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Proclamazione sciopero bianco – Esito dell’Assemblea del personale dell’11 maggio 2020

il giorno 11 maggio alle ore 11 si è tenuta un’assemblea telematica, la prima al CNR sicuramente fra le prime in Italia.
Ci scusiamo con i numerosi colleghi cui è stato impossibile partecipare all’assemblea dopo aver superato il limite di 250, imposto dallo strumento telematico adottato.
La registrazione video dell’assemblea è disponibile al link:

Al termine della discussione l’assemblea ha approvato la proclamazione dello sciopero bianco ed è stato elaborato il documento che trovate in calce.

Ricordiamo che :

-l’adesione ad uno sciopero, a qualsiasi sciopero incluso questo sciopero bianco, non deve essere comunicata ed è a discrezione del lavoratore fare un’eventuale comunicazione;
-l’adesione ad uno sciopero, in quanto adesione individuale ad una protesta collettiva, è tutelata dalla Costituzione rendendo illegittime eventuali sanzione disciplinare;
-Ricercatori e Tecnologi che decidono, come numerosi colleghi e come tutto l’INFNF, di utilizzare la modalità di lavoro fuori sede, autocertificando mensilmente, sono automaticamente esentati dalla procedura telematica oggetto dello sciopero.

Il Comitato di Liberazione del CNR

Documento finale dell’Assemblea
I lavoratori del Consiglio Nazionale delle Ricerche, riuniti in assemblea telematica il giorno 11 maggio 2020 alle ore 11, concordano che:

  • la nota dell’8 maggio u.s. del Direttore Generale, che obbliga alla presentazione della programmazione e rendicontazione mensile delle attività svolte in regime di Lavoro Agile, implica un inutile appesantimento burocratico che si aggiunge ad una modalità di lavoro imposta, talvolta disagiata per mancanza di adeguati supporti e servizi, la cui gestione economica è completamente a carico dei lavoratori;
  • tale obbligo è del tutto illegittimo per Ricercatori e Tecnologi, in quanto in stridente contrasto con l’autonoma determinazione delle attività di ricerca e dell’orario di lavoro sancita da CCNL e Costituzione, ed è assolutamente ingiustificato, visto che le attività di ricerca sono già correntemente monitorate rispetto ai risultati della ricerca;
  • il grave ritardo nella ripresa delle attività in sede a seguito del termine della Fase I dell’emergenza COVID del 4 maggio u.s., incomprensibile alla luce della nota del Ministro dell’Università e della Ricerca del 4 maggio u.s. n. 798 e della bassa categoria di rischio assegnata dall’INAIL alla ricerca (Documento tecnico sulla possibile rimodulazione delle misure di contenimento del contagio da SARS-CoV-2 nei luoghi di lavoro e strategie di prevenzione), se ulteriormente protratto, rischia di avere un effetto negativo rilevante sulla produttività scientifica del CNR.

Pertanto, dopo approfondita discussione
APPROVANO
la proclamazione di uno sciopero bianco consistente nel rifiuto di compilare la modulistica richiesta dalla nota citata del Direttore Generale, fino all’accoglimento dei punti citati in premessa.

5 thoughts on “Proclamazione sciopero bianco – Esito dell’Assemblea del personale dell’11 maggio 2020

  1. Concordo con quanto ha deciso l’assemblea. Volevo anche portare alla Vs. attenzione che ieri ho ricevuto una mail e credo siamo stati in tanti a riceverla.
    Nel comunicato viene richiesto il ritiro immediato del Provvedimento del D.G. dell’8 maggio u.s. e la sospensione del monitoraggio fino al confronto con le OO.SS.
    Il comunicato conclude con:
    “Sebbene, sarebbe assolutamente comprensibile non rispondere al monitoraggio, ben sapendo che questo potrebbe comportare sanzioni da parte dell’Amministrazione.
    Invitiamo il Personale, nelle more dell’espletamento del confronto, ad adottare le seguenti formule per descrivere l’attività svolta:
    – per i Ricercatori e Tecnologi: “svolta l’attività descritta nel PdG preliminare 2020”;
    – per i Tecnici e Amministrativi: “svolta l’attività assegnata dal Direttore”.

    Personalmente ritengo di declinare questo invito al Personale da parte delle OO.SS.

