Rilevazione presenze e circolare 9/19

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Questo argomento contiene 251 risposte, ha 40 partecipanti, ed è stato aggiornato da  lorenzocrocco 1 mese, 1 settimana fa.

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  • #6908

    marcello.gombos@cnr.it
    Partecipante

    Cari colleghi,

    in accordo anche con altri colleghi del mio istituto (i primi con cui sono riuscito a parlare, altri reputo si aggiungeranno in seguito) volevamo aprire una discussione sulla circolare 9/19 oggi emanata dal Direttore Generale (e sul parere dell’ ARAN da cui la stessa prende le mosse).
    Le prime osservazioni che muoviamo sono di legittimità, in quanto tale circolare rappresenta una lettura in senso restrittivo del contratto: l’ articolo 58 infatti non prevede per i Ricercatori e Tecnologi (livelli I-III) l’utilizzo di controlli di tipo automatico (previsti invece dall’ articolo 48 nella parte relativa ai livelli IV-VIII: Tecnici ed Amministrativi), parlando invece di autonoma determinazione e di correlazione flessibile alle esigenze dell’ attività scientifica e tecnologica, mentre al punto 3 prevede esplicitamente l’ autocertificazione del lavoro fuori sede, che risulta quindi l’ unica modalità esplicitamente citata in questa parte di contratto.
    Ed è anche sull’autocertificazione del fuori sede che la circolare si discosta dal dettato del contratto (rincarando la stretta anche rispetto al parere ARAN), richiedendo l’ indicazione di luogo, orari di inizio e fine e motivazioni del lavoro fuori sede, (quasi non fosse implicito che solo di motivazioni inerenti alla ricerca si può trattare, e chiaramente ignorando come il lavoro fuori sede possa essere spesso spezzettato in vari tronconi – ad es. parte prima e parte dopo il servizio in sede). Inoltre viene richiesto come obbligatorio ciò che prima era facoltativo e rimesso al giudizio (ed all’oggettiva possibilità) del ricercatore, ovvero la preventiva comunicazione del fuori sede. In questo modo è come se si inserisse una sorta di richiesta di autorizzazione del fuori sede che è assolutamente illegittima secondo il contratto (e che questa sia l’intenzione ne è spia l’ insistenza sulla “verificabilità” del lavoro prestato).

    Ci chiedevamo perciò quali iniziative collettive di protesta prendere in proposito.

    Marcello Gombos, Ricercatore III livello, CNR-IMM

  • #6909

    Umberto Amato
    Moderatore

    L’accoppiata Circolare 6 (rapina dei fondi che con grande fatica racimoliamo dal mercato) + Circolare 9 (riduzione del ricercatore a ruolo di impiegato compilatore di certificati rigorosamente redatti a mano) dimostra in modo inequivocabile quanto la dirigenza che ci ritroviamo non capisca nulla della ricerca e palesa la considerazione che nutre dei ricercatori. La distanza tra il vero Ente che lavora e porta lustro nel mondo e un’amministrazione che definire posticcia è oltremodo generoso è ormai divenuta abissale.
    Non c’è più spazio per il dialogo con persone sorde a qualunque ragionamento e cieche di fronte ad una realtà che non conoscono e si ostinano a non capire. Si distinguono dalle famose scimmiette perché purtroppo non sono mute ma parlano attraverso circolari deliranti ed illegittime.
    E’ ora di passare all’azione. Colpiamoli efficacemente sul loro punto forte: la burocrazia e facciamoli annegare dentro. Diamo loro un assaggio dell’inventiva dei ricercatori.

  • #6910

    gianluca.accorsi@cnr.it
    Partecipante

    Concordo con Umberto, il bisogno di controllo di questa dirigenza (chissà perché) nei confronti dei ricercatori è ormai fuori controllo. Un’azione collettiva che metta un stop definitivo a questa cieca ostinazione è necessaria.

    • #7006

      S.Mauro
      Partecipante

      I temi relativi alle circolari 6 e 9 sono certamente di grande importanza per il corretto svolgimento “libero” delle attività di ricerca di ognuno di noi. Io, proprio per l’autonomia di noi ricercatori, mi considero già da oggi in sciopero bianco!
      Invito comunque a leggere anche la circolare 11 che riguarda le nuove regole per lo svolgimento delle missioni nella quale, secondo me, ci sono anche richieste di sacrificio economico esplicito nei confronti di chi si reca in missione (max 140 euro per in pernottamento in hotel, “no tip refounding”, etc.). In tante capitali europee e città extraeuropee (nord America, Canada, Norvegia, Islanda, etc.), pur abbassando il rating dell’hotel che si sceglie, per mia diretta esperienza l’applicazione di questo limite comporta una differenza che dovrà essere a carico diretto del soggetto che si reca in missione.
      Come gesto di mia personale protesta ho deciso ieri che, fino a quando resterà questa la nuova normativa che regolamenterà le missioni al CNR, non andrò mai più in missione all’estero.

  • #6922

    annarita.laricchiuta@cnr.it
    Partecipante

    Cari colleghi,
    siamo ricercatori del CNR NANOTEC di Bari e anche noi condividiamo l’opinione che questa circolare limiti i diritti sanciti nel nostro contratto collettivo.
    Pensiamo sarebbe opportuno coordinarci per definire una linea di azione.
    Annarita Laricchiuta e Gianpiero Colonna

  • #6929

    gianluca.accorsi@cnr.it
    Partecipante

    Anche a NANOTEC Lecce siamo d’accordo per un’azione coordinata e congiunta per risolvere, si spera una volta per tutte, questa spiacevole questione.

  • #6931

    Gianpaolo Pulcini
    Partecipante

    Cari, vi suggerisco di leggere l’articolo che ho scritto in mattinata sulla Circolare n. 9/2019 sempre su Il nostro CNR https://ilnostrocnr.it/2019/03/14/perche-la-circolare-9-2019-e-in-larga-parte-illegittima/

  • #6932

    marcello.gombos@cnr.it
    Partecipante

    Grazie Gianpaolo Pulcini,

    ho appena finito di leggerlo e stavo per “linkarlo” anch’io sulla discussione, a questo punto invito tutti a leggerlo e a farlo girare presso i colleghi (magari anche sui social), anche perché una volta informati, e raggiunto un certo numero di consensi, sarebbe necessario anche iniziare a pensare e proporre qualche iniziativa di protesta.

  • #6933

    Richard
    Partecipante

    Care/i colleghe/i,
    si ripresenta lo scontro ‘atavico’ amministrativi vs ricercatori. Trovo un contro senso misurare con il ‘lanternino’ le ore/i minuti di lavoro di un ricercatore, come se uno ha una scadenza di un articolo/progetto/bando dopo 7,15 ore spegne tutto e smette di lavorare. L’amministrazione non capisce che non ha senso misurare il lavoro di un ricercatore ‘ad ore’, ma dovrebbe invece valutare il numero di pubblicazioni scientifiche, la partecipazione a seminari/convegni (nel cui caso si dà anche lustro all’ente), la partecipazione a gruppi di lavoro/progetti etc etc.
    All’università non possiamo più insegnare, siamo equiparati al personale amministrativo e pare ci si chieda solamente di scaldare la sedia. Mi sembra un ragionamento controproducente per lo stesso ente: io credo che ciascuno di noi scriva, studi ben oltre le famigerate 36 ore; a me capita di scrivere il fine settimana, a natale, di estate etc etc…insomma quando posso se sto lavorando a un progetto che mi piace. Invece no, bisogna produrre incatenati ad una sedia (spesso in strutture carenti di biblioteche, stampanti etc etc) rigorosamente dalle 8,45 alle 15,45. Mi pare che siamo governati da gente ottusa che non capisce che il nostro è un lavoro non come tutti gli altri e invece di agevolarci faccia di tutto per farci produrre di meno.
    Un caro saluto,
    Ilja Richard Pavone, ITB-CNR.

  • #6934

    marcello.gombos@cnr.it
    Partecipante

    Il discorso, credo, sia più ampio della semplice contrapposizione Ricercatori – Amministrativi: è piuttosto nelle dinamiche del potere così come stanno evolvendo in questi ultimi anni, la libido del controllo da parte dei detentori del potere (vedi il caso dei lavoratori Amazon, mi sembra, con il braccialetto etc.), e le guerre tra poveri (il conflitto di cui sopra è esattamente una di queste) che portano ad un appiattimento in basso dei diritti (e, purtroppo, talvolta anche il sindacato finisce per favorire questi fenomeni, nell’intento probabilmente di tutelare gli aventi meno diritti ma con l’ effetto pratico di avvantaggiare solo i “padroni”, scusate l’espressione un po’ desueta). Comunque il punto adesso è evitare che, con pretesti vari, vengano conculcati i nostri diritti. Io non so quale numero minimo di adesioni conviene avere per iniziare un’efficace azione di mailbombing, ad esempio, ma questa potrebbe essere, a mio parere, una prima iniziativa (chiedo opinioni, ovviamente, perché non sonno esperto di queste cose) – certo andrebbe scritto un testo, sulla base di quanto sta uscendo sinora, abbastanza sintetico ma esaustivo, da poter inviare, ed eventualmente anche far girare fuori (e in tal caso dovremmo saperlo presentare bene, data la pessima stampa di cui godono ricercatori etc. attualmente, altrimenti rischierebbe di essere addirittura controproducente).

    • #6935

      marcello.gombos@cnr.it
      Partecipante

      P.S.: io credo che al neoliberismo non servano ricercatori pensanti, ma solo esecutori, ma se iniziamo a discutere su questo (sul quale magari non siamo neanche tutti d’accordo) finiamo per perdere di vista l’ obiettivo attuale: come opporsi ad una circolare illegittima e liberticida.

  • #6936

    gianluca.accorsi@cnr.it
    Partecipante

    Ciao Marcello, col tuo PS hai colto nel segno, a mio avviso. Prenderla troppo larga, seppur con tutte le sacrosante ragioni, potrebbe essere inefficace.
    L’obiettivo è far ritirare o far rendere illegittima la circolare imputata.
    E dovendo trattare con dei burocrati, non possiamo che rifarci alla burocrazia.
    Il testo di Giampaolo mi sembra un eccellente punto di partenza (e probabilmente di arrivo) da far girare e firmare a tutti i dipendenti CNR per poi essere mandato a Roma con richiesta di annullamento e “minaccia” di azione legale.

    Gianluca

  • #6937

    Vito Mocella
    Moderatore

    Come ho avuto modo di anticipare al DG per le vie brevi, ritengo la circolare 9 sostanzialmente illegittima.
    Ho quindi anticipato che, per quanto mi riguarda, io applicherò rigorosamente il contratto e pertanto disapplicherò praticamente per intero la circolare in questione.
    Per rendere l’azione efficace sarebbe utile che ci fosse un congruo numero di colleghi disposti a fare altrettanto.
    Naturalmente a questo non può che seguire un’azione legale, se la circolare non viene ritirata prima.
    Il problema che accomuna quesa circolare 9 alla circolare 6 è lo scollamento ormai completo fra amministrazione e rete scientifica. L’amministrazione, in questo caso, si mostra incapace di comprendere la realtà della ricerca e quindi le specificità del contratto che legge con lo strabismo di chi non ha capito assolutamente nulla di cosa voglia dire fare ricerca.

  • #6938

    gianluca.accorsi@cnr.it
    Partecipante

    Caro Vito, siamo in molti a non applicare già la circolare in questione. Quindi, da questo punto di vista i numeri non mancano.
    As ogni modo, se tale “disobbedienza” non servisse a farla ritirare, chi e come potrebbe coordinare un’azione legale?

  • #6939

    Umberto Amato
    Moderatore

    Disponibile a disapplicare una circolare illegittima

  • #6940

    lorenzocrocco
    Partecipante

    Io anche intendo disapplicare.

    Per comunicare la volontà di non applicare la circolare potremmo magari proporre una bozza di mail che ciascuno può inviare ai direttori (e al dg?).

  • #6941

    gianluca.accorsi@cnr.it
    Partecipante

    Mi pare una buona idea

  • #6943

    Richard
    Partecipante

    Caro Vito, care colleghe/i,
    anche io personalmente ‘disapplicherò’ la circolare (mi pare che il CCNL prevalga).
    Continuerò, pertanto, ad autocertificare a fine mese le attività svolte (ore in sede e ore fuori sede per attività esterne o ricerche esterne).
    Ho un numero elevatissimo di pubblicazioni scientifiche in lingua inglese e partecipazione a convegni a livello nazionale ed internazionale negli ultimo anni, provassero a dirmi qualcosa.
    Un caro saluto a tutti,
    Ilja Richard Pavone.

  • #6944

    gianpiero.colonna@cnr.it
    Partecipante

    Caro Vito, Cari Colleghi,

    Io sono d’accordo a disattendere la circolare, però sento anche la necessità di sapere in quanti siamo a protestare in questo modo. Ho sentito colleghi che sono disposti a lottare, ma, timorosi al momento di non seguirne le direttive.
    Inoltre, attraverso la mailing list locale, abbiamo ricevuto ieri un comunicato ufficiale ANPRI mandato all’amministrazione che chiede un incontro urgente ed il ritiro contestuale della circolare, minacciando un’azione legale. Forse dovremmo provare a coordinare i due gruppi. Inoltre siamo venuti a conoscenza che alcuni istituti hanno accettato una contrattazione decentrata che pone gli stessi limite della circolare 9/2019.
    Un caro saluto
    Gianpiero

  • #6945

    gianluca.accorsi@cnr.it
    Partecipante

    Proporrei di fare una mailing list in cui ciascuno di noi invita i colleghi del proprio istituto che vogliono aderire alla “disobbedienza”.
    Questo ci consentirà di contarci (a livello nazionale) e discutere le modalità di eventuali azioni collettive.

  • #6946

    Umberto Amato
    Moderatore

    Di gruppi sparsi che intendono fare qualcosa ce ne sono diversi, persino su Whatsapp. Ad un certo punto troveremo una sintesi; la rete è (molto) fluida ma per fortuna anche molto connessa. A Napoli già è stata convocata un’assemblea dallo stesso gruppo che ha organizzato le proteste di successo di novembre-dicembre (beh, tranne che nei risultati, ma quello è un piccolo dettaglio…). Prevedo che da lì escano proposte concrete che verranno girate a tutto il personale. Non credo che i numeri di quanti aderiranno saranno un problema. Le adesioni già stanno arrivando “in bianco” e senza garanzie si numeri finali. In verità io lo spero anche: l’idea che siano sempre gli altri ad esporsi e poi si traggono i vantaggi mi infastidisce. Se si crede in un’idea si deve anche avere la forza di difenderla. Sarebbe bene che cominciassimo a far circolare proposte concrete già qui e già ora.

  • #6947

    Umberto Amato
    Moderatore

    Azzardo una ipotesi di proposta che agisce su due fronti: 1) rendere palese l’illegittimità della circolare; 2) combattere la burocrazia della nostra Amministrazione con le sue stesse armi.
    Pertanto comunicare all’Ente che la circolare è illegittima in molti punti; dichiarare espressamente che verranno disapplicati; farlo. Direi che Giampaolo Pulcini ha già fatto il grosso del lavoro si tratta di limare alcuni aspetti pratici. Non so se sperare in un ritiro della circolare o in un’azione di contrasto dell’Amministrazione che metterebbe una volta per sempre fine alle pretese illegittime sull’orario che si ripresentano con regolarità.
    Per il secondo punto, ritengo che noi dobbiamo far capire concretamente all’Amministrazione Centrale cosa vuol dire applicare la circolare per un ricercatore. Pertanto informarla di tutti quei casi in cui dobbiamo riempire scartoffie o agire contro le regole imposte dalla circolare; per esempio Skype call a orari impossibili con stranieri; lavoro di sabato o domenica o di notte per chiudere articolo, progetto, software; missioni espletate con orari impossibili; incontri organizzati all’improvviso; esigenze improvvise, ecc. ecc. ecc.: comunicare all’Amministrazione Centrale tutte queste occasioni, può darsi che si rendano conto dell’assurdità della posizione. Questo tutela anche noi che disapplicheremo la circolare. Infine ritengo che vada esplorata l’idea di una bella manifestazione originale e colorata a Roma, assolutamente da agganciare alla rapina dei fondi esterni perpetrata dalla circolare 6 (di impatto ben più devastante rispetto all’orario di lavoro)

  • #6948

    marcello.gombos@cnr.it
    Partecipante

    Per quanto riguarda la disapplicazione basta attenersi a quanto detto da Ilja, che è poi quello che io faccio da sempre (mai chieste neppure le credenziali ePas) autocertificazione del lavoro in sede e fuori sede ogni primo giorno lavorativo del mese successivo.

  • #6949

    gianluca.accorsi@cnr.it
    Partecipante

    Vi comunico che sto ricevendo adesioni alla protesta da molti colleghi (non solo di Lecce). Vi chiedo quindi se non sia opportuno fare una mailing list aperta a tutti i dipendenti (anche a coloro non iscritti a ilnostroCNR) da far girare e ampliare in vista di un’azione collettiva.
    Potremmo iniziare già dalla settimana prossima. Ci sono contrarietà su questo?
    (chiedo principalmente a Vito e Umberto in qualità di moderatori).

  • #6950

    gianpiero.colonna@cnr.it
    Partecipante

    Concordo con Gianluca, sarebbe importante avere una mailing list dei colleghi che sarebbero d’accordo ad una azione collettiva contro la circolare.

  • #6951

    Umberto Amato
    Moderatore

    E quale contrarietà!? Tutta benedizione! Qui a Napoli (AdR Via Pietro Castellino, per i vicini) hanno organizzato (il gruppo autoorganizzato di novembre-dicembre) un’assemblea martedì ore 16 in cui si discuterà, temo per l’Amministrazione Centrale molto concretamente e fattivamente, della Circolare 9 (ma anche della 6). Lì uscirà qualche proposta concreta. Sarebbe bene poi fare un confronto con le altre proposte che stanno spuntando come funghi dappertutto, per poi fare una sintesi. Certamente si troverà il modo di informare tutti il personale a brevissimo

  • #6952

    gianluca.accorsi@cnr.it
    Partecipante

    Benissimo Umberto, grazie. Allora attendiamo ancora un po’ per aderire all’iniziativa dei colleghi di Napoli ed eventualmente proporne altre.

  • #6968

    Sabino Maggi
    Amministratore del forum

    Per aiutare nella raccolta delle adesioni alla mailing list, ho inserito una pagina accessibile dal menu principale tramite la quale si può aderire alla ML anche senza essere registrato su Il nostro CNR. Questa lista potrà essere facilmente integrata con le liste locali di adesioni delle singole aree di ricerca.

    Fatemi sapere per favore se ci sono problemi, la pagina è stata buttata giù senza avere il tempo di testarla adeguatamente!

  • #6970

    gianluca.accorsi@cnr.it
    Partecipante

    Grazie Sabino. Ottima iniziativa.
    Mi sono appena iscritto
    Grazie

  • #6971

    Gianpaolo Pulcini
    Partecipante

    Anche io mi sono iscritto.

  • #6972

    Umberto Amato
    Moderatore

    Iscritto. Grazie Sabino!

  • #6973

    bruno.zappone@cnr.it
    Partecipante

    Mi sono appena iscritto alla mailing list. Al CNR-Nanotec di Cosenza abbiamo letto e commentato l’ottima analisi giuridica fatta da G. Pulcini. Sarà un punto di riferimento importante per discussioni e azioni future. Ci stiamo orientando anche noi verso la sospensione del sistema EPAS per R&T, e siamo pronti ad aderire ad iniziative su più ampia scala.

  • #6974

    marcello.gombos@cnr.it
    Partecipante

    Iscritto anch’io! Grazie!

  • #6975

    Sabino Maggi
    Amministratore del forum

    Dimenticavo. Per chi si preoccupa, giustamente, della propria privacy, se e quando la circolare sarà ritirata, provvederò immediatamente a cancellare la lista di aderenti.

  • #6977

    p.deberardinis@ibp.cnr.it
    Partecipante

    Cari tutti,
    vorrei informare che martedì prossimo alle ore 16 presso l’area di ricerca di via Castellino di Napoli ci sarà un’ assemblea per discutere del merito della circolare 9/2019 e delle eventuali iniziative che vogliamo prendere

  • #6984

    Richard
    Partecipante

    Iscritto e ho fatto iscrivere alcuni colleghi. Ho visto cosa è il sistema EPAS: allucinante!!! Credevo che ad un ricercatore fosse richiesto di pubblicare tanto etc etc. Assurdo ‘contabilizzare’ i minuti di presenza in sede, che senso ha? Non capisco. Non siamo mica impiegati postali o altro.

  • #6985

    bruno.zappone@cnr.it
    Partecipante

    @RICHARD. Potrei sbagliarmi, ma la contabilità delle ore in sede è legata all’erogazione dei buoni pasto ed alla rendicontazione dei ‘mesi uomo’ per i progetti cofinanziati (es. progetti europei, PON, ecc.). Se davvero una contabilità delle presenze è necessaria, EPAS può essere utile a patto di adoperarlo nel modo giusto e nel rispetto dei diritti di ricercatori e tecnologi. Fondamentalmente è una scheda di firme elettronica, che consente di autodichiarare liberamente, retroattivamente e in remoto le ore svolte IN SEDE (funziona già così in molte sedi). Inoltre consente di certificare le ore di lavoro FUORI SEDE a fine mese, come da contratto R&T (senza necessariamente dare retta alle ulteriori richieste del Direttore Generale). Nella nostra sede, EPAS evita che si sprechi tempo a raccogliere e trascrivere firme apposte da R&T su carta, email o altri formati, e fornisce a tecnici e amministrativi uno strumento più flessibile per la certificazione elettronica delle presenze (obbbligatoria, nel loro caso).

  • #6987

    gianluca.accorsi@cnr.it
    Partecipante

    Buongiorno, mi è sfuggito qualcosa oppure (a parte Anpri) I sindacati non hanno battuto ciglio sulla circolare?

  • #6988

    Gianpaolo Pulcini
    Partecipante

    Caro Gianluca, in realtà sbagli, ma di poco, perché ieri la CGIL ha emesso u n Comunicato http://www.flcgil.it/ricerca/cnr-reazionario-mortifica-il-personale.flc che però, a ben guardare, a parte il tono battagliero, non afferma nulla se non che i R&T non sono tenuti a dare comunicazione preventiva dell’attività fuori sede. Silenzio assoluto, invece, sui presunti obblighi del cartellino e della distribuzione dell’orario di lavoro in 5 gg settimanali. Anzi, nel tentativo di accomunare la normativa contrattuale dei tecnici/amministrativi a quella dei R&T, la CGIL afferma che “il Personale CNR, al quale sono chieste continuamente verifiche sull’attività, non può essere poi rinchiuso nell’obsoleto teorema per il quale la misura della produttività è data dal tempo di lavoro“.

  • #6989

    annarita.laricchiuta@cnr.it
    Partecipante

    Buongiorno colleghi,
    intervengo per dire che personalmente non sono contraria all’impiego di EPAS. Si tratta di uno strumento che può essere usato per semplificare le procedure, ma che deve essere usato nel rispetto dei diritti dei ricercatori, sanciti dal contratto. Infatti nel sistema è prevista l’autocertificazione dell’attività.

