APPELLO AD UN CONFRONTO PUBBLICO TRA I CANDIDATI

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Questo argomento contiene 36 risposte, ha 9 partecipanti, ed è stato aggiornato da  Vito Mocella 2 settimane fa.

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  • #7875

    Diego Breviario
    Partecipante

    Ora che le candidature per la rappresentanza del personale CNR in CdA sono state presentate, sarebbe oltremodo opportuno che i candidati dessero vita ad un confronto conclusivo e pubblico, nella nostra sede centrale di Roma, come richiamato in alcune delle assemblee del personale tenutesi fino ad ora. In quella sede, anche uniformandosi al canovaccio delle 10 principali domande, potrebbero esporre le loro opinioni, punti di vista, abilità e programmi, nell’ottica di contribuire ad un sostanziale rilancio del nostro Ente e ad un ulteriore miglioramento della incisività della nostra rappresentanza.
    Noi elettorato attivo dovremmo a nostra volta collaborare garantendo una partecipazione dialettica e numerosa.

  • #7881

    Vito Mocella
    Moderatore

    Caro Diego, appena resa nota la lista ho cominciato a lavorare ad una data per un confronto pubblico a Roma. Si vota il giorno 16, il giorno 14 è programmato un CdA ed il 15 mi sembra inopportuno farlo. L’ultimo giorno utile sembra essere l’11. Ad ogni modo già a Pisa il prossimo 1 ottobre dovrebbe esserci un primo confronto pubblico, anche se non so quanti candidati saranno presenti.

  • #7893

    Diego Breviario
    Partecipante

    Ciao Vito. Non avevo dubbi sulla tua buona volontà per altro già pubblicamente espressa. Non sapevo neppure che la data delle elezioni fosse così ravvicinata. Rimango dell’idea che un confronto, una presentazione pubblica sarebbe un bel segnale di disponibilità, stile e trasparenza. Ancor meglio se le famose 10 domande trovassero una qualche risposta. So di Pisa, ma al momento non sembra esserci accordo sulla data tra i candidati, tutti invitati dal Presidente d’Area. Proponevo Roma perché è la nostra casa madre e una volta tanto accentrerebbe qualcosa di utile a noi tutti. Certo dovrebbe esserci un organizzatore locale che si faccia carico dell’evento, al di là della disponibilità tua o di altri candidati.

  • #7932

    Umberto Amato
    Moderatore

    Insisto sulla necessità di una 11ma domanda relativa alla credibilità dei candidati. E’ vero che già la lettura dei programmi fornisce un quadro interessante, con roboanti annunciazioni di principi universali, quindi difficilmente confutabili, e poche proposte concrete oltre che ambiziose. Tuttavia proprio perché nessun candidato dirà mai mostruosità (almeno si spera…) la credibilità è un fattore dirimente. Invero è quello che facciamo ad ogni elezione, dal condominio fino al Parlamento.

    Che credibilità può avere chi si affida al sindacato (di turno: parlo con cognizione di causa di Fantini sponsorizzato dalla CGIL e di Falcone sponsorizzato dalla UIL; posso immaginare la CISL) per fare campagna elettorale? Non c’è niente di diverso (se non la scala ridotta) dal voto di scambio o dal traffico di influenze che coinvolge organizzazioni criminali e lobbies varie a partire dal gioco fino alle armi e che avviene in tutto il mondo. Come avviene in tutto il mondo prima o poi chi ti ha procurato i voti verrà a riscuotere. Allora il consigliere non rappresenta più il personale, ma chi gli ha procurato i voti.

    Allo stesso modo, che credibilità possono avere Direttori, in carica o non confermati (mi riferisco a Zamboni e Falcone) che per anni hanno risposto come yes men a chi ha il potere nell’Ente e non certo al personale che non ha avuto nessuna voce in capitolo nella loro scelta? Basta guardare l’indecoroso comportamento dei Direttori (inclusi Zamboni e Falcone) nel gruppo di lavoro sul ROF di cui sono stato purtroppo testimone: mai una parola spesa ma boicottaggio sistematico delle proposte che venivano dal personale, proprio quello che ora si candidano a rappresentare.

    Che credibilità possono avere nuovi (e benvenuti) candidati pressocché sconosciuti a livello nazionale che non hanno mai dato testimonianza di impegno a favore del personale ed in particolare verso i problemi della ricerca ed i ricercatori? A loro rinnovo il benvenuto, ma li invito a lavorare per la successiva tornata durante i prossimi 4 anni, mettendo in campo iniziative a favore del personale, acquisendo in tal modo la credibilità necessaria.

    Possibile che 15 anni di lotta in Articolo33, peraltro in epoca non sospetta ante rappresentante del personale, 15 anni di vittorie e 15 anni di sconfitte amare insieme, 15 anni di denunce (con annessi rischi personali), un cambio di passo universalmente riconosciuto all’interno del CdA gli ultimi 4 anni, un’ interazione multimodale a 360 gradi con il personale; possibile che non contino niente?

    • #7936

      giulio.masetti
      Partecipante

      Umberto, capisco l’imbarazzo per esserti speso così tanto, quattro anni fa, per un mandato, quello di Vito Mocella, che si è rivelato fallimentare sotto ogni punto di vista: poca trasparenza (stamani a Pisa è stato un florilegio di “non fatemi dire”, “non fatemi parlare”), scarsa tutela del personale, addirittura qualche agguato teso al personale precario. Pateticamente, non potendo rivendicare niente di quanto fatto da Mocella, la soluzione è quella di coprire di m. tutti gli altri candidati, nessuno escluso. Voto di scambio, traffico di influenze, lobbies criminali del gioco d’azzardo e delle armi… Nessuna vergogna?

      • #7938

        Vito Mocella
        Moderatore

        Caro Giulio, mi spiace che tu non abbia colto come il mio “non fatemi dire” fosse un puro artifcio retorico, visto che oggi io i nomi li ho fatti, come sempre. Io non mi sono limitato ai nomi ho fatto atti concreti, ho ricordato oggi di avere fatto, assieme ad un collega che ha scritto più sopra, un esposto alla corte dei conti sull’intreccio di società legate a D’Anselmi, da cui poi sono scaturite indagini della magistratura e giornalistiche. Eppure, come ricordavo oggi, ho poi scoperto che molti animali di sede centrale quegli intrecci li conoscevano da anni eppure non li avevano mai segnalati all’attenzione della magistratura. Ma c’è una cosa che non capisco del tuo intervento, che pure apprezzo per la franchezza: quale sarebbe l’agguato teso al personale precario ?

