Io dipendente del CNR e malata in follow up

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    Patty
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    Vi scrivo con la speranza di riuscire ad essere comprensibile, vista la complessità della questione.
    Sono dipendente del CNR dal 1991.
    Nel 2014 mi è stato diagnosticato un tumore mammario trattato chirurgicamente e con radioterapia, e, successivamente, con ormonoterapia adiuvante considerata “terapia salvavita”.
    La suddetta terapia ha una durata di 5 anni così come il programma di esami per il monitoraggio della malattia, il cosiddetto “FOLLOW-UP”.
    Il follow-up prescrittomi è quello previsto dal Protocollo Nazionale per la cura dei tumori.
    Il CNR riconosce ai dipendenti malati ed in follow-up, il beneficio di poter usufruire di una giornata di permesso ogni qualvolta si rechino ad eseguire uno degli esami diagnostici o strumentali previsti dal follow-up e, per dette assenze, spetta l’intera retribuzione, ivi compresa quella accessoria (cfr. Circolare CNR n. 13/2015).
    Ma questo accade solo ed esclusivamente se, sull’attestazione rilasciata al paziente dalla struttura che ha eseguito l’esame, è espressamente scritto che lo stesso è stato eseguito in regime di “day hospital” o “day service” (cfr. Circolare CNR n. 13/2015).
    Il “day hospital”, com’è noto a tutti, prevede un ricovero di una giornata in una struttura ospedaliera, alla fine della quale ti rilasciano un certificato di ricovero.
    Diversamente, il “day service” è una modalità di assistenza ricompresa nel livello territoriale delle prestazioni specialistiche ambulatoriali ed è finalizzato alla gestione di casi clinici la cui soluzione richiede l’erogazione di indagini cliniche e strumentali plurime e multidisciplinari, anche complesse, previste da uno specifico percorso diagnostico qual è, appunto, quello del follow-up.
    Tali prestazioni in regime di “day service” rientrano nei P.A.C.C. (Percorsi Ambulatoriali Complessi e Coordinati), stabiliti dal Ministero della Salute.
    I percorsi P.A.C.C. prevedono a loro volta che il paziente venga preso in carico dalla struttura che gli ha prescritto il follow-up e che egli possa, all’interno della stessa struttura, eseguire periodicamente tutti gli esami previsti dal follow-up facendo il minor numero di accessi possibile alla struttura.
    Ciò significa che il paziente può eseguire, nella stessa giornata, più di un esame pagando un solo ticket sanitario.
    Questi efficientissimi P.A.C.C. sono attuati con una normativa Regionale – in rispetto dell’“Intesa Stato Regioni” perché erogati dagli Enti del Servizio Sanitario Regionale – secondo la quale, ogni Regione decreta le “Linee guida per l’attuazione dei P.A.C.C.”.
    E quì casca l’asino!
    Per quanto riguarda la Regione Campania, il Decreto Regionale n. 4 del 17/1/2018 è l’ultimo di mia conoscenza con cui, seppur previsti dallo Stato, la Regione Campania non ha ancora attivato i P.A.C.C. per i follow-up oncologici e trapiantologici!
    In sintesi, la Regione Campania non attiva i P.A.C.C. per i follow-up oncologici, ma ha attivato solo un “Tavolo Tecnico” per la discussione del problema (…so che in Italia non tutte le Regioni li hanno attuati, ma non so dirvi in quali, oltre alla Campania, non siano attivi…) e, di conseguenza, io non posso effettuare nessuno degli esami diagnostici o strumentali previsti dal mio follow-up, in regime di “day hospital” o “day service”; ma devo continuare ad effettuarli presso centri pubblici o privati convenzionati esterni alla struttura che mi ha prescritto il follow-up e quindi NON in regime di “day hospital” o “day service”!
    E ciò con la ricaduta che, il CNR, in maniera molto miope, pretende che io, per potermi assentare per eseguire gli esami diagnostici e strumentali previsti dal mio follow-up, non potendo certificarne l’effettuazione in regime di “day hospital” o “day service”, usufruisca di: permessi giornalieri o orari da recuperare, ferie o altri permessi soggetti a decurtazione secondo la Legge “Brunetta” (cfr. Circolare CNR n. 13/2018).
    Ciò, a mio parere, comporta una netta discriminazione tra i dipendenti del CNR che risiedono nelle regioni in cui sono attivi i P.A.C.C. e quelli che risiedono nelle regioni in cui questi non sono attivi!
    Personalmente mi sento oltremodo penalizzata dal CNR, rispetto ai colleghi in follow-up come me che risiedono in regioni più “attente” all’assistenza sanitaria!
    Oltretutto, tali “norme” sono contrarie agli obiettivi assegnati dallo Stato alla Regione Campania di riduzione del tasso di ospedalizzazione che, se raggiunti, le permetteranno di uscire dal piano di rientro (cfr. DPCM del 12 gennaio 2017 artt. 42 e 43 – cfr.), per cui dubito fortemente che la Regione Campania sia interessata ad attivare i P.A.C.C.
    Il 1/6/2017 inviai anche un “reclamo” all’URP della Regione Campania per avere chiarimenti, ma non ho mai ricevuto risposta.
    A rigurado voi che ne pensate?
    Nel ringraziarvi per l’attenzione ed il tempo che mi avete dedicato, vi invio i miei saluti e vi auguro buon lavoro.

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