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Considerazioni sull’Agenzia della Ricerca e le modifiche al decreto legislativo 218/2016

Dato l’interesse del tema in discussione, abbiamo deciso di mettere in evidenza qui questo intervento di Antonio Cardone, pubblicato originariamente sul Forum, sperando così di stimolare il dibattito su un tema fondamentale per il futuro del CNR e di tutti noi.


La recente assemblea del 20 novembre a Napoli ha affrontato alcuni argomenti di particolare rilievo per la nostra comunità. Fra questi, gli articoli 28, “Istituzione dell’Agenzia Nazionale per la Ricerca e altre misure di sostegno alla ricerca e all’istruzione” e 29 “Modifiche agli articoli 9 e 12 del Decreto legislativo 25 novembre 2016, n. 218 — Semplificazione delle attività degli enti pubblici di ricerca ai sensi dell’articolo 13 della legge 7 agosto 2015, n. 124” del disegno di legge di Bilancio in discussione attualmente alle Camere. A seguito della discussione, è stato elaborato un documento con le proposte emerse, che è stato inviato al Ministro Fioramonti ed alle Commissioni Bilancio di Camera e Senato.

In relazione a questo documento, constato purtroppo la mancanza di una chiara presa di coscienza nel CNR di quelli che sono i problemi più gravi.

Nel CNR, tanto se si fa riferimento al CCNL, che alla carta dei ricercatori, ogni ricercatore è di fatto un dirigente della propria ricerca, ovvero capace di portare avanti la propria ricerca in piena autonomia. Questo implica, che per poterlo fare, il ricercatore CNR deve avere gli strumenti per poter fare ricerca. Ovvero deve avere la propria dotazione ordinaria di fondi con cui svolgere la propria ricerca, in piena autonomia e al riparo da qualunque forma di ricatto. Se la dotazione per fare ricerca è affidata ai progetti di ricerca, il ricercatore non è più dirigente della propria ricerca e non è più libero di svolgere la propria ricerca.

Se invece un ricercatore deve guadagnarsi i fondi per fare ricerca, diventa un imprenditore. Che avrebbe diritto anche di stabilire il suo stipendio, in base ai fondi che riesce a conquistarsi. Dunque è un privato che fa impresa. È altro. Almeno rispetto a quello che personalmente considero “il fare ricerca”.

Siamo un ente in cui a dettare legge sono esterni all’ente (a volte è molto meglio perché la pochezza di alcuni dirigenti del CNR, associata al loro servilismo è imbarazzante) e persino a livello centrale, non si conoscono e rispettano le leggi, i regolamenti e le sentenze. Nasce così la ridicola condizione per cui “l’autonoma determinazione dell’orario di lavoro” ribadita da un tribunale, diventa oggetto di fantasiosa interpretazione del dirigente di turno, che ignaro della legge e della sua valenza, ritiene di dettare le sue leggi. La repubblica delle banane.

Il condimento sono le associazioni sindacali che, invece di impugnare qualunque circolare o comando che sia in violazione del CCNL (la Costituzione del CNR), si affiancano al dirigente contro coloro i cui diritti dovrebbero difendere e contro la natura stessa per cui sono nati!

Senza indipendenza ed autonomia economica non vi è Ricerca. Senza un fondo ordinario minimo garantito ad ogni Ricercatore per svolgere la sua Ricerca, non vi è ricerca. Assecondare la strategia dei progetti di ricerca come fonte di finanziamento della ricerca e considerare un merito per i ricercatori CNR la capacità di procurarsi tali fondi coi progetti, significa far finta che i progetti di ricerca siano valutati per la loro qualità e non per altro. Vogliamo prenderci per i fondelli?

Il CNR e la Ricerca in generale, potranno riprendersi solo ed esclusivamente nel momento in cui si capirà e si perseguirà l’obiettivo della necessità del ritorno al fondo ordinario per la Ricerca. Senza un fondo ordinario, la Ricerca non esiste. Esiste la ricerca dei soldi per la ricerca. Altro.