        • #7943

          giulio.masetti
          Partecipante

          Diciamo che tra le chiamate dirette non sei esattamente popolare…

          • #7944

            Vito Mocella
            Moderatore

            Invero io sono molto popolare fra le chiamate dirette che mi avevano chiesto consiglio se fare domanda ai concorsi da comma 2 che si erano aperti, ed io avevo consigliato loro di candidare, salvo poi eventualmente ritirare la domanda. Alcuni l’hanno fatto e mi stanno ringraziando ancora. Per il resto la mia posizione è sempre stata chiarissima con le chiamate dirette : tutto il CdA ha approvato la delibera che prevedeva l’assunzione delle chiamate dirette.
            All’opposizione dei revisori dei conti l’efficacia della delibera era stata subordinata al parere positivo dell’avvocatura dello stato che poi non c’e stato (mentre nelle prime interlocuzioni sembrava che fosse positivo).
            Io prima che si arrivasse a questo stallo avevo proposto di fare procedure del tipo comma 2 come poi si è fatto per le posizioni da primo tecnologo e Dirigente tecnologo. Purtroppo l’amministrazione non ha seguito questa strada almeno per le posizioni da III livello. Questa però è attualmente l’unica via possibile, era meglio farlo da subito ma resta ancora praticabile.

  • #7933

    Diego Breviario
    Partecipante

    Ciao Umberto, capisco la tua intemerata. E’ nel tuo stile e alcune delle affermazioni che fai hanno la loro logica, il tuo finale accorato la sua verità, ma fatto salvo che a tutt’oggi non mi risulta che alcun candidato abbia risposto in modo puntuale, chiaro e sintetico ad alcuna delle 10 domande, il che avrebbe favorito una loro migliore esposizione, almeno questo era il mio scopo, vedo dura aggiungere quella : ti ritieni credibile ? Potrebbe essere sostituita, negli ultimi incontri in corso e nell’incontro finale a Roma, se ci sarà, dalla domanda: se non contesti alcuna delle 10 domande, quali sono le azioni del tuo passato che segnalano un tuo impegno nella direzione del superamento dei problemi che sollevano? Ma il tempo corre e la mia speranza che tutto questo potesse venir affrontato in modo concreto e dialettico, così da far emergere le differenze, si affievolisce sempre di più, mentre è certamente sepolta l’idea che avevo sviluppato di arrivare a discutere della nostra realtà in un evento nazionale aperto ai media e alla politica. Ho cercato di provocare dibattiti affrontando argomenti piuttosto delicati ma imprescindibili, presentando posizioni quasi provocatorie, e non ho sortito alcun effetto. Pochissimi rilanci e una media di visitatori umiliante, e questo non vale solo per Comancio, vedo. A parte la grande zona d’ombra dei conservatori dello status quo, trovo da un parte chi si accontenta della esternazione critica, episodica, non elaborata e dall’altra chi si spende direttamente con la politica in contatti personali non mediati dal dibattito generale, dalla definizione di un’analisi elaborata e comune che ci faccia davvero fare insieme il necessario salto in avanti. Sale una certa confidenza che la politica ci sia oggi amica e i problemi siano prossimi a risolversi, ma non dibattiamo il come. Come vogliamo spendere i soldi, come reclutare le persone, come snellire la burocrazia, come riconoscere il merito, come introdurre la responsabilità, come valorizzare le carriere. Domande non di poco conto visto che già abbiamo avuto esperienze passate di denaro sciaguratamente versato. E’ evidente che sto fallendo anche questa volta, come la precedente. Lo deduco dai molti segnali di fumo, che un Comance sa leggere bene. Augh!

  • #7935

    nicola.fantini@cnr.it
    Partecipante

    Caro Diego non so se risponderò alle 10 domande, anzi penso di aver risposto con il mio programma (condiviso con molti colleghi). Ma risponderò all’11esima questione. Umberto disegna me come un mercante d’armi. Se fossi stato lui avrei proceduto ad una denuncia. Ma io sono un uomo libero anche da pregiudizi e preferisco la discussione. L’intento di Umberto è dimostrare che l’unico candidato credibile è Vito. Posso dire che, senza proclami, ho combattuto battaglie molto più pericolose perché solitarie e non sostenute dalla stampa, mettendoci la faccia. Mi ripeto però. Nella mia esperienza sindacale ho risposto ai lavoratori, e mai alle dirigenze sindacali, guadagnandomi il rispetto di tutti, iscritti e non alle OOSS.Attorno a me, in questa campagna elettorale, ci sono persone iscritte a diversi sindacati e non iscritte ad alcun sindacato, ed altre di cui non so se siano iscritte o meno. Ed io non solo risponderò a loro, ma risponderò a tutti i colleghi dell’Ente. Ricordo che la persona che supporti disse “io rappresento solo chi mi ha votato”. Assolutamente legittimo, ma io sarò, nel caso diverso e rappresenterò tutti. Oggi nel corso dell’incontro di Pisa, Vito mi ha definito “animale da sede centrale”, tu, quasi, mi accusi di traffico di influenze. E vi voglio ringraziare per questo. Sono orgoglioso di aver lavorato in un Istituto ed ora a supporto della Valorizzazione della Ricerca ed orgoglioso dei nostri colleghi che lavorano in Sede Centrale. Chi mi conosce bene sa contro chi ho lottato e quanto ho pagato, ma non ho bisogno di autoincensarmi o di qualcuno che, per incensarmi, denigra gli altri. Un abbraccio affettuoso e rispettoso. Nonostante tu abbia deciso di mancarmi di rispetto, sei sempre il grande Umberto Amato e vai ascoltato.

