Ballottaggio

Forum Argomenti CNR Ballottaggio

Questo argomento contiene 11 risposte, ha 5 partecipanti, ed è stato aggiornato da  roberto.defez@ibbr.cnr.it 3 settimane, 1 giorno fa.

  • Autore
    Articoli
  • #8022

    Vito Mocella
    Moderatore

    Il CNR si accinge a vivere un ulteriore momento di democrazia che rappresenta una novità per la breve storia democratica del nostro Ente: un ballottaggio fra i due candidati che hanno raggiunto il maggior numero di voti e che come noto siamo io, Vito Mocella, e Nicola Fantini.

    Credo che il meccanismo a doppio turno abbia avuto il merito di selezionare le due proposte con programmi, curriculum e visione complessiva marcatamente distinti.

    Se non agli antipodi, le istanze dell’uno e dell’altro sono infatti ben chiare e questo è senz’altro un vantaggio per gli elettori che si trovano ad operare una scelta fra due idee, concezioni e modelli di Ente.

    Voi come la vedete ?

  • #8024

    fede
    Partecipante

    Forse sbaglio, ma non concordo affatto con il ballottaggio. Credo che un solo voto in più sia già sufficiente per ratificare la nomina del rappresentante del personale, anche perché chi è interessato ad esprimere la propria preferenza lo fa nella prima votazione senza attendere un eventuale ballottaggio.

  • #8025

    fede
    Partecipante

    Anche se non è sufficiente ad evitare il ballottaggio, mi preme anche segnalare che secondo me le schede bianche non andrebbero incluse nel calcolo delle percentuali, come invece è stato fatto.

    • #8026

      Vito Mocella
      Moderatore

      Il presidente, chissà perché, ha preteso l’innalzamento della soglia per l’elezione al primo turno (prima era al 20%) che in prima battuta voleva portare al 50% degli aventi diritto al voto ! Con il regolamento della scorsa volta, che forse era stato concepito (male) per quella tornata , visto che Tuzi raccolse – guarda caso – poco più della soglia prevista del 20%, io avrei già vinto. Considerare le schede bianche è una stupidaggine ma il ballottaggio non è un problema, se quelli che difendono la centralità della ricerca non si distraggono

  • #8027

    fede
    Partecipante

    Ciao, Vito. Per me è una “stupidaggine” senza alcun riscontro normativo anche pretendere per l’elezione di un rappresentante la maggioranza assoluta. Si fa solo, in Italia, per l’elezione del sindaco nei comuni con più di 15000 abitanti, ma lì è diverso perché è in ballo anche il 60% del consiglio comunale. Propongo, non appena sarai confermato, di cambiare le regole in modo che si vinca già con una maggioranza relativa dei voti.

  • #8029

    l.sgheri@iac.cnr.it
    Partecipante

    Da un punto di vista puramente ideale il ballottaggio è indubbiamente uno strumento equo, nel quale anche coloro che hanno espresso una preferenza per un candidato non ammesso possano scegliere il candidato migliore tra quelli rimasti.

    Ciò detto, il sistema elettorale è diventato in questi ultimi decenni, almeno in Italia ma non solo (gli americani hanno anche un verbo per ritagliare i collegi in modo da fregare gli avversari: gerrymandering), uno strumento di lotta politica. Ogni maggioranza cerca di approvare, con o senza l’avallo di parte delle opposizioni, il sistema elettorale che più favorisce la propria coalizione o, in caso di sconfitta, che più mette i bastoni tra le ruote alla governabilità delle opposizioni. Salvo poi che la situazione politica si modifichi prima del voto…

    Io, in politica come in ogni altra elezione, sono per il maggioritario puro. Candidature supportate da un congruo numero di elettori per evitare elementi di disturbo, poi vince chi ha anche un voto più degli altri, il ballottaggio può favorire aggregazioni su obiettivi comuni ma anche conventiones ad excludendum.

    • #8030

      fede
      Partecipante

      Grazie per il tuo punto di vista, ma continuo a pensare che il ballottaggio sia uno strumento equo solo quando si deve eleggere una maggioranza e che non lo sia affatto invece quando si tratta di eleggere un singolo rappresentante.

