precariato – concorsi – stabilizzazioni

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Questo argomento contiene 11 risposte, ha 5 partecipanti, ed è stato aggiornato da  Marica Canino 2 ore, 26 minuti fa.

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  • #1442

    RobertoCabrub
    Partecipante

    La recente approvazione del decreto Madia che comprende, tra le altre cose, la possibilità di stabilizzare i precari dovrebbe essere colta come occasione per una franca discussione su come immaginiamo di poter superare il precariato non solo nell’immediato, ma anche nel futuro.
    Che proposta possiamo avanzare affinché la soluzione del problema del precariato di oggi non ponga le basi ad un problema più grande domani? Come immaginiamo la politica di reclutamento del CNR?
    Personalmente mi piacerebbe che i giovani che intraprendono il difficile cammino della ricerca avessero davanti un percorso chiaro sulla falsariga di quello che hanno adesso i loro colleghi universitari: Dottorato (3 anni), post-doc (2-4anni), ricercatore TD (3-5anni) con un “concorso/abilitazione” annuale che dà accesso all’assunzione come ricercatore a tempo Indeterminato da ottenere entro un numero ragionevole di anni (8-10 anni dalla laurea). Se non si passa a tempo indeterminato entro X anni dalla laurea o dopo Y concorsi a ricercatore si dovrebbe aprire una corsia preferenziale per essere immessi in altre amministrazioni pubbliche (scuole o altro).
    Se una proposta del genere può evitare la formazione di nuovo precariato oltre quello “fisiologico”, resta il grande problema di sanare la situazione dei precari di oggi, soprattutto di quelli che si ritrovano con 10 o più anni di contratti senza aver avuto la possibilità di partecipare a dei concorsi.
    Vanno quindi chieste con forza le risorse finanziarie per assumere i TD che rientrano nel decreto Madia e con altrettanta forza vanno chieste le risorse finanziare per continuare/iniziare un piano di assunzioni serio che dia possibilità di reclutamento a chi ha avuto contratti diversi dal TD, a chi ha iniziato da poco il percorso per diventare ricercatore o a chi lo sta per intraprendere.
    Le une senza le altre sarebbero un danno per il nostro ente che si troverebbe a dover scegliere tra perdere le grandi professionalità che si sono formate in questi anni e/o perdere TUTTE (o quasi) le professionalità che sta formando.
    IL nostro ente ha circa 4200 ricercatori/tecnologi a tempo indeterminato (stabilizzando gli attuali circa 800 TD si arriverebbe a circa 5000): considerando la durata media di vita lavorativa (circa 30 anni considerando che si viene assunti come TI dopo i 35 anni), il CNR dovrebbe assumere circa 150 ricercatori/tecnologi all’anno per mantenere questo valore mediamente costante nel tempo.
    Gli ultimi concorsi (gli 82 posti per giovani ricercatori) non sono certo stato un modello da seguire, perché i metri di giudizio adottati dalle diverse commissioni in diversi casi hanno stravolto i reali valori dei candidati, con diversi casi di ricercatori stimati anche a livello internazionale che non sono risultati idonei. Questo ha portato molti precari a nutrire una sostanziale sfiducia nei confronti della modalità di selezione di tipo concorsuale.
    Personalmente capisco la loro diffidenza: il rischio di vedersi passare davanti persone meno preparate è forte e molti, soprattutto i più anziani, non vogliono correrlo perché non possono permetterselo.
    Possiamo pensare di mettere delle soglie (numero di articoli, numero di citazioni, h-index…) come fanno i nostri colleghi accademici per l’ASN (Abilitazione Scientifica Nazionale)?
    Potremmo pensare di usare delle soglie per decidere se e chi stabilizzare?
    Credo che dovremmo sostenere con forza una richiesta di finanziamento aggiuntivo per il superamento del precariato presente e futuro e che tale richiesta debba essere corredata da un piano di assunzioni credibile, sia quantitativamente che qualitativamente, diversamente rischiamo di non ottenere le risorse necessarie e non credo che possiamo permettercelo né come ente né come paese.

  • #1459

    Patrizia Lavia
    Moderatore

    Sui precari siamo ormai a un’emergenza che bisogna soltanto sanare. Sono d’accordo con il post di Roberto che si debbano chiedere con forza le risorse necessarie per sanare ragionevolmente la situazione di giungla che si è creata e che ormai sarebbe davvero velleitario pensare di razionalizzare a posteriori.