  • #6990

    fede
    Partecipante

    Buongiorno a tutti. Non conosco EPAS, e quindi non mi permetto né di criticarlo né di elogiarlo, vorrei però fare la seguente considerazione. Teniamo a mente che le circolari, a differenza delle consuetudini, non costituiscono fonti di diritto, e anche che il software messo a punto dal cnr non può che rispecchiare l’interpretazione del contratto e delle leggi che lo stesso cnr fa. Prima che anche l’uso di EPAS diventi consuetudine, con le implicite conseguenze, più che disapplicare la circolare in questione io propongo di astenerci proprio dall’ utilizzo di EPAS e, per coerenza, dall’utilizzo di tutto il software per la gestione del personale che necessita di essere utilizzato individualmente. Ciò a mio parere è illegittimo, poiché le modalità consolidate di comunicazione delle “assenze” e di altri istituti normativi le conosciamo bene tutti da decenni e, altrimenti, non esisterebbe nemmeno il personale preposto ad occuparsene. Anzi, incomincerei già a chiedere al cnr il nome del responsabile del trattamento dati di EPAS e al Garante della privacy un parere sulla faccenda. Altra questione, secondo me, è la rendicontazione oraria dei progetti di ricerca che, per quanto mi risulta, viene sempre sottoscritta dai ricercatori. Ma i nostri colleghi giuristi cosa suggeriscono?

  • #6991

    Umberto Amato
    Moderatore

    Personalmente non ho nulla contro uno strumento informatico per la rilevazione delle presenze, anzi, facilita la dematerializzazione e solleva gli amministrativi da un calcolo noioso e pieno di trappole. Semplicemente deve essere adeguato totalmente a quanto prevede il contratto per i ricercatori (non la circolare posticcia e pasticcia). Tutto sommato ad EPAS, che ritengo un buon prodotto, manca solo un ultimo sforzo. Già ora è possibile tramite EPAS, purché abilitato, introdurre il primo giorno di un mese da un computer situato ovunque l’orario svolto nel mese precedente giorno per giorno, senza obblighi di motivazioni e luoghi che, sia pur richiesti, possono essere lasciati in bianco. Direi che è una base di partenza su cui si può lavorare per l’adeguamento definitivo (mi riferisco per esempio all’orario di lavoro della Sede, alle missioni, al calcolo globale e non analitico delle ore, alla base quadrimestrale del calcolo, ecc.) . Le restrizioni e le regole vincolanti imposte e lamentate da molti vengono soltanto da alcune Direzioni.
    P.S. Non sottovalutiamo che EPAS sostituisce diversi sistemi a pagamento posseduti precedentemente dagli Istituti, tutti lacunari e non risolutivi, per cui rappresenta anche un risparmio di esercizio

    • #6994

      fede
      Partecipante

      Purtroppo, pur essendo d’accordo con Umberto in principio, non credo che il cnr voglia fare un ultimo sforzo, altrimenti non saremmo qui a parlare della circolare che, ripeto, non è impugnabile. E poi proprio il fatto che ci siano in EPAS campi che attualmente possono essere lasciati in bianco mi preoccupa: quei campi non dovrebbero proprio esserci, altrimenti ci sarà sempre qualcuno che sosterrà l’obbligatorietà di compilarli. Ribadisco inoltre che non ci dovrebbe essere alcun rischio nel rigettare un tale software, non esistendo alcuna legge che impone ai ricercatori di utilizzarlo individualmente (nulla vieta che gli amministrativi possano utilizzare EPAS per svolgere la loro funzione di gestione del personale). In breve non credo assolutamente, ma spero di sbagliarmi, che un altro tipo di azione possa indurre il cnr a ritirare la circolare: avete letto la circolare n.11 appena sfornata?

      • #6997

        marcello.gombos@cnr.it
        Partecipante

        D’accordo pienamente sul fatto che non vada usato, infatti non lo uso, andrebbe però preparato un documento che spieghi le ragioni del perché lo si fa (oltre al fatto che l’autocertificazione è conforme al contratto dei ricercatori ed ePas, almeno al momento, no).

  • #6992

    marcello.gombos@cnr.it
    Partecipante

    In breve: alle consuetudini inizialmente si tende ad adattarsi, per pigrizia o per scarsa conoscenza dei propri diritti, ma poi, una volta sopravvenuta la presa di coscienza, si può decidere di non conformarvisi più.
    In generale con ePas avviene quello che in altri contesti sta avvenendo con altri software, introdotti d’imperio con la scusa della semplificazione, cioè una contrazione di diritti dovuta al fatto che la committenza del software non corrisponde con l’utenza, ed è anzi interessata a incrementare il controllo sui lavoratori, e che difficilmente gli sviluppatori sono esperti di diritto del lavoro.
    L’ opzione dell’ autogestione dell’ orario è vero che è prevista, ma va attivata dal direttore d’ istituto, e molti nicchiano…
    So, inoltre, che ePas già richiede varie informazioni sul fuorisede non previste dal contratto (la prima è: orari di inizio e fine di un’ unica fascia oraria! che tra l’ altro vanno ad influenzare la durata del riposo obbligatorio in maniera non banale) inoltre implicitamente impone che la pausa di riposo obbligatoria venga goduta tra le 12:00 e le 15:00, cosa non prevista dal contratto che prevede solo che intervenga obbligatoriamente se il tempo lavorato eccede le 6h30m.
    In conclusione credo il sistema non vada utilizzato (per il ricercatore, i vantaggi, presunti, si possono ottenere anche con un foglio excel, mentre gli svantaggi, oggettivi e di cui stiamo parlando, sono invece numerosi…) e la circolare vada disapplicata, ma se ne parlerà in assemblea (e poi sul forum).

  • #6993

    marcello.gombos@cnr.it
    Partecipante

    P.S.: non avevo ancora letto il post di Umberto, è chiaro che, con i correttivi indicati, ePas potrebbe diventare un’opzione accettabile, ma, appunto, vanno implementati in modo da renderlo conforme al contratto. Inoltre bisognerebbe evitare che direzioni “timide” possano impedire ai ricercatori l’ utilizzo di determinate funzionalità (come quella citata da Umberto e che io avevo chiamato “autogestione”, ovvero la possibilità di introdurre i dati necessari ad inizio del mese successivo da un computer qualsiasi, cosa che più o meno potrebbe equivalere ad un’ “autocertificazione online”). Purtroppo, per il momento, ciò non avviene nella maggior parte degli istituti…

  • #6995

    annarita.laricchiuta@cnr.it
    Partecipante

    Penso che sia importante nel mettere in discussione questo strumento avere una informazione corretta e quindi volevo aggiungere che EPAS in modalità autocertificazione consente l’accesso da qls IP (esistono restrizioni al dominio solo per la timbratura) e per quel che riguarda le informazioni relative all’attività fuori sede si può anche usare un solo carattere (per esempio “-“) per ovviare al problema dei campi obbligatori

    • #6996

      marcello.gombos@cnr.it
      Partecipante

      Il che conferma che ci sono dei campi obbligatori che non dovrebbero esserci (il fatto, poi, che siano possibili delle scappatoie non assicura comunque che poi non vengano dichiarate o rese non lecite)… al massimo potrebbe esserci un campo, possibilmente ricapitolativo per l’ intero mese e necessariamente facoltativo, per “note eventuali”…

    • #6999

      Umberto Amato
      Moderatore

      Sì hai ragione, trattino e non campo bianco

  • #6998

    Richard
    Partecipante

    Aiuto!!! Io da 15 anni che lavoro al CNR ho sempre certificato a fine mese le attività in sede/fuori sede utilizzando una semplice tabella. Personalmente sono contrario a tutta questa burocrazia; vorrei poter scrivere e studiare dove e quando voglio e vorrei essere giudicato esclusivamente in base alla produzione scientifica. Personalmente questo software mi preoccupa e temo sia uno strumento volto a ‘controllare’ se scaldiamo la sedia o meno.
    Grazie a tutti per gli interessanti spunti.
    IRP

  • #7000

    Umberto Amato
    Moderatore

    Ieri 19 marzo presso l’Area di Ricerca Napoli 1 si è tenuta l’annunciata assemblea per discutere delle circolari 6 (sottrazione dei fondi di ricerca reperiti sul mercato dai ricercatori) e 9 (introduzione di vincoli inesistenti nel contratto di lavoro ai fini della rilevazione delle presenze per i ricercatori) recentemente emanate dall’Amministrazione Centrale.
    Al termine dell’affollata ed animata assemblea è stato deciso alla quasi unanimità (con un voto contrario ed un’astensione) di chiedere all’Amministrazione centrale il ritiro delle due circolari entro il 1 aprile. In caso contrario è stato proclamato uno sciopero bianco a partire da quella data in cui i ricercatori continueranno a svolgere regolarmente la loro attività, ma assolveranno gli obblighi di rilevazione della presenza seguendo alla lettera le prescrizioni del contratto di lavoro, pertanto autocertificando a fine mese le ore lavorate, sia in sede sia fuori sede.
    Nel corso dell’assemblea sono emerse innanzitutto le grandi disparità nelle modalità di rilevazione delle presenze tra i vari Istituti, con rari Direttori virtuosi che interpretano correttamente il contratto ed altri che al contrario impongono vincoli inesistenti nel contratto, esattamente come la circolare 9 cerca di formalizzare.
    In particolare l’assemblea ha lamentato come questi siano solo gli ultimi atti di un’Amministrazione centrale sempre più distante dai ricercatori e dalla ricerca, che umilia e, soprattutto, ostacola proprio coloro che con fatica portano lustro al CNR in Italia con le loro ricerche. Il riferimento immediato è alla Circolare 6, che, come ampiamente discusso, metterebbe una pietra tombale su molte attività di ricerca provocando danni forse irreparabili all’Ente. Su tale questione verrà a breve lanciata una proposta di coinvolgimento di tutti i Consigli di Istituto perché si esprimano sulla circolare ed invitino i Direttori di Istituto ad organizzare azioni incisive di contrasto.
    Per tali motivi lo sciopero bianco proclamato dai ricercatori in caso di mancato ritiro delle Circolari rappresenta un’azione necessaria per salvaguardare la vita scientifica dell’Ente.

  • #7001

    gianluca.accorsi@cnr.it
    Partecipante

    Caro Umberto, una riunione molto proficua.
    Mi chiedo se sia il caso di iniltrare questo messaggio alla mailing list creata qualche giorno fa in modo da informare anche i colleghi non iscritti a questo forum.

    • #7002

      Umberto Amato
      Moderatore

      Lo stiamo facendo, dovresti/potresti aver già ricevuto un messaggio per e-mail, altri seguiranno con ulteriori informazioni e suggerimenti. Importantissimo discutere tra noi di tutti gli aspetti legati allo sciopero, qui sul Forum o con altre modalità

  • #7003

    gianluca.accorsi@cnr.it
    Partecipante

    Si, la mail è arrivata qualche minuto dopo il mio messaggio qui. Vi informo che a Lecce ci sono molte adesioni in caso di “sciopero bianco”.

  • #7004

    fede
    Partecipante

    Buongiorno a tutti. Vorrei segnalare che il comunicato forse contiene un errore riguardo l’art. 80, che dovrebbe essere del CCNL 2018 e non 1998. Inoltre, vi chiedo: perché inviare per conoscenza una lettera di adesione allo sciopero anche al d.g., non è più che sufficiente effettuare una comunicazione al direttore del proprio istituto? Grazie in anticipo per la risposta.

    • #7005

      Gianpaolo Pulcini
      Partecipante

      Le disapplicazioni delle precedenti norma contrattuali sono contenute nell’art. 80 del CCNL del 5 marzo 1998 (quello stipulato nell’Area della Dirigenza). Inviare la email anche al DG serve a mio avviso ad aumentare la pressione sull’Ente perché ritiri le due circolari. Ma ognuno è libero di personalizzare la lettera, anche escludendo il DG dai destinatari.

      • #7422

        Gianpaolo Pulcini
        Partecipante

        Nel mio Istituto, l’Istituto Motori, il Direttore ha accettato e fatto protocollare le dichiarazioni dell’orario svolto in sede e fuori sede del mese di aprile e ci sono stati dati regolarmente i buoni pasto spettanti. Nessuna minaccia o altro per prosieguo dello sciopero bianco.

  • #7007

    roberto.termine@cnr.it
    Partecipante

    Buongiorno a tutti, io credo che bisognerebbe affrontare anche la questione della richiesta dei giorni di ferie e riposo compensativo. E’ peevisto che ricercatori e tecnologi debbano solo comunicare i giorni di ferie, senza necessità di alcuna approvazione autorizzazione. Utilizzando la nuova funzione ‘ flussi di lavoro’ implementata su EPAS, è necessario che la richiesta sia approvata dal superiore….. Mi sembra un’altra palese violazione delle norme contrattuali ….

  • #7008

    S.Mauro
    Partecipante

    Collegh@,
    so che sto per fare una domanda inefficace e che sto cercando di far puntualizzare qualcosa che dovrebbe essere ovvia (almeno come naturale presa di posizione a tutela di tutti i lavoratori che rappresentano) ma, nel nome della Democrazia, la faccio:
    “….. ma sulle due circolari sulle quali si sta discutendo qual’è la posizione della Triade Sindacale?”

  • #7010

    roberto.termine@cnr.it
    Partecipante

    Salve a tutti,
    oggi presso la SS di Rende abbiamo discusso della lettera da inviare al direttore e al DG e siamo in 5 pronti s inviarla….
    Qual’è la situazione negli altri istituti?

  • #7013

    gianluca.accorsi@cnr.it
    Partecipante

    Da noi a Lecce sono al corrente (e d’accordo) in molti. Ci conteremo la prossima settimana ma non meno di 12/15

  • #7014

    Vito Mocella
    Moderatore

    Oggi in CdA ho sottolineato la sostanziale illegittimità delle due circolari. Ho riscontrato un certo interesse da parte del presidente in merito, anche se è prematuro dire se ci sarà un’apertura dell’Amministrazione. Come ho già sottolineato, l’adesione allo sciopero, per le modalità con le quali viene esercitato non comporterà l’astensione dal lavoro e quindi alcuna decurtazione dello stipendio potrà essere effettuata, pur garantendo agli aderenti tutte le garanzie connesse a chi esercita un diritto soggettivo garantito costituzionalmente.

  • #7015

    Richard
    Partecipante

    Grazie Vito, aderisco; quindi continuerò come ho sempre fatto ad autocerificare/rendicontare le attività svolte a fine mese.

  • #7023

    Carlo Pipitone
    Partecipante

    Concordo in pieno naturalmente con tutte le eccezioni sollevate contro la circ. 9. Riguardo allo sciopero bianco ho invece delle perplessità. Non c’è il rischio che all’ufficio personale considerino illegittimo il ricorso all’autocertificazione per il lavoro in sede? Non vorrei dover combattere infinite ed estenuanti battaglie con l’ente a posteriori nel caso in cui dovessero considerare in qualche modo “non validi” i giorni e gli orari autocertifcati.
    Sarei più disponibile ad uno sciopero tradizionale e ad ogni altra forma di opposizione sulla base della illegittimità della circolare.
    Carlo Pipitone
    IAS

    • #7026

      fede
      Partecipante

      Buongiorno a tutti. Anch’io la penso come Carlo, e infatti ho comunicato al direttore d’istituto solo che continuerò, come da trentennale consuetudine, ad autocertificare senza l’utilizzo di EPAS (tra l’altro la legge è chiara sulle modalità di autocertificazione) l’eventuale lavoro esterno, ma sto continuando regolarmente a timbrare. E’ vero che subire il trattamento prevedibile di cui Carlo parla ci darà la possibilità di far disapplicare la circolare in sede legale, ma non credo che per affermare i nostri diritti dobbiamo immolarci e soprattutto essere costretti ad anticipare le spese per difenderli.

  • #7024

    vincenzo.palleschi@cnr.it
    Partecipante

    Cari Colleghi, volevo condividere con voi un paio di considerazioni.
    Mentre è lodevole e sacrosanto protestare, in tutti i modi consentiti, per rivendicare il nostro diritto di fare ricerca libera e gestire in maniera autonoma i finanziamenti esterni che riusciamo ad ottenere (perché questo è quanto previsto dalle norme, e poi perché abbiamo con i fatti dimostrato che è il solo modo efficiente per svolgere il nostro lavoro), nelle forme della protesta avrei qualcosa da ridire.
    Intanto, definire ‘sciopero bianco’ quella che non è altro che l’applicazione delle norme vigenti, e che molti di noi già praticano, mi pare riduttivo. Lo sciopero è qualcosa che crea danno o disturbo alla controparte. In questo caso per l’Ente, che si auto-certifichi o che si timbri il cartellino, non cambia nulla.
    Il secondo punto, più importante secondo me, è che focalizzare tutta la protesta sulla circolare 9/2018 è esattamente quello che vuole l’Amministrazione Centrale. La circolare sull’orario di lavoro è un’arma di distrazione di massa per spostare l’attenzione dalla circolare 6/2019 (non a caso di pochi giorni precedente) in cui si mettono pesantemente le ‘mani in tasca’ a tutti i ricercatori, che da ora in poi dovranno farsi un mazzo così per andare a recuperare all’esterno le risorse per coprire i buchi di bilancio di Roma.
    Per queste ragioni, fermo restando che io aderirò al cosiddetto sciopero bianco mandando la letterina precompilata al Direttore del mio Istituto e al DG, aggiungerò però anche questa postilla:
    “Inoltre, finché non verrà ritirata la circolare numero 6/2019, mi limiterò a svolgere le attività di ricerca strettamente previste dal contratto di lavoro, dichiarando fin da adesso la mia indisponibilità a partecipare a qualsiasi attività volta ad acquisire nuovi finanziamenti da organizzazioni, pubbliche o private, esterne al CNR.”
    Vi invito a fare altrettanto.
    Quando si fa a pugni, bisogna colpire dove fa male, altrimenti è inutile combattere.

    Vincenzo Palleschi
    Primo Ricercatore ICCOM-Pisa

  • #7027

    Umberto Amato
    Moderatore

    Assolutamente d’accordo con Vincenzo Palleschi sul fatto che la circolare 6 sia terribilmente più devastante della circolare 9 e che quello è il motivo principale della nostra azione. L’assemblea infatti ha proclamato lo sciopero bianco fino a che entrambe le circolari non vengono ritirate. La stessa bozza di lettera da trasmettere a Direttore e D.G. che Gianpaolo Pulcini ha inviato menziona entrambe le circolari. Anzi dai commenti che circolano su codesto ed altri gruppi di discussione la richiesta era di associare anche la circolare 11. Non c’è stato tempo e lucidità in assemblea per farlo.
    La tripletta dell’Amministrazione Centrale si può configurare come parte di un unico disegno premeditato di umiliare e vessare i ricercatori, relegandoli a meri compilatori di certificati da redarre rigorosamente a mano, da parte di chi non solo non ha la più pallida idea di cosa sia la ricerca ma non si perita neanche di andare a cercare nel vocabolario. BASTA!

  • #7028

    Umberto Amato
    Moderatore

    Tecnicamente si tratta proprio di uno sciopero bianco, cioè l’applicazione scrupolosa del contratto. In quanto sciopero formalmente proclamato da un’assemblea è coperto da prerogative costituzionali, quindi inattaccabile. Quindi non reagiranno con ritorsioni o minacce? Impossibile escluderlo ovviamente, ma veramente in bocca al lupo a chi volesse provarci da qualunque Amministrazione…
    Detto questo, personalmente non condivido l’atteggiamento di aspettare che siano sempre gli altri ad esporsi per poi trarne i vantaggi. Proviamo ad immaginare cosa sarebbe l’Italia, il mondo se fosse stato sempre così. E’ indiscutibile che i numeri contano in una protesta. Perciò invito coloro che fossero ancora titubanti ad immaginare il loro futuro di ricercatori/ricercatrici se ci facessimo scivolare addosso anche quest’ultima devastante ondata di verticismo burocratico che ci riduce a marionette. Tiriamo fuori la dignità che abbiamo dentro.

    • #7031

      fede
      Partecipante

      Credo che chiunque sia su questo forum sia interessato alla ricerca e condanni ogni atto di affermazione di potere fine a sè stesso. Ma credo anche che fare la guerra sia un’arte e che non sempre fronteggiare direttamente il nemico richieda più coraggio e soprattutto sia più efficace di altre azioni apparentemente più vili ma vincenti. L’importante è non perdere la lucidità e agire con avvedutezza.

  • #7030

    gianluca.accorsi@cnr.it
    Partecipante

    Concordo pienamente con Umberto. Ho visto troppe volte la rana cuocersi lentamente perchè l’acqua non era bollente sin dall’inizio da farla saltare fuori.

  • #7032

    cardone@ba.iccom.cnr.it
    Partecipante

    Carissimi
    personalmente credo che siamo ben oltre la illegittimità con la circolare 9, oltre che con l’atteggiamento in generale della dirigenza. Dopo la sentenza della corte di appello di Bologna, anche eventuali scuse di “interpretazione” sono cadute. Qui siamo di fronte ad una violazione del CCNL, oltre che di una sentenza giudiziaria. Dunque, credo sia opportuno procedere per vie legali, ovvero la denuncia della dirigenza all’autorità giudiziaria per violazione delle leggi. Si tratta di capire se è consentito ad un dirigente violare la legge, perchè la circolare è una violazione del CCNL. Si tratta di capire la compatibilità del dirigente con l’incarico rivestito: se un dirigente non è in grado di rispettare la legge dell’Ente per cui lavora, occorre prendere in considerazione seriamente la rimozione del dirigente dall’incarico. Perchè se un ricercatore viola la legge è punito, ma allo stesso modo è punito un dirigente, che non è sopra la legge. Altrimenti, scusatemi, ma cosa ci sta a fare il CCNL se poi qualunque individuo posto in una posizione di dirigente può alzarsi la mattina ed emettere circolari che violano la legge? Il CCNL è la nostra Costituzione. La sua violazione deve essere perseguita a termini di legge.

    • #7035

      fede
      Partecipante

      Un’alternativa più facilmente percorribile potrebbe essere fare una sintesi delle circolari in inglese e inviarla, dopo rifiuto dei vertici a trattare o comunque esplicito disinteresse, alla Commissione europea che ha redatto la famosa Carta dei Ricercatori. Temendo sanzioni da parte dell’Europa, dovranno necessariamente pervenire a più miti consigli.

      • #7040

        Umberto Amato
        Moderatore

        Carissimo, sai quanta carta è stata prodotta finora per denunciare ciò che non andava nel CNR finora (concorsi, trasparenza, rappresentanza, fondi, verticismo, altro che un “banale” cartellino)? E’ stata inviata a tutti gli organi possibili (Commissione Europea, Presidenza della Repubblica, del Consiglio, Nature; manca solo l’ONU). Se vuoi scoprire l’effetto che ha prodotto negli interlocutori (oltre allo sfascio sotto i nostri occhi) basta guardare qui, pochi secondi.