  • #8031

    Gianpaolo Pulcini
    Partecipante

    Premesso che il quorum minimo del 40% previsto dal nuovo ROF per non andare al ballottaggio è a mio avviso decisamente troppo alto, credo che i due candidati passati al ballottaggio, Vito Mocella e Nicola Fantini, abbiano non solo programmi, idee e concezioni della ricerca marcatamente distinti, ma anche – ed essenzialmente – profili profondamente diversi.
    Uno, Vito, è un valente e produttivo ricercatore, di “alta qualificazione tecnico-scientifica nel campo della ricerca” e “di comprovata esperienza gestionale di enti ed istituzioni pubbliche o private”, come richiesto nel Decreto Gelmini di Riordino degli EPR e nello stesso Statuto del CNR, e con 4 anni di esperienza nel CdA e di continui confronti col personale tutto del CNR che ciascuno può giudicare.
    L’altro, Nicola Fantini, è un tecnologo che non possiede assolutamente quel requisito di “alta qualificazione tecnico-scientifica nel campo della ricerca” richiesto dalla legge (ha al suo attivo – fonte People CNR – solo 2 prodotti della ricerca: un contributo in atti di convegno e un rapporto di ricerca, entrambi risalenti al 2007), e che chiede consensi e fiducia a scatola chiusa, sulla base di promesse e tante parole.
    Per quanto riguarda i programmi, trovo decisamente più convincente, e costruttivo per l’Ente e il personale tutto, quello proposto da Vito, basato su maggiore trasparenza (e quindi, aggiungo io, maggiore onestà), procedure concorsuali più trasparenti e con regole certe, maggiori possibilità di carriera per i R&T (bistrattati nel CNR come in nessun altro Ente di ricerca!!), diverso rapporto tra amministrazione centrale e rete di ricerca (la seconda non più assoggettata alla prima), forte ridimensionamento dei Dipartimenti (oggi quasi solo dei baracconi) e, soprattutto, autogoverno e maggior peso dei Ricercatori e Tecnologi nella gestione dell’Ente, da realizzarsi anche attraverso la Consulta degli eletti.
    Tutte cose che nel programma di Fantini appaiono, laddove presenti (ma troppo spesso assenti), molto sfumate.
    Difficile pensare, il 29 ottobre, ad una scelta più facile!!

    • #8032

      fede
      Partecipante

      Premesso che sono perfettamente d’accordo con l’ analisi dei due differenti programmi, starei però attenta a giudicare la qualificazione scientifica sulla base dei prodotti presenti in People. Io ad esempio per vari motivi, dopo aver usato parzialmente People molti anni fa in occasione della partecipazione ad un concorso, ho deciso di non usarlo mai più.

      • #8033

        Gianpaolo Pulcini
        Partecipante

        Non è solo People che riporta solo due prodotti della ricerca di Nicola Fantini ma anche Google Scholar, che riporta esattamente gli stessi due prodotti della ricerca indicati su People. Inutile aggiungere che Nicola Fantini sia del tutto sconosciuto su Scopus e su Web of Science!!!

        • #8034

          fede
          Partecipante

          Il mio era solo un commento sulla fonte che hai precedentemente citato, non avevo alcun dubbio sull’uso di People da parte del candidato in questione.

  • #8041

    roberto.defez@ibbr.cnr.it
    Partecipante

    Vi riporto qui un testo che ho spedito ieri a Comancio:
    Che CNR vorrei
    21 OTTOBRE 2019

    Caro Comancio, mi faceva piacere dare un piccolo, personale e non richiesto contributo alla riflessione rispondendo alla prima delle 11 domande poste ai candidati al CDA: “Domanda 1 Qual è la tua visione del CNR ? Quale ruolo devono averci l’attività di ricerca scientifica e lo sviluppo tecnologico? Come devono essere sostenute? Quali devono essere gli interlocutori del CNR?”

    Io ritengo che in larga parte i ricercatori italiani non abbiano sempre chiaro l’immenso ruolo, responsabilità, mandato e diritto/dovere del quale sono investiti.
    Nella mia visione noi abbiamo il difficilissimo compito di ricondurre il dibattito pubblico nell’alveo di scelte che siano basate su fatti, documenti, dati e statistiche. Altrimenti maghi, indovini, nani e ballerine potranno continuare a dipingere una realtà illusoria, disgustosa e deprimente. Intorno a noi in questi anni hanno trovato spazio la cura di Bella, i no-vax, l’omeopatia o l’agricoltura biodinamica in un inseguirsi di follia comunicativa e insulto al metodo scientifico utile a calpestare le vere problematiche, lo sviluppo del Paese, il suo riscatto culturale e ideale, la speranza di dare una occupazione qualificata ai nostri giovani, per consentire di rallentare la spaventosa emorragia di teste, di coraggio e di competenze. In questo clima abbiamo strozzato sul nascere l’indispensabile ricambio generazionale che è fisiologico in qualunque organismo. In un’epoca di crollo delle varie ideologie, il metodo scientifico ha l’impareggiabile dote di poter costituire una modalità di azione, di scelta, di decisione e uno strumento di democrazia basato sui fatti e non sui clan, sui preconcetti o sulle paure. I portatori di questo messaggio dovremmo essere noi che siamo, di tutta evidenza, afoni.