    Le risorse potrebbero venire, almeno in parte, dai fondi non spesi di IIT, come si sta chiedendo da più parti (http://www.roars.it/online/tesoretto-iit-il-recupero-e-appeso-ad-un-emendamento/). Certamente, a fronte dei lavori e risultati scientifici di noi tutti, dispiace che le inchieste su alcuni del CNR, l’avviso di garanzia al DG, e la mancanza di una reazione ufficiale davvero ferma e intransigente (si sono avute da CGIL, ANPRI e art.33 a mia conoscenza, non ancora dalla presidenza), non diano al nostro ente quel profilo di credibilità e autorevolezza che sarebbe necessario per reclamare fondi non spesi da altri. Ma non accavalliamo i topics e restiamo sul reclutamento.

    Immaginando che si possa riuscire a trovare le risorse per sanare i precari, non possiamo poi ricominciare il giorno dopo e creare un’altra emergenza che esploderà in modo drammatico e prevedibile tra altri 10 anni. Dobbiamo stabilire regole trasparenti per il reclutamento, bisogna che siano regole note e applicate regolarmente.

    Concordo sulla necessità di identificare delle tappe riconosciute e riconoscibili in modo trasparente in un percorso che faciliti un reclutamento regolare. A mio avviso il percorso non deve essere rigido, deve lasciare spazio per valorizzare la mobilità sia in Italia che fuori, e non privilegiare necessariamente chi fa tutte le tappe “in casa” (PhD, post-doc, TD etc.). Si dovrà quindi convenire in qualche modo su come valutare “il contenuto” delle tappe: cosa si è fatto, quale maturità/ indipendenza scientifica si è raggiunta.

    Qui ci sono vari aspetti cruciali da approfondire.
    1. Storicamente si reclutava per istituti e si valorizzavano quindi competenze omogenee, complementari, o per lo meno non completamente eccentriche rispetto alla “mission” dell’istituto. Ora le strutture reclutanti sono le aree strategiche, e il vincitore di concorso sceglie l’istituto. Il vantaggio è che possono concorrere profili ed esperienze più larghi, valorizzando una maggiore indipendenza del ricercatore, che può scegliere dove sviluppare la propria ricerca.
    2. In alcuni casi (ad es. concorso degli 82), ha significato però che alcuni giovani ricercatori reclutati localmente, su progetti finanziati con fondi ad hoc, non sono andati sempre bene in concorsi su aree molto ampie. Un primo nodo è allora dove e come si pone un limite all’arbitrio nel reclutamento iniziale di giovani che poi si trovano inseriti in competizioni ampie. Scusate moltissimo, ma io penso che debba essere rivista una prassi in cui l‘assegno o il TD dipendono esclusivamente dall’infinita benevolenza del singolo tizio, che ha necessità in quel momento delle competenze di tizietto per quel progetto, ed ha i finanziamenti per farlo, e crea da solo una figura che poi diventa un precario storico dell’ente. Se siamo una rete siamo una rete: allora forse potremmo pensare a un qualche meccanismo per conoscere come rete le competenze dei precari, anche solo attraverso un sito fatto bene o con dei workshops, valorizzarle in un ambito più ampio del chiuso del proprio laboratorio o ufficio, favorire lo sviluppo di un minimo di autonomia, nel loro interesse ma anche nell’interesse di un sistema, rete, network di collaborazione, come volgiamo chiamarlo, dove quella competenza può trovare un suo spazio e non essere “proprietà” di. Questo potrebbe anche cambiare l’atteggiamento con cui si affrontano i concorsi.
    3. Un ulteriore nodo che bisogna mettere a fuoco è il rischio che, a lungo andare, il reclutamento per aree possa creare squilibri tra Istituti della rete scientifica; c’è anche il rischio di una maggiore difficoltà di giudizio nei concorsi, e anche maggiore spazio per errori e arbitrii, se le aree sono troppo vaste e i candidati sono distribuiti su un ventaglio di competenze molto ampio.