    • #7937

      Vito Mocella
      Moderatore

      Caro Nicola ti rispondo sul merito della definizione di “animale di sede centrale” che, come ricordavamo prima dell’incontro, è il modo in cui ti ho chiamato già diversi anni fa quando ci siamo fatti qualche chiacchierata nei vuoti corridoi della sede centrale. Preliminarmente,prima dell’incontro, ti ho fatto notare che “animale” non ha per me alcuna accezione negativa anzi, è per me un complimento. Come ti ricordavo stamane Aristotele definiva l’uomo un “animale politico” e io in analogia ti ho definito, anni fa come oggi, “animale di sede centrale” a sottolineare che il tuo habitat naturale è la sede centrale. Bada bene non intendo con ciò ricordare che lavori in sede centrale, perché questo sarebbe banale. Ci sono in sede centrale tanti lavoratori e lavoratrici che sono in sede centrale ma potrebbero, con profitto, svolgere la propria attività presso una qualsiasi delle articolazioni della rete sceintifica. L’animale di sede centrale ha invece nella sede centrale il suo habitat e non può vivere al di fuori di essa, se non al prezzo di una modifica sostanziale della sua indole. Se non ricordo male tu hai candidato, fra le altre cose, all’ultima call aperta da Direttore Generale. Eccoti ora candidare al CdA come rappresentante del personale. Ecco io non sono un animale della sede centrale e pertanto non potrei sopravvivere vivendo nell’habitat della sede centrale (che come detto sopra non vuol dire avere come propria sede di lavoro la sede centrale) e quindi non potrei mai candidare come DG. Anzi trovo proprio antitetica la funzione di rappresentante elettto in CdA e DG, con il massimo rispetto per quest’ultima funzione, sia chiaro. Chi pensa di poter fare bene il DG, e se hai candidato evidentemente ritenevi di poterlo fare bene, non può che essere un animale di sede centrale.

      • #7941

        giulio.masetti
        Partecipante

        Vito, tutti questi “avere candidato” al posto di “esserti candidato”… Stravaccato anche nello scrivere! Anche la forma ha la sua importanza: a proposito di merito… Sono sempre più allibito.

        • #7942

          Vito Mocella
          Moderatore

          Giorgio, ignoro i tuoi meriti ma ho l’impressione che tu ignori la coesistenza di forme transitive e riflessive, che richiedono l’una l’ausiliare avere l’altra l’ essere. Vedo però che non entri nel merito che, essere o avere, è chiarissimo.

  • #7951

    Patrizia Lavia
    Moderatore

    Vedo con ritardo il dibattito su questa pagina e lo trovo davvero infelice.
    Alcune insinuazioni personali, ma soprattutto l’associazione gratuita tra sindacato, voto di scambio, traffico di influenze e organizzazioni criminali, sono inutilmente provocatorie; inammissibili concettualmente e come metodo. Non devo qui chiamare al rispetto della storia di un grande sindacato di questo paese, che ha raccolto e raccoglie miglia di lavoratori e persone per bene, nè devo ricordare battaglie cruciali che sono state combattute. Certamente si possono criticare, oggi, molte posizioni dei sindacati, particolarmente nella pubblica amministrazione e dunque anche nel CNR; ci mancherebbe altro. Va bene anche la vis polemica. Ma ci sono limiti che non si possono travalicare.

    Nessun candidato ha bisogno di questo tipo di argomentazione. Questa atmosfera inutilmente bellicosa distoglie dalla questione fondamentale.
    E’ stato fatto un APPELLO AD UN CONFRONTO PUBBLICO TRA I CANDIDATI.
    Le dieci domande formulate su https://comancio.blog/ hanno oggettivamente un valore dirimente.
    E’ rispondendo a quelle, anche solo alla prima, che ci si espone al giudizio nel momento in cui si chiede un mandato di rappresentanza. Ognuno di noi capirebbe quanto sarà facile, per il consigliere eletto, rappresentare le sue aspettative. La credibilità dei candidati è allora nel dare modo a noi di confrontare in modo puntuale le loro risposte su ciascuno dei dieci punti, semplicissimi ma essenziali per capire come vede il CNR e cosa vorrebbe che fosse.

    Manca poco più di una settimana, vediamo se si riesce a parlare del CNR.

