CNR

Scienza e democrazia al CNR (alla vigilia di una elezione)

Questa (lunga) premessa ha la pretesa di inquadrare una serie di contributi, espressi in forma esplicita, che avrei in mente di offrire nel contesto di una discussione, quella sullo stato attuale del CNR, che è in corso su due piattaforme in rete (Il Nostro CNR e Comancio) e nel gruppo WhatsApp mobilitazione – CNR, con tutti i limiti di una chat. Contributi che vorrei focalizzare sulle diverse sofferenze, indicate come tematiche nel manifesto per il rilancio dell’Ente, che è recuperabile sul sito Comancio e che è stato prodotto a seguito di una preliminare consultazione interna alla nostra comunità. Vorrei contribuire in un duplice contesto. Il primo, originale nella sua ispirazione, è quello di dare corso ad un ampio confronto nazionale sul sistema ricerca CNR così da toglierci da annose e impotenti, lamentazioni e insofferenze. Il secondo, strumentale alla elezione di un rappresentante del personale in CdA che dovrebbe esprimere al meglio le nostre necessità, e inclinazioni strategiche, superando, se sarà possibile, quanto di buono già fatto dal rappresentante uscente. Voglio infine doverosamente riconoscere il ruolo fondamentale che i colleghi di Napoli hanno, e continuano da tempo ad avere, nel tenere aperto il dibattito all’interno della nostra comunità scientifica, anche attraverso iniziative che si possono a volte non condividere ma che hanno pur sempre il pregio di mantenere viva l’attenzione degli addetti ai lavori, dei politici e dei media. Hanno di fatto sostituito spazi lasciati colpevolmente vuoti da molti di noi.

Esordirò con l’affermare, insignificante portavoce di personaggi illustri succedutisi nel corso del tempo (da Galileo a Giorello) che la scienza non può esercitarsi nella tirannide, anche se solo virtuale. Nonostante eccezioni storiche rilevanti, Archimede a Siracusa, per altro contrappuntate da pesantissime distorsioni (Mengele e Lysenko), è evidente che la scienza non può collaborare con il potere assolutistico, non può tollerare la gerarchia delle cariche, non può essere democratica nella ristretta interpretazione della regola della maggioranza (la terra non è rotonda per alzata di mano) ma deve esserlo, democratica, nel senso molto più esteso, quello di tutela delle minoranze, del pensiero libero e persino sfrontata e iconoclasta, perché è da lì che emergono le novità, i veri balzi di conoscenza, i nuovi paradigmi (Rif. Indice di disruptiveness, sito Comancio… la lingua/sberleffo e la storia personale di Albert Einstein). E capiamo che se così è, molte dovrebbero essere le cose da rivedere, e a diversi livelli, nel CNR attuale, nelle nomine dei dirigenti, nel reclutamento del personale, nella gestione dei fondi, nell’assegnazione dei progetti. Va da sé che la catena di comando che fa discendere la volontà del principe fino all’ultimo degli scienziati sudditi è incompatibile con l’esercizio della libera indagine e della ricerca autonoma del sapere (e con la Carta, se proprio la vogliamo citare). Una catena di comando che utilizza strumenti molto discutibili di assegnazione di posizioni e di risorse economiche, quali i concorsi, una foglia di fico più oscena della presunta impudicizia di una chiamata diretta, e le cosiddette “progettualità”, provvidenziali (solo per alcuni) e arbitrarie improvvisazioni finanziarie. Si pone di conseguenza una questione, quella morale, estremamente seria per la nostra comunità scientifica, messa in evidenza quasi ogni giorno dalla cronaca che riporta di selezioni interessate di persone e progetti.
Ora però non tutti la pensano così. Alcuni pensano che questo sia il migliore dei mondi possibili. C’è infatti una quota rilevante di colleghi che chiamerò conservatori, collaborazionisti sarebbe più esplicito, che non intravedono pecche nell’attuale sistema CNR, o se le vedono, se ne fanno una ragione fino a sfruttarlo. Lo hanno ben assimilato, o ben subito, per interesse o disinteresse personale, e accettano quindi la gerarchia, la distribuzione pilotata delle risorse, una rovinosa politica di reclutamento, prelievi su progetti spesso assegnatigli dalla Provvidenza, una burocrazia cervellotica, asfissiante e penalizzante e tanto altro. Sono coloro che avvalorano di fatto l’attuale sistema, lo alimentano, non pensano di cambiarlo, e attuano, anche “inconsapevolmente”, comportamenti e scelte, che lo consolidano. Non si espongono mai pubblicamente, anche per battaglie sacrosante, come quella di ottenere adeguate rappresentanze del personale interne agli organi direttivi e consultivi dell’Ente, salvo poi candidarsi, ottenendo, per giunta, un rilevante sostegno numerico. Lungi dal demonizzarli (Voltaire ci insegna bene il valore della tolleranza) posso solo dire che questi colleghi, vigili e navigati conservatori, non mi rappresentano né possono dare alcun contributo ai miei due obiettivi, quello di un’assemblea nazionale di contenuti e quello dell’elezione di un rappresentante del personale critico della situazione attuale. Onestamente non pretendo di sapere se qualcuno dei futuri candidati sarà di sistema (come ce ne furono nelle due precedenti tornate), ma, nel caso, lasciatemi almeno sperare che non vinca, e non certo per la persona in se, ma per quello che rappresenterebbe : la mortificante continuità dell’attuale sistema, autoreferenziale, inavvicinabile e dispersivo. E’ pure vero che un sistema sbagliato salta in aria solo se è percepito come tale dalla maggioranza delle sue componenti.