  • #7036

    Richard
    Partecipante

    Salve,
    a me quello che preoccupa è il rischio che non ci sia coesione sulla questione: ci sono in effetti alcuni ricercatori ormai assuefatti alla firma giornaliera o altre forme di controllo, altri a cui non frega nulla, altri che magari sotto sotto pensano che sia giusto timbrare il cartellino, altri che temono ritorsioni dell’ente. Dobbiamo essere uniti invece e ‘remare’ nella stessa direzione con la dignità che ci spetta.
    Io credo che invece questa storia delle presenze/firme/timbrature etc etc vada superata una volta per tutta, senza remore, senza paura.
    All’università i nostri colleghi non hanno tutte queste forme di controllo; ripeto fino allo sfinimento, voglio essere valutato esclusivamente sulla base della mia produzione scientifica e rivendico il diritto di scrivere e studiare da dove preferisco (biblioteca, casa, sede) e agli orari (la notte ad es.) e giorni (fine settimana, natale, pasqua) che preferisco, come fanno i colleghi ricercatori/professori delle università di tutto il mondo.
    L’importante è, naturalmente, che poi porti a casa il risultato. Luogo/orario etc etc non contano. Il punto è siamo tutti d’accordo su questa questione?

    • #7039

      Umberto Amato
      Moderatore

      Sì, sì, e ancora sì

    • #7041

      fede
      Partecipante

      Umberto, questo è l’ultimo mio disperato intervento. A proposito, buongiorno, mi chiamo Maria, e credo che alla Commssione Europea non bisogna mandare scritti di protesta, ma fatti, ovvero le circolari. Inoltre di Commissioni europee ce ne sono tante, siete sicuri di aver indirizzato le lamentele alla commissione giusta? in questo specifico caso bisogna scrivere a Janez Potocnik. Arrivederci al prossimo argomento.

  • #7037

    Richard
    Partecipante

    ..quello che poi dovrebbero capire i burocrati della sede centrale è che se continuano di questo passo ledendoci nella nostra dignità, togliendoci fondi, costringendoci a ‘scaldare la sedia’ rigorosamente dalle 8,30/15,30 alla stregua di impiegati postali, costringendoci ad andare in missione presso ostelli della gioventù, etc etc si crea una ‘china discendente’.
    Come riportato intelligentemente da alcuni colleghi nei vari post a quel punto chi ce lo fa fare di impegnarci a pubblicare/portare fondi/andare in missione per conto dell’ente etc etc?
    Uno a quel punto ‘scalda la sedia’ per 7 ore al giorno (ci metterei pure un’oretta di mensa con la massima calma), alle 15,30 chiude tutto e se ne va serenamente a casa o al circolo del tennis o a fare altro. Ma il nostro lavoro è ‘passione’: uno legge libri/articoli/si collega via skype la sera/il fine settimana, se ha una scadenza lavora fino a notte inoltrata e anche nei fine settimana o durante le feste.
    Quindi dobbiamo essere uniti e riappropiarci della nostra ‘dignità’ da parte di una struttura burocratica che non comprende che umiliandoci in tale maniera di crea un danno enorme all’ente stesso che ‘vive’ grazie allo sforzo di ricercatori che lavorano ben oltre le 7 h al giorno.
    Un saluto a tutti.
    Ilja R.

  • #7038

    vincenzo.palleschi@cnr.it
    Partecipante

    E’ esattamente questo il messaggio che dobbiamo far arrivare a Roma. Poi ci sarà sempre qualcuno che ‘se la fa sotto’, ma se per muoverci aspettiamo l’unanimità, non si farà mai niente….
    Vincenzo Palleschi
    Primo Ricercatore
    ICCOM-Pisa

  • #7042

    Gianpaolo Pulcini
    Partecipante

    Accludo facsimile di lettera che, debitamente personalizzata, può essere utilizzata per comunicare al Direttore d’istituto e al DG la propria adesione allo sciopero bianco. Ognuno è ovviamente libero di personalizzarla e/o arricchirla. L’importante è mandarla.

    _________________________

    Al Direttore dell’Istituto …
    Dott./Dott.ssa …..
    e p.c. al Direttore Generale del CNR
    Dott. Giambattista Brignone
    segreteria.dg@cnr.it

    Oggetto: Adesione allo sciopero bianco indetto dall’Assemblea di Napoli e rispetto delle norme contrattuali in merito all’orario di lavoro dei R&T

    Caro Direttore,
    ti informo con la presente che, a partire dal 1° aprile 2019, aderirò allo Sciopero Bianco proclamato in data 19 marzo 2019 dall’Assemblea dei Ricercatori e Tecnologi di Napoli (vedere Comunicato qui allegato) per ottenere il ritiro immediato da parte dei Vertici del CNR delle Circolari n. 6 e n. 9 del 2019.
    Pur continuando a svolgere scrupolosamente il mio lavoro di Ricercatore/Tecnologo e ad adempiere agli obblighi contrattuali e di legge, mi atterrò ad uno scrupoloso rispetto della normativa contrattuale riguardante l’orario di lavoro dei R&T. In particolare, tenuto conto che la Circolare n. 9/2019 introduce illegittimamente norme restrittive sull’orario di lavoro dei R&T non contenute nel vigente CCNL (ed anzi in alcuni casi formale oggetto di esplicita disapplicazione da parte dell’art. 80 del CCNL del 5/3/1998) e palesemente in contrasto con quanto sentenziato in materia dalla Cassazione e dalla Corte di Appello di Bologna, con l’art. 80 del CCNL del 2018 e con le Raccomandazioni contenute nella Carta Europea dei Ricercatori e recepite dal D.Lgs. n. 218/2016, a decorrere dal 1° aprile 2019:
    1. mi asterrò dall’utilizzare il sistema automatico di rilevazione dell’orario di lavoro svolto in sede, ma compilerò e consegnerò dichiarazioni mensili dell’orario di lavoro svolto giornalmente in sede, anche ai fini dell’assegnazione dei buoni pasti così come previsto dal comma 6, art. 5, del CCNL del 2002,
    2. mi asterrò dall’articolare necessariamente su 5 giorni settimanali (dal lunedì al venerdì) il mio orario di lavoro,
    3. mi asterrò dal dare comunicazione preventiva dell’attività svolta fuori sede, tranne nei casi in cui l’opportunità di una sicura copertura INAIL contro gli infortuni sul lavoro me lo consigli.

    Distinti saluti,

  • #7043

    Gianpaolo Pulcini
    Partecipante

    Vorrei aggiungere che il Comunicato dell’Assemblea dei R&T di Napoli, con la richiesta di ritiro delle Circolari n. 6 e 9 e la proclamazione dello sciopero bianco su tutto il territorio nazionale, è stato già inviato il 20 marzo al Presidente, al CdA, al DG e ai Direttori di tutti gli Istituti del CNR.

  • #7044

    Umberto Amato
    Moderatore

    Un’osservazione sulla Circolare 11. In tutta franchezza trovo ributtante e pidocchioso inserire la “minaccia” dei controlli sulle missioni, con il tono di dire “Guardate che su questa cosa io prendo una parte di premio di incentivo, quindi siate certi che si fa”. Quindi senza incentivo di soldi i controlli non si fanno? Quindi le cose si fanno seriamente solo se entrano soldi nel proprio portafoglio personale? Alla faccia dello stipendio che non basta mai. Alla faccia del senso di responsabilità e di appartenenza all’Ente che NOI invece dimostriamo ogni giorno. Vergogna!

  • #7065

    Gianpaolo Pulcini
    Partecipante

    Nel compilare la certificazione mensile dell’orario di lavoro in sede e fuori sede, utile anche ai fini della consegna dei buoni pasto (vedere comma 6, art. 5 del CCNL del 21/2/2002), suggerisco di indicare e specificare che l’orario giornaliero di lavoro in sede e fuori sede comprende la pausa obbligatoria di 30 minuti effettuata qualora l’orario effettivo di lavoro (ossia al netto dell’eventuale pausa) sia di almeno 6 ore.
    A sintesi della certificazione mensile, in calce alla certificazione, indicherei il totale delle ore di lavoro svolte nel mese in sede e fuori sede, al netto delle eventuali pause obbligatorie. Ciò consentirà all’Amministrazione, da un lato, a calcolare immediatamente il numero di buoni pasti da consegnare e, dall’altro, ad avere già il resoconto mensile delle ore di lavoro effettivamente svolte (ossia al netto delle pause obbligatorie) nel mese.

    • #7068

      marcello.gombos@cnr.it
      Partecipante

      Io uso un modello su foglio excel (che ho un po’ modificato nel tempo) che sviluppò un collega (Pasquale Orgiani) quando eravamo a Spin Salerno (e già lottavamo contro un primo tipo di ePas e contro il cartellino). Per via delle rigidezze di ePas (non consente lo spezzettamento, che invece in genere è la norma per l’ orario fuori sede), e a titolo di cortesia nei confronti degli amministrativi locali, a questo ultimamente allego un modulo non firmato con un orario convenzionale di inizio e fine per il fuori sede (il contratto richiede solo il totale, per i buoni pasto occorre il dettaglio sul numero di ore giornaliero, ma nulla richiede orari di inizio e fine se non il programma, quindi sarebbe errato inserire questi dettagli in una dichiarazione con valore legale). Ve lo allego (se riesco a capire come si fa) con un paio di esempi di lavoro in sede, fuori sede, (anche combinati) etc.

      • #7071

        gianluca.accorsi@cnr.it
        Partecipante

        Grazie Marcello, un fan-simile già sperimentato sarebbe utile. Hai modo di allegarlo qui? (Magari con un link)

  • #7072

    gianluca.accorsi@cnr.it
    Partecipante

    A Lecce stiamo raccogliendo le adesioni e la maggior parte dei R&T si trova d’accordo. Ci stiamo inoltre coordinando con la sede di Cosenza (stesso istituto). Sarebbe utile avere un foglio excel (o altro) per le presenze, fatto in modo da non creare equivoci per la questione buoni pasto. Potremmo così distribuirlo ai colleghi che aderiscono allo sciopero bianco a partire dal 1 Aprile. Qualcuno che lo abbia già usato (o lo utilizzi tutt’ora) può metterlo a disposizione? Grazie. G.

    • #7073

      Gianpaolo Pulcini
      Partecipante

      Io ho preparato un file docx per la dichiarazione mensile dell’orario svolto in sede e fuori sede, ai fini dell’attribuzione del buono pasto (comma 6, art. 5 del CCNL del 21/02/2002) e del computo mensile complessivo delle ore di lavoro svolte, che però non so come inserirlo qui.

  • #7074

    gianluca.accorsi@cnr.it
    Partecipante

    Grazie Giampaolo, forse puoi caricarlo su dropbox (o altro cloud) e scrivere qui il link per il download.

    • #7077

      Gianpaolo Pulcini
      Partecipante

      Di meglio non ho saputo fare.

  • #7075

    Gianpaolo Pulcini
    Partecipante

    Dichiarazione del lavoro svolto in sede e fuori sede ai sensi dell’art 5, comma 6, del CCNL del 21/02/2002

    Il sottoscritto . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . , n. matr. . . . . . . . . . ., [qualifica] . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . presso l’Istituto . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . di . . . . . . . . . . . . . . . . . . . ,
    DICHIARA
    di aver svolto nel mese di . . . . . . . . . . . . . . . . . . dell’anno 20.… il seguente orario di lavoro svolto complessivamente in sede e fuori sede. Tale orario giornaliero comprende la pausa psico-fisica obbligatoria di 30 minuti effettuata qualora l’orario effettivo di lavoro (ossia al netto dell’eventuale pausa) sia di almeno 6 ore.

    Giorno Orario complessivo svolto
    1 _________________________
    2 _________________________
    3 _________________________
    4 _________________________
    5 _________________________
    6 _________________________
    7 _________________________
    8 _________________________
    9 _________________________
    10 _________________________
    11 _________________________
    12 _________________________
    13 _________________________
    14 _________________________
    15 _________________________
    16 _________________________
    17 _________________________
    18 _________________________
    19 _________________________
    20 _________________________
    21 _________________________
    22 _________________________
    23 _________________________
    24 _________________________
    25 _________________________
    26 _________________________
    27 _________________________
    28 _________________________
    29 _________________________
    30 _________________________
    31 _________________________

    Il totale dell’orario di lavoro svolto nel mese, in sede e fuori sede, al netto delle pause psico-fisiche effettuate, è quindi pari a: . . . . . . . . ore e . . . . . minuti.

    Luogo e data

    ……………………………………….
    [nome e firma]

  • #7078

    gianluca.accorsi@cnr.it
    Partecipante

    Ottimo Gianpaolo, Grazie.
    Vedo quindi che non occorre specificare tra “in sede” e “fuori sede”.

    • #7080

      Gianpaolo Pulcini
      Partecipante

      No, non bisogna distinguere in questa dichiarazione tra lavoro svolto in sede lavoro svolto fuori sede. Oltre a questa dichiarazione bisogna consegnare l’autocertificazione dell’attività svolta fuori sede, ai sensi del comma 3, art. 58, del CCNL del 21/02/2002.

  • #7079

    marcello.gombos@cnr.it
    Partecipante

    Come si fa a condividere? Dropbox mi chiede un indirizzo e-mail del destinatario…

  • #7082

    marcello.gombos@cnr.it
    Partecipante
    • #7083

      marcello.gombos@cnr.it
      Partecipante

      Fatemi sapere se il file si scarica..

      • #7084

        Umberto Amato
        Moderatore

    • #7089

      Sabino Maggi
      Amministratore del forum

      Il file dell’autodichiarazione mensile messo a disposizione da Marcello si può scaricare direttamente anche da qui.

  • #7085

    gianluca.accorsi@cnr.it
    Partecipante

    Si Marcello. Grazie

  • #7091

    defrance@ill.fr
    Partecipante

    Cari tutti, ho alcune questioni da porvi che partono da una condizione personale ma credo possono credere riguardare molti. Personalmente ho sempre trovato piuttosto ridicolo il modo con cui si e’ inteso regolamentare la registrazione delle presenze. Nei primi anni in cui ho lavorato nel CNR siamo stati anche cazziati perche’ siccome lavoravamo anche 14 ore al giorno e lo dichiaravamo diligentemente, ci hanno spiegato che non potevamo farlo. Dovevamo cioe’ mentire (non lavorare meno, ma mentire perche’ comunque la macchina che stavamo costruendo andava fatta entro certe date di scadenza). Di queste situazioni me ne hanno raccontate negli anni molte. Il fatto e’ che si vuole che si dichiarino le ore di servizio in sede ma tutti i sabati e domeniche che uno lavora, i festivi e le notti quando capita quelle non frega niente a nessuno. Il nostro e’ un lavoro strano, e’ vero. Certo bisogna fare affidamento sull’onesta’ delle persone e sulla fiducia. Tuttavia per quello che mi e’ capitato di vedere nella mia vita, delle due ad un ricercatore bisogna dirgli di smettere di lavorare non il contrario. E il fatto che dopo aver lavorato un giorno piu’ di 11 ore implica che il giorno dopo devi prenderlo di riposo significa non avere idea del tipo di lavoro che puo’ essere necessario portare a termine e che viene richiesto. Recentemente c’e’ stata anche l’introduzione della richiesta preventiva per poter lavorare nei fine settimana. Cosi’ chi ha la reperibilita’ 24/24, 7/7 e dunque per la natura del suo impiego e’ possibile che debba intervenire all’improvviso nel posto di lavoro, dovrebbe prima chiedere l’autorizzazione. E siccome e’ impossibile prevedere se sara’ necessario un intervento e a che ora, uno per star sicuro l’autorizzazione la chiede sempre poi nel caso puo’ starsene a casa e non utilizzera’ il privilegio di essere stato autorizzato ad andare a lavorare nel fine settimana. Tanto, siccome uno non ha una minchia da fare richiesta in piu’ richiesta in meno non importa. Tutto tempo consacrato fruttuosamente alla ricerca e nel tentativo e nell’ossessione di verificare quanto uno ha lavorato si scopre che avrebbe potuto lavorare di piu’ senza perdere tempo con richieste ridicole. Perdonate la premessa. Io domando. Se uno per diversi motivi avesse necessita’ di lavorare a casa e dunque non fuori sede presso l’ufficio di un collega ma nella propria abitazione puo’ farlo? Questa necessita’ puo’ essere occasionale e dunque la risposta non puo’ essere di fare domanda per il telelavoro. Ed in questo caso autocertifica le ore che ha fatto? Deve indicare da qualche parte che ha lavorato presso la propria abitazione? E’ evidente che per la stragrande maggioranza del mondo del lavoro questo appaia come un assurdo privilegio ma se per alcune situazioni particolari uno fosse costretto a prendere ferie anche dovendo lavorare sarebbe al contrario, il contrario di un privilegio. Un cordiale saluto a tutti.

  • #7092

    Richard
    Partecipante

    Caro collega,
    da quello che sapevo il divieto relativo al fatto di lavorare da casa (assurdo) può essere aggirato se si dichiara di rinunciare all’assicurazione che ci copre per gli infortuni (loro infatti te la mettono che non puoi lavorare da case per motivi assicurativi). Così fanno colleghi di altri enti di ricerca.

  • #7093

    defrance@ill.fr
    Partecipante

    Grazie per la risposta Richard. Dunque esiste anche per questo un formulario per fare questa rinuncia?
    Nel frattempo mi vengono in mente altre domande. Se uno decidesse di aderire allo sciopero operativamente potrebbe decidere dal prossimo mese di non usare piu’ EPAS e per esempio compilare un modello come quello inviatoci qui sopra da Marcello (che ringrazio). Ci sarebbe altro da fare? Dopodiche’ se non ci fosse collaborazione da parte dell’amministrazione per il riconoscimento e la registrazione del lavoro svolto cosa si dovrebbe fare? Un’altra curiosita’. Ne ho molte perche’ io in realta’ sono un abitudinario che svolge il suo lavoro sempre presso la sua sede di servizio e quindi fino adesso non ho mai avuto la concreta necessita’ di capire come stanno effettivamente le cose. Fino a poco tempo fa oltretutto dovendo occuparmi di uno spettromettro il lavoro necessariamente era presso la sede di lavoro. Ma credo sia importante che ci siano regole certe e che vengano applicate nel rispetto delle norme e non dell’interpretazione che se ne vuole dare. Ho letto qui sopra da qualche parte che l’orario di lavoro non si articola necessariamente su 5 giorni lavorativi. Il computo delle ore dovute e’ su base trimestrale. Esiste poi un numero di ore dovute per settimana (sempre mediando su un periodo di tre mesi) di 36 ore. Se uno lavorasse 36 ore nei primi 4 giorni il quinto giorno davvero potrebbe rimanere a casa senza prendere ne’ ferie ne’ riposo compensativo? per le ore in eccesso non sono previsti a bella posta i giorni di recupero flessibilita’? Mi e’ stato detto che perche’ un giorno non sia considerato di assenza bisogna rimanere in sede almeno due ore. E’ scritto in qualche circolare? Se cosi’ fosse questo sarebbe in contraddizione con la possibilita’ di non venire a lavoro nel caso di un numero di ore eccessivo senza prendere ne’ giorno di recupero ne’ di ferie. Mi piacerebbe poi domandare a chi scrive le circolari se e’ convinto che la presenza nella sede di servizio implichi necessariamente che uno stia lavorando e se si’ secondo quale legge matematica verificabile. Grazie in anticipo a chi ne sa piu’ di me.

  • #7094

    Sabri
    Partecipante

    Nell’Area di Ricerca di Firenze non è possibile aderire allo scipero bianco perchè la nostra presenza è valutata giornalmente dal passaggio attraverso un tornello. E quindi a meno di non arrapicarsi attraverso il recinto, non è possibile non timbrare.
    Inoltre la cosa che mi lascia perplessa è che anche prima della circolare il lavoro fuori sede poteva essere tollerato a seconda dei direttori o amministrativi di sorta. Bisognerebbe una volta per tutte arrivare ad una unificazione della gestione dell’orario dei ricercatori e non lasciarlo alla libera interpretazione dei singoli. Non capisco perchè i professori universitari, escluso le ore di docenza e ricevimento, possono tranquillamente lavorare dove voglione e invece noi no. Si tratta anche nel loro caso di dipendenti pubblici, non capisco quale sia il problema per i ricercatori CNR. tanto più che noi siamo valutati su dati oggettivi quali pubblicazioni, partecipazioni a progetti etc.
    Ultima cosa lo sciopero bianco per definizione è quando un lavoratore non trimbra e occupa la postazione di lavoro e quindi anche se svolge la sua attività ma non viene pagato….

    • #7098

      Gianpaolo Pulcini
      Partecipante

      Caro/a collega, il problema del tornello è facilmente aggirabile. Basta usare il badge in ingresso e, subito dopo, riusarlo come se si volesse uscire. In uscita, se si deve passare nuovamente per il tornello, si usa il badge nuovamente. Il sistema automatico si troverà con un solo ingresso e due uscite e non saprà fare alcun calcolo. Dovranno fare allora affidamento sulla dichiarazione da produrre mensilmente a consuntivo sull’attività svolta in sede e fuori sede.

      • #7099

        Vito Mocella
        Moderatore

        Non ho capito dove Sabri abbia trovato una definizione di sciopero bianco che, pur non essendo normato, come non lo è nessuno sciopero ad eccezione di quelli per i servizi pubblici essenziali, non è mai stata intesa nell’accezione da lei riportata (cf. Strikes, Social Conflict, and the First World War). Per i tornelli, credo che i colleghi che lavorano presso tali aree e che intendono scioperare, sapranno trovare modalità giuste ed originali per superare l’ostacolo.

  • #7095

    fede
    Partecipante

    Buongiorno. Volevo segnalare che il foglio excel inviatoci poco fa per l’autocertificazione contiene una formula errata nella colonna G. Correggetelo prima di usarlo. Comunque, esclusivamente per fare i conteggi dell’orario, ho provveduto anche a modificare il foglio excel fornito da Marcello, in modo che automaticamente fornisca anche il numero dei buoni spettanti. Se volete, posso condividerlo.

    • #7096

      Gianpaolo Pulcini
      Partecipante

      Mi dici dove è l’errore nella formula in colonna G?

      • #7097

        fede
        Partecipante

        Ci sono degli orari di lavoro, convertili in minuti, somma tutti i minuti e riconvertili in ore e minuti. Il risultato sarà diverso da quello fornito dal foglio excel. Quella formula nella colonna G, ovviamente corretta, ha senso solo quando si usano gli orari di ingesso e di uscita, altrimenti basta usare un banalissimo C8*60+E8.

        • #7100

          Gianpaolo Pulcini
          Partecipante

          Nella dichiarazione da me predisposta bisogna indicare, giornalmente, l’ “orario complessivo svolto” che include, come specificato nella dichiarazione stessa, la pausa di 30 min obbligatoria se si lavora per almeno 6 ore. Pertanto, l’orario di lavoro effettivamente svolto al netto dell’eventuale pausa (ossia quello che contribuisce alle 36 ore medie settimanali) è pari: a) all’ “orario complessivo svolto”, se questo è inferiore alle 6 ore; b) a 6 ore, se l’ “orario complessivo svolto” è compreso tra le 6 ore e le 6 ore e 30 min; c) all’ “orario complessivo svolto” meno 30 min., se l’ “orario complessivo svolto” è maggiore di 6 ore e 30 min.

          • #7102

            fede
            Partecipante

            La pausa è obbligatoria solo dopo sei ore di lavoro consecutive, dunque non è detto che lo sia se il lavoro viene svolto in sedi diverse.