    • #7952

      Umberto Amato
      Moderatore

      Patrizia, come prima cosa scendo nel merito.
      Falcone, lo ha detto chiaramente a Milano, è scettico sull’autogoverno (per non dire contrario); sì, proprio quell’autogoverno che è al primo posto nel programma di Vito (allo 0 c’è la trasparenza). A te non risuona il vecchio modello verticistico che tanto piace all’establishment e di cui tanto ne abbiamo piene le scatole dall’epoca di Pistella? Falcone ha risposto al post e alla Newsletter di Articolo33 con un lungo messaggio in cui non ribatte sul fatto che è la UIL lo sponsorizzi; non ribatte sul fatto che ha affossato nel ROF la Consulta del personale; non batte ciglio sul fatto che l’ex Presidente Nicolais lo sponsorizzi. Il succo è “io sono il grande Rino Falcone”. E lo era, Falcone era il mio mito. Io mi sono formato con l’Osservatorio finché non fu chiuso (a proposito, perchè?). Ma adesso cosa è diventato? Il difensore del sistema. A me spiace citare fatti, ma l’intervento più accorato che gli ho sentito fare nel gruppo ROF è stato a difesa dei compensi elevati ai Direttori di Istituto; sempre nel gruppo ROF non l’ho mai sentito battersi contro i suoi colleghi Direttori quando con una giravolta acrobatica chiedevano che il limite di due mandati di Direzione di Istituto fosse inteso per Istituto, perpetuando così la Direzione con artifizi vari. Ti assicuro, mi caddero le braccia, un mito crollato. Oggi riconosco a Falcone la coerenza di posizioni oramai vicine al sistema ed il coraggio di difenderle davanti ai ricercatori.
      Fantini. Lo dico chiaramente, questa equipollenza tra personale tecnico/amministrativo e ricercatori è fuori dal mondo. Ribadisco a scanso di equivoci un concetto banalissimo: il CNR senza tecnici a amministrativi non funzionerebbe e sono vitali per l’Ente. Ma il governo è un’altra cosa. Faccio un solo paragone (ne trovi a bizzeffe): l’ospedale. Non esisterebbe senza il lavoro prezioso e commovente degli infermieri e senza personale ausiliario. I medici, però, sono un’altra cosa. Tu affideresti il governo del reparto o dell’ospedale in cui vai a curarti con la tua famiglia a un portantino? Forse ne puoi trovare anche qualcuno migliore dei medici, come ci sono T/A nel CNR migliori dei ricercatori, ma sono l’eccezione che conferma la regola. Quello di Fantini è, guarda caso, il modello sindacale.
      Patrizia, non sono questioni personali. E’ in atto un tentativo di restaurazione del sistema avulso dai ricercatori e da tutto il personale che l’ha fatta da padrone nel CNR indisturbato fino a 4 anni fa (e di cui, Patrizia, il sindacato è pienamente corresponsabile). E’ stato il Viticoli o il Tuzi delle passate tornate; oggi le mutazioni genetiche del sistema ci propongono nuovi nomi di turno, ma la sostanza non cambia. E’ questa purtroppo ancora la vera battaglia: il sistema arroccato in se stesso contro i ricercatori ed il personale che “pretendono” di contare nel CNR. Fino a che non sarà decretato l’autogoverno dell’Ente saremo lontani dall’obiettivo e sempre a rischio di regressione.
      I 4 anni di Vito hanno portato ad un cambiamento di rotta, innanzitutto con una trasparenza finalmente portata a livelli di decenza, e con un contatto a 360 gradi con ciascun collega abbia voluto interloquire con lui. Il risultato è stato l’opposizione sistematica alle iniziative clientelari e di sottrazione fondi, talvolta con successo, talvolta senza esito, che in precedenza venivano approvate incontrastate nel segreto più assoluto. Questo ha portato a dei risparmi immediati e nel medio termine contribuirà a ripulire l’immagine esistente scintillante del CNR dal punto di vista scientifico dalle incrostazioni di ente “disponibile” (vabbè, faccio il politically correct), alla mercé del predatore di turno.
      Per questo abbiamo bisogno di altri 4 anni di Vito. Perché le minacce ventilate o perseguite che ha ricevuto sono una garanzia che ha colpito gangli vitali del sistema. Sono la riprova che lui non si piega. Sono la testimonianza che lui ne esce rafforzato.

  • #7958

    AndreA ISTC
    Partecipante

    Insomma il fine giustifica i mezzi. Si possono fare allusioni (al limite della calunnia) perché Mocella è l’unico candidato credibile.
    Mi pare che non ci sia risposta su questo.

    Poi il “modello sindacale” assegnato d’ufficio a Fantini semplicemente chiede pari dignità tra il personale. Non mi pare che Fantini proponga di togliere la direzione di istituti/dipartimenti ai ricercatori (ma non solo perchè ricordiamoci che non è ruolo esclusivamente riservato a ricercatori cnr). Si chiede che chi lavora al cnr abbia il diritto di metter bocca su quello che avviene nel cnr, come per es. nei consigli di istituto.

    Infine lo statuto prevede che il rappresentante eletto rappresenti tutto il personale. Ma qui apprendo che Umberto “articolo33” Amato ritiene che il personale T/A svolga un lavoro serio e prezioso ma “signori, non scherziamo” non mettano bocca su come si dirige il CNR.

    Quindi il fine giustifica i mezzi…diamo il “potere” ai ricercatori (ma solo quelli che si chiamano vito mocella) e avremo un mondo migliore.

    • #7959

      Marta Precari Uniti Cnr
      Partecipante

      Da cter non degno di stare tra voi menti eccelse, dico che queste discussioni su chi c’ha il CV più pompato fanno cadere le braccia.
      Se facciamo distingui tra dipendenti dello stesso ente la macchina si inceppa e non va avanti, eppure non è un concetto tanto complicato, siete ricercatori, attivate sto cervello 🙄
      Avete ancora tanto da imparare dai giovani (anzi, non più giovani) che uniti lottano per la stabilizzazione da qualche anno.

  • #7960

    Diego Breviario
    Partecipante

    Sta accadendo quello che avevo sperato di evitare nel formulare l’appello ad un confronto di convinzioni e di idee tra i vari candidati che potesse opportunamente concludersi con una convention finale a Roma, a compimento di un percorso dialettico che fosse stato già concretizzato con la risposta chiara e sintetica alle 10 domande che i candidati avevano tutti affermato di condividere, nella loro essenza. L’obiettivo era quello di elevare il dibattito e rendere possibile la scelta non già per appartenenza ma per persona, per impostazione. In questo modo si sarebbero fatte emergere le differenze di pensiero e mentalità senza cadere nella trappola della delegittimazione reciproca. Quel che uno è lo si vede, se la persona viene invitata ad esporsi su questioni di generale interesse. Quel che più conta per la/il candidata/o, al di là di generiche promesse, lo si intuisce, a fronte delle sue risposte a necessità ed emergenze conclamate. In campagna elettorale, tutti parlano a nome di tutti, tutti dicono di rappresentare tutti ma questa lodevole predisposizione come si traduce rispetto alla missione dell’Ente? Cosa deve fare l’Ente e come? Dobbiamo produrre regolamenti o risultati? Siamo un Ente che fa ricerca, e sviluppo tecnologico, a favore del Paese o che gestisce fondi e occupa persone? Rispondere alle 10 domande e confrontarsi lealmente serviva a questo.
    Nel piccolo, noi a Milano lo abbiamo fatto e i risultati si sono visti. Invitati a rispondere alle stesse domande i sei su sette candidati presenti hanno reso ben evidente la loro diversità e hanno per questo offerto un scelta a chi li deve leggere, al di là della loro casacca e della propria storia personale, che si è comunque palesata anche nel modo di affrontare gli argomenti. Lo testimonia, ad esempio, lo stesso incipit dell’intemerata umbertina, che ricorda come uno dei candidati, non il solo, si sia dichiarato sfavorevole all’autogoverno. Bene, si faccia campagna sull’importanza risolutiva dell’autogoverno, sulla necessità di eleggere direttamente il Direttore di istituto, richiesta anch’essa non condivisa da tutti i candidati, per raccogliere consenso. Si evidenzi in prima persona cosa ognuno crede di aver fatto a favore della sua personale visione dell’Ente, piuttosto che esporre quella degli altri. Il risultato di questi ultimi attacchi, oltre che improduttivo e probabilmente controproducente, è quello di sollevare la polemica così che nessuno, opportunisticamente, si senta più tenuto a rispondere alle domande e a partecipare ai confronti, predisponendosi ad una battaglia di puro schieramento, alimentata anche da fraintendimenti, veri o costruiti.
    Peccato invece che il confronto di Milano sia stato seguito da solo 100 elettori, 30 in aula e 70 in streaming. E’ questo il vero vulnus alla nostra democrazia interna, è questo il motivo per cui possiamo benissimo ancora peggiorare. La libertà è partecipazione, diceva Gaber, citato alla fine dell’assemblea, ancora con il disarmante consenso di tutti.