    Vorrei dire un parola sul concorso degli 82. OK le critiche, ma vorrei ricordare alcuni aspetti che mi pare si siano dimenticati troppo presto: gli 82 posti erano banditi su risorse straordinarie con criteri MIUR, che il CNR ha cercato di rendere praticabili. Ricordo che il bando MIUR indicava di valutare i titoli nei primi 5 anni dal PhD; anzi, l’art. 5 del DM 105 Giannini diceva “esclusivamente” nei primi 5 anni. Se vogliamo chiamare le cose per nome, occorre dire che il decreto, più o meno consapevolmente, puntava proprio a tagliare via quella generazione che costituisce il nucleo del precariato storico. Il decreto era intrinsecamente demagogico a mio avviso: infatti, il DM poneva una “equazione impossibile”, ossia che i vincitori fossero entro i 5 anni dal PhD, ma contemporaneamente fossero titolari di fondi, di progetti nazionali e internazionali, vincitori di premi e riconoscimenti internazionali, membri di editorial board e così via. Trovo che, in questo caso, il CNR, mitigando “esclusivamente” con l’espressione “preferenzialmente” entro i 5 anni abbia introdotto un elemento di logica, pur nei limiti di un decreto ministeriale che in quanto tale sei costretto a recepire. Ni pare che, in molte aree, in definitiva abbiano vinto persone che avevano esperienza, competenze e maturità scientifica. Tuttavia è vero che questi criteri, con le loro incongruenze, hanno portato, in alcuni casi, ad un certo appiattimento dei punteggi sui CV. Il fatto che dai precedenti concorsi, e cioè dal decreto Mussi (2008-2011), non siano state mai più offerte opportunità significative al CNR, e che in qui concorsi si valutasse al contrario tutta l’esperienza maturata, ha significato un repentino capovolgimento dei criteri. Questo ha generato amarezza e scompiglio in molti che, tra un concorso e l’altro, avevano lavorato per rafforzare il proprio profilo scientifico e si sono sentiti poi misconosciuti dai nuovi criteri. Mi pare quindi una semplificazione fermare la propria analisi alle colpe delle commissioni dimenticando il contesto. E’ una semplificazione che non aiuta a trarre una lezione per il futuro.

    Noi dobbiamo cercare di tamponare l’emorragia dei sempre più numerosi che lasciano non solo il CNR, dove hanno magari sviluppato competenze importanti che si perdono, ma anche l’Italia. Quello che a mio avviso va fatto è affermare criteri che siano noti, logici, trasparenti, applicati con regolarità, valorizzando l’autonomia scientifica dei nuovi ricercatori. Soprattutto – soprattutto – evitando le improvvisazioni, che sono deleterie per la vita delle persone, fragilizzano o annientano il senso di appartenenza a una comunità e sono comunque inefficaci, perchè non è certo con un concorso estemporaneo con criteri che cambiano ogni otto anni che si riesce a dare fiducia nel futuro ai giovani ricercatori o alla ricerca.

    Dato che si devono scrivere i nuovi regolamenti che accompagneranno lo statuto, non si può fare una riflessione generale sui problemi del reclutamento e dei concorsi, cercando di eliminare le improvvisazioni? Non si potrebbe fare un gruppo di lavoro, che collegandosi alle linee strategiche del CNR, ma anche ai sindacati e alle organizzazioni dei precari, rifletta su questi problemi e proponga un’agenda al CdA?