    Per invertire la rotta serve una comunità scientifica autorevole, integerrima, trasparente e feroce nel rivendicare i fatti contro l’incompetenza e arroganza della politica, della magistratura e dei media che continuano ad invadere spazi di conoscenze tecniche e scientifiche. Si guardi solo agli interventi di tutte queste forze che hanno consentito la strage degli ulivi pugliesi rendendo endemica la più grave patologia fitosanitaria del continente. Si pensi solo a come hanno agito il Parlamento ed il ministro (tecnico) dell’epoca o i media (la trasmissione Le Iene) con i 750 tribunali che hanno imposto la cura di Stamina scrivendo talvolta che sapevano che non esisteva nessuna validazione scientifica di quell’intruglio.
    In queste condizioni lo scienziato non ha voce, non ha ruolo e non ha giustificazione finanziare un attore attonito, balbettante e distratto. Se si vuole invertire la rotta si deve iniziare a giocare la partita in prima persona senza aspettare che altri la giochino per noi.
    Il CNR è il consiglio NAZIONALE delle Ricerche. Sembra ovvio, ma noi non riflettiamo abbastanza su questo punto. Le Università sono locali e talvolta prendono fette di singoli comuni. Gli altri Enti sono tematici. Solo noi siamo nazionali e trasversali alle discipline. Tutte le competenze dalla matematica teorica alla sociologia sono una risorsa inestimabile che noi trascuriamo e marginalizziamo giornalmente.

    La risposta alla domanda uno, dopo questo lunghissimo prologo, per me non può essere che l’impegno e la missione prioritaria devono essere verso una ricerca di base di elevatissimo livello, una ricerca curiosity driven che consenta di fare immaginare un futuro ancora da tratteggiare, una ricerca che consenta di fare innovazione di prodotto e non solo di processo, una ricerca meritocratica dove nei concorsi i lavori scientifici dei candidati vengano letti e non contati, discussi e non pesati. Meritocrazia non vuol dire che il minuscolo gruppo di ricerca può continuare a spaccare in 17 un capello, tanto leggerà solo lui quegli articoli. Non vuol dire fare tecnologia applicando la stessa tecnica su progetti diversi e incomunicanti. Non vuol dire organizzare cordate di gruppi che si citano tra loro per aumentare l’H index. Meritocrazia significa fare un seminario scientifico vero di fronte a esperti del settore esibendo pochi fondamentali lavori scientifici, non quintali di carte.

    In questo quadro la trasparenza ed indipendenza dei ricercatori è un parametro non negoziabile. I legami con le aziende sono virtuosi e da incoraggiare (lo dico da persona che deposita brevetti e marchi d’autore da 21 anni), ma l’autonomia morale, l’indipendenza di giudizio e la trasparenza negli atti deve essere posta al primo posto. Ogni testo va iniziato con una accurata e capillare dichiarazione di non conflitto d’interesse o meglio di misurazione di quali siano i reali e i percepiti conflitti. L’intero sistema del peer review è basato su un evidente conflitto d’interesse del revisore che viene scelto, non a caso, perché è un’autorità in quello stesso campo. Ma proprio per questo lo scienziato che va ad rivendicare fondi, progetti, infrastrutture per le sue discipline non può che essere cristallino nelle sue intenzioni ed interessi a costo di esporre tutti gli scienziati all’ostilità del pubblico. Al pubblico che ci guarda non è spesso chiaro che i fondi che ci finanziano non finiscono nelle nostre tasche, ma in borse, in strumentazioni e in materiali di consumo: questa trasparenza deve essere rivendicata e perseguita giornalmente.
    I ricercatori, secondo me, non devono diventare nè un partito politico, ne’ dei sindacalisti degli scienziati. Il ruolo che sto rivendicando e’ quello dei consulenti autorevoli e titolati ad allestire i documenti tecnici su cui possa agire Politica, Magistratura e Media.

    Il pubblico è il nostro interlocutore. Noi viviamo delle tasse dei cittadini. Lavoriamo disinteressatamente nell’interesse della comunità non solo per l’ego individuale, che pure è utile in parte. Non possiamo dipendere dalle elemosine di qualche amministratore o delle connivenze, a cui troppo spesso ci siamo tutti piegati, con aziende estemporanee, verosimili se non, talvolta, quasi conniventi. La vicenda dei PON col 70% dei fondi sprecato nelle mani di molte aziende è uno stabile buco di bilancio non solo economico, ma anche di credibilità dell’intero sistema della ricerca.
    Lo stesso aspetto che siamo al ballottaggio per l’elezione di un rappresentante del CDA è una stortura. Un’azienda ha un CDA, il CNR andrebbe guidato da un consiglio scientifico che peschi i suoi membri nelle migliori Accademie scientifiche mondiali e non tra scienziati a riposo. In questo quadro noi dovremmo essere in prima fila a chiedere e rivendicare una seria, autorevole e indipendente Agenzia della ricerca, senza la quale nessun giovane ricercatore verrà mai finanziato. Noi da decenni competiamo per le amicizie e per l’anzianità: non competiamo per le migliori idee e i migliori progetti. Senza un enorme investimento in ricerca di base (almeno 20 volte i fondi attuali) continueremo a pietire dal potente di turno dei rimasugli di bilancio che serviranno solo a renderci ulteriormente complici del degrado morale e culturale in cui si è incanalato il Paese dalla scomparsa di Ruberti in avanti, oramai oltre 25 anni fa.

    Roberto Defez

Devi essere loggato per rispondere a questa discussione.