bilancio di previsione per il 2019. Invece, il Consigliere Tesi ha dichiarato che non si aspettava una protesta così forte contro i prelievi da parte dell’Amministrazione Centrale, in particolare quello relativo al contributo del 50% sul costo del personale da stablizzare.

Inoltre, ha aggiunto di aver votato l’approvazione del bilancio come atto di fiducia nei confronti del Presidente che aveva rassicurato i consiglieri che il CNR avrebbe ottenuto a breve fondi adeguati a scongiurare il prelievo sui progetti di ricerca. Inoltre, il Consigliere Tesi ha sostenuto la necessità di un aumento del FOE perché il CNR possa svolgere il suo ruolo strategico nel Paese, ed ha espresso solidarietà ai manifestanti, incoraggiandoli a continuare nella protesta.

Ovviamente, la mobilitazione del personale di Napoli non cessa, anzi verrà rafforzata con ulteriori iniziative anche a livello nazionale, in congiunzione con tutta la rete scientifica che ha già espresso numerosi dimostrazioni di sostegno attraverso i comunicati delle assemblee di diverse Aree della Ricerca ed Istituti.

I promotori della Mobilitazione del 30 novembre

4 thoughts on “30 Novembre 2019: Voce alla ricerca. Se non ora quando?”

  1. Parallelamente alla richiesta di nuovi fondi dobbiamo chiedere ( anzi essere noi stessi a proporre) una programmazione e gestione trasparente delle spese, per evitare di trovarci l’anno prossimo nella stessa situazione di adesso:
    La programmazione almeno per quanto riguarda il personale deve partire dai seguenti punti:
    1. A fine anno finalmente verranno stabilizzati oltre 1000 precari, sebbene solo in base alla tipologia del contratto e della sua durata, senza purtroppo tener conto neanche minimamente del merito e della esigenze degli istituti. Solo circa la metà degli stabilizzanti sono ricercatori: Dalle tabelle reperibili al sito (http://www.urp.cnr.it/page.php?level=3&pg=149&Org=4&db=1) risulta che verranno stabilizzati circa 500 ricercatori, mentre le rimanenti posizioni riguardano tecnici/operatori, (circa 300) e circa 150 tecnologi e 55 amministrativi. Per le prossime stabilizzazioni si deve trovare il modo di stabilizzare i precari anche in base al merito ed alle esigenze di istituti e sede centrale .
    2. Mentre si sta per sanare il bubbone del precariato, nello stesso tempo se ne sta già creando un altro identico, che scoppierà fra qualche anno: un giorno sì e pure l’altro il Dg invia richieste per personale interno, ma guarda caso, mi sembra che mai un interno abbia risposto a queste richieste e quindi si crea nuovo personale precario.
    A parte i contratti previsti dai progetti esterni e finanziati da questi progetti, bisogna fermare tutte le altre richieste di personale precario, specialmente quelle coperte su fondo ordinario: sul sito concorsi è possibile notare che malgrado il buco di bilancio sono stati banditi su fondo ordinari ( FOE) almeno 4 concorsi per tecnologo per uffici della sede centrale (URP, Ufficio concorsi, Biblioteca) dove per ciascun ufficio afferiscono già circa 30 dipendenti). Cioè il fondo ordinario (FOE) non basta per coprire le spese correnti e si deve attingere ai fondi dei progetti e poi si trovano nel fondo stesso finanziamenti per nuovo personale precario per la sede centrale? Queste incoerenze non possono più essere tollerate.
    3. Al CNR ci sono circa 100 persone assunte per chiamata diretta, (che sono state escluse al momento dalla stabilizzazione) . Se si guarda bene all’elenco di queste persone ci si accorge che a parte pochi assunti giustamente perchè titolari di progetti Europei (generalmente nel ruolo di I ricercatore) e pagati sui progetti stessi, circa la metà sono tecnologi, che quindi da statuto non fanno ricerca attiva e non si sa su quali fondi vengono pagati. La chiamata diretta è un meccanismo che sarebbe dovuto servire a reclutare personalità di chiara fama provenienti dall’esterno e/o che portano in dotazione progetti milionari, etc.. Sembra invece che la chiamata diretta sia stata utilizzata per sistemare in tutti i ruoli amici ed amici degli amici, che vengono quindi assunti senza neanche uno straccio di parvenza di concorso, all’insaputa dei più. Inoltre sembra che in qualche caso addirittura questo personale venga anche subito dopo l’assunzione comandato presso altre strutture private che nulla o poco hanno a che fare con il CNR.
    Il meccanismo della chiamata diretta deve ritornare al suo obiettivo iniziale ed ogni contratto per chiamata diretta deve essere riportato sul sito.
    4. L’ultimo punto riguarda le unità di personale che svolgono lavoro prevalentemente amministrativo. Da un rapido calcolo ( 2016) per ogni 3-4 ricercatori c’è un’unità di personale che non lavora nella ricerca attiva (tecnologi ed amministrativi). Per non parlare di un bel numero di tecnici che parimenti si interessano di amministrazione negli istituti. Con la stabilizzazione in atto il rapporto ricercatori/personale che lavora in ambiti amministrativi è destinato a diminuire e fra poco ci troveremo a contare un’unità di personale che si interessa di amministrazione per ogni ricercatore! Bisogna definire il piano per le aassunzioni per il prossimo fututo tenendo conto che la ricerca la fanno i ricercatori.