  2. Buongiorno, grazie della comunicazione dell’esito della riunione. Devo però fare alcuni appunti…..
    Innanzitutto la forte nota discriminatoria usata nel citare un obbligo per RICERCATORI E TECNOLOGI illegittimo mentre per tutti gli altri servi della gleba sembra essere legittimo. Il punto dell’illegittimità sta nel fatto che i lavoratori non sono sottoposti ad alcun controllo, al massimo si può richiedere per TUTTI un’autocertificazione di aver svolto i compiti assegnatili per qualifica e/o incarichi durante il periodo. Il fatto che sottolineiate RICERCATORI E TECNOLOGI non è altro che un’errata interpretazione del CCNL perche la dicitura “autonoma determinazione delle attività di ricerca e dell’orario di lavoro” dovrebbe significare che sono liberi di scegliere l’argomentazione scientifica su cui fare ricerca e non essere vincolati allo svolgere le 7h12” giornaliere, non che poter decidere di svolgere la propria attività al di fuori della sede normale di lavoro quindi biblioteche/scuole/università ma non al proprio domicilio (opzione che si configura nel telelavoro o nello smartwork).
    Lo sciopero bianco è uno strumento di protesta che consiste nel rallentare l’attività lavorativa applicando le regolamentazioni contrattuali alla lettera. Nel nostro settore come dovrebbe essere interpretato ed attuato sopratutto????
    Mi spiace contraddire ma di liberazione dal CNR c’è veramente poco, se veramente volessero monitorizzare l’attività lavorativa svolta, cosa che penso sia non illegittima ma illegale, in primis dovrebbero fornire tutti i propri dipendenti un hardware CNR e non di proprietà privata, e una connessione il cui costo non sia a carico dei dipendenti.
    Saluti,
    Simone S.
    PS: dimenticavo che lo sciopero bianco non lascia nessuna traccia oggettiva di adesione in quanto non c’è una registrazione ufficiale sul sistema GEPAS

    1. Caro Simone, non capisco l’accanimento contro il lavoro fuori sede “a casa” per R&T.
      Come se concedere qualcosa in più agli altri sia perdere qualcosa per se stessi. Non è così.
      Tra l’altro il contratto non prevede limiti rispetto a cosa sia fuori sede, ma puntualmente c’è chi ritiene giusto andarea studiare in biblioteca e non restare a studiare o scrivere articoli o progetti a casa.
      Potrei farti vedere quante email/articoli/progetti scrivo a casa la sera o la notte per rispettare scadenze.
      dovrei restare in ufficio fino a tardi e non vedere la famiglia neanche a cena?
      o dovrei tornare a lavoro dopo cena?
      Tra l’altro le ore serali non le autocertifico: non ne ho bisogno.
      Ad oggi ho oltre 1000 (Mille) ore di lavoro in eccesso accumulate in 11 anni di lavoro semplicemente con le ore passate in ufficio o in laboratorio.
      Perchè un ricercatore non po’ semplicemente restare a casa a scrivere un articolo, un progetto o studiare un articolo a casa?
      io sarei favorevole che anche tecnici e amministrativi possano lavorare da casa se lo ritengono più produttivo.
      Se devi rendicontare un progetto, e riuscissi a farlo meglio da casa, perchè devi venire in ufficio?
      Risparmiare qualche ora al giorno di spostamenti può migliorare l’umore e la produttività.
      Andare in ufficio non vuol dire lavorare e lo sappiamo benissimo.
      Ci sono colleghi sia T&A che R&T che lavorano tantissimo e altri che pur passando lo stesso tempo in ufficio non fanno quasi nulla oltre scaldare la sedia e se sono T&A riescono in molti casi ad avere anche lo straordinario.
      Chi non lavora è contentissimo di dover andare in ufficio a non far niente: la sua presenza in ufficio, certificata dal cartellino, giustifica il suo stipendio a prescindere da quanto realmente lavori.
      Il CNR sta diventando un posto in cui chi non vuole lavorare ha tutte le comodità per non lavorare: timbra, compila moduli inutili e nessuno lo distrurberà mai.
      Se invece cerchi di lavorare è lì che arrivano i problemi, con quello che si può fare e quello che non si può fare e puntualmente quello che non si può fare è sempre molto di più di quello che si può fare spesso anche senza una vera ragione, proprio come il lavoro da casa, che per R&T è garantito dal contratto come dimostra il caso INFN. Ma che il CNR continua ad osteggiare in tutti i modi , salvo poi imporlo e osteggiare fortemente la ripresa delle normali attività di laboratorio. E già, sono uno che vorrebbe poter tornare a lavorare in laboratorio e che nonostante questo lotta per il diritto di poter lavorare da casa come da contratto.
      Ed è in questo che, almeno per me, consiste lo sciopero bianco: applicare il contratto e autocertificare il lavoro fuori sede mensilmente, anche quello fatto a casa, e di conseguenza non compilare il modulo del lavoro agile.
      Per il resto lavoro come prima più del dovuto, ma è uno dei principali problemi che hanno moltissimi ricercatori:
      questo mestiere si sceglie per passione, perchè piace e quindi non pesa lavorare più del dovuto, ci riteniamo fortunati a poterlo fare e molti, troppi di noi sono disposti a subire più del dovuto.
      Cordialmente,
      Roberto Russo

