Considerazioni sul FOE del CNR

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Questo argomento contiene 3 risposte, ha 3 partecipanti, ed è stato aggiornato da  Vito Mocella 2 mesi, 2 settimane fa.

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  • #1839

    Vito Mocella
    Moderatore

    L’ultimo CdA del CNR mi ha spinto a condividere alcune considerazioni sul FOE del CNR.
    Le allocazioni, di cui ai punti 4-8 dell’OdG del CdA del 2 agosto 2017, sono tutte allocazioni vincolate previste nei decreti di riparto del FOE, nella specifica sezione delle attività straordinarie (cf. sintesi del CdA ).
    Quali sono le prospettive per il prossimo futuro ?
    Nella proposta di riparto del FOE 2017, per il CNR è previsto un leggero aumento dell’assegnazione ordinaria. Si legge nel documento elaborato dal Centro Studi del Senato che al “CNR è destinata un’assegnazione totale di € 562,8 mln, di cui € 509,6 mln quale assegnazione ordinaria (+0,7% rispetto all’assegnazione ordinaria 2016)”.
    Molto più sensibile è invece l’aumento dell’assegnazione straordinaria con un +5,6 % per le progettualità di carattere straordinario (essenzialmente BIOGEM) e +8,9 % dell’assegnazione vincolata ad attività di valenza internazionale, come quelle dei punti 4-8 all’OdG. Sempre dal documento elaborato dal Centro Studi del Senato si legge : “con riferimento all’assegnazione complessiva 2016, si registra un incremento pari all’1,3%. Riguardo ai progetti di natura straordinaria del CNR, dalla tabella 5 si evince l’inserimento della nuova voce relativa al progetto Talmud (traduzione del Talmud babilonese) e l’incremento delle voci relative a LENS (ricerca sulla materia tramite infrastruttura laser) e a progetti della roadmap europea ESFRI (Forum Strategico Europeo per le Infrastrutture di Ricerca)”.
    Senza entrare nel merito dei progetti di natura straordinaria finanziati dal MIUR, credo si imponga una riflessione sulla necessità, irrinunciabile per l’Ente, di chiedere al Ministero vigilante un incremento della propria dotazione ordinaria. Ad esempio l’INFN ha in previsione per il 2017 un aumento dell’1,3 % della dotazione ordinaria, cui va aggiunto quanto previsto dall’art. 1, co. 373, della L. 208/2015 che ha incrementato di € 15 mln per ciascun anno del triennio 2016-2018 la dotazione del Fondo ordinario dell’INFN (cf relazione del Centro Studi del Senato).
    L’attuale situazione di sofferenza economica degli istituti e del personale del CNR (precario e non ) impone al CNR di chiedere al proprio Ministero vigilante un impegno significativo per aumentare la dotazione ordinaria contraendo, eventualmente, quella straordinaria.
    In tale contesto non si può non sottolineare la presenza di ulteriori fonti di finanziamento, quali ad esempio quelle provenienti dal riparto del Fondo Integrativo Speciale Ricerca (FISR) 2015-2016 effettuato dal CIPE che l’anno scorso ha finanziato al CNR un’ «Infrastruttura integrata di Editoria televisiva specialista asupporto della Ricerca Scientifica» per l’importo di 9,7 milioni di euro. Anche tali risorse potrebbero utilmente sopperire alle necessità delle progettualità straordinarie, consentendo di concentrare sull’assegnazione ordinaria dell’Ente il massimo sforzo della quota FOE assegnata al CNR.
    Credo che l’Ente debba discutere del proprio FOE innanzitutto al proprio interno. Cosa ne pensate ?

  • #1842

    carlo.brondi@itia.cnr.it
    Partecipante

    Sono d’accordo sul fatto che le destinazioni del FOE vengano discusse e rendicontate in maniera semplice e trasparente verso tutti i dipendenti.
    aggiungo che crea amarezza sapere che il CNR in un assetto generale di debito e con inchieste giudiziarie pendenti continui a investire soldi, a mio avviso, in malo modo.
    Anche chiedendo più soldi resta il problema : bisogna capire che fine fanno i fondi aggiuntivi e se non vengano usati per ripianare buche di mala gestione o peggio se non vengano dirottati all’esterno. Quel che è certo è che a farne le spese sono sempre più spesso i dipendenti dell’ente.
    Un esempio eclatante è l’altissima percentuale di precariato (anche decennale) dell’ente che si attesta quasi al 40% del personale.
    Validi professionisti che con la scusa di non avere titoli eccellenti,(ma quali poi se i concorsi sono a singhiozzo e con un numero di posti esiguo), vengono lasciati in un limbo senza uscita in barba a qualunque carta europea dei ricercatori.
    Questo è senz’altro il primo punto da cui partire.

  • #1843

    Patrizia Lavia
    Moderatore

    Difficile non esser d’accordo sull’analisi di Vito. In sostanza, il finanziamento CNR resta più o meno com’era, con il precariato e il sottofinanziamento cronico agli Istituti. Aumentano investimenti per infrastrutture che in realtà non sono tali: non messe a sistema, non fruibili cone facilities a disposizione dei ricercatori. Non mi sembra molto lungimirante.

    Quanto ai quasi 10 milioni ad una “infrastruttura di editoria televisiva a supporto della ricerca scientifica”, hanno proprio un sapore di beffa: non si finanzia la ricerca scientifica ma l’editoria a suo supporto si. Ricorda vagamente il pane e le brioches. Solo che pare che Maria Antonietta non lo avesse veramente detto, invece il MIUR lo ha veramente fatto. 10 milioni è quello che servirebbe per esempio per i precari, almeno quelli della Madia.

    In questi giorni sono usciti in molte Regioni bandi milionari per la ricerca, ai quali però gli istituti CNR difficilmente potranno partecipare, poichè è richiesto di anticipare il 50% dei costi. Dunque continuerà a piovere sul bagnato.

    Domanda a Vito: la tua analisi è condivisa nel CdA? Oltre l’analisi, ci sono margini realistici di cambiamento?

    • #1852

      Vito Mocella
      Moderatore

      Condivisa dal CdA mi sembra una parola grossa… direi che nessuno è apertamente in disaccordo con essa, ma il grado di accordo è proporzionale all’intensità delle iniziative intraprese per modificare la situazione attuale.
      Il punto è che, evidentemente, un po’ di risorse da distribuire ci sono. Le risorse, però sono finite e se vanno da una parte non vanno dall’altra.

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