  • #7961

    AndreA ISTC
    Partecipante

    Diego

    Una “fazione” che appoggia un candidato ha deciso, come durante la scorsa campagna 4 anni fa, di gettare fango verso gli altri candidati non sui contenuti ma sulle persone.

    Nessun candidato si sta tirando indietro sui temi e sui contenuti. Qualcuno si maschera (goffamente) dietro delle sigle per infangare.

    Si rivolga perciò l’accusa a chi ha lanciato il sasso, non a chi riceve la sassaiola.

  • #7963

    Diego Breviario
    Partecipante

    Andrea, io non accuso nessuno, non ne sento il diritto nè voglio essere a mia volta coinvolto in qualcosa che considero solo distruttivo. Permettimi però di osservare che a tutt’oggi non c’è stata alcuna risposta alle domande proposte e temo non ci sarà nemmeno il confronto finale. Spero di sbagliare. Ciao. Qui mi fermo.
    Diego

  • #7964

    giulio.masetti
    Partecipante

    Certo che a una settimana dalle elezioni rappresentare il personale tecnico e amministrativo, votante, come una massa di colleghi minorati, è davvero una mossa ardita e geniale. Salvini apprezzerebbe

  • #7965

    Patrizia Lavia
    Moderatore

    Ancora una volta, Diego dice la cosa giusta.

    Per chi non ha potuto essere a Milano, i candidati vogliono esprimersi sui punti esposti a https://comancio.blog/?

    Sono punti nodali.

    E’ chiaro che discutere del profilo di consigliere-ricercatore rispetto a consigliere-non ricercatore, ma organizzatore o amministratore, solleva un vespaio, ma è pur un nodo che bisogna affrontare senza spirito da curva da stadio.

    E’ inutile fingere che non esistano due funzioni e mansioni diverse e parallele. Non esiste un merito intrinseco a fare l’uno o l’altro mestiere, io per esempio penso che gestire alcuni uffici nevralgici del CNR richieda abilità e professionalità elevatissime, ma sono mestieri diversi. Uno degli aspetti più nocivi della Gelmini fu proprio nell’aver imposto un CdA di composizione inverosimile e molto diverso da quelli degli enti europei, che in sè andrebbe largamente riformato, dove i 4/5 sono nominati da Enti e istituzioni estranei alla ricerca. Almeno la componente elettiva, quell’1/5, può rappresentare la ricerca, che è pur sempre la missione del CNR? Altrimenti il CdA sarebbe completamente privo della componente di ricerca e questo sarebbe un paradosso, si può dire o no? Mi auguro ci si possa confrontare razionalmente su questo, non c’è una lotta di fazioni ma è legittimo appunto enunciare la propria visione del CNR.
    Sarebbe utile che i 7 rispondessero anche solo alla domanda 1, questo direbbe già molto.

  • #7966

    Vito Mocella
    Moderatore

    Cari colleghi, poiché sono in giro per l’Italia forse mi è sfuggito qualche aspetto e in questo caso me ne scuso in anticipo. In quale post e/o articolo il peronale tecnico amministrativo è stato rappresentato come una massa di minorati ? In tal caso io me ne dissocio senz’altro ma davvero non ho trovato da una lettura dei post soprastanti e/o articoli citati alcunché che mi sembri andare in tal senso. Potete cortesemente essere più precisi ? Rassicuro Diego che il dibattito il giorno 11 si farà ma creche che l’amministrazione, cui abbiamo affidato il compito di diramare l’avviso, sta definendo i dettali organizzativi.

  • #7967

    AndreA ISTC
    Partecipante

    Nessuno ha dato dei minorati al personale T/A.

    E’ stato però chiaramente detto che non può partecipare alla gestione dell’ente perchè non ne è in grado perchè il “profilo” non è adatto.
    Punti di vista.

    Sulle 10 domande di comancio, chiedete ai candidati di rispondere. Mi pare che in alcuni programmi di mandato le risposte ci siano.

    Nel frattempo aspettiamo ancora che qualcuno si scusi per “l’associazione gratuita tra sindacato, voto di scambio, traffico di influenze e organizzazioni criminali”.

    • #7976

      Umberto Amato
      Moderatore

      Caro Andrea, giusto un chiarimento di Italiano sull’uso del virgolettato. Poiché la frase che virgoletti non è mia stai chiedendo all’autrice che si scusi per averla pronunciata in quanto sua interpretazione di un mio testo? Non mi sembra proprio il caso, peraltro adoro Patrizia. Se invece vuoi che dica che le OOSS non hanno niente a che vedere con il traffico di armi, le lobbies del gioco e le organizzazioni criminali non ho nessun problema a farlo, anche perché non l’ho MAI affermato. Ho solo detto che se nella fattispecie un sindacato fa campagna elettorale per un candidato, cosa non smentita smentibile e secondo me inopportuna in partenza, prima o poi chiederà il conto, secondo un meccanismo che è noto a tutti. In questo modo il candidato eletto non rappresenta più il personale ma chi gli ha procurato i voti. E per entrare nel merito come “implorato” dal grande Diego la visione sindacale consociativa è corresponsabile per sua parte di diversi problemi che i ricercatori del CNR lamentano. Pertanto un consigliere CdA espressione di un sindacato sarebbe per me una iattura, alla pari di un candidato Direttore in funzione o non riconfermato espressione del sistema di governo dell’Ente. Vedi io non ce l’ho con tizio o caio e neanche con questo o quel sindacato ma con un sistema che esprime i candidati di turno. Quattro anni fa dicevo cose simili persino nei confronti di ANPRI, nonostante abbia sempre riconosciuto ad ANPRI di essersi sempre distinto dagli altri sindacati per avere realmente difeso la ricerca e i ricercatori. Per esempio ho dato sinceramente il benvenuto alle nuove candidate ricercatrici che si affacciano alla competizione, sono la nostra speranza per il futuro. Con la loro scelta si sono assunte una grossa responsabilità per i prossimi 4 anni, indipendentemente dall’esito della competizione: essere parte attiva nel portare avanti le istanze di tutti i colleghi.