Indirizzo ora la mia attenzione al gruppo dei rinnovatori, o riformisti se più piace, sottolineando che anche qui, come già emerso in alcune utili, iniziali, scaramucce dialettiche, possiamo riconoscere almeno due gruppi, che mostrano di avere una visione diversa dell’Ente-CNR. Una massimalista ed una protezionista, estremizzando i termini, per amor di semplicità. La prima ispirata dalla realizzazione di un diffuso sistema di autogoverno, l’altra che apporta modifiche ad un impianto sostanzialmente accettato. La prima che si riconduce all’esercizio della scienza elevata, innovativa, di frontiera; la seconda ad un progresso scientifico consolidato e incrementale, quando va bene. La prima, quando solo evocata, è vittima della sua vaghezza; la seconda quando esercitata è vittima dei suoi regolamenti. Si tratta di due filosofie che comportano l’adozione di criteri di gestione finanziaria, programmatica, operativa, di reclutamento, di esercizio, del tutto diversi tra loro come diverso diventa l’impatto sulla produzione scientifica. Allergico come sono a normative, regolamenti, decreti, disposizioni varie, convinto che sono le idee e i principi a far muovere le cose, mi avvarrò, nei mie contributi, di tre stelle polari : il merito, l’assunzione di responsabilità e l’esperienza maturata in 40 anni di esercizio della ricerca scientifica di cui 33 trascorsi al CNR, con almeno 7 anni di precariato non riconosciuto.
Cercherò di riprendere questi concetti, in modo sintetico ma anche operativo, nelle diverse tematiche evidenziate dal manifesto: finanziamento, crescita continua, partecipazione, valorizzazione, amministrazione, visione. Mi auguro che possa servire a dar vita a un confronto dialettico, franco, aperto, vivace e rispettoso delle diversità che emergeranno. Sarà su queste che potremo produrre delle tesi da esporre all’assemblea e dovremo operare scelte motivate, e non prevenute, tra i diversi candidati.
Aperto alla critica (Galileo : una disputa scientifica non è una maledizione, ma un’occasione per crescere), chiederei però la cortesia di rifuggire da sospetti o insinuazioni, del tutto fuori luogo, almeno per quel che mi riguarda.

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