          • #7104

            Gianpaolo Pulcini
            Partecipante

            Credo che sia in vigore l’art. 8 del D. Lgs. n. 66 del 2003 che stabilisce che: “Quando l’orario di lavoro eccede il limite di sei ore, il lavoratore deve beneficiare di un intervallo per pausa, le cui modalità e la cui durata sono stabilite dai contratti collettivi di lavoro, ai fini del recupero delle energie psicofisiche e della eventuale consumazione del pasto al fine di attenuare il lavoro monotono e ripetitivo”. Non si fa cenno alcuno alla consecutività delle 6 ore.

          • #7106

            fede
            Partecipante

            Certo, e per fortuna, è ancora in vigore. In generale, le leggi demandano le modalità di applicazione alla contrattazione collettiva proprio in virtù delle differenti tipologie di lavoro. Ma teniamo conto che quando si parla di orario di lavoro nella generalità sei casi si tratta proprio di orario continuato. Questo non significa che il buono pasto sia dovuto solo in caso di orario continuato, poiché la pausa mensa corrisponde ad un’esigenza differente che può, ma non deve necessariamente coincidere con la pausa per il recupero psico-fisico. Comunque, a me la polemica non interessa, penso semplicemente che sia più funzionale una certificazione che non includa i 30 minuti di pausa nell’orario di lavoro (anche perché tale pausa non ci viene retribuita e attualmente nulla vieta che possa essere prolungata oltre il minimo stabilito dai lavoratori con orario flessibile come il nostro) ma che precisi solo che è stata fatta. Ognuno è libero di fare a modo proprio l’autocertificazione e io la farò al netto della pausa, fermo restando che il buono pasto mi spetterà oppure no a seconda dell’orario giornaliero complessivo.

  • #7101

    gianluca.accorsi@cnr.it
    Partecipante

    Per informarvi che da NANOTEC Lecce abbiamo appena inviato la lettera di adesione. 22 tra ricercatori e tecnologi. Anche nelle sedi di Roma e Cosenza si stanno muovendo.

  • #7103

    Richard
    Partecipante

    Cara Sabrina (collega di Firenze), la cosa mi sembra molto semplice: se il giorno 1° aprile ad es. stai 3 ore in istituto e tipo 4 in biblioteca nell’autocertificazione di fine mese segnerai per il giorno 1° aprile 3 ore in sede e 4 ore di ricerche esterne.

  • #7105

    roberto.termine@cnr.it
    Partecipante

    dalla SS Nanotec di cosenza/rende la mail con la lettera al direttore partirà domani mattina con la firna di 7 colleghi su 8 che ivi lavorano

  • #7108

    Umberto Amato
    Moderatore

    Arrivano notizie di adesioni (in taluni casi massicce) allo sciopero bianco. Invito i colleghi a diffondere il numero di aderenti presso le proprie Sedi sul Forum. Al momento 7 dall’IMM di Napoli aderiscono allo sciopero bianco. Un numero elevato di adesioni è importante per la riuscita della protesta. Diffondere il numero serve anche ad incoraggiare quanti potrebbero sentirsi isolati senza un coordinamento interno alle sedi.

  • #7110

    giovanna.delpozzo@igb.cnr.it
    Partecipante

    All’IGB di Napoli finora siamo in 16 ad aderire. Abbiamo deciso di timbrare l’entrata e di autocertificare a fine mese le ore di lavoro con il file excel

  • #7111

    Umberto Amato
    Moderatore

    Continuano le adesioni: 31 su 31 (100%) all’IAC di Roma. Grandissimi!

  • #7112

    Umberto Amato
    Moderatore

    12 adesioni presso l’ISSIRFA di Roma

  • #7113

    Paolo Villa
    Partecipante

    a ieri, gli aderenti per IREA di Milano erano 5.

  • #7114

    GrandeFratello
    Partecipante

    Al momento 9 adesioni (su 13) alla Sede di Taranto dell’IRSA

  • #7115

    fabexp
    Partecipante

    Vorrei richiamare l’attenzione su un dettaglio non secondario che abbiamo sempre dato per acquisito. In tutte le circolari CNR che si riferiscono al lavoro fuori sede (la recente 9/2019, ma non dimentichiamoci della 32/2017, che aborriva il lavoro a casa), ad un certo punto si fa riferimento a motivi legati all’assicurazione per gli infortuni sul lavoro. Ora, l’organismo che provvede a questa assicurazione e’ l’INAIL. Bene, sul sito del”INAIL, in bella evidenza alla pagina:
    https://www.inail.it/cs/internet/attivita/prestazioni/infortunio-sul-lavoro.html
    si legge:
    “L’assicurazione obbligatoria Inail copre ogni incidente avvenuto per “causa violenta in occasione di lavoro” …
    “L’occasione di lavoro è un concetto diverso rispetto alle comuni categorie spazio temporali riassumibili nelle espressioni “sul posto di lavoro” o “durante l’orario di lavoro”. Si tratta di tutte le situazioni, comprese quelle ambientali, nelle quali si svolge l’attività lavorativa e nelle quali è imminente il rischio per il lavoratore.”
    Attenzione, non e’ il sito di un sindacato, e’ l’assicuratore che parla e dice che, indipendentemente dal luogo e dal tempo, se l’infortunio avviene in una situazione di lavoro, tale infortunio e’ regolarmente coperto dall’assicurazione. Caso mai non fosse chiaro, in occasione della circolare n.48 del 2 novembre 2017 sul tema del lavoro agile (o smart working, che e’ la forma di lavoro piu’ vicina a quello che il nostro CCNL gia’ permetterebbe a ricercatori e tecnologi da vent’anni), l’INAIL ribadisce sembra ombra di dubbio che:
    https://www.inail.it/cs/internet/docs/testo-integrale-circolare-n-48-del-2-novembre-2017.pdf
    “l’analisi della lavorazione eseguita in modalità di lavoro agile non differisce da quella normalmente compiuta in ambito aziendale, ai fini della riconduzione al corretto riferimento classificativo da adottare. Coerentemente con la previsione della norma, alla stregua della quale la prestazione lavorativa viene eseguita, in parte all’interno di locali aziendali e in parte all’esterno senza una postazione fissa, la classificazione tariffaria della prestazione lavorativa segue quella cui viene ricondotta la medesima lavorazione svolta in azienda.”
    In pratica, il nostro assicuratore dice al datore di lavoro che i contributi da versare al lavoratore incollato alla sedia dell’ufficio e a quello “mobile” o “smart” sono uguali.
    Ma se cade la giustificazione del maggiore onere per il CNR in caso di lavoro fuori sede, cade tutta una serie di richieste vessatorie collegate che ben conosciamo, gia’ richiamate in questo forum, perche’ nel CCNL quelle richieste non ci sono. Una possibilita’ sarebbe certo introdurre il lavoro agile al CNR, come richiesto dalla “Direttiva n.3 del 2017 in materia di lavoro agile” (anche questa non e’ di un sindacato):
    http://www.funzionepubblica.gov.it/articolo/dipartimento/01-06-2017/direttiva-n-3-del-2017-materia-di-lavoro-agile
    e gia’ menzionata da Vito Mocella in un suo commento ad un CdA recente. In occasione di questa protesta, potremmo avanzare questa richiesta, che avvantaggerebbe anche i tecnici e gli amministrativi. In questo modo riusciremmo forse a recuperare l’attenzione di alcuni sindacati distratti sulla questione.

    • #7116

      fede
      Partecipante

      Difficile da fare, non riusciamo a far applicare le leggi, figurati le direttive! Riporto ad esempio la lettera a del comma 5 dell’Art. 17 (Deroghe alla disciplina in materia di riposo giornaliero, pause, lavoro notturno, durata massima settimanale) del D.lgs. 66/2003:
      “Nel rispetto dei principi generali della protezione della sicurezza e della salute dei lavoratori, le disposizioni di cui agli articoli 3, 4, 5, 7, 8, 12 e 13 non si applicano ai lavoratori la cui durata dell’orario di lavoro, a causa delle caratteristiche dell’attività esercitata, non è misurata o predeterminata o può essere determinata dai lavoratori stessi e, in particolare, quando si tratta:
      a) di dirigenti, di personale direttivo delle aziende o di altre persone aventi potere di decisione autonomo;”
      Quindi siamo sicuri di voler rinunciare al nostro diritto di vederci riconosciuto per intero un eventuale orario di lavoro di 6 ore e 30 minuti, senza subire la decurtazione di 30 minuti? A me invece, dal momento che stiamo contestando una circolare che mina l’autonoma determinazione del tempo di lavoro, sembra più che opportuno contestare anche questo.

  • #7118

    Italia De Feis
    Partecipante

    IAC Napoli 12 adesioni su 13…ma la tredicesima è in missione…c’è tempo per il 100%

  • #7119

    Umberto Amato
    Moderatore

    Come prevedibile stanno esplodendo le adesioni allo sciopero bianco. Segnaliamo alcune di cui siamo a conoscenza: IRCRES 11; IBB Napoli Via Mezzocannone 15; IBBR 22; IBF Palermo 9 (su 14); Trento 3 (su 4); Pisa 4; Genova 2-3; Istituto Motori 15

  • #7120

    Richard
    Partecipante

    Salve,
    scarse adesioni all’ISGI; purtroppo girano voci di possibili ritorsioni/provvedimenti disciplinari da parte dell’ente…

    • #7123

      Umberto Amato
      Moderatore

      Non mi sorprende, solito ritornello, il potere minacciato che mena calci a destra e sinistra come un animale ferito. E’ una riprova che hanno capito che la protesta sarà un grande successo e che ha colpito al cuore l’Amministrazione Centrale delegittimandola nei suoi Atti. Ricordi la precendente protesta con il boicottaggio dell’ANVUR? Sai quante minacce di ritorsioni, provvedimenti disciplinari, carestie furono fatte? La protesta riuscì, non quanto avremo voluto (perché l’allora Presidente Nicolais dovette correre ad un incontro con i Ricercatori a Napoli promettendo mari e monti), ma fu efficace e qualcuno in alto ancora la ricorda. Ti assicuro che NESSUNO ha avuto un procedimento disciplinare in quell’occasione. Noi aderiamo ad uno sciopero, coperto da garanzia costituzionali, in cui garantiamo l’attività lavorativa, quindi senza alcuna possibilità di decurtazione di stipendio, e rispettiamo alla lettera quanto prescrive il contratto di lavoro, disattendendo una circolare, quella sì illegittima, che inventa vincoli che non esistono nel contratto. Ovviamente nessuno di noi autocertificherà il falso. Pertanto spiegami dove sono i margini per dei provvedimenti disciplinari. Ogni azione contraria dell’Amministrazione avrà il suo vero nome: ritorsione contro chi ha osato mettere in dubbio il potere assoluto che rivendica mediante uno sciopero. Al mio paese si chiama comportamento antisindacale e faccio i migliori in bocca al lupo a chi dovesse avere semplicemente l’idea.
      Noi siamo ricercatori. Nel nostro lavoro seguiamo idee, intuizioni, non ci fermiamo davanti alle difficoltà e andiamo fino in fondo. Abbiamo la capacità di farlo anche nei confronti dell’Amministrazione Centrale oppure cediamo al terrorismo psicologico di un cane ferito? Nessuno è solo. Dai numeri che si vedono sul sito siamo già centinaia, contando solo i gruppi che hanno avuto la capacità di organizzarsi e di cui abbiamo notizie. Tuttavia coloro che aderiscono in maniera individuale o indipendente sono almeno altrettanto; sappiamo che incontri ed Assemblee sono previste in diversi Istituti la settimana prossima e l’adesione crescerà ancora. Basta avere coraggio, qui ne basta pure poco.

      • #7125

        Vito Mocella
        Moderatore

        Ditemi che c’è un errore: non è possibile che un istituto composto in massima parte da giuristi (ISGI) possa pensare possibili delle sanzioni disciplinari per chi aderisce ad uno sciopero ! Certo possono anche dire che verranno le squadre della morte a sparare agli scioperanti ma, oggettivamente, è poco probabile. Ha ragione Umberto, un po’, ma davvero poco coraggio..

    • #7126

      gianluca.accorsi@cnr.it
      Partecipante

      La risposta di Umberto è impeccabile. E’ come giocare con un poker d’assi conoscendo le carte dell’avversario.
      Aggiungo soltanto che, nell’impossibile caso in cui in questo paese fossero permesse azioni disciplinari per aver rispettato un contratto di lavoro, doverle subire sarebbe a quel punto il male minore.

  • #7121

    lorenzocrocco
    Partecipante

    Ciao a tutti, a IREA Napoli siamo una trentina di ricercatori/tecnologi e l’adesione al momento è massiccia se non il 100%.

  • #7122

    Umberto Amato
    Moderatore

    Aggiornamento: IBP 8; ISASI 12; IBBR Portici 13

  • #7124

    Umberto Amato
    Moderatore

    IRC 8; IOM Grenoble 4/5 (e siamo già a circa 300)

  • #7127

    vincenzo.palleschi@cnr.it
    Partecipante

    Ho appena inviato la mia lettera di adesione allo Sciopero Bianco:

    Oggetto: Adesione allo sciopero bianco indetto dall’Assemblea di Napoli e rispetto delle norme contrattuali in merito all’orario di lavoro dei R&T

    Caro Direttore,

    ti informo con la presente che, a partire dal 1° aprile 2019, aderirò allo Sciopero Bianco proclamato in data 19 marzo 2019 dall’Assemblea dei Ricercatori e Tecnologi di Napoli per ottenere il ritiro immediato da parte dei Vertici del CNR delle Circolari n. 6 e n. 9 del 2019.

    Pur continuando a svolgere scrupolosamente il mio lavoro di Ricercatore/Tecnologo e ad adempiere agli obblighi contrattuali e di legge, continuerò ad attenermi alla normativa contrattuale riguardante l’orario di lavoro dei R&T. In particolare, tenuto conto che la Circolare n. 9/2019 introduce illegittimamente norme restrittive sull’orario di lavoro dei R&T non contenute nel vigente CCNL (ed anzi in alcuni casi formale oggetto di esplicita disapplicazione da parte dell’art. 80 del CCNL del 1998) e palesemente in contrasto con quanto sentenziato in materia dalla Cassazione e dalla Corte di Appello di Bologna, con l’art. 80 del CCNL del 2018 e con le Raccomandazioni contenute nella Carta Europea dei Ricercatori e recepite dal D.Lgs. n. 218/2016, a decorrere dal 1° aprile 2019:

    – non utilizzerò alcun sistema automatico di rilevazione dell’orario di lavoro, ma compilerò e consegnerò dichiarazioni mensili dell’orario di lavoro svolto in sede (anche ai fini dell’assegnazione dei buoni pasto), e dell’attività effettuata fuori sede, così come previsto dal comma 6, art. 5, del CCNL del 2002,

    – non mi riterrò vincolato ad articolare il mio orario di lavoro su 5 giorni settimanali (dal lunedì al venerdì)

    – non darò alcuna comunicazione preventiva dell’attività svolta fuori sede, quando non esplicitamente previsto dalla normativa vigente.

    Inoltre, finché rimarrà in vigore la Circolare 6/2019, mi asterrò da qualsiasi attività finalizzata alla raccolta di finanziamenti, pubblici o privati, esterni all’Ente, svolgendo esclusivamente le attività di ricerca previste dal mio Contratto di Lavoro.

    Distinti saluti,

    Vincenzo Palleschi
    Primo Ricercatore ICCOM/Pisa

  • #7128

    roberto.termine@cnr.it
    Partecipante

    L’ultima aggiunta alla lettera fatta dal collega Vincenzo mi pare veramente opportuna perché i vertici del nostro ente, nella pagina del sito dove riassumono i numeri del CNR, metteno in bella mostra il fatto che circa il 40% del bilancio dell ente proviene da fondi esterni e non dal FOE….i fondi esterni per il 99% sono reperiti in maniera diretta o indiretta dalla rete scientifica che, però, i vertici mortificano giornalmente .. mi spiace solo di non aver fatto tale aggiunta nella lettera che abbiamo inviato da Cosenza

  • #7129

    maurizio.chiurazzi@ibbr.cnr.it
    Partecipante

    Dati adesione IBBR sede Napoli. Adesione inviata da 22 Ricercatori su 26!

  • #7130

    Richard
    Partecipante

    Cari colleghi, quanto al problema dell’ISGI è una questione più ampia: alcune persone semplicemente non si vogliono esporre tutto qua; ripeto, lo avevo già ribadito in post precedenti, c’è una minoranza che 1) ritiene giusto che un R & T debba scaldare la sedia 6 ore al giorno; 2) non ha il coraggio di lottare per far applicare un contratto di lavoro e si fa mettere i piedi in testa dal personale amministrativo.

    • #7134

      Umberto Amato
      Moderatore

      Dove sei capitato!? Resisti!

  • #7132

    frada
    Partecipante

    Cari colleghi, ho appena segnalato a chi di dovere la mia adesione allo sciopero bianco. Non so quanti siamo all’INO, ma avendo informato anche tutti i ricercatori penso avrò qualche commento.
    Francesco D’Amato

  • #7135

    Umberto Amato
    Moderatore

    Segnalo un documento molto interessante (e schiacciante come sempre) di Gianpaolo Pulcini sulla sicurezza e sui tornelli in particolare (risuonate amici di Firenze…) a codesto link del sito. La sicurezza è un argomento che viene messo in mezzo ogni volta che si parla di orario di lavoro. La domanda singolare è: i tornelli che vengono messi per rispettare le norme di sicurezza rispettano le norme di sicurezza?

  • #7136

    l.sgheri@iac.cnr.it
    Partecipante

    Ciao Umberto. I tornelli, che ci hanno installato gabellandoceli per un rispetto delle norme di sicurezza, al di là della loro obbligatorietà, in realtà non impediscono l’autocertificazione dell’orario. A Firenze non tutti gli Istituti si servono dei dati dei tornelli per collegarli alle presenze. Nel caso dell’IAC, forse stiracchiando un po’ la delega affidatami dal Direttore, mi sono rifiutato di applicare tale collegamento, continuando ad autocertificare presenze in sede e fuori come sempre. Ovviamente la cosa era molto più facile visto che siamo solo personale di ricerca.
    Tuttavia negli Istituti che già da prima grossomodo soggiacievano alle regole della circolare 9 vedo parecchia rassegnazione, un’arrabbiatura pasiva che non porta frutti perché non si concretizza in azioni. Forse più che la paura di esporsi c’è la paura di alimentare il contrasto con il personale tecnico ed amministrativo. Al quale peraltro andrebbe aumentata l’autonomia, invece che restringerla a noi.

  • #7151

    oliviero.talamo@cnr.it
    Partecipante

    Aggiungo un aggiornamento ISASI non comunicato per errore:
    aderiscono anche 6 ricercatori della sezione di Lecce, totale corrente 18

  • #7152

    frugis@ibba.cnr.it
    Partecipante

    Ciao a tutti, ho appena inviato la mia adesione, ma non credo che al momento dal mio Istituto (IBBA) ci siano state altre adesioni perché sia a Milano che a Pisa si stava ancora discutendo. Se ho aggiornamenti ve li mando in tempo reale.
    Giovanna Frugis

  • #7153

    Umberto Amato
    Moderatore

    C’è tempo, c’è tempo. Ci risulta che sono molti gli Istituti in cui i ricercatori si incontrano questa o la prossima settimana per definire un’azione comune. Grazie per l’aggiornamento (e l’impegno). Peraltro le reazioni (scomposte) cui stiamo assistendo da alcune parti dimostrano che la forma di protesta è molto efficace e che il suo successo, peraltro facilmente prevedibile, fa paura

  • #7154

    vincenzo.palleschi@cnr.it
    Partecipante

    Appena ricevuto dal nostro Direttore:

    Cari Vincenzo Palleschi e ******,

    in merito alle vostre mails rispettivamente acquisite con prot. in entrata n. 986 e n. 985 del 30/03/2019, se nel mese di aprile 2019 le vostre presenze saranno comunicate con le modalità dichiarate nelle mails di cui sopra e non secondo le direttive della circolare n. 9/2019, la vostra posizione sarà segnalata agli uffici competenti dell’Amministrazione Centrale del CNR.

    Cordiali saluti

    • #7157

      bruno.zappone@cnr.it
      Partecipante

      L’email di Vincenzo mette i brividi. Ammiro il suo coraggio, che presto dovremo dimostrare tutti. Vorrei che i colleghi R&T del suo istituto (ICCOM di Pisa?) non si sentissero soli. Vogliamo farci sentire collettivamente dal suo simpatico direttore, per dargli un’idea di chi e quanti siamo?

  • #7155

    oliviero.talamo@cnr.it
    Partecipante

    Cari colleghi, ho provato ad elaborare una versione semplificata di un modulo per il caricamento orario, sia in forma di semplice docuemnto Word, sia di foglio Excel.
    1) Rispetto alla proposta di Giampaolo Pulcini, ho introdotto due colonne distinte per caricare i totali di orario giornaliero in sede e fuori sede, in modo da non dover preparare un secondo documento per l’autocertificazione.
    2) Rispetto alla proposta di Marcello Gombos, ho eliminato le colonne di orario di entrata e uscita per il lavoro in sede, lasciando, come per quello fuori sede, un’unica colonna per il totale in sede.
    Spero sia utile
    https://www.dropbox.com/s/ja4n9vccznbiexg/Certificazione_orario.doc?dl=0
    https://www.dropbox.com/s/l91bcn60ylw7nu6/Certificazione_orario.xls?dl=0

  • #7156

    oliviero.talamo@cnr.it
    Partecipante

    Scusate, specifico, per il punto 1: “per non dover usare un secondo documento epr l’autocertificazione fuori sede”.

  • #7158

    gianluca.accorsi@cnr.it
    Partecipante

    Ci sto!

  • #7159

    roberto.termine@cnr.it
    Partecipante

    ci sto pure io…. organizziamoci tutti

  • #7160

    vincenzo.palleschi@cnr.it
    Partecipante

    Grazie a tutti, da ICCOM/Pisa siamo almeno in tre e spero arriveranno nuove adesioni. Più che azioni verso il Direttore, che risponde a chi l’ha messo in quella posizione, non certo a noi ricercatori, penso sarebbe molto utile un concreto supporto sindacale, visto che lo ‘sciopero bianco’, non essendo stato di fatto indetto da nessuna sigla riconosciuta, ci vede esposti come singoli. In questa situazione la tentazione da parte di Roma di ‘colpirne uno per educarne cento’ potrebbe essere forte. Ci sono già passato, e so cosa significa…

    • #7162

      bruno.zappone@cnr.it
      Partecipante

      @Vincenzo: non ti nascondo che sono così arrabbiato che la tentazione di mettere alla berlina questi direttori più zelanti del loro aguzzino è fortissima, magari con un bel mailbombing in tono sarcastico. Ma capisco che la situazione in cui vi trovate è ardua (sinceramente più ardua della nostra, finora) e non vorrei essere io a renderla insostenibile. Ma tienici tutti aggiornati perché davvero, quando sarà il momento, vogliamo e possiamo esservi vicini, anche in supporto ai sindacati.

  • #7161

    gianluca.accorsi@cnr.it
    Partecipante

    Caro Vincenzo, in questo caso dovrebbero colpirne centinaia per dis-educarne qualcuno..
    Ad ogni modo abbiamo dalla nostra parte l’ANPRI e forse qualche altro sindacato che potrebbe (dovrebbe) ripensare alla posizione sin qui presa.