  • #1462

    RobertoCabrub
    Partecipante

    Sono d’accordo su molte delle cose scritte da Patrizia in particolare che per i concorsi vanno stabiliti dei criteri ad eliminate le improvvisazioni e che la scrittura dei regolamenti è un’occasione che va sfruttata in questo senso.
    intanto mi soffermo solo su alcuni degli aspetti da lei indicati da approfondire:
    1) Credo che il concorso degli 82 posti fatto per aree strategiche con i nuovi assunti che scelgono gli istituti debba restare un fatto eccezionale per tanti motivi (numero di candidati elevato, la vastità delle aree rende difficile un giudizio omogeneo con l’utilizzo di criteri oggettivi…), ma soprattutto perché non permette di fare una reale programmazione negli istituti in quanto l’istituto non saprà mai se e quando potrà avere un nuovo ricercatore su una determinata linea di ricerca. Viceversa possono arrivare ricercatori non richiesti e non vengono dati i fondi per attrezzare nuovi laboratori e attività per il giovane ricercatore. A mio avviso devono essere gli istituti a scegliere i profili e il bando deve indicare la sede di lavoro.
    2) Mettere in rete le competenze dei precari potrebbe essere una cosa positiva, ma deve cambiare la mentalità di molti nostri di staff che spesso hanno bisogno delle competenze per un progetto e fanno contratti a prescindere dalle reali prospettive di sviluppo della persona a cui danno il contratto. Una volta sanato il problema attale del precariato (che va assolutamente sanato) l’unico modo realistico per evitare di avere precari quarantenni è mettere un limite a numero di anni contratto (a prescindere dalla forma e dall’ente) e magari anche un limite d’età per l’assunzione. Si potrebbe dire che dal 2025 il limite di età per partecipare ad un concorso è 35 anni. Ovviamente nel frattempo andrebbe sanata la situazione dei precari “storici” e si dovrebbero fare concorsi annuali per i nuovi e non mandarli via senza avergli dato la possibilità di partecipare almeno a 3-4 concorsi.
    Infine:
    Recentemente una commissione per i bandi di istituto (quelli banditi ad aprile del 2016, prima del famoso bando degli 82) ha dato come prima prova scritta alcuni esercizi invece del tema. Trovo questa pratica veramente inadatta a giudicare un ricercatore, oltre ad essere umiliante per una persona con alta specializzazione che sa risolvere problemi ben più complessi di quelli proposti. Capisco che essendoci oltre 100 candidati correggere oltre 200 temi richiederebbe diversi giorni di lavoro ininterrotto e non tutti i commissari sono disposti a questo, ma non può essere questa la soluzione.
    Tra l’altro si sono presentati meno di 30 candidati, ma questo la commissione non poteva saperlo.
    Sarebbe opportuno mettere delle soglie (tipo h-index, numero di lavori su riviste, numero di presentazioni a conferenze, numero di citazioni totali e/o altro) nel Bando sotto le quali i titoli valgono molto meno (o sopra le quali valgono di più), in modo da disincentivare le domande di chi non ha raggiunto le soglie?
    Ovviamente questi valori andrebbero fissati per dei periodi abbastanza lunghi.
    Sono quindi d’accordissimo con Patrizia che vanno stabiliti dei criteri ad eliminate le improvvisazioni e che la scrittura dei regolamenti è un’occasione che va sfruttata in questo senso e gruppo di lavoro sull’argomento potrebbe essere utile.
    Cordiali saluti e a presto,
    Roberto Russo

  • #1569

    Patrizia Lavia
    Moderatore

    Ieri martedi 20 si è svolta una manifestazione molto bella e a tratti emozionante in aula convegni, tuttavia non sono mancati problemi e anche qualche tentativo strumentale cavalca-precario.

    Prima di entrare nel merito vorrei sapere: qualcuno conosce il nome della ricercatrice che ha fatto un intervento emozionante, parlando, tra le altre cose, della schizofrenia forzata di chi vuole scrivere progetti a lungo termine e vuole continuare a credere che riuscirà a svolgerli, perchè questa è la sua vita e la sua passione, ma al tempo stesso deve inviare cv fare colloqui e cercare altrove qualcosa che non è ciò che vuole fare? Lo ha detto meglio di così, se avete seguito capite di che intervento parlo. Alla fine dell’intervento eravamo tutti in piedi ad applaudire, lei ferma lei guardava dritto il presidente che si è alzato e l’ha abbracciata. Se legge questo forum, riterrei un onore se potesse / volesse pubblicare il testo del suo intervento.

  • #1570

    Delia Evelina Bruno
    Partecipante

    E’ vero, durante quell’intervento io ero lì e mi sono commossa sentendo le sue parole. Come non provare empatia? Dovremmo conoscere il suo nome, ma anche quello della ricercatrice a tempo indeterminato che ha fatto l’intervento sui fondi e sulla mancanza di una volontà politica nel percorso verso le stabilizzazioni. Credo che sia stata una giornata importante grazie alla animata presenza dei precari e degli strutturati che si sono spostati da tutte le Regioni d’Italia. Ai prossimi eventi, dobbiamo presentarci ancora più numerosi!

  • #1571

    Delia Evelina Bruno
    Partecipante

    “Tra le tante voci meravigliose e piene di ispirazione e passione che ho ascoltato oggi tra i ricercatori, i tecnologi e gli amministrativi precari del Cnr – conclude Inguscio – vorrei ringraziare quella di una ricercatrice, a nome di tutte le persone presenti e non che hanno portato il loro impegno, contributo e idee, Katia Buonasera, e citare una frase del suo discorso che potrete leggere per intero su http://www.cnr.it: ‘Ecco, mi auguro che proprio dovere, dignità e coscienza guidino oggi l’operato dei membri del CdA, allo stesso modo in cui da sempre guidano il nostro operato, tenendo alto nel mondo il nome del nostro Cnr

    • #1582

      Patrizia Lavia
      Moderatore

      Grazie Evelina, non avevo visto che è rintracciabile sul sito del cnr. Mi pare che l’intervento abbia davvero toccato le corde più profonde di chi fa ricerca.