      • #7988

        Marta Precari Uniti Cnr
        Partecipante

        “corresponsabile per sua parte di diversi problemi che i ricercatori del CNR lamentano”
        Continui a parlare solo di ricercatori.
        I problemi che ci sono al Cnr riguardano tutto il personale, quindi il RdP si siede in CDA come rappresentante del personale tutto, non solo dei ricercatori!
        Ricordatevi che tutti i profili votano per il RdP, dall’operatore tecnico al ricercatore di I livello (ed oltre). Diciamo basta a questa idea che state provando ad inculcare che vede il CNR come ente di soli ricercatori!

        PS. Per fare un esempio che tocca tutti:
        Sapete quante persone e quali profili hanno i colleghi che lavorando per far sì che a fine mese arrivi lo stipendio a tutti? Ecco…informatevi poi mettetevi le mani nei capelli (per chi li ha) urlando “sacrilegio!”

  • #7981

    AndreA ISTC
    Partecipante

    Continua pure a far finta di niente. L’accostamento inappropriato evidentemente lo vediamo solo noi. Non c’è problema.

    Per quanto riguarda il “meccanismo che è noto a tutti” (così uso le virgolette sul tuo testo) rende evidente che continui a fare congetture campate in aria per gettare ombre sugli altri candidati.

    Non sono qui a fare il difensore di fantini ma chi lo conosce (e lo ha conosciuto nelle vesti di sindacalista) sa che ha sempre agito con spirito critico nell’interesse dei lavoratori e non per favorire “logiche di potere”.

    Chi immagina un Fantini prono verso sindacati e poteri forti evidentemente non lo conosce.

    Un’ultima nota. Molti hanno un senso di malessere nel lavorare (e vivere) in questo cnr. Mocella ha avuto un ruolo essenziale nell’iniziare un percorso di cambiamento. Ma non potete continuare a pensare di avere un diritto di esclusiva per guidare la lotta. Tutti i giorni moltissimi colleghi (e molto modestamente, nel mio piccolo, anche io) lottiamo per tentare di cambiare un ente che dovrebbe essere una vera eccellenza Italiana e invece si trova “impantanata nel fango” a causa di gestione deprecabile, burocrazia asfissiante e difficoltà quotidiane su tutti i livelli.
    E nonostante questo il CNR porta ottimi frutti (di cui molti si impossessano per farsi belli).

    Insomma, non tutti sono nemici, forse hanno solo visioni diverse.

    Buona serata e buona lotta.

    • #7996

      Vito Mocella
      Moderatore

      Caro Andrea, io non penso che Nicola sia prono ai sindacati né tanto meno ai poteri forti, l’ho conosicuto in questi anni come persona sincera. Per mia parte non trovo nulla di male nel passato sindacale, ma ho trovato che fosse una caduta di stile, anzi un vero e proprio errore, essere presentato come candidato all’interno di assemblee della CGIL o presentanto come proprio canddato da email inviate dalla responsabile CNR della FLC (cf sopra). Lo ha fatto per errore o per disattezione ? Se non lo è, meglio dirlo prché è più onesto nei confronti degli elettori. Io personalmente non penso affatto di avere l’esclusiva per la lotta e mi fa piacere che tu riconosca il mio operato. In questi anni mi sono confrontato sempre con il personale, tutto, e grazie a questa continua interazione sono riuscito ad essere spesso un passo avanti in molte mie iniziative in CdA e fuori. Come tu dici la lotta si può fare in molti modi e molti colleghi la fanno quotidianamente fuori dal CdA e ne sono ben consapevole. In questo contesto però stiamo per eleggere il rappresentante del personale in CdA ed è su questo specifico ruolo che ci dobbiamo confrontare, per le attribuzioni che esso ha. Io personalmente sono contrario all’enorme potere del CdA, adatto ad un’azienda ma non ad un Ente di Ricerca, ma a breve andiamo comunque ad eleggere un rappresentante in un CdA dotato di tali poteri. Non ho la pretesa di essere l’unico adatto, ci manchrebbe altro, ma ho mostrato di essere indipendente dalle enormi pressioni che in quel contesto sono presenti. E’ essenziale che chiunque venga eletto non solo sia capace della stessa indipendenza ma che appaia anche tale. Se si è sostenuti dai poteri forti, da ex presidenti, è difficile apparire indipendenti e lo stesso vale se si viene presentanti come candidati dalla rappresentante nazionale del CNR di un sindacato.