  • #7163

    vincenzo.palleschi@cnr.it
    Partecipante

    Sarebbe interessante capire se solamente qui all’ICCOM c’è stato questo zelo, o è stata passata una ‘velina’ a tutti i Direttori con l’indicazione di rispondere alle lettere con queste più o meno velate minacce di ritorsioni.

  • #7164

    gianluca.accorsi@cnr.it
    Partecipante

    A Nanotec (Lecce e altre 3 sedi) è passato un messaggio più velato e attendista. Per ora si chiede solo di segnalare la presenza in sede con un “on-off” per questioni di sicurezza. E si rimanda tutto alla decisione di Roma

    • #7166

      Paolo Villa
      Partecipante

      la situazione di IREA è simile a quella segnalata in NANOTEC.

  • #7165

    fabexp
    Partecipante

    Leggendo il CCNL 2018, cioe’ quello attualmente in vigore, al link (gentilmente fornitomi da Gianpaolo Pulcini):
    https://www.aranagenzia.it/attachments/article/8944/CCNL_%20ISTR%20RICERCA%20SIGLATO%2019_4_2018%20DEF_PUBB_2.pdf
    segnalo questo art.12 “Sanzioni disciplinari” valido per tutti i dipendenti del comparto Scuola/Ricerca. Al comma 6, invece, solo per ricercatori e tecnologi, recita:

    “6. I ricercatori e tecnologi non sono soggetti a sanzioni disciplinari per motivi che attengano all’autonomia professionale nello svolgimento dell’attività di ricerca che gli Enti sono tenuti a garantire ai sensi delle norme vigenti.”
    Beh, la gestione autonoma dell’orario di lavoro, cosi’ come la scelta piu’ opportuna del luogo ove svolgere la ricerca, mi sembrano esattamente questioni inerenti l’ “autonomia professionale nello svolgimento dell’attivita’ di ricerca”. Il CCNL attuale introduce questo concetto come un’eccezione nel panorama di tutti i dipendenti del comparto. Come conseguenza nel caso specifico, mi pare chiaro che non e’ possibile sanzionarci per le modalita’ scelte per questo sciopero bianco. Essendo tutti al lavoro, per cos’altro saremmo passibili di sanzioni?
    Fabrizio Esposito, Nanotec Bari

    • #7167

      roberto.termine@cnr.it
      Partecipante

      credo che qualcuno potrebbe leggere, in maniera errata secondo me, l’ “autonomia profesionale”, come libertà nella scelta degli argomenti su cui fare ricerca e sviluppo e non necessariamente come determinazione dell’orario di lavoro.

      • #7180

        fabexp
        Partecipante

        Gli obblighi per l’intero comparto Istruzione/Ricerca, la cui inadempienza implica le sanzioni di cui all’art.12, sono elencati nell’art.11. Se tra questi obblighi trovassi esplicitamente una limitazione della liberta’ di tema di ricerca, sempre per tutto il comparto, allora il comma 6 dell’art.12 si renderebbe necessario per annullare tale limitazione solo per ricercatori e tecnologi, e quindi sarebbe valida l’interpretazione che ipotizzi tu, Roberto. Ma negli obblighi dell’art.11 non c’e’ una limitazione specifica per il tema di ricerca, quindi il senso del comma 6 dell’art.12 non puo’ che essere generale, e riferirsi all’autonomia di R&T per svolgere l’attivita’ di ricerca.

  • #7168

    frada
    Partecipante

    Il direttore dell’INO ci ha appena invitato ad utilizzare le timbratrici, e ad autocertificare e comunicare preventivamente il lavoro fuori sede. Tutto ciò, pur condividendo molte delle perplessità. Ci segnala inoltre che “il Presidente ha convocato tutti i direttori, il 9 Aprile, per una discussione su tutte le tematiche gestionali recenti”. Speriamo bene.
    Noi all’INO abbiamo un sistema informatizzato per l’autocertificazione delle presenza. Penso che potremmo utilizzare quello, invece che i fogli excel o i testi, e fare le autocertificazioni giorno per giorno. Se non altro, non facciamo pesare troppo la nostra protesta sull’addetta ai cartellini, che non ha colpe.
    Francesco D’Amato

    P.S.: Vincenzo, siamo con te

  • #7169

    Umberto Amato
    Moderatore

    Personalmente farò quasi come te esattamente per lo stesso motivo (non caricare di lavoro la nostra amministrativa): inserirò alla fine del mese in EPAS tutte le ore svolte, dentro e fuori sede, sfruttando l’opzione che permette di inserire ore lavorate fuori sede, eventualmente specificando, al limite, lavoro in sede

    • #7171

      Paolo Villa
      Partecipante

      non essendo sicuro di aver ben compreso il meccanismo indicato da umberto, faccio presente la nostra (IREA Milano) situazione. Da noi l’unica causale permessa per l’inserimento di orari di ingresso e uscita su epas è il “fuori sede” (non possiamo inserire autonomamente timbrature mancanti, né corregerne di errate, ma dobbiamo richiederlo alla persona dell’amministrazione che si occupa di epas).
      Se ho capito bene Umberto suggerisce di inserire manualmente noi stessi gli orari di ingresso e uscita con causale “fuori sede” e scrivere nei commenti che si tratta di lavoro “in sede”. E’ corretto?
      Mi pare un po’ paradossale che – nell’ambito di una protesta contro modalità di rilevamento presenze illegittime secondo il CCNL, si finisca per conformarsi a uno strumento, epas, che forse è esso stesso non del tutto allineato al dettato del contratto (perchè non permette di inserire le ore lavorate in sede, ad esempio).
      Correggetemi se sbaglio…

  • #7170

    defrance@ill.fr
    Partecipante

    Cari tutti,
    Avevo precedentemente fatto una domanda un po’ diversa da quella che sto per fare ma non avendo ricevuto risposta provo a riproporla anche alla luce di quanto appena scritto da Umberto Amato. Ho visto che c’e’ giustamente attenzione acciocche’ il nostro sciopero non arrechi danni o ne arrechi il meno possibile agli amministrativi.

    Mi domando. Nel caso in cui si decida di riempire dei fogli presenza fatti in casa chi dovrebbe poi inserire le presenze nel sistema del CNR? E allora vengo a una domanda doppia. Se uno riempisse il formulario EPAS (che da alcune chiacchiere con colleghi non mi e’ riuscito di capire se si presenta allo stesso modo e con le stesse opzioni per tutti) dichiarando la sua adesione allo sciopero, rifiutandosi di chiedere l’autorizzazione per un eventuale lavoro fuori sede e non indicando motivo e/o posto, pur autocertificandolo nel sistema di registrazione presenze (immagino scegliendo nel menu a tendina che entra o esce per motivi di servizio) avrebbe un impatto minore al fine della nostra protesta?

    Detta diversamente, tendo a pensare che sarebbe preferibile rifiutarsi di usare EPAS, ma mi domando se in relazione al comportamento che intendiamo assumere per manifestare il nostro dissenso, tale comportamento sia impedito dall’uso di EPAS o se il suo non uso di fatto causerebbe unicamente un lavoro aggiuntivo a chi normalmente valida le presenze. Seconda domanda.

    Se l’amministrazione invece non collaborasse nel ricevere le presenze da noi autocertificate con un formulario alternativo come ci si dovrebbe regolare?
    Ultima osservazione suggeritami sempre dall’ultimo intervento di Umberto. Io su epas posso solo indicare quando inserisco un ingresso o un uscita, una delle seguenti opzioni: niente, pausa pranzo, motivi di servizio, permesso breve. E’ la stessa cosa per tutti? Dunque per lavoro fuori sede uno dovrebbe indicare genericamente motivi di servizio? Ciao e Grazie

  • #7172

    marcello.gombos@cnr.it
    Partecipante

    Scusate ragazzi,
    ma è difficile fare una frittata senza rompere le uova.
    Fuori metafora: un po’ di disagi, purtroppo anche a persone incolpevoli, gli scioperi provocano sempre. Il gioco del potere, infatti, è sempre stato enfatizzare questi e silenziare le ragioni della protesta. Io credo che la protesta può funzionare solo se siamo compatti, e qui mi riferisco anche alla tentazione della separazione, spesso riproposta, delle proteste sulla circolare 6 e sulla 9, cosa che otterrebbe l’ unico risultato di far fallire entrambe (piuttosto spero si incorpori nelle richieste anche il ritiro della circolare 11, che non è meno dannosa).

    Ritorniamo quindi, per quanto riguarda la questione orario, alle basi:

    1) il contratto impone solo l’ autocertificazione mensile, volete farlo con programmi ePas simili? fatelo, ma possibilmente fatelo mensilmente (come farà Umberto): se lo fate giorno per giorno, mi spiegate in cosa questo differirebbe dall’ uso che ci si vuole imporre?
    2) il contratto NON richiede la comunicazione preventiva del lavoro fuori sede, quindi, per quanto simpatico o comprensivo sia chi vi chiede di fare altrimenti cercate di non farlo se non vi è necessario (tra l’ altro la copertura assicurativa vale comunque).
    3) sempre sul lavoro fuori sede: il contratto non specifica nessun “dove”, lasciando il tutto alla libera determinazione, da parte del ricercatore, del luogo dove meglio possa condurre la ricerca, quindi a casa, al bar di fronte, in ferramenta, in biblioteca, all’ università, in un altro comune, sulla luna etc. nulla nel contratto impone che per qualcuno di questi luoghi occorrano autorizzazioni, comunicazioni, invii in missione etc. (la missione si fa “per interesse dell’ ente” va autorizzata e prevede un rimborso, il lavoro fuori sede si fa “nell’ interesse della ricerca” -quindi del singolo ricercatore-, non prevede rimborso ma da diritto ai buoni pasto se l’ orario lavorato totale eccede le 6:30 ore).
    4) ePas impone sempre un’indicazione di orari di ingresso ed uscita anche per il fuori sede (cosa insensata) e l’ indicazione di luoghi e motivazioni. Al momento questi menu sono aggirabili con trucchetti vari, ma la loro presenza lascia all’ arbitrio dell’ amministrazione renderli obbligatorii (come infatti cerca di fare la circolare 9). Andrebbe quindi comunque sottolineato come il programma nella sua forma attuale non solo non è conforme al contratto ma lascia spazio a comportamenti vessatorii, come farlo? è un’altra cosa a cui pensare (la protesta difficilmente sarà breve: le circolari rientrano in un quadro di dequalificazione del lavoro del ricercatore che non nasce oggi e non si esaurisce in esse, che sono solo la punta dell’ iceberg e l’ occasione che ci ha spinto finalmente a comunicare).
    5) Inoltre l’orario è strutturato sulla base di un monte ore (un tempo trimestrale ma adesso) quadrimestrale, anche se espresso nei termini delle 36 ore settimanali, quindi tutte le chiacchiere sull’ “almeno 2 ore in sede cinque giorni su sette”, sull’ “assenza automatica” etc. sono, per quanto riguarda i ricercatori, fantasie neanche troppo amene, spesso portate avanti anche da sindacalisti poco informati sui termini del nostro CCNL (mi è capitato con uno di un sindacato al quale non appartenevo ma con cui mi ritrovai a discutere, per questo ne parlo)

    Queste sono le prime cose che mi vengono in mente, se mi ricordo altro ne scriverò in un altro messaggio.

    Il punto focale comunque è che: si tratti dell’ orario, dei fondi, del fuori sede o altro, quando si rinuncia tacitamente ad un diritto poi è difficile, e più doloroso per tutti, riprenderlo.

    Scusate ancora per la rudezza ma credo sia utile (anche per me) per focalizzare meglio la questione.

    • #7173

      marcello.gombos@cnr.it
      Partecipante

      E’ saltata qualche virgola: una, fondamentale, tra “fare altrimenti” e “cercate di non farlo”. Il resto del testo spero sia comprensibile (non ho avuto molto tempo per rivederlo quindi ci sono un po’ di goffagini)

      • #7181

        fede
        Partecipante

        Buonasera a tutti. Sono perfettamente d’accordo con Marcello su quasi tutto. Anche secondo me non ha senso, e attualmente non si deve usare EPAS, anche nei casi in cui è impostato su regole aggirabili. Non sarò contraria al suo uso però solo dopo il ritiro delle circolari e l’approvazione dei programmi su cui si basa EPAS da parte di noi ricercatori, e sottolineo ricercatori. In tal modo saremo garantiti sia sul conteggio orario che su quello dei buoni, poiché ripeto esiste da sempre un errore su tali conteggi visto che ai ricercatori non si applica l’art.8 del D.lgs 66/2003, e lo dice esplicitamente lo stesso decreto legislativo all’art.17 c.5. che, relativamente alla pausa obbligatoria dopo 6 ore di Lavoro continuativo esonera diverse tipologie di lavoratori, tra cui quelli che hanno l’autonoma determinazione del tempo di lavoro. A me la ratio della legge sembra chiarissima, e preciso che non si tratta di un orpello per recuperare qualche mezz’ora o qualche buono in più, poiché rivendicando il giusto conteggio di cui sopra, è come se ribadissimo che anche la normativa ci attribuisce totale libertà nella programmazione del tempo di lavoro, e non solo il contratto che, si sa, conta molto meno delle leggi.
        Inoltre, se il problema è il surplus di lavoro a inizio mese per gli amministrativi, io volentieri offro il mio aiuto, sempre che gli amministrativi siano disponibili ad accettarlo.Non credo che ci vogliano più di 15 minuti per ogni decina di ricercatori, specie se decidiamo di dar conto solo dell’orario complessivo.

    • #7174

      Umberto Amato
      Moderatore

      Ciao Alessio,
      la situazione è completamente a macchia di leopardo, esattamente come avviene ora la rilevazione delle presenze. Innanzitutto EPAS non è “uguale” per tutti, nel senso che molto dipende dalle opzioni che vengono attivate per il personale. Per esempio so per certo che in alcuni Istituti non è possibile inserire ore fuori sede autonomamente ma lo deve fare l’amministrazione. Peraltro la reazione delle amministrazioni (leggi, Direttori) allo sciopero è molto variegata: si passa dal Direttore che sciopera e invita il personale a scioperare a quello che “tollera” perché comprende e condivide le ragioni (in genere accetta le autocertificazioni a fine mese e le trasmette, magari con qualche distinguo per la sicurezza), per finire purtroppo a quei Direttori (per la verità al momento solo 1-2 per quanto ne sappiamo) che dicono che si rifiuteranno di inviare le autocertificazioni mensili alla Sede Centrale. Tornando a una delle tue domande, se un ricercatore compila a mano le sue ore di lavoro del mese (os u foglio Excel) è l’amministrazione locale che si occuperà di effettuare eventualmente i conteggi ed inserire i dati.
      Secondo me inserire direttamente i dati su EPAS non inficia la protesta, perchè l’atto formale è il rifiuto di inserire giornalmente le presenze, di avere un orario su 5 giorni, di comunicare in anticipo il lavoro fuori sede. Certamente EPAS non è a norma di contratto ed io lo “forzo” ma è una concessione, a mio parere solo formale, che faccio solo per rispetto dell’amministrativa che avrebbe dovuto compilare le presenze al posto mio.
      Riassumendo, la protesta non può che essere variegata, proprio perché lo è il sistema delle presenze adottato presso i vari Istituti. Pertanto l’importante è aderire alla protesta, poi le modalità dipenderanno dalla propria sensibilità e dalle possibilità concrete (per esempio, certamente nessuno pensa a segare i tornelli…)

  • #7175

    defrance@ill.fr
    Partecipante

    Caro Marcello,
    altro che scuse! Cercavo proprio un messaggio chiarificatore e ti ringrazio. Per quanto riguarda il punto 1 fino adesso io e altri abbiamo sempre fatto cosi’ e continuero’ a farlo. Si inseriscono le presenze a fine mese. il punto 2 mi trova perfettamente d’accordo e anche il 3 e al momento, cercando di interpretare la preoccupazioni di altri colleghi normalmente piu’ informati di me, mi sembrava che il nostro sistema di rilevazione presenze consentisse di autocertificare senza chiedere autorizzazione preventiva (salvo il sabato e la domenica in cui dovremmo allegare autocertificazione apposita). Anche il 4 mi trova d’accordo ma diciamo che tra tutti e’ il punto che di disturba meno e volevo capire se si voleva decidere una linea comportamentale comune. Ma sono d’accordo che in generale si debba cercare di far capire che qualunque programma non debba in modo piu’ o meno dichiarato limitare l’autonomia prevista dal contratto. Sul 5 sono molto piu’ che d’accordo. Alla fine davvero la cosa che mi ha sempre lasciato un senso di surreale e’ sentire come parlando con colleghi che lavorano per il mio stesso ente esistano pratiche diverse per tutto. Rilevazione presenze, quante ore si deve stare in sede perche’ il giorno non venga considerato di ferie, il lavoro a casa non coperto dall’assicurazione ecc.ecc.. Io aspiro ad un sistema di regole conforme al contratto e che non dia spazio a interpretazioni piu’ o meno vessatorie.
    L’idea e’ proprio di capire se si puo’ individuare un modo comune di aderire allo sciopero per evitare di indebolirne l’effetto.
    Grazie in ogni caso per le risposte.

  • #7176

    defrance@ill.fr
    Partecipante

    Caro Umberto grazie anche a te.
    Il fatto e’ che per esempio (ne parlavo adesso con dei colleghi) noi usando epas ci sono almeno due cose che non potremmo fare.
    Lavorare il sabato e la domenica, che fino a poco tempo fa lavorando in una large scale facility era una cosa che capitava sovente e peraltro essendo richiesta la reperibilita’ 24/24 – 7/7 eravamo tenuti a fare, e autocertificarlo ci sarebbe impedito senza richiesta di autorizzazione preventiva. I campi relativi al riempimento delle ore lavorate sono bloccati senza autorizzazione. Cosi’ come i giorni festivi.
    Inoltre non riusciremmo, volendolo fare, ad inserire 0 ore di lavoro in un giorno, avendo lavorato magari 40 ore nei rimanenti 4 giorni della settimana. Questo perche’ credo che alla fine le presenze vengano in qualche modo validate dall’amministrazione locale. Da qui le mie domande sul funzionamento di EPAS.

  • #7177

    Andrea
    Partecipante

    Da quanto ho capito, la configurazione di ePAS è possibile sede per sede. Da noi – ISAC Lecce – è, a tutt’oggi, la totale impossibilità di inserire manualmente alcunché. Quindi, per l’attività in sede, l’alternativa è tra timbrare o non timbrare. Il fuorisede si autocertifica a fine mese. Ho qualche speranza che, come accaduto già in passato, qualcosa si possa variare d’accordo con il RUOS, anche perché consentendo l’inserimento manuale del lavoro sia in sede che fuori si semplifica la procedura per il singolo e per l’addetto amministrativo.

  • #7179

    r.trizzino@ba.irpi.cnr.it
    Partecipante

    Cari tutti, inoltro per conto della collega Carmela Marangi, che ne ha curato la stesura, il comunicato dell’assemblea dell’ area di ricerca di Bari:

    Comunicato dell’Assemblea del Personale di Ricerca di Bari per ottenere il ritiro delle circolari CNR n. 6, n. 9 e n.11 del 2019 nel rispetto della normativa vigente sull’orario di lavoro e dell’autonomia della ricerca nel CNR.

    Ricercatori, Tecnologi e addetti alla ricerca dell’Area di Ricerca di Bari si sono riuniti il 29 Marzo 2019 per manifestare le gravi difficoltà nello svolgimento del proprio lavoro causate dalla “disattenzione” della Dirigenza del CNR verso le specificità e le esigenze dell’attività di ricerca.
    Le recenti circolari n.6 e n.9 del 2019 ne rappresentano solo un ultimo emblematico esempio, costituendo un ostacolo allo svolgimento delle attività, al raggiungimento degli obiettivi fissati nei contratti di ricerca e, in ultima analisi, mortificando la dignità dei R&T. Per questo, il personale del CNR di Bari esprime la completa condivisione dei motivi che hanno spinto l’Assemblea dei Ricercatori e Tecnologi di Napoli a proclamare lo Sciopero Bianco avente come obiettivo il ritiro delle suddette circolari.
    Alla successione di provvedimenti, si è recentemente aggiunta la circolare 11/2019, contenente nuove restrizioni sul trattamento di missione emanate in nome di un presunto contenimento della spesa. Il quadro complessivo mostra come la Dirigenza di fatto ignori le modalità con cui si svolgono le attività che caratterizzano la missione istituzionale dell’Ente. Da qui l’interpretazione abnorme, in palese violazione dell’art. 58 del CCNL 1998, degli obblighi contrattuali di R&T, con l’unico risultato di generare appesantimento burocratico e crescente frustrazione. Infine, il combinato disposto delle tre circolari e di regolamenti sempre più restrittivi, crea ostacoli artificiosi alle spese a sostegno della ricerca, con accumulo di risorse nella neonata “natura 6” la cui flessibilità di utilizzo è sbilanciata a favore di finalità estranee all’attività di ricerca che pure ha generato tali risorse. Tutto ciò senza alcun vantaggio evidente in termini di pianificazione strategica e di lungo periodo, perseguendo obiettivi a brevissimo termine di pareggio di bilancio con mortificazione di quelle capacità di investimento sullo sviluppo futuro che la rete ha ampiamente mostrato di possedere.
    Il paradosso è che la progressiva erosione dell’autonomia della ricerca, stretta fra regole contabili, orari di servizio stabiliti su esigenze gestionali estranee ai contenuti delle attività, interpretazione maniacale delle norme di sicurezza, mancanza cronica delle basilari risorse finanziarie e strutturali, genera il danno maggiore sulle risorse umane più creative e produttive dell’Ente, nonché sulla capacità di gestire in modo virtuoso il ricambio generazionale.
    Per i suddetti motivi, l’Assemblea di Bari promuove la partecipazione individuale allo sciopero bianco al fine di ottenere l’immediato ritiro delle circolari n. 6, 9 e 11. Qualora ciò non fosse sufficiente per ottenere il riconoscimento dei diritti necessari ad adempiere alle esigenze dell’attività di ricerca, si impegna a mettere in campo tutte le ulteriori azioni utili a conseguire il risultato, ossia
     sensibilizzare i media,
     promuovere azioni legali specifiche contro i punti illegittimi delle suddette circolari,
     astenersi dalla rendicontazione scientifica, con particolare riferimento alla piattaforma People,
     sospendere le attività di ricerca fondi e di progetto
     coinvolgere tutte le sigle sindacali nella proclamazione di uno sciopero unitario.

  • #7182

    Andrea
    Partecipante

    Vorrei segnalare un’ulteriore “anomalia” di ePAS, almeno nella configurazione di ISAC-Lecce, che a mio giudizio rappresenta ancora una distorsione del CCNL, in questo caso all’art. 73. Per chi avrà la pazienza di leggere: nella giornata del 3/4 u.s. ho (parzialmente) giustificato una mia assenza con 3 ore di permesso personale, correttamente inserito dall’addetto. Tuttavia ePAS riporta, nella giornata, un tempo di lavoro di 7 ore e 12 minuti (giornata standard), mentre, da timbrature + permesso, il totale sarebbe di 8 ore e 21 minuti. Il motivo di tale decurtazione, credo risieda in quanto riportato nella circolare 13/2018 al paragrafo 6, dove si normano i permessi per particolari motivi personali (art. 73 CCNL 2018); la circolare recita: “… la fruizione oraria dei permessi in argomento può avvenire solo ed esclusivamente se funzionale al completamento della giornata lavorativa e, in nessun caso, può concorrere alla maturazione di ore di lavoro in eccesso.”. Ora:
    1) questa prescrizione NON ESISTE nell’art. 73 del CCNL;
    2)per Ricercatori e Tecnologi NON ESISTE una giornata lavorativa, essendo l’orario di lavoro computato sulla settimana media del quadrimestre;
    3) qualora si volesse anche interpretare la prescrizione come relativa al completamento della “settimana media” lavorativa nel quadrimestre, nel mio caso specifico ho un orario inferiore alle 36 ore medie, per cui dovrei poterla completare.