  3. Caro SImone, grazie per il tuo intervento.
    Alcune precisazioni sono necessarie.
    Il primo punto delle motivazioni dello sciopero parla di “un inutile appesantimento burocratico che si aggiunge ad una modalità di lavoro imposta” che evidentemente riguarda tutti i profili dei lavoratori ed infatti all’assemblea hanno partecipato tutti i profili.
    Oggi parlano tutti di smart working, in CdA (dicembre 2018), quando si parlava di telelavoro, ho detto che avremmo dovuto piuttosto fare un disciplinare per favorire lo SW mi hanno guardato con occhi sbarrati: NON SAPEVANO COSA FOSSE. Hai mai letto, prima dell’emergenza sanitaria, un comunicato di un qualche sindacato che rivendicasse al CNR il diritto dei lavoratori di conciliare esigenze di vita e di lavoro che è lo SW ?
    Perché parlare di liberazione ? Perché dovremmo liberarci da un governo esterno dell’Ente e arrivare ad essere come l’INFN, un ente di ricerca che ha il nostro contratto ma che si autogoverna. Un ente dove il disciplinare dello SW lo hanno adottato a giugno 2019 ben prima dell’emergenza sanitaria. Un ente in cui pacificamente R&T svolgono lavoro fuori sede a casa e difatti anche in periodo COVID il loro presidente ha scritto che potevano semplicemente avvalersi di questa prerogativa del contratto.
    Perché dici che è discriminatoria. Il contratto prevede diversi diritti e doveri per R&T e per T&A. Non si tratta di dire che gli uni sono superiori agli altri ma che gli uni svolgono un lavoro che è DIVERSO da quello degli altri. Nel caso di supporto all’attività di ricerca è del tutto comprensibile che sia previsto un orario di compresenza, una presenza giornaliera ecc.. L’autonoma determinazione dell’orario di lavoro di R&T e l’articolazione NON in giornate ma in monte ore medio riflette il fatto che il lavoro di questi ultimi è profondamente diverso: può richiedere 5 giorni in cui lavori 16 ore al giorno , magari perché hai accesso ad una grande infrastruttura europea il cui tempo macchina prezioso. Non è un privilegio, in molti casi è un grosso svantaggio, ma è così che si fa ricerca e il contratto ne prende (in parte) atto.
    Il lavoro fuori sede, previsto dall’art. 58 del CCNL, è per definizione fuori dalla normale sede di lavoro. LA restrizione a biblioteche/scuole /università la hai inventata tu ma non è nel contratto. Nella propria autonomia i ricercatori decidono dove è meglio svolgere la propria attività e quella che fanno fuori dalla sede la autocertificano. E’ così difficile da capire ed accettare ?
    Vedi la tua rivendicazione sui costi di connessione o sull’hardware è pertinente in un periodo emergenziale in cui gran parte dei lavoratori è stata costretta ad utilizzare lo smart working, ma in tempi normali è una delle differenze che distingue telelavoro da smart working. Il lavoro agile è agile, si basa su un’intesa col lavoratore, può essere svolto anche con mezzi propri non prevede complesse trattative in cui i confederali esercitato un potere interdittivo, che è lo stesso che attualmente sta rallentando la ripresa delle attività all’interno dell’Ente. Non è un mistero il perché il telelavoro (1800€ la prima volta e 650 €/ anno di rimborso spese) andasse avanti nel 2018 mentre nessuno rivendicava il lavoro agile.
    Lo sciopero bianco è esattamente quello che è stato proposto: l’utilizzo – al limite pedissequo e alla lettera- di una prerogativa del lavoratore per rivendicare i propri diritti. Rallentare la produzione vale in altri ambiti, al CNR vorrebbe solo dire che non sottoponiamo più i nostri articoli, ma di questo la dirigenza se ne infischierebbe.
    Un’ultima nota sulla registrazione al sistema GEPAS. Non capisci che stai rivendicando, ancora una volta, la riserva indiana in cui si sono confinati i confederali ? Hai presente che è una piattaforma della Funzione pubblica finalizzata ad effettuare le trattenute ? Ma da che parte stai quella del lavoratore o quella della Funzione Pubblica ? Devo citarti Giugni, uno dei padri dello Statuto dei Lavoratori, quando spiegava con semplicità cosa è uno sciopero :«Lo sciopero come diritto individuale ad esercizio collettivo è un dogma fondato sulla ragione.».
    L’assemblea dell’11 maggio è stata uno straordinario successo, superato di molto (non siamo in grado di sapere quanti ma dal numero di email di chi non riusciva più ad accedere possiamo dire che erano in tanti) la capienza di 250 lavoratori. D’altra parte anche nelle sale dove si fanno le assemblee dal vivo c’è una capienza massima. In ogni caso un’assemblea pienamente legittimata a proclamare uno sciopero, che ti piaccia o meno la traccia la lascia nei sistemi informativi del CNR nel momento in cui non saranno compilate le autovalutazioni. Preferisci la soluzione pilatesca dei confederali che dicono che sarebbe legittimo farlo ma, nel timore di sanzioni, invitano a riempire con una frase standard? Dimenticando, per altro, che chi sciopera è tutelato dalla Costituzione ma, soprattutto, dimenticando chi ha lottato per conquistare il diritto di sciopero.
    Se avessero mostrato anche loro lo stesso coraggio lo Statuto dei Lavoratori l’avrebbe scritto Bava Beccaris.

