CdA Sintesi

Riorganizzazione della Sede Centrale (Stralcio CdA del 18 aprile)

Cari colleghi,
nel CdA dello scorso 18 aprile è stata approvata una modifica dell’assetto organizzativo dell’Amministrazione Centrale del CNR .

Come se nulla fosse il vertice dell’amministrazione procede a propria tutela, mentre ai direttori di istituto sono state, giustamente, ridotte le indennità, mentre la rete scientifica tira la cinghia sulle spese di missione (pagate sui fondi esterni), mentre la circolare 6 rende impossibile portare a termine correttamente i progetti di ricerca, mentre ai responsabili di area e ai responsabili di sede secondaria non è corrisposta alcuna indennità, mentre per gli incarichi esterni di insegnamento viene ancora chiesta un’autorizzazione in palese e flagrante violazione della norma , mentre vengono imposte restrizioni illegittime alla facoltà di autocertificare il lavoro esterno di ricercatori e tecnologi – funzionale a rendere legittima la spesa di centinaia di migliaia di euro per i rimborsi delle spese di connessione di lavoratori in telelavoro (che non appartengono alla rete scientifica) dimenticando il lavoro agile, mentre i soldi ottenuti grazie al mutuo per edificare un’area della ricerca finiscono in spesa corrente senza alcuna conseguenza per i dirigenti responsabili, …

Questo progetto del DG è l’ennesima occasione mancata di una reale razionalizzazione dell’amministrazione centrale e le mie richiesta di chiarimento hanno avuto tutte risposte insoddisfacenti.
In termini numerici è invariato il numero degli uffici dirigenziali, composto da due uffici dirigenziali di livello generale, dieci uffici dirigenziali di livello non generale, cui si aggiungono 14 Unità non dirigenziali, per un totale di 26 poltrone, oltre a quella del DG.

La mia prima considerazione è stata sulle direzioni centrali, eliminate dallo statuto col chiaro intento di semplificare l’assetto dell’amministrazione centrale, senza alcuna reale motivazione esse riappaiono invece nella proposta del DG, riservando due poltrone da dirigente di primo livello ai papaveri dell’amministrazione che di certo assicurano indennità più elevate, ma che rendono ancor più complessa e lontana l’amministrazione centrale dalla rete scientifica.
Ho infatti sottolineato che oltre a questa piramide dirigenziale amministrativa l’Ente ha una seconda piramide di tipo dirigenziale scientifica composta da direttori di istituto e di dipartimento le cui strutture stanno diventando ormai elefantiache. La rete scientifica, quella per cui l’Ente esiste, quella che fa la ricerca e che si procura i fondi per farla, ha quindi davanti a sé una doppia piramide da sostenere che rende estremamente complesse anche le operazioni più semplici.

Ho proposto di rivedere l’assetto in modo da avere una struttura molto più orizzontale, tale da valorizzare le tante competenze presenti nel personale che lavora in sede centrale e che, invece, è soffocato dalla onnipresenza di dirigenti e responsabili vari, cui devono render conto se non altro per giustificare l’esistenza di questi ultimi. Solo una revisione in tal senso otterrà il mio voto.
Poiché l’attuazione alla riorganizzazione è rinviata al 30 giugno 2019 c’è, in teoria, il tempo per un ulteriore ripensamento della struttura che il presidente si è impegnato a considerare e di cui si discuterà nelle prossime settimane.
In caso contrario, la semplificazione di entrambe le piramidi sarà un imprescindibile compito del prossimo presidente, visto che questo non avrà avuto il coraggio o la forza per farlo..
Di questa ristrutturazione gattopardesca per ora resta molto poco, al di là di una possibile permutazione e redistribuzione degli incarichi cui non sono, francamente, molto interessato.

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