    Qualcuno mi può illuminare? esistono episodi analoghi? Grazie.

    • #7183

      fede
      Partecipante

      Buonasera a tutti. Purtroppo i contratti nazionali, dal punto di vista gerarchico, sono di gran lunga inferiori alle leggi nazionali, ragion per cui dove i contratti non specificano significa o che non possono, in quanto si esulerebbe dalla materia di contrattazione, oppure che si adeguano alle leggi vigenti. Quindi nei casi simili al tuo credo che convenga usufruire di un permesso uguale a quello che ti occorrerebbe per completare l’orario di lavoro giornaliero medio di 7 ore e 12 minuti, sempre che non si abbiano ore in eccesso e che non si voglia o possa usufruire della normale flessibilità.

      • #7184

        Andrea
        Partecipante

        Grazie Fede, non sapevo esistesse una norma in tal senso, mi dai il riferimento?

  • #7185

    Vito Mocella
    Moderatore

    Caro Fede, devo fortunatamente contraddirti perché in ambito giuslavoristico vi è una notevole eccezione alla gerarchia delle fonti ed è vero esattamente il contrario di quanto tu dici.I contratti collettivi sono equiparati ad atti normativi dal Dlgs. 165/2001 (art. 47 comma 8, art 63 comma 5 art 64) come conseguenza delle privatizzazione del pubblico impiego. A tal proposito, se avessi ancora qualche dubbio, ti invito a leggere il passaggio della recente Sentenza della Corte di Cassazione (Sentenza della Corte di Cassazione 8985/2018) a pagina 12 lettera d. La disapplicazione di parti del contratto collettivo presuppone l’individuazione di contrarietà con norme imperative positivamente individuate, atteso il principio dell’insindacabilità dell’autonomia collettiva anche alla luce dell’art 39 della Costituzione.

    • #7187

      fede
      Partecipante

      Ciao a tutti. Come ogni cosa, anche le leggi vanno interpretate con buonsenso e ciò non è possibile se non si capisce lo spirito di una legge. Nella fattispecie, i permessi orari brevi retribuiti sono stati concepiti per i lavoratori con orario rigido, mentre se c’è flessibilità è naturale che non si computino come ore in eccesso. Per esempio, se hai lavorato 2 ore ma hai la necessità di andar via, è naturale considerare un permesso di 5 ore e 12 minuti, visto che oltre le 7 ore e 12 minuti, per contratto, nessuno può trattenerti. Non mi sembra ovvio chiedere il permesso per ore in più che sono facoltative. In sintesi, chiedendo un permesso si chiede al datore di lavoro di non dover recuperare le ore sottratte alla prestazione lavorativa, non di considerarle come ore in eccesso. Adesso non ho tempo per ricercare le fonti normative precise, ma se ne avrò lo farò, anche se non credo che sia fondamentale.

      • #7206

        Andrea
        Partecipante

        Non vorrei tirarla troppo alle lunghe, ma, proprio in base a quello che tu dici, Fede, la mia contestazione è sul riferimento all’orario giornaliero, che non esiste per R&T. Nella fattispecie io non ho chiesto alcuna ora IN ECCESSO: il mio computo delle ore è inferiore a quanto richiestomi. Quindi l’errore (i.e. atto contrario al contratto di lavoro) è quello di prendere a riferimento un fantomatico orario giornaliero. Comunque la finisco qui, modifico la richiesta di permesso. Resta la segnalazione.
        Grazie anche a Vito per il link che apre ulteriori scenari.

    • #7189

      fede
      Partecipante

      Ciao, Vito. Grazie per il link, più tardi darò un’occhiata alla sentenza,che mi incuriosisce molto. Non credo però di aver espresso concetti in contraddizione con la tua replica. La gerarchia esiste, ma ciò non toglie forza ai contratti, a meno che in questi vi siano negozi contrari alla legge. E’ ovvio che in caso di controversie si possa ricorrere al giudice, ma io non parlavo di sentenze.

  • #7190

    vincenzo.palleschi@cnr.it
    Partecipante

    Sempre sul tema dell’orario di lavoro e della libertà di ricerca, vi segnalo quello che – a mio avviso – è un ulteriore attacco alle nostre prerogative, in evidente contrasto con la normativa vigente:
    Qualche mese fa ho comunicato l’inizio di una attività didattica (entro i 15 giorni di legge) nell’ambito delle 160 ore. Trattandosi di un incarico retribuito (anche se la retribuzione non copre neanche le mie spese, ma comunque è un incarico retribuito) che si svolge al di fuori dell’orario di lavoro, ai sensi della normativa vigente l’attività non è soggetta ad autorizzazione dell’Ente. Nonostante questo, oggi – l’attività didattica è di fatto terminata – mi è arrivato questo messaggio: “Si comunica che è stata verificata la comunicazione/richiesta di autorizzazione Incarico N°: 1296, pertanto l’incarico potrà essere svolto. Successivamente sarà possibile scaricare da SIPER la Nota attestante la possibilità di svolgere l’incarico che attualmente è alla firma del Dirigente dell’Ufficio Stato Giuridico e Trattamento Economico.”
    Sostanzialmente si ventila la possibilità che in assenza della verifica, l’incarico non possa essere svolto, equiparando di fatto la comunicazione ad una richiesta di autorizzazione. Faccio notare che l’obbligo del ricercatore si esaurisce con la comunicazione, regolarmente registrata su SIPER. Se per qualche ragione la comunicazione non viene recepita (ad esempio se il Direttore se la perde, e non la trasmette all’Amministrazione Centrale), dal tono del messaggio si evincerebbe che l’attività – che è volta alla crescita professionale del Ricercatore, come è necessario specificare nella comunicazione – non possa essere svolta. Quindi una qualsiasi negligenza dalla parte dell’Ente ricadrebbe sulle spalle del Ricercatore che, avendo espletato l’unico suo obbligo, quello della comunicazione, inizi comunque la sua attività nell’ambito delle 160 ore che gli spettano di diritto (cosa che io ho fatto, altrimenti il corso del quale ero stato incaricato non sarebbe neanche partito). Secondo me bisogna intervenire al più presto per riportare nella legalità i comportamenti degli Uffici Centrali del CNR, anche su queste cose.
    Vincenzo Palleschi
    ICCOM-CNR

  • #7194

    Antonella
    Partecipante

    Segnalo che, al momento, per i ricercatori/tecnologi con contratto di telelavoro (circa la meta’ dei presenti nell’attuale graduatoria) EPAS obbligatoriamente indica 7 ore e 12 nelle giornate di telelavoro: non è, quindi, possibile indicare l’orario effettivo come indicato dal contratto stesso di telelavoro, che per quello che riguarda l’orario rinvia alla flessibilità indicata nell’art. 58. Sentiti gli uffici, la soluzione indicata e’ la seguente: il telelavoratore compensa le ore in più o in meno in una certa giornata di telelavoro con ore in più o in meno in un’altra giornata DI TELELAVORO… Al di la’ del ridicolo di avere le giornate di serie A e quelle di serie B (in sede/in telelavoro, decidete voi chi e’ A e chi e’ B), questo ha la grave conseguenza di creare una incongruenza tra quanto il telelavoratore dichiara nell’apposito modulo di autocertificazione dell’orario nelle giornate di telelavoro e quanto indicato in EPAS. Ovviamente, tutto sottoscritto dal telelavoratore, che si assume le relative responsabilità di false dichiarazioni, a questo punto.

  • #7207

    antonio.dore@cnr.it
    Partecipante

    Cari colleghi,
    nei giorni scorsi si è tenuta a Sassari una riunione dei ricercatori / tecnologi. All’incontro era presente più della metà degli “aventi diritto”, compresi il responsabile dell’area e due responsabili di sezione. In sintesi si è convenuti sull’illegittimità della 9/2019 e sul ricorso al giudice del lavoro come strumento più efficace di protesta.

    Il procedere dell’iniziativa è descritto nella mail che è stata inviata a tutti i ricercatori e tecnologi dell’area della ricerca di Sassari e che riporto di seguito:

    “Buongiorno a tutti,
    dando seguito a quanto concordato nell’assemblea di venerdì scorso, si invia la comunicazione da indirizzare al direttore d’istituto e per conoscenza al direttore generale relativa alla circolare 9/2019. Il testo è stato preparato con l’avvocato a cui ci siamo rivolti e ha lo scopo di manifestare all’amministrazione la nostra contrarietà verso le nuove disposizioni. La comunicazione dev’essere necessariamente inviata tramite PEC, o mediante raccomandata con ricevuta di ritorno, o attraverso raccomandata 1 con avviso di ricevimento.
    La tempestività con cui la si inoltra è critica, eventuali ritardi potrebbero essere interpretati come accondiscendenza verso le nuove disposizioni e rendere più difficoltosa la tutela dei nostri diritti.

    Alcune precisazioni:
    la lettera non è vincolante, non obbliga nessuno a darle effettivo corso (adire le vie legali, giudice del lavoro)
    la comunicazione è personale e ognuno può modificarla come meglio crede;
    la lettera non è un’alternativa allo sciopero bianco né ad altre forme di protesta;
    colleghi di altre sedi hanno manifestato interesse per ciò che stiamo facendo a Sassari per cui metteremo a loro disposizione la comunicazione che abbiamo preparato.

    Sarebbe utile conoscere il numero di ricercatori che aderiscono all’iniziativa per cui prego chi lo dovesse fare di farmelo sapere. È evidente che quanto più rapida e numerosa sarà la partecipazione tanto maggiore sarà la forza della nostra protesta. “

    Chi fosse interessato, chi volesse avere chiarimenti e eventualmente volesse aderire a questa iniziativa mi può contattare.
    Saluti, Antonio Dore (ISPA Sassari)

  • #7208

    Richard
    Partecipante

    Grazie Antonio,
    aderisco a tutto!!!
    IRP

    • #7247

      Vito Mocella
      Moderatore

      Cari colleghi, grazie per l’iniziativa. Come giustamente avete sottolineato ogni iniziativa che procede nella stessa direzione (contestazione della legittimità delle circolari) non è alternativa ma concorrente con le altre. Sono d’accordo a procedere per la vie legali, che hanno però tempi molto più lunghi della rapidità di un’azione di mobilitazione, come lo sciopero bianco. Poiché altri, in particolare a Napoli, stanno valutando analoghe iniziative legali credo sia il caso di farne una unica sottoscritta dal maggior numero di dipendenti possibile, in modo da conferire maggior forza alla stessa.

      • #7257

        roberto.termine@cnr.it
        Partecipante

        ciao,
        sono d’accordo con Vito e credo che sia il caso di avviare un’azione legale che sia la più condivisa possibile anche per evitare giudizi di diversi giudici che possono anche essere contrastanti ….
        Non so se azione legale e sciopero bianco possano andare di pari passo o l’uni esclude l altro….
        Credo cmq che i 7 colleghi di Nanotec Rende siano pronti a partecipare all’azione legale

      • #7266

        fede
        Partecipante

        Cari tutti, buongiorno. Sono propensa ad aderire ad un’azione legale, ritengo però opportuno, oltre alle motivazioni portate avanti da Vito e da Gianpaolo sul non obbligo della rilevazione automatica dell’orario di lavoro in sede, anche basare il ricorso sul non obbligo dell’utilizzo di software per le comunicazioni relative al lavoro esterno e alle missioni. Peraltro, relativamente a ciò, il ricorso potrebbe essere esteso anche ai tecnici e agli amministrativi.
        Ritengo inoltre fondamentale non perdere di vista quella che, secondo me, è la ragione primaria dell’emissione di circolari come quelle incriminate: per poter effettivamente promuovere la ricerca i dirigenti del cnr andrebbero reclutati tra i ricercatori, e non tra personale laureato con competenze giuridico-amministrative e con pregressi incarichi dirigenziali. Con dirigenti che non hanno mai fatto ricerca non vi potrà mai essere congruità tra l’azione amministrativa del cnr e il fine ultimo che il cnr deve perseguire. Non dimentichiamo che noi abbiamo dovuto combattere persino per ottenere un rappresentante nel consiglio di amministrazione: vi sembra ammissibile?

  • #7246

    stefano.morara@in.cnr.it
    Partecipante

    Cari colleghi,

    comunico che tutti i 18 ricercatori della sede secondaria di Milano dell’Istituto di Neuroscienze hanno aderito allo sciopero bianco inviando al Direttore (e, in cc, al Direttore generale) una lettera analoga a quella circolata nei giorni scorsi.

    Un saluto,
    Stefano Morara

  • #7259

    gianluca.accorsi@cnr.it
    Partecipante

    Cari, faccio un sondaggio a Lecce sull’azione legale e vi informo.

  • #7279

    gianluca.accorsi@cnr.it
    Partecipante

    Da un breve consulto con alcuni colleghi qui a Lecce, sono sorte 2 domande che a mio avviso meritano di essere condivise:

    1) L’attuale sciopero bianco ci sta consentendo (per ora) di esercitare pienamente il nostro diritto di autocerticazione delle ore lavorative. A cosa sarebbe quindi mirata un’azione legale in tal senso in questo momento se l’amministrazione centrale NON osteggia ciò?

    2) Da un punto di vista giuridico, ha senso inserire nell’azione legale anche la questione delle altre due circolari (6 e 11)?

    Grazie.

    • #7280

      Gianpaolo Pulcini
      Partecipante

      Provo a rispondere. L’azione legale serve ad estendere i diritti negati a tutti i R&T, anche a chi non fa lo sciopero bianco, e a consentire a noi tutti di esercitare i nostri diritti senza le “cautele” che io, ad esempio, ho suggerito (timbrare una sola volta durante la giornata per attestare la presenza, ad esempio).
      Temo che non sia possibile agire contro le Circolari 6 e 11 perché non mi sembra che violino specifiche norme contrattuali o di legge. Ovvio che, se si trovassero tali violazioni, si potrebbe procedere legalmente anche contro queste due Circolari.

  • #7281

    antonio.dore@cnr.it
    Partecipante

    Cari tutti,

    con questa iniziativa pensiamo di raggiungere tre obiettivi:

    far entrare nella protesta chi ne rimarrebbe fuori. Non so da voi, ma qui l’adesione allo sciopero bianco sarebbe stata scarsa.
    dare un segnale forte e diretto della nostra contrarietà alla 9/2019 ai direttori d’istituto e al direttore generale. Si ritiene importante evitare che il nostro silenzio venga interpretato come accondiscendenza alle nuove norme.
    costituire un ulteriore elemento di pressione per i vertici dell’ente con la prospettiva di decine di cause perse con il giudice del lavoro.

    Non abbiamo ancora notizie certe sui tempi. Preliminarmente ci è stato detto che potrebbero essere brevi, dipende da una serie di elementi legati al numero di facenti ricorso, all’attuale giurisprudenza in materia ed altri tecnicismi che in questo momento non sono in grado di spiegare.

    • #7284

      lorenzocrocco
      Partecipante

      caro Antonio,
      premesso che ogni azioni è utile e quella legale può avere un notevole impatto (anche se tempi assai complessi), io confesso di avere una difficoltà a capire i colleghi restii ad aderire allo sciopero bianco. qual è il motivo? non ne condividono le motivazioni? (non credo altrimenti l’azione legale non li attrarrebbe) Pensano sia inutile? Temono ritorsioni? Lo chiedo con vera curiosità e senza polemica.

  • #7282

    gianluca.accorsi@cnr.it
    Partecipante

    Grazie per le risposte. Riferisco.
    Buona giornata

  • #7283

    defrance@ill.fr
    Partecipante

    Cari,
    appena inviato la lettera di adesione allo sciopero al direttore dell’Istituto IOM sede di Grenoble e per conoscenza al direttore Generale. L’adesione e’ stata di 5 ricercatori su 7 (niente EPAS, nessuna comunicazione preventiva per il lavoro fuori sede, nessun obbligo di articolare l’orario di lavoro su 5 giorni). Se la partecipazione ad un’azione legale fosse massiccia noi saremmo favorevoli. Purtroppo sappiamo per esperienza che e’ anche l’unica cosa che puo’ avere un qualche effetto avendo noi fallito piu’ e piu’ volte di trovare ascolto e soluzioni ragionevoli a diversi problemi e pagandole le conseguenze. Sembra ormai regnare il piu’ cieco e arrogante arbitrio. Un’azione legale avrebbe anche il senso di rimettere nelle mani della magistratura le questioni di cui stiamo parlando ponendo delle domande precise all’organo giudicante. Una volta ottenute le risposte, purtroppo con tempi mai brevi, si spera non ci sia piu’ spazio per applicazioni fantasiose, bizantine, capricciose e arbitrarie (tanto che ogni Istituto si regola in modo diverso) o “per sentito dire” come mi pare spesso accada. Io credo sia importante stabilire se l’amministrazione di un ente di ricerca e non di una fabbrica di utensili, debba trovare gratificazione e soddisfazione nel far funzionare tutto al meglio acciocche’ i ricercatori possano lavorare al massimo della loro operativita’ e operosita’ in una sinergia dove tutti hanno pari dignita’ perche’ ciascuno gratifica il lavoro degli altri, o se invece stia li’ per esercitare potere e controllo a gratis in un contrasto tra professioni che servono entrambe (parlo delle amministrazioni non di sovrastrutture di cui secondo me si puo’ fare tranquillamente a meno senza che nessuno si accorga di nulla). Laddove l’amministrazione lavora con il corretto spirito dimostra di essere essenziale, determinante, imprescindibile per il funzionamento di un istituto o di un gruppo di ricerca o di un ente. Ho avuto esperienze positive in merito dove l’assenza di un segretario potevo paralizzare le attivita’ di un istituto. La burocratizzazione cui si e’ assistito negli ultimi anni non ha ottimizzato nulla ha anzi massimizzato le perdite di tempo in attivita’ che tutto sono meno che tempo dedicato alla ricerca.

  • #7285

    antonio.dore@cnr.it
    Partecipante

    Condivido appieno quanto scrive defrance@ill.fr. A Lorenzo rispondo che ormai, con una certa amarezza, ho preso atto dell’inutilità di interpretare le scelte di alcuni colleghi.

  • #7286

    fede
    Partecipante

    E’ passato al Senato, dopo l’approvazione alla Camera, il cosiddetto ddl “Concretezza” che stabilisce l’utilizzo di rilevazioni biometriche anche per i dirigenti, esonerando però, tra altre categorie, i professori e i ricercatori universitari. Bisogna sperare che almeno i Senatori si rendano conto che non è giustificata in alcun modo la disparità di trattamento tra ricercatori universitari e gli altri.

  • #7287

    Richard
    Partecipante

    Caro Vito, care/i colleghe/i,
    aderisco senza remore ad un’azione legale collettiva contro l’ente.
    IRP

  • #7291

    bruno.zappone@cnr.it
    Partecipante

    Ciao, segnalo che all’Istituto di Calcolo di Reti ad Alte Prestazioni (ICAR) di Cosenza hanno aderito più di 15 persone, circa l’80 del personale R&T

  • #7292

    Paolo Villa
    Partecipante

    aggiorno la situazione per IREA di Milano, dove gli aderenti sono 7.

  • #7303

    GrandeFratello
    Partecipante

    Ciao a tutti,
    qualcuno ha notizie circa l’adesione allo sciopero di R&T dell’IRSA?
    A Taranto siamo in 10 su 13 ma non so nelle altre sedi
    Ciao e grazie
    G

  • #7342

    fede
    Partecipante

    Buongiorno a tutti. Ad oggi non sono stati ancora distribuiti nel mio istituto i buoni pasto per il mese di maggio. Poiché la distribuzione è sempre avvenuta entro il 5 del mese, questo ritardo è sospetto. Qualcuno ha notizie a tale riguardo?

    • #7344

      Vito Mocella
      Moderatore

      E’ ovviamente illegittimo, anche perché i buoni pasto sono attribuiti (ai livelli I-III) sulla base di una certificazione ai sensi dell’art 5 comma 6, del CCNL del 2002, che così recita: ” La consegna dei buoni pasto è effettuata dai competenti uffici di ciascun Ente, secondo le modalità stabilite dall’Ente stesso, ai singoli dipendenti che si trovano nelle condizioni di cui al presente articolo. Al personale dei livelli III – I la consegna dei buoni pasto avviene sulla base di apposite dichiarazioni del dipendente di effettuare l’orario di lavoro (ovvero 6 ore con relativa pausa, NdR) di cui al comma 2.” Credo dobbiate sollecitare la consegna dei buoni pasto in modo formale per iscritto e valutare poi, in caso negativo, una denuncia per abuso di atti d’ufficio.

    • #7349

      Umberto Amato
      Moderatore

      Maria azzardo: si tratta solo di un ritardo dovuto alla confusione e al possibile maggiore impegno per gli amministrativi preposti. Tienici aggiornati

      • #7350

        fede
        Partecipante

        Sì, probabile, infatti in tarda mattinata i buoni sono stati distribuiti.

  • #7345

    gianluca.accorsi@cnr.it
    Partecipante

    Cari tutti,

    Oggi la nostra amministrazione locale ha manifestato il grave disagio di dover riempire a mano per tutti gli “scioperanti” i dati su ePas perché così chiede l’amministrazione centrale.
    Non si sa ancora bene se e cosa faranno. (Ci hanno anche chiesto la cortesia di riempire epas come i vecchi tempi).
    Cosa accade negli altri istituti? Come si stanno comportando le amministrazioni?
    Grazie

    • #7347

      Umberto Amato
      Moderatore

      Gianluca sta succedendo anche in altre amministrazioni. Noi siamo mooolto ragionevole e comprensivi, specialmente con i nostri colleghi amministrativi. Pertanto molti di noi proprio per non gravare sui colleghi inseriamo manualmente mediante ePas i dati giornalieri di presenza, utilizzando l’opzione di ePas di inserimento orario fuori sede e specificando se il lavoro è stato svolto in sede oppure fuori sede. E’ una cortesia che facciamo, perché ePas, essendo completamente inidoneo ad adeguarsi al contratto per i R/T, e quindi fuori legge, meriterebbe di essere semplicemente rifiutato. Il bello è che alcuni Direttori, cui sono pervenute le rimostranze degli amministrativi, hanno rifiutato ai ricercatori volenterosi la possibilità di inserire direttamente manualmente gli orari attraverso ePas. Sono quelli che cercano l’incidente

      • #7351

        Paolo Villa
        Partecipante

        Confermo quanto scrive Umberto. a IREA Milano, per cercare di ovviare al (possibile) sovraccarico dell’amministrazione dovuto alla contabilizzazione e inserimento in ePAS bbiamo chiesto al Direttore che ci autorizzasse all’inserimento autonomo degli orari di inizio e fine presenza in sede, che avremmo effettuato a fine mese, dopo aver presentato l’autocertificazione. Si tratta di una funzionalità tecnicamente prevista da ePAS, e in uso presso alcuni Istituti/Sezioni, che deve essere tuttavia autorizzata dal Direttore di Istituto, e che – pur restando ePAS uno strumento non perfettamente coerente col dettato del CCNL – avrebbe attenuato i disagi per l’amministrazione di Istituto, consentendo tuttavia di mantenere fede allo spirito dello “scipopero bianco”.
        Nonostante ciò, il Direttore ha comunicato venerdì scorso che preferisce “soprassedere” alla richiesta per una non meglio specificata necessità di controllo.
        Al momento, non siamo aggiornati su come in pratica in IREA si stia affrotnando la questione della contabilizzazione e comunicazione delle rpesenze di Aprile.