  2. Sono d’accordo con Clara, tranne che per alcuni, importantissimi aspetti:
    1. Molti tecnologi sono coordinatori di progetti europei, o ne sono partner a tutti gli effetti. Portano fondi alla ricerca e la favoriscono;
    2. Conosco numerosi CTER che sono tali solo perché, al momento del reclutamento su fondi europei, non vi erano somme necessarie a farne dei ricercatori o tecnologi. E son tanti che hanno anche l’idoneità a tecnologo o ricercatore ma rimangono al palo
    3. I tecnologi al CNR hanno un ruolo ben preciso. In realtà invece in tanti istituti svolgono funzioni da Operatore Tecnico. In altri sono pseudo-ricercatori senza l’opportunità di fare pubblicazioni
    Una corretta governance del personale dovrebbe sanare taluni situazioni sulla base del lavoro svolto e della meritocrazia. Soprattutto, per il futuro, dovrebbe reclutare in maniera coerente con le skill richieste e il CV del singolo.
    Nel chiedere tutti giustizia, trasparenza, coerenza e meritocrazia evitiamo dunque che qualcuno, o intere categorie, possano ergersi su un piedistallo: di lì la visione della realtà potrebbe essere distorta.

    1. La posizione di Chiara è limpida e cristallina.

      Relativamente agli aspetti sollevati da Maro:
      1. I colleghi tecnologi che coordinano progetti, laddove volessero vedere riconosciuto il loro ruolo come ricercatori hanno lo strumento dell’art. 65 del CCNL., che è a costo zero. Molti hanno utilizzato lo strumento contrattuale, ed alcuni hanno fatto ulteriore carriera. I colleghi tecnologi che invece preferiscono continuare a svolgere le indispensabili attività di “Supporto alla ricerca”, (gestione strumentazione, impianti, ecc.) hanno le stesse retribuzioni, stessi diritti all’elettorato attivo e passivo e, statisticamente, stesse opportunità di carriera dei ricercatori.

      2) L’argomento che “numerosi CTER che sono tali solo perché, al momento del reclutamento su fondi europei, non vi erano somme necessarie a farne dei ricercatori o tecnologi”, laddove fosse supportato da casi con nome e cognome, appare illogico ed incoerente in quanto cozza contro l’impietosa evidenza dei dati del costo del lavoro (http://www.dcp.cnr.it/DPUASI/Moduli/Download/Contratti/Costo_Tabellare_Personale_2018.pdf).
      Il costo del lavoro di un III livello I fascia è € 48901,46, di uno CTER VI livello € 44.176,93, il 90,34% del III livello I.
      Quindi, se per le attività previste in un progetto di ricerca fosse necessario una qualificazione accademica, un CV ricercatore o tecnologo, una specifica competenza scientifica e/o tecnologica, e ma vi è solo il 90,34% del budget necessario, non vi sarebbe tao alcun motivo di bandire un concorso per CTER. Sarebbe stato invece coerente bandire un concorso per III livello con part-time al 90,34%. Il vincitore avrebbe ricevuto, sia in termini di netto, che di contributi versati, che di TFR, gli stessi identici importi. E come larga parte dei ricercatori e tecnologi (come faccio e come vedo negli istituti), avrebbe lavorato tutto il tempo necessario per svolgere il progetto.
      Inoltre, l’argomento del budget cozza contro l’evidenza che non sono pochi gli CTER che pur essendo TD, beneficiano di ulteriori voci (sede disagiata o rimborsi chilometrici, straordinari, reperibilità, turni) che non competono ai III livelli (cui compete la sola indennità di ischio al pari degli CTER, qualche decina di centesimi di € al giorno). Da rendiconti visti, non è raro che un CTER di VI fascia abbia un costo pari a un III livello I, ed a volte, anche II fascia.
      Il punto è quindi se al momento della presentazione della domanda per il concorso CTER, il candidato avesse già maturato i titoli per vincere un concorso TD da ricercatore.
      È certo che aver vinto un concorso CTER per essere formato alla ricerca e maturare i titoli per ricercatore, in luogo di un concorso a borsa di dottorato sia risultato di particolare vantaggio per il vincitore.
      Appare però poco condivisibile invocare vie preferenziali.

      3) Tutti noi ricercatori ci siamo riparati gli strumenti, montato tubature, messo la stoppa, cambiato l’olio. Ma un sistematico demansionamento ad operatore tecnico è cosa grave. Pur non essendo competente in questioni giuridiche, stimo che possa essere sottoposto all’attenzione degli organi di governo dell’Ente, del Giudice del Lavoro e anche alla Corte dei Corti affinché valuti le ipotesi di danno erariale. Infine, sfugge come i tecnologi “pseudo-ricercatori” siano sati privati dell’ “opportunità di fare pubblicazioni”. Sono stati privati dell’uso della tastiera? Oppure, pur avendo apportato un contributo scientifico (e non meramente tecnico/tecnologico, tipo gestire i sistemi di condizionamento dell’aria o la manutenzione HW e SW di un centro di calcolo) sono stati esclusi dalla scrittura, lettura e firma del manoscritto? Se così fosse, nell’Ente vi siano i modi formali per far valere i propri diritti.

  3. Caro Maro, non era mia intenzione denigrare alcuna classe di colleghi.
    Ognuno deve fare il lavoro per il quale è pagato e deve essere rispettato per questo.
    Ma se il ruolo di tecnologo e ricercatore è quello previsto dallo statuto, per la programmazione per il futuro dobbiamo chiederci di quanti ricercatori e tecnologi abbiamo bisogno, (a parte reclamare come tu dici una corretta governace del personale e sanare da subito le situazioni che tu riporti sulla base del merito e del lavoro svolto).

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