  • #1587

    Delia Evelina Bruno
    Partecipante

    Fatemi avere uno sfogo, dopo aver appena letto un comunicato… In questo momento, sappiamo che i fondi certi e disponibili del CNR servirebbero a stabilizzare circa 100 precari dei 1050 con i requisiti del Comma 1 della Legge Madia. In questo comunicato, vengo a conoscenza del fatto che i TD a chiamata nominativa sono circa 100 e leggo della proposta, ahimè fortemente voluta, di stilare un’unica graduatoria per tutti i profili, sulla base dell’anzianità maturata, considerando “superabile” il problema della chiamata nominativa.
    Ma la “superabile” questione della chiamata nominativa, è stata categoricamente esclusa dalla Madia, che invece ha lo scopo di tutelare chi si è sottoposto ad una selezione pubblica tramite concorso! Sarei proprio curiosa di sapere come propongono di superare questo problema…

  • #1626

    Delia Evelina Bruno
    Partecipante

    A proposito dei fondi necessari per le stabilizzazioni, credo meriti molta attenzione il punto 7 discusso durante l’ultimo CdA. “E’ stato approvato il rendiconto generale dell’esercizio finanziario 2016 che si è chiuso, quest’anno con un risultato positivo dell’esercizio…(…)… risulta ancora disponibile, per utilizzi non previsti, un importo pari ad euro 15.007.505,98.

  • #1627

    Vito Mocella
    Moderatore

    Cara Delia, ovviamente il fatto che l’esercizio 2016 si chiuda con un avanzo di cassa è un dato positivo in vista degli impegni che l’Ente deve prendere per affrontare la piaga del precariato. Tale cifra però non è immediatamente utilizzabile per eventuali stabilizzazioni. Infatti, per quanto riguarda l’applicazione del cosiddetto decreto Madia occorre tener conto che le risorse devono essere allocate stabilmente in bilancio, trattandosi di assunzioni a tempo indeterminato, e che le oscillazioni dell’avanzo di cassa di un singolo anno non sono, purtroppo, sufficienti a garantire tale impegno stabilmente. Con questa doverosa precisazione, il dato merita senz’altro la massima attenzione.

  • #1628

    Delia Evelina Bruno
    Partecipante

    Grazie Vito, hai fatto benissimo a fare questa precisazione. Non resta che aspettare, a questo punto, le evoluzioni, anche alla luce del piano triennale che andrete a discutere tra un paio di settimane.