        • #7353

          Umberto Amato
          Moderatore

          Conoscendo il tuo Direttore sono certo che avrà risolto decidendo di inserire lui a mano in prima persona tutti i dati di tutti i R/T di tutte le sedi dell’Istituto. Magari lo farà anche per altri Istituti…

      • #7356

        gianluca.accorsi@cnr.it
        Partecipante

        Caro Umberto, stiamo vagliando le possibili soluzioni ascoltando quanti più colleghi sulla questione. Devo dire che la soluzione “riempire ciascuno il suo ePas” farebbe decadere il senso della nostra iniziativa. Ovvero, tanto rumore per poi non cambiare nulla.
        Aspetteremo ancora un po’ e poi decideremo cosa fare. Se nel frattempo ci sono altri colleghi che vogliano dire (qui sul forum) come si stanno comportando a riguardo gliene sarei grato.

  • #7346

    gianluca.accorsi@cnr.it
    Partecipante

    Paventano anche la mancata retribuzione a fine mese per coloro che non riempiranno ePas. Ma questo è evidentemente solo un maldestro “avvertimento” poiché l’orario lavorativo è stato loro consegnato firmato da tutti

    • #7348

      Umberto Amato
      Moderatore

      Vabbè, di questo passo possono anche minacciare il deferimento alla FGIC o alla corte marziale (anzi marziana, considerato che sembrano stare su Marte)

    • #7352

      fede
      Partecipante

      Scusami, Paolo, allora i buoni di maggio non vi sono ancora stati anticipati, giusto?

      • #7354

        Paolo Villa
        Partecipante

        a IREA Milano la distribuzione dei buoni non avviene su base regolare, ma ci viene consegnato un nuovo blocchetto da 20 quando stiamo per esaurire i buoni maturati e già consegnati; varia quindi su base individuale…

  • #7355

    fede
    Partecipante

    Capisco, grazie, quindi dovrai aspettare qualche giorno prima di potermi rispondere, se non hai altre informazioni da colleghi.

  • #7357

    Richard
    Partecipante

    Salve, da Roma (via dei Taurini) tutto ok. Ho consegnato come di consueto il modulo con l’autocertificazione delle attività in sede e fuori sede. Il personale amministrativo poi provvederà a trasmetterlo all’amministrazione centrale. D’altronde, credo, noi facciamo ricerca e gli amministrativi fanno il loro lavoro o no? Parlate di grave disagio? Non capisco.

  • #7358

    de Robertis
    Partecipante

    Ho trovato interessanti i chiarimenti forniti da molti sulla circolare n. 9 e gli articoli segnalati da Pulcini, tra cui quello che conferma che il ritornello delle “norme di sicurezza” sentito in tante occasioni a volte appare abusato.
    Sulla circolare n. 6 non mi sembra invece sia stato detto abbastanza. Finora si capisce che la circolare stabilisce nuovi divieti e nuovi vincoli, alcuni dei quali sono stati elencati negli interventi (ad esempio quando un progetto finisce non si possono piu’ effettuare spese sul progetto stesso, a meno che i fondi non vengano stornati a favore di un diverso progetto in corso, o vengano trasferiti all’Area o in alcuni casi inviati all’ufficio del personale a copertura stipendi TD).
    Inoltre pare sia stato lanciato un nuovo concetto, accennato alle pag. 5 e 9 della circolare n. 6. Eccolo: se un progetto finanziato al 100% dal finanziatore costa 100.000 euro, di cui per esempio 90.000 costo del personale TI che ci viene rimborsato dopo rendicontazione e 10.000 di overheads, il progetto viene rappresentato in sigla in modo tale che vale non piu’ 100.000 euro ma figurativamente 190.000 euro. Un collega ha chiesto chiarimenti su questo meccanismo, che era solo accennato vagamente a pagina 9 della circolare e penso sia utile condividere la spiegazione ricevuta dalla sede centrale:
    Domanda
    1) con riferimento al capoverso “Per le somme da iscrivere in bilancio tramite variazioni per maggiori entrate/spese si dovrà allocare l’importo relativo al rimborso del personale a tempo indeterminato sulla voce 11048 e su un GAE di natura 2, successivamente tale importo potrà essere allocato, tramite uno storno di spesa, su un GAE di natura 6 e sulle voci di spesa previste nella quota di cofinanziamento”, premesso che il ns. progetto è di tipologia FINANZIATO, cosa vuol dire la frase “…. e sulle voci di spesa previste nella quota di cofinanziamento” ?.
    Risposta:
    Se il progetto è finanziato al 100% e nel piano economico sono previste solo spese di personsale, la quota relativa al TI dovrebbe in teoria essere restituita all’Ufficio del personale, ma il CdA con la delibera 210/2018 ha stabilito che queste somme fossero automaticamente assegnate all’istituto con l’obbligo di specifica indicazione dell’effettivo utilizzo. Se lei intende destinare queste somme per l’acquisto di beni/servizi relativi al progetto è naturale che queste somme debbano essere configurate come contributo alla realizzazione dello stesso (cofinanziamento). Ovviamente questo contributo (cofinanziamento) deve essere esplicitamente previsto nel piano economico. Lo storno di psesa dalla voce 11048 verso una GAE di natura 6 del medesimo progetto sarà consentito solo nel caso in cui sia stato previsto il “cofinanziamento nel progetto”.

    Questa innovazione è passata come un fatto contabile mentre forse avrebbe potuto essere divulgata meglio ai ricercatori responsabili scientifici dei finanziamenti esterni. Questa nuova rappresentazione dei budget informaticamente funziona attraverso la nuova tipologia di GAE chiamata Natura 6 (“reimpiego delle risorse”), che si usa appunto in due casi: quando ci sono “economie” (residui) di un progetto chiuso e quanto il finanziatore ci rimborsa il costo dell’uso del personale TI in un progetto. In questo secondo caso, si crea una rappresentazione contabile che “amplifica” il costo del progetto come detto sopra e questo ha forse un significato in se e per se, cioe’ sembra voler dimostrare che il progetto costa molto di piu’ di quanto diciamo al finanziatore. A volte questo e’ sostanzialmente vero, ma a volte no, dipende dai casi, come ben sa chi e’ responsabile di progetti.

    Si potrebbero analizzare a fondo tutti i progetti per verificare questo aspetto ma forse non ne vale tanto la pena dato che sono evidenti i motivi per cui il CdA generosamente ci “regala” i fondi che ci vengono reintegrati dal finanziatore per l’impegno del personale TI documentato dai timesheet. Eccone qualcuno: con i fondi acquisiti dall’esterno, se vi sono overheads forfettari e quote liberamente utilizzabili che derivano appunto dal rimborso del costo del personale TI, si deve spesso contribuire alle spese fisse del proprio istituto per farlo sopravvivere; si devono pagare le spese condominiali di Area (strutturali!); si devono sostenere tutte quelle spese gestionali del progetto che sarebbe stato impossibile prevedere analiticamente a priori (il CNR fa ricerche, non costruisce sedie); oppure quelle che talvolta risultano non rendicontabili per limiti di modificabilita’ dei budget concordati col finanziatore; oppure quelle che il finanziatore in ogni caso non considera ammissibili a rendiconto per proprio regolamento (solo come esempio, le missioni nazionali nei progetti prin, non rendicontabili); oppure quelle che emergono per mutate circostanze della ricerca e devono essere sostenute obbligatoriamente per raggiungere gli obiettivi; oppure quelle che per semplificazione abbiamo deciso di coprire con il rimborso del costo del personale perche’ magari gli overheads non sono cosi’ capienti (erosi magari dall’irap non rimborsabile o dalle quote di ammortamento di attrezzature). I fondi che recuperiamo dal rimborso del costo del personale TI vengono anche usati per coprire tutte le spese preliminari che permettono di costruire altre proposte di finanziamento, e talvolta per le spese di ricerca dei colleghi che non hanno finanziamenti esterni! Senza contare che negli ultimi anni non e’ scontato che vengano approvati gli accertamenti quando si avviano i progetti nuovi e quindi ci si puo’ trovare a dover “anticipare” le prime spese di progetti nuovi con economie di altri progetti.
    Va da se che quelle somme non possano essere restituite in modo indolore ai capitoli centrali degli stipendi!

    I ricercatori sono assunti per svolgere attivita’ di ricerca ma l’istituto non ha fondi propri per sostenere le spese che far ricerca comporta. Quindi i ricercatori potrebbero anche stare a guardare il muro ma invece lavorano e vanno a caccia di fondi (e’ vero, anche per migliorare la loro carriera e non c’e’ niente di male in cio’!). Il ricercatore ci mette l’idea, lo sforzo, la caccia ai soldi, la caccia ai partner, l’attivita’ di ricerca, la gestione del tutto seguendo gia’ un sacco di regole, e ci mette soprattutto la faccia, e pure il direttore ci mette l’assunzione delle responsabilita’ contrattuali e le cautele gestionali necessarie, e tutto il personale ci mette il lavoro di supporto aggiuntivo che il progetto crea. Di recente si sente invece spesso dire che i progetti sono del CNR perche’ ci mette il marchio, e certo che il marchio ha valore ma c’entra poco con la mole di lavoro necessaria per svolgere il progetto!
    E’ chiaro che il cnr sostiene il costo dello stipendio del ricercatore sia se il ricercatore lavora e si procaccia fondi, sia se non lavora e non procaccia fondi. Vale quindi la pena di chiedersi “cosa” e’ realmente quel costo del lavoro e se e’ davvero piu’ importante l’aspetto puramente contabile della questione (un costo sostenuto NON direttamente dall’istituto MA dalla sede centrale) o la disincentivazione di tutto il personale a forza di nuovi vincoli e regole.

    Volendo aggiungere un aspetto di interesse del personale tecnico-amministrativo, la gestione di questo nuovo meccanismo macchinoso non e’ proprio banale e sarebbe stato bello che fosse stato chiaramente spiegato questo nuovo metodo di rappresentazione. Inoltre dover ri-articolare il budget dei progetti arbitrariamente e analiticamente per anni solari anziche’ per annualita’ di budget per poterli inserire forzatamente nel piano economico di sigla e’ un altro lavoro difficoltoso che sta creando una nuova serie di problemi a tutti.

    • #7360

      Umberto Amato
      Moderatore

      Grazie!! E che capacità di tradurre il burocratese! Certo la testa continua a chiedersi come 100.000 Euro possano diventare 190.000 che in effetti non ci sono. Sembra il gioco delle tre carte oppure i carri armati di Mussolini…
      Il problema è che lì non hanno la minima idea di tutti gli esempi che hai riportato, l’unico obiettivo è rinpinguare il Bancomat.

    • #7363

      Umberto Amato
      Moderatore

      Tuttavia mi ha colpito la frase (la scrivo maleducatamente in maiuscolo) “LA QUOTA RELATIVA AL TI DOVREBBE IN TEORIA ESSERE RESTITUITA ALL’UFFICIO DEL PERSONALE”. Se è una risposta virgolettata, non ammette interpretazioni: all’Amministrazione Centrale pensano che tutti i fondi esterni che rendicontiamo come personale TI debbano essere restituiti all’Amministrazione Centrale. Finalmente certificano per iscritto quello che sappiamo da sempre pensano! Che arroganza e sfrontatezza. E poi: “MA IL CDA CON LA DELIBERA 210/2018 HA STABILITO CHE QUESTE SOMME FOSSERO AUTOMATICAMENTE ASSEGNATE ALL’ISTITUTO”. Il “MA” è indicativo della stizza con cui è stata accolta la decisione del CdA (che peraltro non dice neanche quello…). E’ come se un rapinatore si mettesse accanto ad un cliente che ritira i suoi soldi al Bancomat e pretendesse i soldi dal cliente; all’arrivo della Polizia che restituisce il maltolto inveisce contro le forze dell’ordine gridando alla rapina da parte della Polizia. L’esempio ha un lieto fine, con il rapinatore trasportato in un cellulare…

  • #7365

    gianluca.accorsi@cnr.it
    Partecipante

    Commenti alla nota (allucinante) appena diramata?

    • #7366

      Umberto Amato
      Moderatore

      I veri interlocutori non siamo noi R/T ma i Direttori. E’ un rimpallo continuo tra Amministrazione Centrale e Direzioni. Inizialmente fu la Circolare 9; i Direttori sanno bene come sia un’assurdità ma ci sono le poltrone in gioco. Poi arriva la protesta. I Direttori si rendono conto della situazione assurda in cui sono stati messi e rimpallano all’Amministrazione Centrale con una richiesta di chiarimenti. La risposta arriva ora dall’Amministrazione Centrale che restituisce il cerino in mano ai Direttori. Infatti NON dice fate un procedimento disciplinare, ma dice VALUTATE. E poi, quest’atteggiamento paternalistico da: “Bimbo/a monello/a, hai fatto la marachella! Per questa volta ti perdono, ma non lo fare più”. Scherziamo? Qui un comportamento o è legittimo oppure mostra gli attributi e vai fino in fondo. Noi possiamo solo stare a guardare questo teatrino assicurando altri Atti e ricordare di continuo che nonostante siamo costretti a parlare di orario di lavoro il target principale rimane la circolare 6.

    • #7370

      pdileo@imaa.cnr.it
      Partecipante

      quindi x il mese di maggio come procediamo?

      • #7371

        lorenzocrocco
        Partecipante

        Le assemblee tenute oggi hanno confermato lo sciopero bianco, congruentemente con il fatto che l’agitazione riguarda tutte e tre le circolari, chiedendone il ritiro. Comunque, le modalità e i contenuti della nota della direzione centrale confermano l’efficacia della forma di protesta che abbiamo intrapreso.

  • #7367

    fede
    Partecipante

    La nota, secondo me, è solo un malriuscito tentativo di contrastare l’affermazione dell’autocertificazione come pratica abituale, ancorché accettata ai fini della rilevazione delle presenze “eccezionalmente” per il mese di aprile. Sono curiosa di leggere l’aggiornamento della circolare 9.

  • #7368

    l.sgheri@iac.cnr.it
    Partecipante

    Concordo, la nota è niente più che uno scaricabarile sui Direttori. Tra l’altro avete notato che la nota parla solo a proposito dell’autocertificazione dell’orario in sede e non a proposito di quello fuori sede?

  • #7369

    d.cava@isac.cnr.it
    Partecipante

    Si sa qualcosa sull’incontro di un gruppo di direttori con DG che dovevano discutere riguardo alle circolari 6 e 9?

  • #7389

    oliviero.talamo@cnr.it
    Partecipante

    Cari colleghi,
    è disponbile sul sito delle circolari la nuova circolare c19-16 che annulla la 9.
    In prima analisi sommaria,
    – in generale, continua a vincolare il lavoro del ricercatore alle 5 giornate fissate dall’ente (anche se “apre” ad una contrattazione, ma legata solo alle esigenze della struttura)
    – per il lavoro in sede, dichiara ancora che le modalità di rilievo orario sono predisposte dall’ente, di contro alla sentenza definitiva di Bologna più volte qui richiamata
    – per il lavoro fuori sede “semplifica” la comunicazione preventiva, limitandola alla mera informazione di assenza e rinviando alla autocertificazione mensile il dettaglio completo

    Non mi sembra un gran passo avanti…

    • #7390

      Umberto Amato
      Moderatore

      Beh, direi come prima cosa cominciamo a certificare la figuraccia di chi ha esteso la circolare 9, di chi l’ha difesa e di chi l’ha diffusa

      • #7392

        oliviero.talamo@cnr.it
        Partecipante

        Rilevo, riprendendo, mi pare, una considerazione già accennata in post precedenti di questa discussione, che l’estensore formale della circolare è “emanazione” del presidente del CNR (contratto formalmente legato) che, in primis “ricercatore”, dovrebbe conoscere bene i problemi e le modalità di svolgimento del lavoro dei ricercatori…
        Non bastava avere contro, tranne ANPRI e Articolo 33, sindacati e movimenti sindacali di base, che ci considerano quasi controparte (vedi dichiarazione della CGIL-Ricerca sullo sciopero bianco)…

        • #7393

          oliviero.talamo@cnr.it
          Partecipante

          Aggiungo che vorrei “capire” la posizione di molti direttori di istituto del CNR, molti dei quali, anch’essi in primis “ricercatori” di principio o di fatto, dove sono, realmente?…

  • #7391

    Sabino Maggi
    Amministratore del forum

    Da una rapida ricognizione informale è risultato che i vari istituti e sedi del CNR hanno modalità estremamente diverse per certificare la presenza in servizio. C’è chi usa EPAs, chi ha i tornelli, chi scrive gli orari di presenza su un semplice foglio in sede, e così via.

    Per provare a districarci in questa giungla, abbiamo messo online un foglio elettronico dove chi vuole può inserire le modalità di accesso al proprio istituto/sede.

    Per evitare doppioni, prima di inserire i vostri dati controllate per favore che non l’abbia già fatto qualcun altro della vostra stessa sede.

  • #7394

    gianluca.accorsi@cnr.it
    Partecipante

    Cari, a me sembra che manchino ancora cose determinanti come la modifica su ePas (per gli istituti che lo usano) che consenta di dichiarare il lavoro in sede e la non obbligatorietà della comunicazione preventiva per il lavoro fuori sede inclusi i giorni festivi.
    Attendiamo altri pareri..

  • #7395

    Richard
    Partecipante

    Salve a tutti, pare che anche da me (ITB/unità di Roma) verrà adottato il famigerato EPAS, mentre altri istituti (ISGI ad es.) non lo adotteranno.
    Ho letto con attenzione sia la notifica del 7 maggio, sia la nuova circolare: mi pare che la timbratura resti, quindi è valida l’equazione per cui:
    1) scaldi la sedia ma non produci nulla a livello scientifico (0 pubblicazioni/0 progetti/0 convegni) – non sei passibile di sanzioni; va benissimo anche se passi la giornata a guardare Super Tennis o fissare il muro, basta che sei presente in sede (ricordo, a tal riguardo, che da lunedì alle 11,00 su Sky Sport trasmettono gli internazionali di tennis: dai nostri smartphone rigorosamente in sede possiamo goderci lo spettacolo, l’importante è la presenza in sede, mi raccomando).
    2) non scaldi la sedia in sede, magari lavori da casa come fanno tutti i ricercatori/professori universitari in Italia e nel mondo, magari lavori anche la notte e il fine settimana, pubblichi in riviste scientifiche (magari in inglese e in fascia A), partecipi a progetti etc – sei passibile di sanzioni.
    Non capisco il motivo per cui l’Ente ci debba umiliare in tal modo.
    Ci si vede all’Assemblea convocata da Vito a Roma.
    IRP

    • #7397

      gianluca.accorsi@cnr.it
      Partecipante

      Proprio così Richard.
      L’importante è non dare fastidio. La produzione scientifica non conta assolutamente nulla per l’amministrazione. Ripeto, basta NON DARE FASTIDIO.
      Ce la stanno facendo, stanno cambiando il paradigma da “amministrazione a sostegno della ricerca” a “ricerca al servizio dell’amministrazione”.
      Basta guardare l’indicibile iter burocratico cui siamo sottoposti per fare qualsiasi cosa (ordini, progetti, rendicontazioni, norme e corsi sicurezza, valutazioni, etc..).
      Stanno vincendo loro..

      • #7398

        Vito Mocella
        Moderatore

        Caro Gianluca è vero l’esatto contrario. Stanno perdendo loro. E lo si vede dal susseguirsi di circolari e lettere scritte in modo affrettato, cercando di mettere una pezza che è peggiore di quel che si voleva correggere. Scrivono cose sconclusionate come il (presunto) obbligo di presenza su 5gg (assente nel contratto) indipendentemente dal numero di ore svolto. Sono nervosi, stanno perdendo. Occorre però che la mobilitazione in corso continui a spingerli a fare altri errori, come quello di oggi, come la lettera dell’altro giorno…

        • #7399

          gianluca.accorsi@cnr.it
          Partecipante

          Caro Vito, la mobilitazione certamente continua. Eppure se confronto lo stato della ricerca del CNR odierna con quella di 20 anni fa, riesco a vedere solo un mucchio di carte e regolamenti che hanno coperto tutto, anche molto dell’entusiasmo che c’era.
          Questa non è una resa, ma una presa di coscienza dettata dall’esperienza personale.

  • #7396

    Richard
    Partecipante

    Scusate, reputo assurdo questo continuo susseguirsi di circolari/notifiche etc etc..
    alla fine valutare se uno fa ricerca o no è molto facile: basta vedere la produzione scientifica (e la qualità). Tutto il resto: il calcolo delle ore, la pausa etc etc a me pare senza senso per il tipo di lavoro che svolgiamo noi. Ripeto, posso essere un ricercatore che va tutti i giorni in sede ma non pubblico nulla, o uno che non va mai o poco e pubblica tantissimo.
    Quindi, veniamo valutati sulla base della produzione scientifica o delle ore che passiamo in sede?
    Non capisco il senso di questo accanimento.

  • #7400

    Richard
    Partecipante

    Ragazzi, io ho svolto due lunghi periodi di ricerca al Max Planck in Germania (Heidelberg) nel 2017 e nel 2018: li i ricercatori non devono fare nulla a livello ‘burocratico’ (né badge, né EPAS, né foglio firme: 0 di tutto ciò).
    Entrano/escono dall’edificio quando vogliono con una chiave (cui hanno accesso 24 ore su 24 7 giorni su 7). C’era gente a tutte le ore (anche di notte: ma da noi è vietato), anche il fine settimana (ma da noi è vietato).
    Il personale amministrativo ti fa tutto quelli che gli chiedi (addirittura scanner, fotocopie se serve) ed è a disposizione per qualsiasi esigenza (io sto lottando da un mese con un rimborso missione…).
    C’è una super biblioteca sempre accessibile e stampanti/macchine fotocopiatrici a tua disposizione.
    Io da me non ho computer, mi devo portare il pc da casa, non posso stampare (devo elimosinare le stampe in giro), non posso fare fotocopie, non ho una biblioteca, ma secondo l’ente dovrei scaldare la sedia in sede.
    Li si fa ricerca sul serio, il ricercatore è trattato con ‘dignità’ non come noi.
    Io vorrei un CNR così pure in Italia (noi invece siamo sommersi dalle questioni ‘amministrative’ che portano via un sacco di tempo..).
    Credo Vito abbia ragione: possiamo essere ‘moderatamente’ ottimisti.