  4. Buonasera, per dare maggior risalto alla nostra azione di boicottaggio dell’assurda e offensiva richiesta da parte del CNR di monitoraggio dell’attività svolta in lavoro agile (coatto) propongo di scrivere domani una mail al DG con un testo in linea con quanto da voi scritto nel comunicato del tipo:

    “Mi rifiuto di compilare la modulistica da Lei inviata con nota dell’8 maggio in quanto :
    – trattasi di richiesta del tutto illegittima per Ricercatori e Tecnologi, in quanto in stridente contrasto con l’autonoma determinazione delle attività di ricerca e dell’’orario di lavoro sancita da CCNL e Costituzione, ed è assolutamente ingiustificato, visto che le attività di ricerca sono già correntemente monitorate rispetto ai risultati della ricerca;
    – rappresenta un inutile appesantimento burocratico che si aggiunge ad una modalità di lavoro imposta, talvolta disagiata per mancanza di adeguati supporti e servizi, la cui gestione economica è completamente a carico dei lavoratori.
    Infine, il grave ritardo nella ripresa delle attività in sede a seguito del termine della Fase I dell’emergenza COVID del 4 maggio u.s., incomprensibile alla luce della nota del Ministro dell’Università e della Ricerca del 4 maggio u.s. n. 798 e della bassa categoria di rischio assegnata dall’INAIL alla ricerca (Documento tecnico sulla possibile rimodulazione delle misure di contenimento del contagio da SARS-CoV-2 nei luoghi di lavoro e strategie di prevenzione), che si sta ulteriormente protraendo avrà un effetto negativo rilevante sia sulla produttività scientifica del CNR che sulle nostre carriere personali. Quindi la invitiamo ad attivarsi per limitare il più possibile questo danno e farci rientrare a lavorare quanto prima nei nostri laboratori nel rispetto delle norme di sicurezza adeguate.”

    Buona resistenza

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