    • #7997

      Patrizia Lavia
      Moderatore

      Marta, tu sei una battagliera e intelligente. Un punto è chiaro: i ricercatori hanno bisogno di professionalità extra-ricerca in modo vitale. Questo è pacifico. Tu hai una di queste professionalità fondamentali. Fai bene a sottolineare che sei giovane, perchè voi state in effetti portando un’altra aria e anche una fierezza e consapevolezza di sé, anche nel “palazzo”. Ti assicuro che questo è importantissimo anche per i ricercatori, anche per noi vecchi di cui non manchi di sottolineare la vecchiezza (del resto è vero, hai ragione; ma noi anziani che abbiamo speso la vita professionale a cercare di svincolarci da lacci e lacciuoli e personale paludato non siamo in conflitto generazionale con voi, sentiamo al contrario un senso di liberazione a vedere persone giovani e battagliere). Adesso però, non puoi non vedere che il CNR esiste in quanto fa ricerca. Ripeto: in quanto fa ricerca. Il CdA è un organo di governo viziato dalle forzature di governi che hanno raggiunto l’apoteosi con la Gelmini; governi la cui visione anti-ricerca e più in generale anti-scienza è stata fortissima. Abbiamo avuto un vicepresidente creazionista, per esempio. Nella vita pratica, abbiamo avuto (non vado in ordine, elenco alla rinfusa):
      i) il taglio del FOE per fare finti fondi premiali – contrariamente a tutto il resto del mondo, in cui la premialità si fa su risorse aggiuntive, non certo sull’ordinario con cui si paga la bolletta della luce;
      ii) concorsi con scadenze imprevedibili e modalità obsolete;
      iii) una volta assunti, nessuna possibilità di start-up grant o di qualsiasi altra misura che possa sbloccare l’energia appunto dei giovani ricercatori;
      iv) per i vecchi senza capelli, il blocco di qualsiasi speranza di progressione di carriera;
      v) una volontà esasperata di verifica e controllo di ogni atto, per cui il CdA è costretto ad approvare il fatto che mi serve una pipetta di precisione in più e che per comprare quest’ultima voglio rinunciare a due risme di carta (il CdA deve dire che questo è buono e giusto, perché se no i ricercatori, questi scavezzacollo incoscienti, se fossero a briglia sciolta, chissà cosa farebbero);
      vi) la volontà di gerarchizzare i gruppi, i progetti, in una parola le ricerche, in modo verticistico come fossero aziende;
      vii) la creazione di ostacoli insormontabili di fronte a ogni imprevisto, che rendono impossibile perseguire una ricerca in maniera razionale, prendendo direzioni che non avresti potuto prevedere l’anno prima perchè non avevi gli elementi di conoscenza, ma ora li hai e potresti intellettualmente perseguirle, ma invece no, non puoi, perchè non lo hai scritto nel piano economico l’anno prima… Non puoi andare a una conferenza fondamentale che non sapevi ci sarebbe stata, non puoi comprare un software più potente perchè non hai previsto che lo avrebbero inventato, non avevi la palla di vetro a inizio progetto e allora niente.
      Tutto questo sembra fatto per soffocare e frustrare la ricerca. Allora, nel CdA di questo ente che esiste in quanto fa ricerca, ma che è ancora regolamentato in una maniera che imbriglia la ricerca, si può sedere a discutere un ricercatore, o no?
      Il RdP rappresenta tutti certo, ma il CdA non è un sindacato in cui si rappresentano i problemi delle categorie. Il CdA decide gli indirizzi: su quali ricerche si può puntare nelle condizioni date; quali settori cercare di valorizzare per mantenere posizioni di livello nel mondo; quali accordi di collaborazione scientifica, quali convenzioni, con quali enti, a quali condizioni, con quali fini di ricerca, con quali vantaggi. Il CdA sceglie i direttori di istituto e di dipartimento che in realtà dovrebbero scegliere i ricercatori, come nelle Università, ma non possono. In questo CdA si può sedere a discutere un ricercatore, o no?

      • #7998

        Umberto Amato
        Moderatore

        Ecco perchè adoro Patrizia…

  • #7999

    AndreA ISTC
    Partecipante

    Cara Patrizia,

    Nessuno mette in dubbio che il CNR esiste in quanto fa ricerca. Ma nel CNR vengono svolte moltissime attività di “supporto” alla ricerca (non solo ricerca pura). Banalmente anche gli esempi che fai (gestione partecipazione a conferenze, acquisto beni, etc) sono attività collegate alla ricerca.

    E siccome lo statuto prevede che il rappresentante in CdA sia di tutti i lavoratori, non è giusto che ci sia anche la presenza di un rappresentante del personale T/A? Non pensi che sia doveroso che si aumenti la rappresentanza (come per esempio suggerisce Fantini nel suo programma) anche con il personale T/A?

    Se stessimo parlando dei consigli scientifici di dipartimento, sarei d’accordo al 100%. Ma se parliamo del CdA, questa chiusura a priori della possibilità di vedere il personale T/A coinvolto nella gestione dell’ente è inaccettabile.
    Direi una visione classista di chi può o non può discutere di certi argomenti.

    AndreA

    • #8005

      Vito Mocella
      Moderatore

      Caro Andrea, per la precisione il Dlgs 218/2016 (in linea con la precedente normativa) all’art. 2 comma 1 lettera n prevede che” gli statuti assicurano a ricercatori e tecnologi la rappresentanza elettiva di ricercatori e tecnologi negli organi scientifici e di governo”
      Lo statuto del CNR, interpretando in modo estensivo l’elettorato attivo ha previsto che il rappresentante è “eletto dal personale del CNR tra ricercatori e tecnologi del CNR” ma, nel quadro normativo attuale, oltre questo è molto difficile andare.