  • #7410

    fede
    Partecipante

    Buongiorno a tutti. Purtroppo ieri il collegamento stream altalenante non mi ha consentito di capire granché. Ho captato però qualcosa a proposito dei buoni pasti non corrisposti per il lavoro esterno non ricompreso nel comune della sede di lavoro. Ho inteso bene? Volevo dirvi che da quando bazzico l’istituto cnr nel quale attualmente lavoro (trent’anni, borse di studio e precariato compreso), è stato consentito ai ricercatori di svolgere lavoro esterno ovunque, ed è stato sempre corrisposto il buono pasto. Dunque, se adesso il cnr vuole cambiare le regole, deve dirci in base a quale nuova normativa lo fa. Tirare in ballo il fatto che la missione non è consentita nello stesso comune della sede non basta (e poi si badi bene che ciò non esime il cnr dal pagare le spese di trasporto eventualmente sostenute, oltre che il buono pasto) e se poi vogliono far aumentare le spese costringendoci a utilizzare l’istituto delle missioni per fare lavoro esterno presso comuni distanti 20-40 km dalla sede, io direi di accontentarli, a condizione però che la sede centrale metta a bilancio fondi ordinari proprio per queste “missioni”.

  • #7411

    Ale
    Partecipante

    Ciao a tutti,
    stamattina ho ricevuto in email una comunicazione che dovrebbe “spiegare” le linee guida della nuova circolare. Ho deciso di non indicare l’estensore
    la ho solo fatto il copia ed incolla del contenuto perchè ritengo che sia interessante condividere con voi quale sia l’interpretazione della circolare
    dal punto di vista della amministrazione. Ovviamente essendo “una interpretazione” potrebbe essere ritenuta sbagliata da un punto di vista giuridico, ma ritengo possa essere utile per capire quale sia, a modo di vedere della amministrazione, o di una parte di essa, della circolare.
    Così tutti possono commentare liberamente quello che ci viene venduto come il regolamento al quale ci dovremmo attenere:

    Ecco il contenuto della comunicazione:

    CIRCOLARE N.16: ORARIO DI LAVORO DI RICERCATORI E TECNOLOGI

    La Circolare ritorna su questo argomento per recepire alcune osservazioni delle Organizzazioni Sindacali e fornire ulteriori chiarimenti.
    La precedente Circolare n.9/2019 viene quindi annullata e sostituita con le seguenti precisazioni.
    1) L’art.58 del CCNL 21/2/2002, nel disciplinare l’orario di lavoro di ricercatori e tecnologi, muove dal principio generale che tali professionalità godono di una autonoma determinazione del proprio tempo di lavoro.
    La presenza in servizio di ricercatori e tecnologi si correla quindi in modo flessibile alle esigenze della propria attività scientifica e tecnologica, agli incarichi loro affidati e all’orario di lavoro della struttura in cui operano, tenendo tuttavia conto dei criteri organizzativi dell’Ente.
    2) Con riguardo a quest’ultimo aspetto, va considerato che l’orario di lavoro dei dipendenti CNR è distribuito in 5 giornate lavorative, dal lunedì al venerdì.
    Ne deriva che, indipendentemente dal numero di ore prestate, è necessario assicurare lo svolgimento giornaliero della prestazione di lavoro e che eventuali assenze debbano essere giustificate usufruendo delle tipologie di permesso previste dalla normativa vigente (ferie, riposo compensativo, ecc.).
    Non si esclude che, per specifiche esigenze di singole strutture, l’orario di lavoro di ricercatori e tecnologi possa essere distribuito in un differente numero di giornate lavorative, ma in tal caso occorrerà un confronto in sede nazionale e locale con le Organizzazioni Sindacali.

    3) La presenza giornaliera in sede di ricercatori e tecnologi è rilevata con apposite modalità predisposte dall’Ente.
    Per esigenze temporanee e individuali di svolgere attività di ricerca presso la struttura al di fuori dell’orario di servizio o in giornate festive, si prescinde dalle indicazioni di carattere generale, ma è necessario che queste attività siano preventivamente comunicate ed autorizzate dal direttore/responsabile, per consentire l’adozione delle previste misure di sicurezza.
    Le ore di lavoro svolte in sede al di fuori dell’orario di servizio saranno acquisite con le stesse modalità utilizzate per la rilevazione ordinaria dell’attività lavorativa svolta in sede.

    4) Lo svolgimento dell’attività fuori sede deve essere comunicato preventivamente, anche tramite e-mail, al fine di consentire al direttore/responsabile di organizzare le attività della struttura, comprese quelle di carattere amministrativo.
    E’ sufficiente comunicare che lo svolgimento dell’attività lavorativa sarà effettuato al di fuori della sede di servizio, e si potrà farlo anche per le vie brevi se ci sono esigenze improvvise, salvo in ogni caso la successiva autocertificazione.
    In caso di temporanea chiusura per ferie della struttura, se l’attività può proseguire presso altra struttura dell’Ente, il ricercatore o tecnologo provvede a comunicare il proseguimento e la sede dell’attività.

    5) L’art.58 comma 3 del CCNL prevede la possiblità di autocertificare esclusivamente il servizio svolto fuori sede.
    Con l’autocertificazione, ricercatori e tecnologi dichiarano mensilmente le attività di lavoro effettuate fuori dalla sede di servizio, specificando alcuni elementi essenziali come: luogo, oggetto dell’attività svolta (convegno, seminario, riunione, esperimento, ecc.), orario di inizio e di fine.
    Le autocertificazioni delle ore di servizio svolte fuori sede dovranno essere prodotte con gli strumenti adottati dall’Ente, nel rispetto dei tempi necessari alla chiusura degli attestati di presenza mensili.

    Farò seguito mail dove specificherò quello che ritengo sia la strategia della amministrazione “per avere la meglio” sul contratto stiracchiandolo a suo favore quanto maggiormente. Ma ritengo sia utile passare a tutti questa comunicazione.

  • #7412

    Richard
    Partecipante

    Salve,
    a me appena arrivata comunicazione del responsabile di sede: da maggio in vigore il tornello, mi è stata fornito un link per visualizzare le ore di lavoro svolte in sede (cui il dirigente potrà accedere…).
    Io, personalmente, comunicherò che continuerò ad aderire allo sciopero bianco.

  • #7413

    Ale
    Partecipante

    A questo punto allego alcune considerazioni:

    1) Il fatto stesso che una amministrazione emetta una circolare che viola il contratto e poi subitaneamente ne emetta un’altra per correggere il tiro la dice lunga della mancanza di conoscenza del tema in oggetto.

    2) Credo che il gioco della amministrazione sia di fare passare che la richiesta per cui “il lavoro dei dipendenti CNR è distribuito in 5 giornate lavorative, dal lunedì al venerdì” scaturisca dalla frase contenuta nel contratto “….tenendo tuttavia conto dei criteri organizzativi dell’Ente.”

    3) Ora mi è chiaro che l’interpretazione della amministrazione è che se l’ente decide di lavorare su 5 giorni il dipendente si deve adattare dato che ne deve tenere conto.

    4) Il punto secondo me che “tenerne conto” non ne scaturisce necessariamente un obbligo. Credo che se un ricercatore in genere lavora per la maggioranza nei giorni dal lunedì al venerdi ed ogni tanto si discosta secondo me ne sta tenendo conto. Se uno sistematicamente lavora fuori da quegli orari ossia la notte ed i festivi, per l’ amministrazione non ne avrebbe tenuto conto. Secondo me se uno argomenta che per la propria ricerca (che cavolo ne so perchè osserva il cielo notturno) o lavora nei festivi perchè deve misurare il traffico veicolare durante i festivi ne sta tenendo conto ma non può farne a meno da un punto di vista della priopria ricerca. Alla stessa maniera se qualcuno argomenta che le migliori intuizioni per risolvere quel conto o quel problema gli vengono a notte fonda secondo me “ne sta tenendo conto” ma al fine del successo della propria ricerca è fondamentale operare diversamente da quanto richiesto dai criteri organizzativi del proprio ente.

    5)Ora qua si pone il dilemma chi sta o meno rispettando il contratto nelle casistiche di cui sopra?

    6) Aggiungo un elemento
    Nella lettura del contratto mi è caduta la vista sul
    comma 5 dell’art. 77 CCNL
    https://www.orizzontelavoro.it/contratto-istruzione-e-ricerca/657
    che cito per comodità di lettura
    “In applicazione del D. Lgs. n. 165/2001, art. 15 comma 2, il personale ricercatore e tecnologo non può essere gerarchicamente subordinato alla dirigenza di cui all’art. 19 del citato decreto legislativo per quanto attiene alla gestione della ricerca o delle attività tecnico-scientifiche.”
    ora la dirigenza di cui all’art. 19 non è quella che emette le circolari?
    Oppure le circolari discendono da qualche firma del Presidente?
    Mi piacerebbe capire in che misura rendiamo conto alla dirigenza amministrativa. Qualcuno più esperto potrebbe darmi una mano ad intrepretare il comma 5? A me sembrerebbe di dire che non sono subordinato alla amministrazione o sbaglio? Se fosse così di cosa stiamo parlando?

    7) Alla fine ritengo che sia una cavolata arrampicarsi su questi cavilli per sostenere posizioni odiose e poi non occuparsi di cose molto più importanti come cercare di trattenere i ricercatori migliori visto che molti stanno trasferendonsi in Università e svuotano l’ente delle competenze migliori.

    Ciao a tutti,
    Ale

    • #7414

      fede
      Partecipante

      Ciao Ale. Il problema risieda nel fatto che, nonostante i dirigenti non possano mettere becco nella nostra attività lavorativa, hanno compiti di gestione del personale e dei rapporti sindacali. L’unica soluzione definitiva è battersi affinché per noi valgano le medesime condizioni contrattuali dei docenti universitari e, soprattutto, affinché i nostri dirigenti siano ricercatori cnr, come del resto accade nelle scuole secondarie e nelle università.

  • #7421

    Richard
    Partecipante

    Salve,
    mi sapreste dire a grandi linee in che misura sono state attuate le circolari 9 e 16 e la notificazione che minaccia sanzioni disciplinari?
    Grazie.

    • #7491

      Umberto Amato
      Moderatore

      Non ho notizie di provvedimenti (e non poteva essere diversamente), al massimo qualche ritardo nella consegna dei buoni mensa.

  • #7492

    Umberto Amato
    Moderatore

    Il clamoroso ritiro della circolare 9 dimostra inequivocabilmente che quando i ricercatori/tecnologi partecipano in massa ad una protesta è impossibile non accogliere le loro ragioni. A nulla sono valse persino le minacce antisindacali della dirigenza dell’Ente, peraltro di fatto smentite clamorosamente dalla stessa Amministrazione Centrale appena pochi giorni dopo. Tuttavia il ritiro della circolare accoglie solo parzialmente, peraltro nel solito fumoso linguaggio burocratese che lascia sempre spazio ad interpretazoni, le istanze di R/T in tema di orario di lavoro. Le nostre rivendicazioni riguardano, oltre al pieno rispetto del contratto in termini di orario di lavoro, anche e soprattutto il ritiro della circolare 6 che ha un impatto devastante e tombale sulle nostre attività di ricerca future. Per questo è importante aumentare la pressione nei confronti dell’Amministrazione Centrale.

    Lo sciopero bianco deve continuare fino a completo accoglimento delle nostre istanze.

    E’ venuto certamente a cadere, con la circolare 16, l’obbligo di rilevazione automatica delle presenze, ma rimangono in sospeso altri punti qualificanti quali l’articolazione su 5 giornate lavorative, il lavoro svolto fuori sede, il riconoscimento delle ore reali lavorate nelle missioni, il problema dei buoni pasto nelle missioni non retribuite (che andrebbero banalmente inquadrte come attività fuori sede), il preavviso “informale” del lavoro fuori sede, ecc.

    Lo sciopero bianco continua con l’applicazione rigorosa delle previsioni del contratto di lavoro, non recepite neanche dalla nuova circolare 16 e con l’applicazione letterale della richiesta illegittima di comunicazione preventiva.

    Nell’ambito del rafforzamento delle misure di protesta proposte dal movimento di ricercatori e tecnologi creatosi e nello spirito dello sciopero bianco, riteniamo utile lanciare una nuova iniziativa proposta nei gruppi di discussione spontanei che si sono formati a seguito della protesta.
    L’Amministrazione Centrale ci chiede, in dispregio delle norme contrattuali, dell’efficienza burocratica e della dematerializzazione, una serie di comunicazioni inutili riguardanti tempi e luoghi della nostra attività di ricerca fuori sede.

    E’ il caso di accontentarla in pieno, seguendo alla lettera, pedissequamente, le loro indicazioni, come previsto in uno sciopero bianco.

    Proponiamo pertanto dal 1 giugno di inviare una comunicazione all’Amministrazione Centrale (ed eventualmente alle Direzioni e Amministrazioni locali) su alcuni eventi lavorativi che ci riguardano, come richiesto dalle regole che l’Amministrazione Centrale vorrebbe imporci. Seguono in calce alcuni esempi di occasioni e di relative comunicazioni che invitiamo tutti a discutere e proporre su codesta pagina.

    E’ bene inviare le comunicazioni ai Dirigenti dell’Amministrazione Centrale che hanno contribuito al pasticcio delle circolari riguardanti l’orario di lavoro e per avere la certezza di adempiere al compito richiesto dall’Amministrazione Centrale suggeriamo di inviare la comunicazione al maggior numero possibile dei recapiti indicati: per posta certificata (protocollo-ammcen@pec.cnr.it), per posta elettronica al Dott. Brignone della Direzione Generale (giambattista.brignone@cnr.it, segreteria.dg@cnr.it), alla Dott.ssa Gabrielli della Direzione Centrale Gestione delle Risorse Umane (annalisa.gabrielli@cnr.it, segreteria.dcgru@cnr.it), al Dott. Preti dell’Ufficio Stato Giuridico e trattamento economico del pesonale (alessandro.preti@cnr.it, segreteria.personale@cnr.it), per fax al numero 06 4461954
    E’ l’unico modo con cui l’Amministrazione Centrale potrà assaggiare ed avere contezza degli effetti reali prodotti da un’inutile burocrazia cui vuole assoggettare i Ricercatori e Tecnologi.

    E’ evidente che il successo dell’iniziativa dipende dal numero di adesioni. Pertanto chiediamo, a maggior ragione visto il successo dello sciopero bianco ed il rischio praticamente nullo di ripercussioni, a quanti non hanno ancora aderito allo sciopero di farlo con immediatezza, e a tutti di inviare all’Amministrazione Centrale (ed eventualmente alle Direzioni ed Amministrazioni locali) le comunicazioni.

    Esempi di comunicazioni da inviare.
    Per ogni comunicazione è stato previsto un link che aprirà automaticamente il proprio client di posta elettronica (se utilizzato) e comporrà una bozza completa del messaggio che potrà essere completata a piacimento e firmata. Si tratta solo di suggerimenti che chiunque potrà modificare secondo le sue esigenze o sensibilità

    Comunicazione preventiva di attività fuori sede ad inizio mese
    Chi prevede nel corso del mese di svolgere lavoro fuori sede può informare ad inizio mese l’Amministrazione delle sue intenzioni con un messaggio del tipo: “In riferimento alla richiesta dell’Amministrazione di comunicare preventivamente lo svolgimento dell’attività lavorativa fuori sede, si comunica che nel corso del mese si prevede di svolgere attività lavorativa fuori sede quando le circostanze lo renderanno necessario”.
    Clicca qui per inviare l’esempio di comunicazione ad inizio mese.

    Comunicazione specifica di attività fuori sede di lettura e risposta email.
    Ogni qualvolta leggiamo ed inviamo email in qualunque luogo esterno alla sede, inclusa la propria abitazione e in qualunque giorno, inclusi il sabato la domenica, tale attività va comunicata con un messaggio del tipo: “In riferimento alla richiesta dell’Amministrazione di comunicare preventivamente lo svolgimento dell’attività lavorativa fuori sede, si comunica che in data odierna si sta procedendo alla lettura/scrittura di email lavorative”.
    Clicca qui per inviare l’esempio di comunicazione di lettura/scrittura email.

    Comunicazione specifica di attività fuori sede per chi lavora all’interno di Aree di Ricerca
    Quando si incontrano colleghi presso locali esterni a quelli del proprio istituto, o quando si transita in istituti diversi anche solo in fase di spostamento è opportuno informarne chi di dovere con un messaggio del tipo: “In riferimento alla richiesta dell’Amministrazione di comunicare preventivamente lo svolgimento dell’attività lavorativa fuori sede, si comunica che nella giornata odierna si prevede di transitare presso i locali di istituto diverso dal proprio.”
    Clicca qui per inviare l’esempio di comunicazione di transito presso altro istituto.

  • #7496

    Richard
    Partecipante

    Caro Umberto,
    grazie provvederò a comportarmi dal 1° giugno come da te suggerito.
    Purtroppo da me in via dei Taurini a Roma hanno adottato dal 7 maggio la rilevazione automatica delle presenze in sede.

    • #7497

      Umberto Amato
      Moderatore

      Beh, lì c’è pure l’IAC ma il Direttore è uno intelligente e i ricercatori non hanno problemi. Alla fine è sempre il Direttore che decide. E secondo me è quello che ha voluto dire la Circolare 16 con quelle regole dettate dall’Ente. Alla fine non vorranno dire che uniformano le regole per tutti gli Istituti, ma che l’Ente è anche formato dalle sue articolazioni territoriali, e quindi gli Istituti, e che pertanto le regole vengono decise dal Direttore. Insomma la giungla che c’era prima: chi rispetta il contratto e chi impone orari da impiegati di concetto

  • #7541

    Moni
    Partecipante

    Ciao,
    scrivo in merito ai buoni pasto e alle norme che ne regolano l’assegnazione, e in particolare vorrei sottoporre due casi:
    1. tempo di lavoro: il mio istituto (e, suppongo, tutti gli istituti dell’area CNR di Pisa, che utilizzano Panda) fa così:
    fa la differenza tra orario di entrata e orario di uscita (calcola le ore e i minuti), e a questi sottrae 30 minuti del pasto; poi pone i casi: 1) tempo totale – 30′ > 6 h, assegna il buono pasto. 2) tempo totale – 30′ < 6 h, non assegna il buono, e ripristina i 30 minuti.

    Ora: nei casi in cui si registri un tempo di lavoro tra le 6 e 6.30 ore, a mio parere il buono pasto dovrebbe essere assegnato. Se poi il tempo risulta inferiore alle 6 h (avendo sottratto 30 minuti), si compenserà con le volte che si resta anche 7, 8, 9 ore e più.

    Come si fa?

    2. altro caso: missione senza spese per l’istituto (caso frequentissimo): PANDA non assegna il buono pasto perchè (dicono all’ufficio personale) essendo in missione potrei richiedere il rimborso per i pasti, e Panda non lo può sapere, quindi assume che mi siano rimborsati e non mi assegna il buono.

    Per entrambi i casi, non si sa a chi rivolgersi per questioni su PANDA, che dialoga (mi dicono) direttamente con EPAS.

    Anche qui, come si fa?

    • #7543

      fede
      Partecipante

      Ciao, Moni. Continua, credo in tutti gli istituti, l’applicazione di regole fissate alcuni decenni fa che non riguardano i ricercatori e alle quali, purtroppo, i ricercatori si adeguano senza battere ciglio. Ho già fatto presente sul forum che alcuni lavoratori, tra cui quelli che hanno l’autonomia del proprio tempo di lavoro, non sono obbligati alla pausa stabilita dall’art. 8 del D. Lgs. n. 66 del 2003. Ma non lo dico io, lo dice il comma 5 dell’art. 17 dello stesso decreto legislativo citato. Tra l’altro il decreto non fissa nemmeno la durata minima della pausa a 30 minuti e, come se non bastasse, molte amministrazioni, per i dipendenti per i quali vale la disposizione di fare pausa obbligatoria dopo 6 ore, fissano un ulteriore intervallo di 20 minuti per la pausa, proprio per tener conto delle esigenze lavorative. Senza contare che la pausa mensa è diversa dalla pausa obbligatoria, se vuoi approfondire ti consiglio l’articolo: http://www.publika.it/rivista/pausa-pranzo/

  • #7608

    gianluca.accorsi@cnr.it
    Partecipante

    Buongiorno a tutti, la fine del mese si avvicina e alcuni colleghi che aderiscono allo sciopero bianco mi chiedono se ci sono novità e se anche per il mese prossimo si continua con l’autodichiarazione e la dicitura “adesione sciopero bianco”.
    Sto ribadendo a tutti che fino a quando non verrà fatta chiarezza ufficialmente continueremo con la nostra iniziativa.
    Detto questo, abbiamo segnali, voci o altro a riguardo?
    Grazie e buon lavoro
    Gianluca

  • #7609

    Gianpaolo Pulcini
    Partecipante

    Io, e diversi altri colleghi dell’IM, continuiamo a compilare una dichiarazione mensile dell’orario di lavoro svolto mensilmente, indicando solo il numero di ore lavorate giornalmente, evitando di timbrare il cartellino (se non in entrata per maggiore prudenza). La dichiarazione viene protocollata dal Direttore. A inizio mese successivo ritiriamo regolarmente i buoni pasto maturati. Finché il CNR non chiarirà in maniere inequivocabile che i R&T non sono soggetti al badge, ritirerà le norme riguardanti i 5 gg settimanali, la comunicazione preventiva dell’attività fuori sede e le limitazioni su dove poter svolgere l’attività fuori sede, io continuerò con lo sciopero bianco.

  • #7610

    gianluca.accorsi@cnr.it
    Partecipante

    Grazie Gianpaolo, è proprio quello che stiamo facendo a Lecce.
    Se altri colleghi da altre sedi ci dessero conferma di questa linea sarebbe apprezzato.
    Buona giornata

  • #7613

    Umberto Amato
    Moderatore

    Lo sciopero continua anche all’IMM di Napoli. Peraltro ricordo che la protesta non è solo (tanto) contro la circolare 9 (e suo subentro) ma specialmente contro la circolare 6 di cui ormai purtroppo non si parla più

  • #7616

    gianluca.accorsi@cnr.it
    Partecipante

    Esattamente Umberto, non so se coi cambiamenti di vertici che avremo presto verrà tutto rimandato o meno. Ad ogni modo, noi continuiamo su questa strada.

    • #7624

      Vito Mocella
      Moderatore

      Vi ricordo che la straccia del ricorso legale sta seguendo il suo corso, è stata notificata una diffida e scaduti i termini di quest’ultima partirà l’azione legale in senso stretto. Nelle more è chiaro che lo sciopero bianco proceda come è iniziato anche perché è ormai pacifico che con l’adozione della circolare 16 l’amministrazione centrale ha demandato ai singoli istituti la gestione così come è un dato di fatto che ci sono centinaia di persone che autocertificano ormai dal mese di aprile e la cosa è ormai pacificamente accettata.

  • #7625

    lorenzocrocco
    Partecipante

    Anche all’IREA (napoli, milano e bari), diversi colleghi continuano nello sciopero bianco, presentando le autocertificazioni a fine mese. d’altro canto, se nulla cambia, perchè si dovrebbe recedere dalla protesta? il direttore trasmette le autocertificazioni a Roma e, se pure a rilento, riceviamo i buoni pasto. Tuttavia da maggio non ci viene aggiornato il monte ore eccesso/difetto. Per questo, all’autocertificazione del mese di agosto aggiungeremo anche questa informazione (da valutare su base quadrimestrale come da contratto).

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