I progetti possono costituire solo un fondo aggiuntivo per la ricerca, su temi particolarmente importanti sia a livello Nazionale che internazionale, ma solo come aggiunta e come stimolo per i ricercatori per temi che via via costituiscono al momento le priorità di un paese, di un sistema. Solo in questo senso i progetti hanno ragione di esistere. Se si usano i progetti per finanziare la ricerca, allora sono strumento per carriere e per politiche clientelari. Assecondarle implica far parte del sistema e si è degni di tale sistema.

L’Agenzia Nazionale della Ricerca. Un’altro strumento di controllo che ha come unica motivazione introdurre un’altro apparato da cui si gestirà potere per poltrone, stipendi e carriere. L’opposto della Ricerca. L’opposto della libertà ed autonomia della Ricerca. Immaginare che esista una agenzia indipendente è francamente fanciullesco. Ci crede solo chi aspira a farne parte, perché già interno al sistema. Non serve, se non ad alcune carriere e controllare meglio e più minuziosamente i Ricercatori. La valutazione ex post dei risultati dei progetti di ricerca non c’è! Ovvio! Sarebbe devastante visto il modo in cui vengono valutati i progetti e finanziati gli stessi!

Può un sistema auto-tafazzarsi? Una commissione bicamerale per la nascita di un’altro Ente? Quindi il CNR cosa sarebbe? Una accozzaglia di pecoroni che necessitano di un pastore che li guidi? Non aggiungo aggettivi a quello che penso della proposta, se non che mi dispiace e che mi aspetto altro da questo forum e dalle persone che hanno a cuore il CNR.

Una siffatta proposta mi pare implichi l’avere una tale idea di se stessi e dell’Ente di cui si fa parte, che autorizza gli esterni a considerare il CNR come un ente che necessità di una guida esterna. Sembro duro ma sappiate che mi sono contenuto e sono stato anche diplomatico. Mi rammarico profondamente per quanto viene fuori da un nucleo di persone che pensavo volesse con orgoglio cambiare radicalmente il CNR per riportarlo a quello che era un tempo, quando si era orgogliosi di farne parte.

Cari amici e colleghi, avete preso una strada sbagliata, che asseconda ciò che non si può assecondare. Occorre ribaltare completamente la visione, smettere di assecondare cercando di tamponare qua e là mantenendo un sistema sull’orlo del baratro. Tanto vale, altrimenti chiudere il CNR. Se si ha un minimo di dignità, senso e rispetto della propria funzione, della Ricerca quale strumento più alto per il progresso umano, allora occorre il coraggio di cambiare completamente tutto.

Un tempo il CNR aveva un referente politico chiaro e godeva di ben altra stima e considerazione, e soprattutto di ben altra indipendenza. Siamo sicuri che preferire una guida che sia non-politica significhi avere indipendenza? A mio parere, invece, se la politica è Politica e Governo della Società, delle Sfide, delle Innovazioni, lo è anche della Scienza nel senso più nobile del termine, perché capace di metterla al centro dell’agenda dello sviluppo di un paese. Da tempo abbiamo preteso (non io) il distacco della politica dalla Ricerca, come se la Politica fosse un problema ed il problema non fossero in realtà i politici.

Vogliamo tirare le somme dei risultati prodotti da anni di riforme del CNR, trasformato in senso verticistico ed “indipendente” dalla politica? Con presidenti del CNR che decidono tutto su tutto e tutti? Anche noi facciamo politica, ogni giorno quando scegliamo facciamo politica, perché tutto è politica, dobbiamo solo decidere come farla, con responsabilità o nascondendoci dietro il falso mito di una indipendenza.

Mai come oggi il CNR, ovvero i Ricercatori, sono stati così poco indipendenti ed anzi relegati ad un ruolo tale che qualunque direttore può inventarsi regole e leggi a suo uso e consumo. Una amministrazione che non è più al servizio dei Ricercatori ma esattamente il contrario. Grazie all’autonomia dalla politica. Siamo sicuri che è la strada giusta? A volte occorre fermarsi, guardare indietro e chiedersi se si è imboccata la strada giusta. Se la strada è sbagliata occorre tornare indietro e riprendere la strada giusta. E che la strada imboccata sia tanto sbagliata quanto disastrosa, credo sia talmente palese, che forse, come spesso accade è accecante e non si vuol vedere…il disimpegno ed il tirare a campare racimolando qua e là è sempre una delle attività preferite dalla specie “italicus”.

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