  • #8001

    Diego Breviario
    Partecipante

    Premesso che l’argomento è evidentemente sentito, unico,tra i diversi temi affrontati nel forum, a suscitare una serie di interventi ravvicinati; premesso pure, a dispetto di uscite infelici su entrambi i versanti, che il contrapporsi di idee è solo positivo, dirò la mia, dopo aver per altro già affrontato l’argomento (Dei motivi per cui il RdP dovrebbe avere documentata e personale esperienza di svolgimento di attività di sperimentazione, https://comancio.blog ), senza pretendere di avere ragione ma rivendicando il rispetto che è dovuto a chi espone liberamente il proprio pensiero.
    Si dovrebbe partire dal convenire, tutti noi diversamente qualificati, che la principale missione dell’Ente è quella di condurre attività di ricerca, inclusa quella a indirizzo tecnologico, producendo sapere, dati e prodotti. Un CNR che non fa ricerca è uno scherzo e deve chiudere. Per condurre attività di ricerca, inclusa la tecnologica, bisogna avere i soldi, tranne, forse, l’eventuale eccezione dell’esercizio della ricerca teorica, di nicchia. Non c’è attività di sperimentazione senza soldi. Ora i soldi possono determinarsi in due casi alternativi tra loro: o ce li mette tutti lo Stato, e questo è un modello su cui volendo si può discutere, o bisogna recuperarli attraverso le progettualità per redigere le quali bisogna che i proponenti, di qualsivoglia qualifica, mettano in campo idee originali, competenza, obiettivi, processi, metodologie. Quando il progetto è accettato, in media 1 su 6/7 scritti da un proponente indipendente, il che per chi lo fa abitualmente si caratterizza con una mole di lavoro notevolmente sottovalutata, arrivano i soldi. Attualmente i soldi ottenuti con le progettualità esterne coprono il 35-40% dell’intero bilancio del CNR (come più volte asserito da eminenti Dirigenti incluso il Presidente) e servono a garantire lo svolgimento delle attività di sperimentazione, salvo proditorie espropriazioni, come pure il normale andamento degli Istituti tenuto conto che provvedono al pagamento delle bollette, financo degli affitti. Attualmente, i soldi provveduti dallo Stato sono invece assorbiti quasi totalmente dagli stipendi del personale. Chiaro che gli uni e gli altri, di soldi, devono essere amministrati, ma è pure chiaro che senza i soldi delle progettualità, l’esercizio amministrativo si ridurrebbe alla erogazione dei salari o poco più. Ne consegue che, salvo la visione statalista già richiamata, se non c‘è denaro in entrata non c’è sperimentazione, se non c’è sperimentazione non c’è missione, se non c’è missione, l’Ente chiude. Ora c’è gente che nel corso della sua attività di reperimento fondi ha provveduto a svolgere attività di sperimentazione, a insegnarla a giovani inesperti, a favorire il loro successivo impiego, non necessariamente al CNR, a mantenere aperti servizi di istituto, a provvedere alla riparazione degli strumenti di istituto, a supplire alle manchevolezze plurime nelle risorse finanziarie, a far pervenire soldi all’Ente sotto forma di contratti d’uso e di servizio e a dargli visibilità. Molte di queste persone hanno riversato nelle casse dell’Ente cifre complessive, quelle ottenute con i progetti, che ammontano a 2-5 volte il costo che loro rappresentano in termini di salario per l’intero servizio presso l’Ente calcolato sui 40 anni. E lo hanno fatto nonostante le quotidiane difficoltà frapposte da regole cervellotiche e da una interpretazione sempre penalizzante l’attività di sperimentazione. Fin qui non ho mai citato la parola, perché chiaramente invisa a taluni, ma io non riesco a chiamare queste persone diversamente che ricercatori perché letteralmente ricercano fondi per fare ricerca. E uno dei problemi che genericamente si evocano parlando di CNR è proprio il reperimento delle risorse, direi il principale. Fintantoché questo problema prioritario non sarà assunto dallo Stato, permettetemi di chiedere che il RdP in CdA deve essere un ricercatore/tecnologo che abbia esperienza delle considerevoli difficoltà che riguardano l’esercizio dell’attività di sperimentazione, dal reperimento fondi alle rendicontazioni. La insensibilità che l’Amministrazione Centrale ha avuto nell’erogare le circolari di inizio anno rappresenta un esempio lampante di chiara incomprensione del lavoro che s’ha da fare. Non so poi se i giovani di oggi, che formo, frequento, osservo e con i quali discuto, sono così più in gamba di noi vecchi rincitrulliti, come ci vuol far passare qualcuno, con una sicumera baldanzosa quanto irriguardosa, ma spero per loro e per l’Ente che siano capaci di procurare almeno le stesse risorse economiche e pubblicare gli stessi articoli di coloro che li hanno preceduti e che hanno dovuto farlo in un sistema caotico, opaco e ostile. Certo avranno un vantaggio : la società del futuro non potrà continuare ad ignorare l’importanza che la scienza e la tecnologia hanno nel risolvere alcune delle ineludibili esigenze umane. Sul precariato mi sono pure espresso sempre sul sito Comancio.
    Questo appena concluso è un esercizio che vuole dimostrare come nel CdA è bene che segga una persona che conosce l’esercizio della sperimentazione. Chiunque è libero di dissentire proponendo altre chiavi di lettura. Le leggerò con interesse. La eventuale contumelia o la minaccia saranno invece ignorate.
    Saluti.
    Nessuna umana investigazione si può dimandare vera scienza se essa non passa per le matematiche dimostrazioni …. (Leonardo) ….che necessitano di denaro per essere condotte (NdA).

    • #8002

      Umberto Amato
      Moderatore

      Adoro anche Diego, da data più remota…

    • #8003

      Umberto Amato
      Moderatore

      E peraltro da “teorico” (sono fisico imprestato alla matematica e poi statistica) avevo avvertito una stonatura quando avevo letto il tuo post su Comancio. In fondo essere ricercatore (o tecnologo che fa ricerca, ne conosco fior fiore) è una condizione necessaria per capire la ricerca veramente in tutti i suoi aspetti ed anche sufficiente (per rimanere nella matematica; ovviamente al netto di altre qualità manageriali e morali). Pertanto anche un teorico poteva rappresentare il personale tutto e la ricerca, per gli argomenti esposti da Patrizia con la solita lucidità. Tu togli la sufficienza chiedendo in più una ricerca sperimentale di laboratorio. Ho trovato i tuoi argomenti convincenti, e me ne sono reso conto da quando mi sono spostato in IMM e ho potuto toccare con mano i problemi che chi fa attività sperimentale affronta quotidianamente e di cui prima avevo solo una vaga cognizione.

  • #8004

    Sabino Maggi
    Amministratore del forum

    Trovo molto positivo che con gli ultimi interventi di Patrizia e Diego la discussione sia tornata ad affrontare temi che riguardano il futuro del CNR, e quindi di tutti noi, invece di avvitarsi in polemiche piuttosto sterili.

    Condivido anche quello che ha scritto AndreA ISTC riguardo alla necessità di aumentare la rappresentanza del personale del CNR — indipendentemente dal fatto che appartenga al profilo ricercatore, tecnico o amministrativo – arrivando finalmente all’autogoverno dell’ente, come succede già all’INFN e nelle università. Ma penso anche che questo processo abbia bisogno di una spinta ben maggiore di quella fornita da un singolo consigliere, che in ogni CdA deve affrontare temi molto più prosaici. Diciamo che ci vorrebbe almeno un presidente più attento ai problemi veri dell’ente.

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