Contratto in discussione: nuove vessazioni in arrivo?

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Questo argomento contiene 3 risposte, ha 4 partecipanti, ed è stato aggiornato da  fede 8 mesi, 2 settimane fa.

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  • #2309

    l.sgheri@iac.cnr.it
    Partecipante

    Spero di sbagliarmi, se qualcuno mi smentisce ne sarei felice, ma credo che dal nuovo contratto che si sta discutendo arriveranno delle nuove vessazioni al nostro lavoro.

    – Intanto, visto che siamo in un contratto dove ci sono più di un milione di persone che sono in gran parte della scuola, temo che sarà comunque difficile far valere la specificità del lavoro di ricerca. La categoria alla quale R&T degli Enti di Ricerca potrebbero essere più facilmente avvicinati, ovvero i professori universitari, sono una categoria non contrattualizzata, per cui hanno una disciplina a parte non soggetta alla riforma dei contratti pubblici.

    – Leggendo i comunicati dei vari sindacati mi sembra che al momento nelle bozze presentate dall’Aran non sia presente alcun riferimento all’indipendenza organizzativa del nostro lavoro. Ritorniamo al cartellino ed all’autorizzazione preventiva per andare a far lezione o a riunioni?

    – Vogliamo parlare di quattrini? Di nuovo nessuno l’ha detto esplicitamente, ma temo che i passaggi di fascia, che si configurano come una progressione economica, nella veste attuale (ovvero con il Direttore che certifica che l’attività è stata svolta correttamente) siano contrari al decreto Madia, per cui possiamo scordarceli. Le progressioni economiche (orizzontali, cioè fascie, e verticali, cioè passaggi di livello) saranno demandate ad una commissione paritetica ARAN-sindacati che si riunirà entro un mese dopo l’approvazione del contratto. Ve lo figurate un meccanismo secondo cui tutti gli anni il personale di ricerca dovrebbe essere valutato e la fascia attribuita a non più del 20% degli aventi diritto?

    Insomma, magari sono io pessimista ma vedo all’orizzonte diverse ragioni che mi guasteranno il piacere di fare un lavoro che nel mio piccolo adoro fare, ma che non può essere ingabbiato da regolamenti bizantini. Onestamente mi sarei aspettato un minimo di proteste ma vedo in giro molta rassegnazione.

    Luca

  • #2351

    Giulio Andreotti Jr
    Partecipante

    Possiamo aggiungere le ultime indicazioni sull’appropriatezza del lavoro svolto nella propria abitazione.

    La ricerca impone la necessità di studiare e lo studio si sa richiede concentrazione e la concentrazione si sa richiede raccoglimento, un posto tranquillo, la possibilità di ripetere ad alta voce per fissare i concetti. Quale posto migliore di casa nostra?!
    Un ricercatore deve anche scrivere, e la scrittura è un atto creativo che oltre a richiedere concentrazione richiede la possibilità di non interrompere il pensiero. Un processo che in alcuni casi assorbe totalmente e mal si coordina con la valanga di interruzioni che inevitabilmente comporta il lavoro d’ufficio (telefonate, richieste, etc.). Quale posto migliore di casa nostra?!
    Un ricercatore deve preparare lezioni e convegni internazionali, e non a caso power point prevede la funzione rehearse; pare che questa pratica sia molto diffusa anche tra i premi nobel. Quale posto migliore di casa nostra?!

    Basta farsi un giro per i vari istituti del CNR per verificare che, a parte le stanze ovali dei direttori, i singoli ricercatori a nessun livello godono di una stanza singola, necessaria per tali attività. Dunque, quale posto migliore di casa nostra?!
    Le ultime direttive ampiamente imposte in modo esplicito (richieste verbali da parte del personale e dei direttori), ma non formale, dicono chiaramente che non possiamo lavorare a casa.
    Bene, facciamole nostre.
    Per studiare abbiamo bisogno di:
    1. Un ufficio singolo: non è possibile ripetere ad alta voce o concentrarsi con qualcuno di fianco che deve fare altrettanto;
    2. Un computer e una stampante: non è previsto nel contratto che l’Ente li fornisca e per questo molti di noi NON hanno fondi su cui ordinare questo materiale. Si stupiranno i nostri amministrativi, che invece hanno a disposizione computer e stampanti, ma per i ricercatori NON è cosi. Dobbiamo acquistarli con i nostri fondi!
    3. Poter lavorare a qualsiasi ora del giorno e della notte: il pensiero non può essere interrotto, e la creatività non segue gli orari stabiliti dagli istituti. Questo implica che anche se solo per uno di noi che avesse necessità di studiare di sera o durante la notte (come molti fanno in occasione di scadenze di bandi di finanziamento o presentazioni su invito a congressi), tutto l’apparato sicurezza, riscaldamento, aria condizionata deve essere attivato per poterci garantire questa possibilità.
    4. Il lavoro durante i fine settimana deve andare a recupero: non si capisce per quale assurdo motivo il nostro lavoro durante i fine settimana, anche se fatto nella propria sede di lavoro, non venga messo a compensazione. Lo stesso vale per la nostra partecipazione ai congressi.
    Sono sufficienti due righe per comprendere la follia che governa il rapporto dell’ENTE con i ricercatori.
    Le nostre carriere sono bloccate, gestiamo progetti, ci procuriamo fondi, senza che ci venga riconosciuta un’ indennità, né che ci venga data la possibilità di fare carriera, un quadro da vero e proprio sfruttamento. Entriamo in ruolo senza fondi di start up, spesso acquistiamo portatili, computer e telefoni con nostri soldi personali. Il cellulare, ampiamente usato per motivi di lavoro, è a nostro carico, così come la connessione internet a casa che utilizziamo prevalentemente per poter continuare a lavorare anche quando l’istituto è chiuso. Lavoriamo sabato e domenica per poter stare dietro a scadenze di bandi e portare avanti il nostro lavoro e questo orario non ci viene neanche conteggiato come recupero.
    Questo implica che se abbiamo sottratto tempo alla famiglia/salute/hobby per una scadenza lavorativa, arrivando a lavorare anche di sera e nei fine settimana, dobbiamo usare le ferie per recuperare una giornata a scadenza fatta, perché gli orari serali, notturni e festivi non vengono conteggiati.

    Siamo alla follia. Un sistema che protegge solo chi ha bisogno del cartellino per giustificare il proprio stipendio.
    Ci aspettiamo che un Ente di ricerca nazionale trovi un modo più intelligente per valutare l’attività di ricerca dei propri ricercatori, un sistema che non penalizzi quelli che lavorano e avvantaggi quelli che non lo fanno.

  • #2385

    maro
    Partecipante

    D’accordissimo con Giulio Andreotti jr. Aggiungerei altro particolare che a me sembra incredibile: se per risparmiare si viaggia la domenica, e magari in aeroporto si fa anche relazione o presentazione (si lavora dunque), per il solo fatto che non è previsto un meeting non è contabilizzato come orario di lavoro, né me lo fanno inserire su time-sheet di progetto. Insomma se viaggi di domenica è a puro scopo di piacere per il CNR.

  • #2386

    fede
    Partecipante

    Buongiorno a tutti. Nonostante il decreto 2011 del Ministero degli Affari Esteri dichiari esplicitamente che per le missioni estere deve essere assicurato lo stesso trattamento di quelle svolte in Italia, il modulo digitale predisposto dal cnr distingue le due tipologie di missione, mentre sarebbe bastato introdurre nel pannello dei Paesi anche l’Italia. Qualcuno è per caso al corrente dei motivi di questa ridondanza?

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