  • #2195

    Marica Canino
    Partecipante

    A seguito dell’ incontro con Vito Mocella, rappresentante del personale
    presso il CdA, avvenuto il giorno 8 novembre 2017 presso l’ Area della
    Ricerca di Bologna, siamo a chiedere maggiori chiarimenti riguardo alla
    reale possibilità che la legge Madia riguardante le stabilizzazioni
    venga applicata per il CNR. Il presidente Inguscio ha più volte
    manifestato verbalmente l’intenzione di applicare la legge ma i suoi
    impegni verbali non sono stati ratificati in alcuna sede. Chiediamo
    quindi che il CdA formalizzi la volontà di procedere alle
    stabilizzazioni e l’impegno a reperire i fondi necessari per dare
    seguito a tale volontà in tutte le sedi opportune.
    Chiediamo inoltre che vengano rese note le modalità di assunzione di
    personale.
    Alla luce dell’enorme patrimonio di competenze e professionalità che il
    personale precario dell’ente rappresenta, nonché del ruolo spesso
    fondamentale che ricopre da anni, ci sembra ragionevole e condivisibile,
    se non forse addirittura necessario, suggerire di non procedere con il
    bando di nuovi concorsi, ma cercare di valorizzare il più possibile le
    professionalità che l’ente ha contribuito a costruire e sulle quali vive
    ogni giorno, e pertanto utilizzare altri strumenti, come le graduatorie
    delle selezioni già espletate, o procedere utilizzando i criteri
    adottati per le stabilizzazioni passate, come l’anzianità di servizio,
    in tutte le sue forme. Per altro, la stragrande maggioranza del
    personale precario dell’ente ha già’ superato ed è risultato idoneo in
    prove selettive per posizioni a tempo determinato o indeterminato (come
    richiesto dal comma 1 della Legge Madia), ed è pertanto perfettamente
    eleggibile per l’applicazione di quanto la legge Madia stessa prevede,
    legge che, vogliamo ricordarlo, ha nei suoi obiettivi proprio quello di
    affrontare e (sperabilmente) risolvere il problema cronico del
    precariato nella Pubblica Amministrazione, come dichiarato più’ e più’
    volte dalla Ministra stessa e dal Governo. Siamo perfettamente
    consapevoli che le risorse disponibili nel FOE non sono sufficienti a
    risolvere la scandalosa situazione nella quale versa il precariato
    nell’Ente. Tuttavia riteniamo che la presa di posizioni ufficiali e
    l’avvio di un processo di stabilizzazione possano rafforzare le
    auspicabili richieste di aumento del FOE da parte dei vertici.
    Riteniamo infine sia un diritto dei precari dell’Ente sapere al più
    presto se e con quali mezzi e criteri il CNR intenda procedere alle
    stabilizzazioni, e pertanto confidiamo nell’interesse e nell’intervento
    del nostro rappresentante in CdA.
    131 firmatari in ordine alfabetico
    Aluigi Annalisa
    Andrenacci Davide
    Angeletti Lorenzo
    Arlotti Daniele
    Balboni Roberto
    Ballestri Marco
    Balzani Giovanna
    Barazutti Maurizio
    Barbalinardo Marianna
    Barbarella Giovanna
    Bartolomei Rita
    Beccati Nicolò
    Bellettato Michele
    Bellucci Luca Giorgio
    Belosi Franco
    Bentini Gian Giuseppe
    Bergami Caterina
    Bergenti Ilaria
    Bianconi Marco
    Bolognesi Margherita
    Bolognini Gabriele
    Bona Federico
    Bonafè Filippo
    Bonasoni Paolo
    Cabassi Riccardo
    Calzolari Francescopiero
    Camaioni Nadia
    Candini Andrea
    Canino Mariaconcetta
    Cardinali Gian Carlo
    Carluccio Stefano
    Cavallini Massimiliano
    Centurioni Emanuele
    Cervino Marco
    Chiodini Roberta
    Christian Meganne
    Cocchi Massimo
    Cogliandro Mariarita
    Correggiari Annamaria
    Corticelli Franco
    Cuttaia Francesco
    Dall’Olio Partizia
    D’Angelantonio Mila
    Dariz Luca
    Davolio Silvio
    Defina Sabina
    Della Valle Giacomo
    Del Coco Rosalba
    Del Rosso Maria
    Degli Esposti Alessandra
    Degli Esposti Boschi Cristian
    Di Maria Francesca
    Elmi Ivan
    Esposito Biagio R.
    Facini Osvaldo
    Fattori Valeria
    Ferrari Cristian
    Ferroni Claudia
    Ferroni Matteo
    Focaccia Paola
    Gentili Denis
    Gessi Silvia
    Gioia Isabella M.
    Giovannini Giorgia
    Giovannini Roberto
    Giuliani Silvia
    Gonzalez Diego
    Grande Valentina
    Graziosi Patrizio
    Gualandi Barbara
    Jones Derek
    Kiriakidu Despina
    Landi Tony Christian
    Leidi Elisa
    Liscio Andrea
    Liscio Fabiola
    Lulli Giorgio
    Lupo Giampiero
    Maccagnani Piera
    Mangiaracina Silvana
    Marani Michael
    Martelli Massimo
    Mattioli Elisabetta
    Mazzola Mauro
    Mercorella Alessandra
    Miccoli Giuseppe
    Migliori Andrea
    Minghetti Robert
    Morandi Vittorio
    Murgia Mauro
    Nardino Marianna
    Natali Marco
    Negusini Monia
    Neri Luisa
    Orosei Robert
    Piazzi Manuela
    Pizzichini Graziella
    Poggi Antonella
    Polliotti Alessandro Yoshi
    Polonia Alina
    Posati Tamara
    Prampolini Mariacristina
    Quarantotto Elisa
    Randi Nicoletta
    Remia Alessandro
    Riminucci Alberto
    Rizzoli Rita
    Romano Stefania
    Roncaglia Alberto
    Rossi Federica
    Russo Ornella
    Samuilova Rita
    Sanmartin Michele
    Savelli Fabio
    Scianguetta Carmine
    Seri Mirko
    Sotgiu Giovanna
    Squarzoni Stefano
    Summonte Caterina
    Suriano Francesco
    Tamarri Fabrizio
    Tiesi Alessandro
    Tinti Francesca
    Torreggiani Armida
    Treossi Emanuele
    Valle Francesco
    Vannini Marco
    Zampolli Stefano
    Zangoli Mattia
    Zanichelli Alessandra
    Zini Nicoletta

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